Atlantomed

mercoledì 9 agosto 2017

112 un pasticcio all'italiana

Marco Cedolin

Spesso non basta copiare gli americani per avere successo in un'iniziativa, soprattutto qualora lo si faccia maldestramente come troppo spesso avviene in questo disgraziato paese.
Il pasticciaccio non riguarda qualche cartella esattoriale o il codice di comportamento da tenere in spiaggia, ma qualcosa di maledettamente più serio, cioè i numeri per le emergenze che possono salvare la nostra vita e quella dei nostri cari....

Dall'inizio dell'anno è partito il numero unico per le emergenze 112 che vorrebbe in qualche misura scimmiottare il famoso 911 americano, ma in realtà  (anche se purtroppo sulla questione c'è poco da ridere) sembra piuttosto costituirne la parodia.

Il 112 è finora entrato in vigore in Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino, Sicilia e Lazio e sta per partire in Veneto, mentre le rimanenti regioni dovranno adeguarsi al massimo entro la fine del 2018.

I risultati di questi primi mesi di "sperimentazione" sono di quelli da fare accaponare la pelle, al punto da fare scattare a più riprese le proteste dei sindacati di polizia, del 118 e dei Vigili del fuoco, che hanno destinato alla questione perfino un libro bianco.

Chi chiama un numero di emergenza ha bisogno di trovare all'altro capo del filo una persona competente, che dirotti la richiesta alle strutture in grado d'intervenire tempestivamente e sappia fornire nell'immediato i consigli necessari ad una persona che affronta un dramma in stato di shock.

Se questo non avviene, perché il personale non ha la necessaria preparazione, perché il sistema non è efficiente, perché il numero unico non costituisce altro che una sovrastruttura che ha l'unico effetto di allungare i tempi d'intervento, significa che si ha sbagliato tutto.

Ne sa qualcosa il Sig. Gianfranco, morto sul pavimento della propria casa, a 300 metri dal pronto soccorso, mentre durante la mezz'ora della sua agonia i familiari sconvolti avevano come unico interlocutore una segreteria telefonica che però parlava in tre lingue.

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