Atlantomed

mercoledì 30 settembre 2009

Chi urla più forte!


Marco Cedolin
Gli investimenti in armi e dotazioni militari non riguardano più solamente gli equipaggiamenti destinati al confronto con un nemico “in divisa”, al contrario soprattutto negli ultimi anni si stanno moltiplicando gli sforzi economici destinati a fronteggiare un altro tipo di nemico, considerato in propensione futura evidentemente ben più pericoloso di un esercito belligerante. I contestatori, i manifestanti che ben presto potrebbero riempire le piazze, i cittadini che rimasti senza lavoro e senza prospettive potrebbero passare dal mugugno alla protesta attiva, sembrano infatti preoccupare un po’ tutti i governi (o se preferite il governo unico che regola l’ordine mondiale) che si stanno affrettando ad “acquistare” le opportune contromisure per fronteggiarli.

Il nuovo cannone sonoro LRAD, usato nei giorni scorsi dalla polizia americana nei confronti dei contestatori del recenteG20 a Pittsburg, al quale il quotidiano Repubblica dedica un lungo articolo, rappresenta solo una delle nuove armi definite “non letali” che potrebbero aiutare la polizia nel mantenere l’ordine pubblico, anche nella prospettiva di situazioni particolarmente difficili come potrebbero essere quelle degli anni a venire. Progettato dall’'American Technology Corporation il nuovo cannone a forma di antenna parabolica (fino ad oggi utilizzato negli scontri bellici veri e propri) qualora usato al massimo della sua potenza, può raggiungere un livello di pressione sonora tale da superare la soglia del dolore e danneggiare in maniera permanente il sistema uditivo umano, provocando inoltre soffocamento, nausea e vomito.

Oltre al cannone in oggetto, di armi potenzialmente“non letali” ne esistono in realtà molte, alcune già in dotazione presso le forze di polizia di svariati paesi, altre ancora nella fase di sperimentazione.
A questo proposito è curioso osservare come in una missiva destinata da alcuni sindacati di polizia al ministro dell’Interno nello scorso mese di luglio, venissero manifestate tutta una serie di richieste, aventi per oggetto proprio la dotazione di nuove armi “non letali” da destinare al mantenimento dell’ordine pubblico. Fra di esse venivano elencate nell’ordine:

Sfollagente elettrico che sprigiona una scarica fra 50.000 e 900.000 volt, in base ai modelli. Si aziona con un pulsante e, in un quarto di secondo, fa contrarre i muscoli, mentre da 1 a 5 si cade semiparalizzati per 7 minuti. Costa 80 Euro e si alimenta con 2 normali pile.

Proiettili di gomma che un’apposita pistola spara fino a 50 m, costituiti da cartucce in gommapiuma che si deformano all’impatto senza penetrare la pelle. Costo dell’arma 292 Euro. In Francia si sottolinea essere in dotazione ai Gruppi d’intervento della Polizia Nazionale e alle Brigate anti-criminali. Esistono pure apparecchi fissi, come il Modular Crowd control, con potenza di 600 colpi in successione per disperdere grandi assembramenti e frazioni di folla violenta.

Nuovi cannoni ad acqua controllati con un joystick dall’interno del veicolo. Sparano 15 litri al secondo a 30 bar. Con l’aggiunta di additivi l’acqua può anche venire elettrificata (per il comprensibile piacere dei cittadini in protesta) o colorata per facilitare l’individuazione e l’arresto dei facinorosi.

Spray irritante che acceca per 30 minuti, fino a 4 metri. Alcune bombolette contengono gel paralizzante al pepe. In Italia, col principio attivo al 10%, è legale anche l’uso e costano 32 Euro l’una.

Guardiano silenzioso, costituito da un raggio a microonde da 95 giga hertz, sparato dalle camionette con una parabolica manovrabile (sorella di quella del cannone sonoro). Alza a 54 gradi la temperatura della pelle fino a 500 m, senza ustionare, provocando una fuga istantanea.

Pistole elettriche (laser) consistenti in due freccette a filo che si piantano nei vestiti dando uno shock da 50.000 v. Negli USA sono già in dotazione a 9800 dipartimenti di Polizia su 18000. In Gran Bretagna vengono usate dalla Metropolitan Police.

Armi acustiche portatili o su jeep, che colpiscono le funzioni motorie attraverso l’emissione di infrasuoni a bassa frequenza;

Negtun, consistente in una rete che viene sparata ad aria compressa sul bersaglio, al fine di immobilizzarlo.

Nuovi blindati rg12, gli unici veicoli antigranate per l’ordine pubblico, nel 2005 l’Arma dei Carabinieri ne ordinò 30 in Sud Africa al costo di 10 milioni di dollari l’uno.
Tempi duri dunque nell’immediato futuro per chiunque abbia la “malaugurata” idea di scendere in strada a protestare, magari contro la costruzione di un nuovo inceneritore, di una galleria del TAV o di una centrale turbogas, ma anche per difendere i propri diritti ed il proprio posto di lavoro vaporizzatosi per effetto della globalizzazione. Tempi duri per tutti i cittadini “scontenti” che si troveranno a confrontarsi con un vero e proprio “armamentario da guerra”, destinato ad annichilire le loro pretese, ben prima che queste possano diventare anche solo potenzialmente pericolose. Anche questo è il “progresso” che potrebbe ben presto trovare gli opportuni appoggi legislativi proprio fra le righe di quel Trattato di Lisbona la cui ratifica sembra ormai imminente.

martedì 29 settembre 2009

CGIL - IPHONE: un binomio di "Classe"


Marco Cedolin
E’ di ieri la notizia dello “sbarco” del maggior sindacato italiano, storicamente legato al partito comunista, sulla piattaforma dei cellulari iPhone, vera e propria icona hi-tech delle nuove generazioni rampanti. Sbarco motivato dai vertici del sindacato con la volontà di aprire i propri servizi ai canali di comunicazione del futuro. Come spiega Stefano Landini, segretario organizzativo della CGIL Lombardia che intervistato dal Corriere della Sera mette in evidenza come "con questi strumenti anche il lavoratore più sperduto nel territorio e isolato può avere a portata di mano un contatto sicuro con la CGIL, i nostri servizi e i suoi diritti".

