Atlantomed

venerdì 29 aprile 2011

Psicologia delle Grandi Opere

Noi viviamo contemporaneamente
nel moto perpetuo e nell'immobilità,
nel troppo pieno e nel troppo vuoto.
Nell'idea che tutto è possibile
e nella constatazione che niente può essere padroneggiato.
Alain De Benoist

Marco Cedolin
Negli ultimi 50 anni la nostra società ha subito mutamenti e stravolgimenti radicali che hanno conosciuto il proprio acme nell’ultimo decennio. Contesti ritenuti un tempo pilastri imprescindibili, quali la famiglia, il lavoro, l’appartenenza alla comunità, sono diventati elementi sempre più aleatori di un’esistenza i cui contorni si sono fatti progressivamente più sfumati ed indecifrabili. 
L’incertezza è la più fedele compagna dell’uomo moderno che si ritrova sempre più disorientato e privato di qualsiasi punto di riferimento. I ritmi sono frenetici, il tempo libero sempre più compresso, le occasioni di rapportarsi con il prossimo sempre più rare. In modo particolare nelle grandi città l’esistenza si è trasformata per molti in una corsa continua con il fiato in gola, vissuta all’insegna dell’ipercinetismo, spesso con l’incubo della perdita del lavoro e dell’impossibilità di riuscire a far fronte ai propri impegni economici. L’uomo moderno è figlio della crescita dei consumi, imposta dai modelli pubblicitari e sociali, ed è costretto a vivere alla perenne ricerca di quelle risorse economiche che possano permettergli di consumare sempre più.....

mercoledì 27 aprile 2011

Lo shopping è una festa

Marco Cedolin
L’Italia è una Repubblica fondata?
Sul lavoro come recita una Costituzione che tutti difendono ma nessuno rispetta? Sul malaffare, che tutti denunciano, benché prosperi rigoglioso ogni giorno di più? Sul Trattato di Lisbona che ha di fatto sovrascritto la Carta di cui sopra? Sulle guerre di pace che tanto piacciono anche a Napolitano? Sul cemento, spesso tossico, con il quale stiamo ricoprendo il nostro paese? Sulla precarietà diffusa, fino al punto da far si che perfino il 60% dei "professionisti" (gli altri sono disoccupati) lo faccia saltuariamente?
Ma no, sullo shopping, che in ossequio al modello americano ed americanizzante, allieta le nostre giornate, ci rende liberi, costituisce un ottimo antidepressivo, riempie i vuoti siderali che minano le nostre vite, ci regala il sorriso e ci offre uno scopo per andare avanti, anche quando la carta di credito ha esalato l’ultimo respiro e la rata del mutuo ci appare come una vetta tibetana da scalare a mani nude.
Ogni imput proveniente dal microcosmo che respiriamo ci ricorda che lo shopping rappresenta lo scopo precipuo delle nostre fatiche, la meta finale del nostro peregrinare, il nirvana dove assurgere all’agognato traguardo della felicità.....

martedì 26 aprile 2011

Passata la festa, gabbato lo santo

 Marco Cedolin

Quello che fin dal primo momento si era concretato come un fondato sospetto, si è oggi trasformato in una realtà conclamata, attraverso le dichiarazioni tanto pompose quanto improvvide di Silvio Berlusconi, in occasione della conferenza stampa tenuta a margine dell’incontro con l’amico (e socio interessato) Sarkozy.
Il governo non ha assolutamente preso coscienza del fallimento del nucleare, né tanto meno è disposto ad aprirsi alle profonde riflessioni intorno all’atomo che dopo il disastro di Fukushima  stanno imperversando un po’ in tutto il mondo. Né aveva la minima intenzione di correggere la scelta suicida suggeritagli dagli “amici” francesi ormai a abituati a prenderci per il naso quotidianamente.
Silvio Berlusconi, con il sorriso di sempre e nessun segno d’imbarazzo sul volto plastificato, ha oggi candidamente annunciato che la scelta di sospendere la legge che intendeva riportare il nucleare in Italia, non era altro che una mistificazione, finalizzata a salvare l’atomo, ammazzando un referendum (e di conseguenza la volontà dei cittadini) che, a maggior ragione dopo Fukushima, si sarebbe rivelato una debacle senza precedenti tanto per il governo, quanto per le di lui  radioattive aspirazioni.....