Anche con l’ausilio di molta fantasia è naturalmente difficile immaginare folte schiere di lavoratori in difficoltà, che pur vivendo in territori sperduti e isolati dispongono però di un iPhone nuovo fiammante attraverso il quale prendere visione della web TV CGIL e dei suoi trenta canali tematici o delle campagne del sindacato, fra le quali spicca quella dedicata alla comunicazione sulla regolarizzazione dei migranti. Lavoratori che oltretutto dovrebbero disporre anche di discrete risorse economiche per potersi permettere lunghi collegamenti web attraverso il cellulare a tariffe che sappiamo bene non essere proprio economiche.

Che la notizia dell’ingresso della CGIL nella nuova piattaforma iPhone non avrebbe suscitato l’entusiasmo dei lavoratori e degli operai, pronti a mettersi in fila davanti ai mega store dell’elettronica per dilapidare almeno metà del proprio stipendio nell’acquisto di un cellulare che farà anche “tendenza” ma non aiuta certo ad arrivare a fine mese, era facile immaginarlo. Risulta invece interessante al di là di ogni immaginazione leggere il tenore dei commenti, spesso ironici ed arguti, dedicati dai lavoratori all’articolo in oggetto sulle pagine web del Corriere.
C’è chi sul filo dell’ironia ha scritto “Non ne vedevamo l'ora. Grazie a nome di tutti i lavoratori dotati di iPhone (sicuramente la maggioranza).”
Chi con tono un poco più salace ha sottolineato come “considerato che l'Iphone costa poco più che mezzo stipendio di un operaio.. direi che la CGIL continua a dimostrarsi per quella che è.” Aggiungendo che “i sindacalisti sono quelle persone che l’unico giorno in cui lavorano è quello in cui fanno sciopero!!!”
Chi colmo di risentimento ha suggerito che “potrebbero approfittarne per pubblicare i loro bilanci, visto che oltre a non essere tenuti a rispettare l’art.18 nei casi di licenziamento di personale, i sindacati non hanno l'obbligo di presentare i bilanci. Come la massoneria.”
Chi garbatamente si chiede “se le ottime menti sindacali non potevano essere dedicate a qualcosa di più utile alla stragrande maggioranza dei lavoratori”.
Ma anche chi la considera “comunque un’iniziativa interessante”.

Il logo della CGIL sull’ampio schermo dell’iPhone, cromaticamente fa in effetti una bella figura, dando l’immagine di un sindacato sicuramente proiettato verso le tecnologie del futuro, ma approfondendo al tempo stesso l’evidenza della distanza siderale che ormai separa la dirigenza sindacale dai lavoratori in carne ed ossa, molti dei quali cassaintegrati o in procinto di diventarlo e troppo poco attenti alla tecnologia per apprezzare appieno l’importanza di questa innovazione.

lunedì 28 settembre 2009

Tutti contro il canone RAI


Marco Cedolin
Ci eravamo occupati qualche tempo fa dell'appello pubblicato sul proprio blog dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, che invitava gli italiani a disdire il canone RAI, destinando i soldi risparmiati alla sottoscrizione di un abbonamento con SKY. Appello motivato principalmente, da parte dell’ex ministro, dall’incapacità della rete pubblica di fare informazione corretta e super partes, a causa della lottizzazione di cui sarebbe vittima la TV di Stato. Partorito sull’onda delle polemiche che infuriano da settimane intorno alla scarsa “pubblicità” data alla trasmissione Anno Zero di Michele Santoro, al mancato (per ora) rinnovo del contratto del giornalista Marco Travaglio, ospite fisso della stessa trasmissione, allo spostamento della trasmissione Ballarò in occasione della consegna delle prime case in Abruzzo ed all’intenzione di privare della tutela legale lo staff della trasmissione Report di Milena Gabanelli.

Oggi sulle pagine de “Il Giornale” il direttore Vittorio Feltri ha lanciato una raccolta firme, finalizzata all’eliminazione del canone RAI, pur senza consigliare in sostituzione l’abbonamento a qualche TV a pagamento. E lo ha fatto partendo dalle stesse basi di Antonio Di Pietro (lottizzazione e pessima qualità della TV pubblica), collocate però in una lettura del fenomeno completamente antitetica rispetto a quella del leader IDV. In quanto la “cattiva informazione” deriverebbe proprio dalla gestione faziosa di quelle stesse trasmissioni (Anno Zero, Ballarò, Che Tempo che fa ecc) difese da Di Pietro, all’interno delle quali verrebbero diffamati gli avversari politici, senza alcuna possibilità di contraddittorio. E dall’atteggiamento scorretto e fazioso di quegli stessi personaggi (Santoro, Travaglio, Fazio, Dandini, Bignardi ecc.) che in queste ultime settimane stanno lamentando il boicottaggio del loro lavoro.

Curioso come, almeno in apparenza, la gestione della RAI in questo momento stia riuscendo a scontentare un po’ tutti, sia il governo, sia l’opposizione, sia i cittadini privi di particolari simpatie politiche che comunque ne riscontrano il bassissimo livello di qualità. In realtà, dietro agli appelli a disdire o eliminare il canone, (prospettiva in sé più che condivisibile) sembra celarsi semplicemente la lotta, sempre più all’ultimo sangue, nell’ambito di quella stessa lottizzazione, che sia Di Pietro, sia Feltri pongono come problema alla base dei loro appelli. Lotta all’interno della quale, entrambi gli schieramenti politici , temendo di perdere il controllo della RAI, fra i maggiori strumenti di potere del paese, preferiscono ventilarne l’eutanasia. Tanto simili al Mazzarò di Verga che di fronte alla morte preferì distruggere tutta “la sua roba” affinché lo seguisse nella tomba, anziché finire nelle mani di altri.
Niente paura, non appena la spartizione degli spazi in RAI sarà terminata, in maniera soddisfacente per tutti i gruppi di potere, spariranno anche i tanti Don Chisciotte alla bisogna e tutti i cittadini il canone dovranno giocoforza continuare a pagarlo, ricevendo in cambio “di tutto e di più”, da gustare come sempre seduti nel loro posto “in prima fila”.

giovedì 24 settembre 2009

Microscopio e libera ricerca? Abbiamo scherzato!


Marco Cedolin
Quando in un articolo precedente scrissi che la vicenda concernente il trasferimento all’Università di Urbino, del microscopio donato dai cittadini ai Dott. Montanari e Gatti, affinché continuassero a studiare le nanoparticelle e le nanopatologie, era un argomento molto dibattuto in rete mi sbagliavo.
In realtà si tratta di un argomento intorno al quale sembra essersi scatenata una vera e propria guerra di religione, nel cui ambito oltretutto non si fanno prigionieri.

Stefano Montanari il 22 settembre ha tenuto una conferenza stampa quanto mai esauriente presso la sede della Nanodiagnostics, aperta a tutti coloro che intendessero portare le proprie testimonianze o instaurare un contraddittorio e nella stessa sede ha reso un’intervista - parte1 - parte 2 all’interno della quale ha risposto alla maggior parte delle accuse che gli erano state mosse sia dalla Onlus Bortolani, sia dalla giornalista Valeria Rossi del Ponente, autrice “dell’inchiesta” che proprio nello scorso articolo avevamo analizzato, con una certa fatica ma anche una discreta dose di divertimento. La stessa Valeria Rossi ha pubblicato oggi sul Ponente una lunga lettera aperta indirizzata al ricercatore, all’interno della quale oltre ad informazioni particolareggiate sul suo stato attuale di salute, vengono riproposte grosso modo le stesse diffamazioni già affrontate nell’articolo precedente, condite però da una forte dose di astio personale che “nell’inchiesta” non traspariva in maniera così adamantina.
Sempre oggi e sempre sul Ponente, la stessa Valeria ha pubblicato un'intervista a un tale signor Giorgio Gualandi che nel 2006 vantava la qualifica di organizer del meet up di Beppe Grillo di Modena. Intervista all’interno della quale tale Gualandi disquisisce del vecchio microscopio, dispensando informazioni in larga parte antitetiche, non solo rispetto a quelle fornite da Montanari nelle ultime interviste, ma anche in profonda distonia con quelle contenute all’interno del libro “Il girone delle polveri sottili” pubblicato dallo stesso Montanari nel febbraio 2008 ed a quanto mi risulta mai oggetto di denunce o contestazioni.

Sostanzialmente le nuove interviste e pubblicazioni non spostano di una virgola il piano inclinato sul quale si dipana la vicenda.

Stefano Montanari si oppone in maniera veemente alla sottrazione di un microscopio acquistato attraverso le donazioni dei cittadini, per mezzo di una sottoscrizione portata avanti personalmente da lui e Beppe Grillo e finalizzata pubblicamente alla ricerca sulle nanoparticelle e nanopatologie condotta dai due ricercatori.

La Onlus Bortolani continua a sostenere che la coppia Montanari/Gatti non avrebbe fatto ricerca, pur non avendo alcun elemento per dimostrarlo, e motiva lo spostamento ad Urbino del microscopio con la volontà di allargare l’uso dello strumento ad altri scienziati ed altri campi di ricerca, disattendendo in modo palese la volontà dei donatori che avevano elargito il denaro per la sola ricerca sulle nanoparticelle e nanopatologie portata avanti dalla coppia Gatti/Montanari.

Beppe Grillo tace, ma condivide le decisioni della Onlus Bortolani, come più volte rimarcato sul sito della stessa.

Valeria Rossi sul Ponente continua a presentare Stefano Montanari come un imbroglione della peggior risma, pur non essendo riuscita fino ad oggi a produrre alcunché in grado di dimostrare anche solo una delle sue tesi, basate esclusivamente su pettegolezzi, chiacchiere da bar, supposizioni fantasiose e tanta buona volontà da parte delle persone che con lei si accompagnano nel gettare fango sul ricercatore modenese.

I donatori che hanno permesso l’acquisto del microscopio, sembrano entità ectoplasmatiche (pur essendo stati i loro danari degli elementi estremamente tangibili) di cui nessuno si cura, dal momento che la Onlus Bortolani ha ritenuto giusto procedere sia al cambiamento della destinazione d’uso dello strumento acquistato attraverso i loro soldi, sia all’allontanamento dalla ricerca dei soggetti da loro deputati ad eseguirla, senza neppure premurarsi d’interpellarli.

Avevamo scritto precedentemente che tali persone generose meritavano di meglio e man mano che la vicenda si dipana continuiamo a pensarlo in maniera sempre più convinta. La possibilità di fare ricerca libera in Italia è purtroppo un ectoplasma proprio come loro, che sono stati buggerati una prima volta quando pensavano di regalare il microscopio a Gatti/Montanari, mentre in realtà la proprietà dello strumento veniva messo nelle mani di qualcun altro. Ed una seconda volta oggi quando si sta raccontando loro che in realtà si stava scherzando. Gatti/Montanari? una coppia di perdigiorno! Il microscopio andrà all’Università, dove i ricercatori la ricerca la fanno davvero, magari su temi più “comodi” di quanto non siano le nanoparticelle e le nanopatologie, ma è pur sempre ricerca e così sia. In fondo cosa vogliono saperne i donatori di ricerca, ricercatori, nanoparticelle ed Università. Tacciano e lascino spazio ai “dotti medici e sapienti” tanto cari ad Edoardo Bennato, che loro si, sanno bene cosa si deve fare.

lunedì 21 settembre 2009

Il microscopio della discordia


Marco Cedolin
Inseriamo due nuove interviste video del 22 settembre, nelle quali il Dott. Stefano Montanari fornisce altri elementi utili al contraddittorio sulla vicenda.
prima intervista
seconda intervista
Fra gli argomenti più dibattuti in rete nel corso delle ultime settimane, si può annoverare sicuramente la vicenda concernente il microscopio FEG-ESEM, usato fino ad oggi dal Dott. Montanari per gli studi sulle nanoparticelle e nanopatologie e donato, per decisione della Onlus Bortolani proprietaria legale dello strumento, all’Università di Urbino, privando di fatto lo scienziato modenese della possibilità di continuare nelle sue ricerche.