giovedì 21 aprile 2011

Il caos organizzato che ci aiuta a non pensare

Marco Cedolin

Avete presente il trucco usato dai gestori d’inceneritori, acciaierie, cementifici ed impianti sui generis, per aggirare i limiti di legge concernenti le emissioni inquinanti? Costruiscono camini più alti e più grandi, per aumentare la quantità di aria presente nei fumi, facendo si che le sostanze nocive pur rimanendo inalterate nella quantità e pericolosità si distribuiscano su un’area più vasta e risultino percentualmente più diluite, rientrando così nei limiti come per incanto, nonostante continuino ad ammazzare la gente come e più di prima.
Qualcosa di molto simile accade anche nell'informazione generalista (che è poi l’unica ad incidere realmente sull’opinione pubblica) dove le emissioni inquinanti sono costituite dalle notizie che dovrebbero preoccuparci ed i camini più alti somigliano da vicino al marasma di spazzatura mediatica all’interno del quale esse affogano dopo una breve agonia.
Nel corso dell’ultimo mese è accaduto praticamente di tutto, dalla tragedia di Fukushima  alla guerra imperialista in terra di Libia, passando attraverso l’efferato assassinio di Vittorio Arrigoni, gli sbarchi di massa dei profughi tunisini ed il continuo acuirsi della crisi economica di cui non s’intravvede la fine, probabilmente perché connaturata nel decesso definitivo del modello di sviluppo al quale siamo aggrappati. Solo per citare gli avvenimenti più eclatanti fra quelli che meritano attenzione......

Aiuti agli insorti

Marco Cedolin

Già prima che l'insurrezione infiammasse la Cirenaica, manipoli di truppe scelte occidentali, con alla testa gli inglesi dei SAS, operavano segretamente in loco, con lo scopo di addestrare ed organizzare militarmente le fila dei ribelli.
Contemporaneamente, in maniera non ufficiale, alcuni paesi occidentali, Francia e Gran Bretagna in primis, rifornivano gli insorti di armi ed automezzi che avrebbero dovuto consentire loro di marciare vittoriosamente fino a Tripoli.
Ora che la guerra civile in Libia si trascina da settimane, senza che gli insorti abbiano guadagnato metri di terreno o credibilità, nonostante la copertura aerea e la propaganda mediatica gentilmente offerte dall'occidente, s'impone un cambio di strategia.
I paesi occidentali inviano ufficialmente elementi di spicco dei propri eserciti, con il compito di addestrare gli insorti e perfino l'Italia, come annunciato ieri dal ministro La Russa, provvederà a mandare in Libia 10 istruttori militari, nella speranza di trasformare i manipoli di ribelli in rotta, in un'armata senza paura che provveda alla cacciata di Gheddafi......

martedì 19 aprile 2011

Nucleare? No, grazie, avevamo scherzato

Marco Cedolin
Dopo avere passato oltre un mese ad arrampicarsi sulle superfici di specchi troppo lisci, dopo avere mandato allo sbaraglio in Tv e sui giornali improbabili rappresentanti del mondo scientifico pervasi di cocente imbarazzo, dopo avere tentato di tergiversare laddove non esistevano spazi né margini, anche il governo italiano si è visto costretto a prendere atto del fatto che la catastrofe di Fukushima ha messo una definitiva pietra tombale sulla fallimentare esperienza della produzione energetica per mezzo del nucleare.
Pietra tombale la cui posa metterà in gravissima difficoltà tutti quegli stati che avevano sposato il nucleare e nei prossimi anni si ritroveranno costretti a smantellare decine e decine di centrali, senza avere il denaro per poterlo fare, dal momento che l'energia atomica è stata per decenni venduta a "basso costo" evitando di contabilizzare l'altissimo impegno finanziario derivante dallo smantellamento degli impianti, i cui costi erano stati demandati a "babbo morto".
Ora che il "babbo" è morto, l'Italia, grazie ai tanti "sovversivi e scellerati" che andarono a votare NO nel 1987, si ritrova in una posizione di assoluto privilegio, non vedendosi costretta nell'immediato futuro ad appesantire il proprio debito pubblico con i cospicui finanziamenti bancari ai quali dovranno giocoforza ricorrere tutti coloro che possiedono centrali nucleari da smantellare, ma non dispongono del denaro per poterlo fare.
Se la pretesa che gli antinuclearisti vengano pubblicamente ringraziati dai fan dell'atomo sulla via del pentimento....