Senza nessuna pretesa di decretare chi fra i soggetti che sono entrati nella contesa abbia ragione e chi torto (il torto e la ragione spesso non sono dei valori assoluti, bensì elementi dai contorni assai sfumati) proviamo innanzitutto a ricapitolare brevemente l’ordine dei fatti, facendo seguire qualche considerazione.

Beppe Grillo lo conosciamo tutti, come arguto comico dallo spirito istrionesco che negli ultimi anni è riuscito ad imporsi nel nostro paese anche come voce di una critica politica in grado di raccogliere ampio consenso. Autore di un blog fra i più visitati in assoluto, organizzatore dei V Day che hanno portato in piazza decine di migliaia di persone, in procinto di fondare a breve una nuova formazione politica che potrebbe avere i numeri per raccogliere dei risultati di un certo rilievo.

Stefano Montanari è un dottore in farmacia (farmacista è stato spesso etichettato in alcuni blog, quasi si trattasse di una qualifica vergognosa) che da anni studia le nanoparticelle e le nanopatologie da esse determinate allorquando fanno ingresso all’interno del corpo umano. Per essere più precisi, come da lui ribadito più volte, nelle conferenze e nei libri, egli ha sempre lavorato con sua moglie, Dott.ssa Gatti, e, all’interno della loro collaborazione, proprio sua moglie rappresenta il fulcro del lavoro di ricerca, mentre lui, che pure partecipa attivamente alle operazioni di ricerca, si è occupato e si occupa più attivamente della divulgazione dei risultati della ricerca stessa, attraverso libri, conferenze e quant’altro. Chiunque in Italia abbia studiato le conseguenze dell’incenerimento dei rifiuti (in maniera seria e senza essere aggiogato al carro di chi costruisce gli inceneritori) ha trovato proprio nelle ricerche della coppia Gatti/Montanari degli elementi di estremo interesse, utili a comprendere la nocività degli inceneritori di nuova generazione che, lavorando a temperature più alte, sono riusciti a diminuire le emissioni di diossina e PM10 (sostanze per le quali esistono limiti di legge) aumentando però in maniera esponenziale la produzione delle nanopolveri che la legge non prende in considerazione, ma che penetrano invece in maniera profonda e devastante all’interno del corpo umano. Sempre grazie alle ricerche della coppia Gatti/Montanari è stato possibile ad esempio comprendere i termini di bufale come quella dei filtri antiparticolato (FAP) montati sulle autovetture diesel di ultima generazione e sponsorizzati anche da alcune associazioni ambientaliste. Filtri che in realtà non riducono le emissioni inquinanti delle vetture come millantato, ma semplicemente trasformano il particolato (pericoloso, nero e puzzolente) in polveri ultrafini ben più pericolose, quantunque invisibili e difficilmente percepibili.
Non proprio il tipo di uomo amato alla follia in Italia dalla scienza ufficiale modello Veronesi e dalla politica dell’incenerimento e delle multiutility, che di nanopolveri preferirebbero ovviamente non si facesse assolutamente menzione.

La Onlus Bortolani, come si può leggere sul suo sito, si occupa principalmente di beneficenza di opposizione alla pena di morte e della raccolta di contributi economici per aiutare soggetti svantaggiati che versano, anche temporaneamente, in una situazione di difficoltà.
L’Università di Urbino è un soggetto, privato fino all’anno scorso e ora pubblico che sullo stesso sito della Onlus Bortolani viene presentato in questi termini.

Un bel giorno, nel febbraio del 2005, Grillo e Montanari si conoscono (non credo sia fondamentale se per caso o per volontà di uno dei due, dal momento che a questo riguardo le dichiarazioni dello stesso Montanari e quelle di coloro che parlano in vece di Grillo tuttora silente non coincidono) e si piacciono. Grillo sembra affascinato dai risultati della ricerca scientifica della coppia Gatti/Montanari. Montanari sembra felice del fatto che la popolarità di Grillo possa dargli la possibilità di proseguire nelle proprie ricerche, tramite l’acquisto di un nuovo microscopio, dal momento che l’uso di quello sul quale ha lavorato fino a quel momento gli è stato impedito.
La Onlus Bortolani abbraccia con entusiasmo la causa volta ad “incentivare la ricerca contro il cancro provocato da nanoparticelle” ed il 4 giugno 2006 sponsorizza perfino un'intera giornata d'informazione e spettacolo dedicata alla raccolta fondi per l’acquisto del nuovo microscopio, con la presenza oltre che di Montanari e Grillo, anche di una serie di cantanti e personaggi VIP e il patrocinio del comune e della provincia di Reggio Emilia.

Per circa un anno Montanari accompagna Grillo nel corso di tutti i suoi spettacoli (sempre spostandosi a proprie spese in giro per l’Italia) e nel corso delle serate illustra i risultati delle proprie ricerche e fa la questa per l’acquisto del nuovo microscopio. Entrambi traggono profitto dal sodalizio. Montanari ottiene attenzione e visibilità per il contenuto delle proprie ricerche, oltre alla possibilità di raccogliere le donazioni per l’acquisto del nuovo microscopio. Grillo con l’ausilio del ricercatore aumenta la propria credibilità e facendosi portatore di studi dall’alto peso specifico ottiene sempre maggiori simpatie e consensi fra le tante persone che in Italia si oppongono agli inceneritori.
A marzo 2007 la Onlus Bortolani, senza che Montanari abbia mai potuto prendere visione e verificare i movimenti bancari concernenti le donazioni, annuncia in un articolo la fine della raccolta fondi, andata perfino al di là dei 378.000 euro necessari, affermando che la cifra eccedente, ammontante a 3947 euro verrà utilizzata per sovvenzionare l’inizio delle ricerche di Gatti/Montanari, che quel denaro dichiarano di non averlo invece mai ricevuto.
Sempre all’interno dello stesso articolo viene annunciato che “la Dott.ssa Gatti e il Dott. Montanari potranno finalmente proseguire le loro ricerche grazie al microscopio che tutti voi avete comprato attraverso le vostre offerte. Inizia quindi la nuova avventura di una libera ricerca che porteranno avanti Antonietta e Stefano.”
Nell’articolo viene poi ringraziato più volte Beppe Grillo e sottolineato che la Onlus Bortolani è ora proprietaria legale del microscopio “in quanto “moralmente” siamo tutti proprietari di questo microscopio, tutti avremo il diritto ad essere informati sempre e tempestivamente delle ricerche scientifiche e dei risultati ottenuti tramite l’utilizzo del microscopio.”
In calce all’articolo compare una lettera a firma Gatti/Montanari, nella quale oltre a delineare i progetti concernenti il primo anno di attività del microscopio, i due ricercatori ringraziano pubblicamente la Bortolani, Beppe Grillo ed i ragazzi dei Meet up.
Tutti felici dunque: Montanari ha finalmente di nuovo un microscopio su cui lavorare, la Onlus Bortolani che ne detiene la proprietà è riuscita ad incentivare la ricerca contro il cancro provocato da nanoparticelle e Beppe Grillo viene ringraziato da tutti. Stefano Montanari e sua moglie vengono riconosciuti da entrambi i loro “compagni di viaggio” come ottimi ricercatori, affidabili e capaci, meritevoli della loro fiducia.

L’idillio però dura lo spazio di un solo anno, fino al mese di febbraio 2008, quando Stefano Montanari decide di entrare in politica, diventando il candidato premier di “Per il Bene Comune” il neonato movimento creato da Fernando Rossi e Monia Benini. Proprio in quell’occasione Montanari, non mancando di ringraziare Grillo per l’aiuto offertogli riguardo al microscopio, lo invita ad appoggiare il nuovo movimento, dal momento che la formazione politica si fa portatrice delle stesse battaglie condotte da lui negli spettacoli e sul blog. La risposta di Grillo non arriverà mai, se non indirettamente attraverso l’invito a non andare a votare espresso sul proprio blog dal comico genovese, seguito poi dall’indicazione concernente i partiti con il minor numero di condannati, prescritti ecc. ad uso e consumo di coloro che a votare vogliono proprio andarci. Elenco nel quale “Per il Bene Comune” non compare neppure. Da quel momento in poi (stando alle parole di Montanari, Grillo non si è mai espresso in proposito) i due non si sono più né visti né sentiti e sul blog di Grillo non sono più comparsi articoli aventi per oggetto Montanari o le sue ricerche.

Il 17 giugno, al termine di una lunga trattativa condotta all’insaputa di Gatti/Montanari, possessori ed utilizzatori del microscopio, l’Associazione Bortolani annuncia di avere formalizzato “in condivisione con Beppe Grillo” la donazione del microscopio all’Università di Urbino, con una clausola in virtù della quale Gatti/Montanari potranno continuare ad utilizzare per le loro ricerche lo strumento in quella sede, per almeno un giorno la settimana. La donazione viene motivata con la volontà di allargare la ricerca ad altri scienziati e ricercatori così da consentire il massimo sfruttamento delle potenzialità e delle opportunità offerte dal microscopio.
Stefano Montanari, posto di fronte al fatto compiuto, protesta in maniera veemente, mettendo in evidenza come sia materialmente impossibile per lui e sua moglie continuare ad operare con il microscopio ad oltre 200 km e 3 ore di viaggio in auto da casa, una volta la settimana, per tutta una serie di motivi tecnici e logistici incontrovertibili. Aggiungendo inoltre che i soldi dei donatori da lui raccolti durante gli spettacoli e le conferenze erano stati elargiti perché la “libera” ricerca fosse portata avanti da lui e da sua moglie.
La Onlus Bortolani dal canto suo risponde con un articolo pubblicato il 5 luglio, nel quale ribadisce la totale condivisione di Beppe Grillo all’operazione, rassicura in merito al fatto che la ricerca sulle nanopatologie proseguirà ed anzi verrà potenziata e specifica inoltre che in base alla clausola il microscopio potrà essere utilizzato da Gatti/Montanari anche più di una volta la settimana. Nello stesso articolo viene anche introdotta per la prima volta una seconda motivazione alla base della cessione del microscopio: Montanari e sua moglie avrebbero sottoutilizzato lo strumento. Il primo poiché impegnato nella campagna elettorale con Il Bene Comune e nella promozione dei suoi libri, la seconda in quanto impegnata a svolgere un’altra occupazione part time. Viene evidenziato inoltre come la Nanodiagnostics srl di Gatti e Montanari sia una società a scopo di lucro, quasi questa condizione rappresenti una qualche forma d’incompatibilità con la destinazione d’uso del microscopio.
In merito a tale articolo non si può evitare di evidenziare come la campagna elettorale di Montanari con il Bene Comune sia durata in tutto solo un paio di mesi ed i libri nella promozione dei quali egli è impegnato trattino proprio di nanopolveri e nanopatologie, in perfetta armonia con il ruolo di divulgatore delle ricerche da lui più volte sostenuto nell’ambito della collaborazione con sua moglie, anche prima che la raccolta fondi iniziasse. La Nanodiagnostics srl è inoltre sempre stata una società a scopo di lucro, anche a marzo 2007 quando veniva affermato che i due ricercatori avrebbero potuto “finalmente proseguire le loro ricerche grazie al microscopio che tutti voi avete comprato attraverso le vostre offerte.” Possibile che nel corso di due anni siano cambiate così tante cose?

Beppe Grillo nel frattempo continua a tacere.