lunedì 18 aprile 2011

Le banche? Tutte innocenti

Marco Cedolin

I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano, chiamati a pronunciarsi sulle accuse di aggiotaggio informativo nel crac della Parmalat, hanno deciso di assolvere, con la motivazione di non avere commesso il fatto o in quanto il fatto stesso non sussisterebbe, le quattro banche estere ed i sei funzionari rinviati a giudizio in seguito all’inchiesta.
La sentenza in fondo non stupisce più di tanto, dal momento che colossi bancari come Deutsche Bank, Citibank, Credit Suisse e Morgan Stanley, vivono da sempre al di fuori della legge e costituiscono imperi intoccabili, nei confronti dei quali la magistratura (come gli altri poteri dello Stato) è  abituata a prostrarsi con la deferenza ed il rispetto che si dedica al padrone.
A stupire, semmai, potrebbe essere la protervia con cui il potere finanziario manifesta la propria intoccabilità, avallata da magistrati che non esitano a proporre tesi destituite di ogni fondamento, pur di preservarla.....

domenica 17 aprile 2011

Tremonti: quale disoccupazione?

Marco Cedolin
In tutta evidenza il ruolo di ministro delle Finanze, in Italia, è di quelli che danno alla testa, inducendo chi lo ricopre ad indulgere in esternazioni di dubbio gusto e di ancor più dubbia fondatezza. Padoa Schioppa si distinse a suo tempo per avere definito “bamboccioni” i giovani italiani, manifestando la pochezza del proprio pensiero e coniando un neologismo ancora oggi molto in voga.
Giulio Tremonti, durante il recente vertice del Fondo Monetario Internazionale tenutosi a Washington, non lo ha certo eguagliato in quanto ad originalità, ma ha in compenso dimostrato di possedere una fantasia visionaria fuori dal comune e lo stesso scarso rispetto nei confronti degli italiani manifestato dal suo predecessore, coniugato con abbondanti dosi d’insensibilità nei confronti dei moltissimi immigrati oggetto di sfruttamento nel nostro paese.....

sabato 16 aprile 2011

La morte di Vittorio Arrigoni e quella dell’informazione


Marco Cedolin
A differenza di molti amici e colleghi non ho avuto la fortuna di conoscere Vittorio Arrigoni personalmente, di pranzare con lui, di raccogliere le sue testimonianze in una conversazione privata, di coltivare con lui un’amicizia, e purtroppo mai più ne avrò occasione. Spesso ho comunque preso visione del suo lavoro, ascoltato ciò che raccontava da Gaza, solidarizzato con le sue battaglie che erano le stesse di chiunque abbia a cuore le sorti del popolo palestinese.
Ragione per cui mi ritrovo a piangere, se non un amico, un uomo che stimavo profondamente e che ha pagato con la vita il suo coraggio ed il suo essere “uomo” in un contesto  dove la maggior parte di coloro che lavorano  nell'informazione sono semplicemente saltimbanchi e guitti da cortile (vero Travaglio e Saviano?) che suonano la musica del proprio padrone, in cambio di prebende e comode poltrone in TV.
Non voglio entrare nel merito delle dinamiche che ruotano intorno all’assassinio di Vittorio, né tentare di confutare le stonate e fantasiose ricostruzioni dell’accaduto dispensate dai media, né tantomeno proporre una mia verità irrefutabile, esternando granitici convincimenti. Mi limito a sottolineare come in ogni azione, soprattutto in quelle più efferate, vada ricercato il “cui prodest” che ha mosso la mano dell’assassino. E constatare come dall’uccisione di Vittorio solamente un   soggetto, Israele, tragga di fatto una lunga serie di vantaggi.....

martedì 12 aprile 2011

Orrore! L'Italia ha venduto armi a Gheddafi

Marco Cedolin

Notoriamente l'Italia è annoverata fra i maggiori produttori mondiali di armi, avendo nel 2008 superato perfino la Russia, con un fatturato di 3,7 miliardi di dollari derivante dalla vendita di armi all'estero. 
L'industria legata alla produzione di armi è forse l'unica nel nostro paese a non avere accusato il colpo della crisi economica, continuando ad incrementare costantemente i propri fatturati anche negli ultimi anni.
Affrontare una discussione incentrata sulla scarsa eticità riscontrabile nella costruzione di profitto attraverso la produzione di strumenti di morte sarebbe quanto mai opportuno. Così come sarebbe opportuno caldeggiare una futura riconversione dell'intero settore, magari sostituendo agli armamenti la produzione di energia rinnovabile.
Ciò nonostante, le critiche e le proposte orientate in questo senso, nel nostro paese sono sempre state molto scarse ed in periodo di crisi lo sono diventate ancora di più. Anche perchè larga parte di coloro che (almeno a parole) manifestano sensibilità nei confronti di questo tema, sono anche legati a doppio filo alle organizzazioni sindacali, assolutamente indisponibili a qualunque operazione possa mettere a rischio dei posti di lavoro.....