Il 3 settembre 2009 Stefano Montanari rilascia un'intervista nel corso della quale sostiene le proprie ragioni all’interno della vicenda ed invita Beppe Grillo a confrontarsi con lui, per rendergli noti i motivi che lo hanno indotto a sostenere la cessione del microscopio. Afferma che, a parte una visita risalente ai tempi della consegna del microscopio, con tanto di servizio fotografico, Grillo nel corso dei 2 anni successivi non si è mai recato presso il laboratorio, né ha consultato lui o sua moglie per ricevere aggiornamenti sulle ricerche o fare considerazioni in merito allo svolgimento delle stesse.
Dice di ritenersi un personaggio scomodo ed inviso a molti uomini politici ed arriva a ventilare il fatto che dietro la sottrazione del microscopio si nasconda in realtà un complotto ai danni della sua persona e della ricerca sua e di sua moglie nell’ambito delle nanopatologie.

L’11 settembre la Onlus Bortolani comunica con un articolo sul proprio sito di avere provveduto a denunciare Stefano Montanari per diffamazione ed ingiurie, affermando che sarà così un magistrato ad attestare la verità e fare giustizia.
Vista la decisione di demandare al tribunale il proseguo della contesa, stupisce però che sempre all’interno dell’articolo, l’estensore dello stesso la giustizia cerchi di farsela da solo. Possiamo leggere infatti.
“Prendiamo atto che il Sig. Stefano Montanari è molto impegnato in politica (arrivando anche a candidarsi Premier!) e ultimamente in un’intensa attività denigratoria e diffamatoria nei confronti della nostra Onlus.”
Ancora una volta la candidatura di Montanari quale premier del Bene Comune viene presa a pretesto di non si capisce bene cosa, dando quasi l’impressione che tale decisione bruci più di quanto sarebbe logico aspettarsi da un’associazione che si occupa di beneficenza.
E si legge ancora nel finale:
“Se ci è consentita una constatazione finale, a giudicare dal tempo che il Sig. Stefano Montanari dedica alla politica e all’intensa attività diffamatoria nei confronti della Onlus intasando la rete con le sue sciocchezze, diremmo che di ricerca ne ha fatta e ne sta facendo davvero poca.”
Ancora un nuovo accenno alla partecipazione politica di Montanari, oltretutto parlando al presente mentre lui dopo i 2 mesi di campagna elettorale non fa più politica da un anno e mezzo, allora si tratta davvero di qualcosa di più di un’impressione.
In calce all’articolo si può poi leggere che "chi volesse approfondire l’attività del Sig. Stefano Montanari e conoscere meglio il personaggio, può prendere visione dell’inchiesta e dell’intervista al riguardo realizzati dalla Dott.ssa Valeria Rossi, giornalista ed editrice del quotidiano on line di Savona Il Ponente".
Allora andiamo a vedere siffatta inchiesta, nel tentativo di capirci qualcosa e di conoscere meglio chi veramente sia Stefano Montanari.

Sarebbe logico aspettarsi di leggere o vedere, finalmente un’intervista al convitato di pietra Beppe Grillo, che oltretutto ai monologhi in video è certo più avvezzo dello stesso Montanari, ma Grillo anche sul Ponente continua a tacere.
Valeria Rossi in compenso afferma di avere scambiato telefonate e mail con la Onlus Bortolani (tali da indurla a togliere dal sito l’intervista a Montanari precedentemente pubblicata), con lo stesso Montanari e con altre persone direttamente coinvolte nei fatti.
Segue la pubblicazione di una serie d’informazioni che la giornalista afferma di ritenere giusto pubblicare, dal momento che sono comprovate da testimonianze e documenti di cui è venuta in possesso. Sarebbe logico attendersi che anche il lettore possa visionare codesti documenti, ma essi nell’inchiesta non vengono prodotti o si limitano a delle mail, ad un filmato ed un link nientemeno che al sito di attivissimo (il re della disinformazione sul web), attraverso i quali la giornalista tenta di costruire un teorema, basato su una vecchia storia di merendine alle nanoparticelle, avvenuta ben dopo l’inizio della raccolta fondi, ma che la giornalista tenta di ricondurre ad un periodo antecedente nel tentativo di sostenere la sua tesi. Una tesi secondo la quale Montanari avrebbe buggerato Grillo alla stregua di quanto si potrebbe fare con un bambino di 5 anni. Grillo di anni ne ha un poco di più, ed è oltretutto persona arguta ed intelligente, ragione per cui il teorema si rivela addirittura più ardito della cospirazione ventilata da Montanari ai suoi danni. Comunque vi invito ad andare al link del Ponente e giudicare personalmente, tenendo conto del fatto che sul sito della Nanodiagnostics sono sempre stati specificati correttamente i termini di quell’analisi, che non costituiva assolutamente una ricerca scientifica, come (a differenza di quello che si tenta di far credere riguardo a Grillo) compresero evidentemente tutte le aziende incriminate che non ebbero mai nulla da obiettare.

Più avanti la giornalista disquisisce riguardo al vecchio microscopio, suggerendo che esso non fosse stato pagato con i soldi dei due ricercatori come da loro affermato e che in realtà non fosse stato loro realmente sottratto, dal momento che la Dott.ssa Gatti starebbe attualmente lavorando con esso ad un progetto europeo. Tale intuizione deriverebbe da un virgolettato dello stesso Montanari e starebbe a dimostrare che dopo la sottrazione l’apparecchio sarebbe stato riassemblato nell’Università di Modena e gli scienziati potrebbero ancora fruirne, anche se in modo parziale.
Dispiace constatare come nel condurre un’inchiesta così accurata la giornalista non si sia sentita in dovere di leggere il libro “Il girone delle polveri sottili” dove Montanari afferma che il vecchio microscopio fu in parte pagato dalla Comunità europea ed in parte (quella maggioritaria) da lui e sua moglie. Un’affermazione molto diversa rispetto a quella da lei citata, sostenendo che Montanari abbia mentito.
Così come dispiace constatare che Valeria Rossi nella sua inchiesta non sia venuta a conoscenza del fatto che i locali dove è ospitato il vecchio microscopio sul quale lavora attualmente la Dott.ssa Gatti (microscopio che versa oltretutto in condizioni non ottimali) non hanno il permesso per eseguire ricerche sui tessuti patologici umani, ragione per cui le ricerche sulle nanopatologie, oggetto della donazione possono venire effettuate elusivamente presso la Nanodiagnostics con l’ausilio del nuovo microscopio.
Secondo la giornalista, evidentemente poco e male informata, Montanari buggerò dunque Grillo una seconda volta (non si sarebbe detto fosse così facile) facendogli credere gli fosse stato sottratto un microscopio che era ancora in suo possesso, con il solo scopo di convincerlo ad aiutarlo nella campagna di sottoscrizione per acquistarne un altro. Montanari ama dunque fare collezione di microscopi, così come Ghigo amava collezionare orologi? Ma perché Montanari dopo tante mistificazioni e dopo avere preso per il naso Grillo per anni non ha intestato il microscopio nuovo alla Nanodiagnostics e dopo avere sudato le proverbiali sette camicie per raccogliere i soldi ha permesso invece che ne entrasse in possesso la Onlus Bortolani? Che un truffatore di siffatta risma possa avere cpmpiuto uno sbaglio di questo genere risulta davvero inconcepibile, e forse la giornalista ci svelerà l’arcano più avanti.