Il business solidale è funzionale alle "guerre umanitarie"?

Marco Cedolin
Quello della solidarietà internazionale è un universo estremamente composito che negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita esponenziale in grado di stravolgere in profondità tanto gli obiettivi originari dei progetti quanto le dinamiche attraverso cui le varie organizzazioni interagiscono con le realtà specifiche all’interno delle quali si trovano ad operare.
Si stima che nel mondo siano attive ad oggi almeno 50.000 ONG che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti ed occupano centinaia di migliaia di operatori distribuiti su vari livelli, più della metà dei quali provenienti dai paesi occidentali.
La sola Associazione delle ONG Italiane raggruppa 160 organizzazioni, si interessa di 3.000 progetti in 84 paesi del mondo, occupa 5.500 persone e gestisce 350 milioni di euro l’anno.
Se un tempo dedicarsi alla solidarietà internazionale rappresentava una scelta di vita “per pochi”ardimentosi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ONG è un vero e proprio mercato economico gestito attraverso le regole del marketing da professionisti della “solidarietà” formati per mezzo di master universitari e corsi di specializzazione che abbracciano le tematiche più svariate spaziando dal peacekeeping al commercio equo, alla cooperazione allo sviluppo.....

sabato 9 aprile 2011

Sala d'attesa

Marco Cedolin

Quello del 9 Aprile, a Roma e in varie città d'Italia è stato un sabato di mobilitazioni e proteste contro la piaga della precarietà e più in generale contro la demolizione del mondo del lavoro che pregiudica le prospettive occupazionali di giovani e meno giovani, contribuendo a ridurre sul lastrico una marea di famiglie.
Proteste quanto mai legittime, soprattutto in un momento come quello attuale nel quale il baratro della disoccupazione e della precarietà sta approfondendosi sempre più, senza che la classe politica sembri intenzionata a proporre una qualche soluzione.
Proteste colorate e pacifiche, vissute nello slogan "il nostro tempo é adesso" che campeggiava su molti striscioni, fra i giovani partecipanti alle manifestazioni.
Proteste sacrosante che meritano tutta la nostra condivisione, ma al contempo stridenti di contraddizioni manifeste che balzerebbero all'occhio anche ad un osservatore disattento.
Perchè una protesta contro la precarietà e l'annientamento del mondo del lavoro, vissuta unicamente nella difesa di status quo che non esistono più e priva di un messaggio forte che domandi a gran voce l'abolizione della legge 30 e l'istituzione di un reddito di cittadinanza, uniche pietre miliari sulle quali si potrebbe tentare di costruire almeno i presupposti perchè i lavoratori italiani possano riconquistare un minimo di dignità?.....

giovedì 7 aprile 2011

Inceneritori spa. Quando il cittadino è costretto a sovvenzionare il proprio avvelenamento

Marco Cedolin

Anche analizzandola dal punto di vista esclusivamente economico la pratica dell’incenerimento dei rifiuti si rivela assolutamente disastrosa, a tal punto che se in Italia gli inceneritori non fossero pesantemente sovvenzionati attraverso il denaro dei cittadini, la loro costruzione e gestione non avrebbe economicamente alcun senso. Negli Stati Uniti che possono essere considerati il paese dove nacque l’incenerimento, già nel 1993 il Wall Street Journal definiva l’uso degli inceneritori per smaltire i rifiuti urbani come un vero disastro per le amministrazioni pubbliche e per i contribuenti.
Mentre l’Italia continua a praticare investimenti colossali nella costruzione di nuovi impianti d’incenerimento, proponendo i forni inceneritori come l’unica e più moderna risorsa indispensabile per gestire il problema dello smaltimento dei rifiuti, la maggior parte degli altri Paesi hanno smesso da tempo di considerare quella dell’incenerimento come una strada sulla quale occorre investire e si stanno orientando in direzioni opposte che privilegiano la raccolta differenziata, il riciclaggio ed il riutilizzo. Perfino le nazioni storicamente più propense ad incenerire i rifiuti, come gli stati Uniti ed il Giappone, da anni non stanno più costruendo nuovi inceneritori ed hanno iniziato a demolire quelli vecchi. In Svezia la costruzione degli inceneritori è stata abbandonata a favore della raccolta differenziata dei rifiuti, mentre 62 paesi nel mondo già aderiscono all’Alleanza globale contro gli inceneritori (GAIA)......