Più avanti, appunto, si afferma che Montanari avrebbe anche millantato la propria partecipazione a progetti ai quali ha in effetti partecipato ma non da protagonista. Un po’ come raccontare che sei stato la punta del Milan, mentre in realtà giocavi nel Milan ma stavi spesso in panchina.
Sorge il dubbio che la giornalista non sia al corrente del fatto che negli elenchi della Comunità Europea non vengono citati i collaboratori, collaboratori che ogni capo si sceglie come meglio crede. Ragione per cui è possibile che sia proprio quest’inchiesta a millantare una mancata partecipazione di Montanari a dei progetti all’interno dei quali lui era invece presente.
Viste le informazioni raccolte fino a questo punto dell’inchiesta (inchiesta?) la giornalista dichiara di non stupirsi molto del fatto che Grillo e la Onlus, da Montanari non si fossero più fatti vedere. In effetti, come stupirsi? Un farabutto di tale risma in caso di una visita avrebbe perfino potuto sequestrarli e pretendere come riscatto un terzo microscopio, magari più grosso.
Al contrario, se tutte le informazioni regalateci da Valeria Rossi fin qui corrispondessero a verità, sarebbe stato logico aspettarsi che Grillo ed i responsabili della Onlus Bortolani irrompessero nel laboratorio della Nanodiagnostics per chiedere conto a Montanari del suo operato, e invece non si sono fatti più vedere.

Più avanti ancora (che fatica!) la giornalista afferma di voler parlare del secondo microscopio, mentre nella nostra ignoranza pensavamo lo si stesse già facendo, essendo solo quello oggetto del contendere. A questo riguardo lei stessa si dice convinta che il microscopio sarebbe rimasto nelle mani di Montanari, se solo lo stesso avesse prodotto le prove del suo utilizzo a scopo di ricerca, riprendendo le parole di un articolo della Onlus Bortolani nel quale si domanda di produrre i risultati delle ricerche.
Montanari durante questi anni magari avrà anche usato il FEG-ESEM per fare il caffè o come navigatore a bordo della sua vecchia Skoda, ma la giornalista si è premurata di domandare a Montanari se ha fatto ricerca e se ha risposto all’articolo della Onlus Bortolani?
Almeno la prima delle due domande sembra l’abbia fatta, e Montanari stando alle sue parole l’avrebbe aggiornata riguardo alle sue ricerche, che secondo la giornalista apparterrebbero però ad un periodo precedente all’utilizzo del microscopio e forse non sono neppure sue. Così la giornalista può concludere che non risultano, peraltro, pubblicazioni a nome Montanari e/o Gatti relative agli ultimi tre anni, ovvero al periodo di permanenza del microscopio presso il loro laboratorio. Gli anni in verità sono due e mezzo e non avere ancora pubblicato una ricerca non significa certo non avere fatto ricerca, anche se così fosse come la giornalista ci racconta.
Non ci è dato naturalmente sapere quali pubblicazioni incontrerebbero l’approvazione di Valeria Rossi, però per amore del vero occorre constatare come dopo avere espresso a Montanari la stessa domanda, egli ci abbia fornito una lunga serie di pubblicazioni concernenti il periodo in oggetto che, data la corposità, preferiamo pubblicare in fondo all’articolo.


Ma perché Montanari avrebbe sudato per ottenere un microscopio e poi dormirci sopra?
Valeria Rossi ci svela l’arcano poco più avanti. Montanari avrebbe utilizzato il microscopio per arricchirsi attraverso le analisi private a pagamento e poi avrebbe anche dichiarato pubblicamente tali ricavi, perché essendo un presuntuoso che ama apparire non avrebe resistito alla tentazione.
In realtà la giornalista (in un eccesso d’imparzialità difficile da prevedere da parte di una persona che nel fare un’inchiesta fra due contendenti toglie l’intervista del primo perché glielo chiede il secondo) pubblica anche la spiegazione in cui Montanari afferma di avere fatto ricerca, ma anche qualche analisi a pagamento, per finanziare la ricerca stessa. Sembrerebbe logico, dal momento che una volta acquistato il microscopio la ricerca non la finanziano certo Grillo o la Onlus Bortolani.
Ma la giornalista non ci sta e inizia a fare le pulci a Montanari riguardo alle cifre che lui (possessore del microscopio e ricercatore) dichiarerebbe di avere speso per la manutenzione dell’apparecchio. Novantamila euro l’anno? Ma figuriamoci la ditta produttrice ha detto al massimo trentamila! Cerchiamo sul sito del Ponente i documenti che confermino la correttezza di queste cifre, anche per comprendere se la ditta produttrice si riferisce solo alla manutenzione ordinaria o menziona anche quella straordinaria, ma sul sito questi documenti non ci sono.
Inoltre ci domandiamo se Valeria Rossi nei suoi contatti con Montanari abbia appurato il fatto che la cifra da lei citata sia relativa solamente alla manutenzione e non comprenda invece, come sarebbe più logico, anche le spese relative all’affitto e gestione dei locali ed il costo del personale che in questi anni ci risultano essere state a totale carico di Gatti/Montanari.