mercoledì 6 aprile 2011

La democrazia all'uranio impoverito

Marco Cedolin

Nel novero degli “aiuti umanitari” dispensati a pioggia in quei paesi dove una parte del popolo vuole conquistare la "democrazia e la libertà" certificate dall'occidente, ma occorre un aiutino e magari qualche bastonata per convincere l'altra parte di popolo che non è dello stesso avviso, riguardo alla bontà di una scelta tanto improvvida, l'uranio impoverito non manca mai, quasi si trattasse del toccasana democratico per antonomasia.
Abbiamo (si abbiamo, perchè l'Italia in queste operazioni è sempre presente) distribuito uranio impoverito nella ex Jugoslavia, in Afghanistan, in Iraq, senza mai lesinare nelle dosi e senza alcuna parsimonia. Ed oggi stiamo dispensandolo in Libia, con la stessa generosità, affinchè non si possa dire che facciamo dei distinguo di etnia o di razza.
L'uranio impoverito non è propriamente un toccasana per la salute dei malcapitati che ne vengono a contatto.
Nonostante, come alcuni lettori amici del nucleare hanno fatto notare, si tratti di un materiale usato anche in attrezzature non belliche come i satelliti, gli elicotteri, gli aerei civili e le barche a vela da competizione (le scorie radioattive si devono pur riciclare e se si riciclano gratis meglio ancora) è proprio in campo bellico che esso trova la collocazione più consona e viene maggiormente utilizzato.....

martedì 5 aprile 2011

Montezemolo salverà la patria

Marco Cedolin
Sono molti i brutti film in proiezione ed in programma nella realtà italiana.
La guerra, la disoccupazione e sottoccupazione ormai diventate regola, le ondate migratorie totalmente fuori controllo, il governicchio del salapuzio di Arcore completamente in balia dei dettami provenienti dall'estero e un'opposizione carnevalesca la cui testa alligna ormai in pianta stabile negli Stati Uniti alla corte di Obama.
Fra i peggiori trailer che vanno in onda sullo schermo "Italia", sicuramente uno dei più inquietanti è costituito dalla discesa in campo dell'imprenditore d'accatto Luca Cordero di Montezemolo, in qualità di politico "illuminato" deputato a salvare la patria.
Il passato del "prenditore" Montezemolo è quello tipico di tante mediocri figure di terz'ordine, ritrovatesi a gestire imperi industriali e finanziari che accumulano capitali miliardari costruendo profitti privati con l'ausilio del denaro pubblico (Fiat, Ferrari, La Stampa, NTV) ed a presenziare lobby e confraternite di mero sciacallaggio sociale quali Confindustria, Luiss ed il think tank Italia Futura. Con in più la perla costituita dall'avere sovrinteso in qualità di direttore del comitato per l' organizzazione dei Mondiali di calcio d'Italia 90 all'edificazione con il denaro pubblico del più orribile stadio di calcio italiano (Delle Alpi di Torino) andato incontro alla demolizione dopo neppure 20 anni di vita.....

sabato 2 aprile 2011

Sono insorti, le prime 15 vittime “ufficiali” dei bombardamenti NATO

Marco Cedolin

Stando a quanto riportato da giornali e TV, fin dall'inizio dell'insurrezione le truppe di Gheddafi (leggasi esercito libico) bombarderebbero i civili, facendone scempio indiscriminatamente. Nonostante nessuna di queste stragi sia mai stata documentata e contestualizzata oggettivamente e le truppe libiche possiedano un arsenale (oggi privo anche dei pochi caccia ormai distrutti) estremamente modesto, se confrontato con quello messo in campo dalle potenze occidentali.
Gli alleati volenterosi hanno già lanciato centinaia di missili da crociera, dal potere distruttivo enorme, usano cacciabombardieri di ultima generazione, sparano proiettili e missili all'uranio impoverito, ma stampa e TV raccontano che vengono colpiti solo obiettivi strategici militari e soldati dell'esercito libico che in quanto tali non hanno diritto di assurgere allo status di martiri carbonizzati, ma solo quello di appartenere alle infrastrutture militari inanimate.
La TV libica ha a più riprese documentato molti bombardamenti, fra i quali quello di un ospedale, che hanno fatto stragi fra la popolazione civile di ben più ampia portata rispetto a quelle attribuite a Gheddafi. E la cosa non dovrebbe in fondo stupire più di tanto, alla luce dell'armamentario pesante usato dalla coalizione occidentale.....