Il resto, prosegue la giornalista sono solo ipotesi e supposizioni. Viene da ridere, perché fin qui l’inchiesta ha prodotto forse qualcosa che somigliasse anche solo vagamente ad una prova incontrovertibile e andasse oltre la maldicenza da bar dello sport?
E allora vediamole queste ipotesi e supposizioni, anche se dopo avere visionato i “fatti” vengono davvero i brividi.
Scopriamo che alla giornalista in fondo l’ipotesi del complotto contro Montanari tutto sommato non dispiace, che l’avessero ordito i cementificatori e gli inceneritoristi ci potrebbe anche stare, ma secondo lei per il gusto di anticiparli, Montanari avrebbe fatto tutto da solo in preda ad un eccesso di masochismo.
Valeria Rossi poi invita anche i lettori a riflettere sul fatto che la lotta all’inquinamento è una cosa, la ricerca un’altra e Montanari un’altra ancora. E noi che avremmo giurato si trattasse invece di una trinità.
Ragione per cui il fatto che Montanari inseguendo il nobile scopo della ricerca abbia manipolato le persone, i dati ed i fatti per scopo di lucro personale (in base a quali prove e documenti venga fatta questa affermazione rimarrà per noi un mistero, e dire che la persona denunciata per diffamazione in questa vicenda è proprio Montanari) non deve giocare a favore degli inquinatori e degli inceneritori.

Detto ciò la giornalista conclude affermando che, appurate le gravissime colpe di Montanari, dimostrate attraverso il chiacchiericcio da bar dello sport, comprende benissimo perché Grillo si sia allontanato da questa figura. Lo comprendiamo anche noi, perché mai stare vicino a qualcuno che colleziona microscopi e ti prende per il naso ogni volta che vuole? Pensa lo sapessero gli italiani!
Comprende altresì anche perché la Onlus Bortolani abbia deciso di trasferire altrove il microscopio, naturalmente per il bene dei donatori che erano stati buggerati anche loro da questo losco figuro. Ma non sembra soffermarsi neppure un attimo sul fatto che chi ha tirato fuori i soldi intendeva finanziare la “libera” ricerca sulle nanopatologie e non la ricerca all’interno delle Università, dove di libero non esiste assolutamente nulla. Un particolare che in tutta evidenza la giornalista ritiene trascurabile.
Così come ritiene trascurabili le affermazioni esternate da Montanari nell’intervista da lei pubblicata e poi tolta dal sito dell’inchiesta, secondo le quali ad Urbino nessuno avrebbe mai prodotto una sola ricerca nel campo delle nanopatologie e in quella sede non esisterebbero né i locali né le attrezzature di complemento indispensabili né i tecnici per eseguire quel tipo di ricerca.

Valeria Rossi preferisce invece sottolineare come Montanari possa comunque continuare ad utilizzare il microscopio, sia pure sobbarcandosi un viaggio di 230 km, 460 fra andata e ritorno. Sono tanti, certo, afferma lei stessa, ma poi lascia intuire che in fondo potrebbero costituire una giusta punizione per le sue malefatte.
Come nota finale la giornalista afferma che “Il dottor Montanari avrà ampio diritto di replica”. Replica che con tuta probabilità verrà cestinata, come accaduto con l’intervista, qualora la Onlus Bortolani non la ritenga di suo gradimento.
Che dire? Il Ponente e Valeria Rossi ci hanno davvero stupito, inchieste giornalistiche di alta qualità come questa in giro se ne vedono davvero poche!

Arrivando anche noi alla conclusione, dopo avere letto le esternazioni di Montanari, gli articoli della Onlus Bortolani, l’inchiesta del Ponente ed il silenzio di Grillo non intendiamo assolutamente, a differenza di Valeria Rossi, decretare chi abbia torto e chi ragione e se ci siano dei malfattori che organizzano complotti o inseguono fini di lucro personale. Saranno i lettori a farsi un’idea, con la speranza che i link e le osservazioni portate riescano ad essere loro d’aiuto.
Ci preme soltanto fare un’ultima considerazione che riguarda gli unici soggetti buggerati senza dubbio dal dipanarsi di questa vicenda. Le tante persone generose che dinanzi alla “faccia” di Beppe Grillo e Montanari hanno ritenuto giusto donare dei soldi per finanziare la “libera” ricerca sulle nanopatologie meritavano sicuramente di meglio. Raccontare loro che la libera ricerca da oggi in poi si svolgerà all’interno di una pubblica Università, dove i poteri forti la fanno da sempre da padroni, è un esercizio privo di costrutto che avrà come risultato solamente quello di allontanare queste persone da chi non ha saputo mantenere le promesse. Dinanzi a loro il torto e la ragione sfumano, perché non è così che si costruisce sensibilità, partecipazione e credibilità intorno a temi fondamentali quali l’ambiente e la salute. Questo e solamente questo fatto, credo dovrebbe imporre più di una lunga riflessione a tutti coloro che sono stati attori della vicenda, nessuno escluso, neppure chi ha preferito rimanere in un silenzio per molti versi incomprensibile.




A seguire l’elenco delle pubblicazioni relative al periodo oggetto della contesa, fornitoci da Stefano Montanari:


A.M. Gatti, S. Montanari, Retrieval analysis of clinical explanted vena cava filters J. of Biomedical Materials Research: Part B. 77B, 307-314, 2006 IF 2.105
G. Barbolini, A.M. Gatti, Nanopatologia. Trattato di Istopatologia. Ed. Piccin Nuova Libraria Padova ISBN 88-299-1769-9 2006, Cap.1.5 pag 75-80
G. Barbolini, A.M. Gatti, B. Murer, Pleura, Trattato di Istopatologia. Ed. Piccin Nuova Libraria Padova ISBN 88-299-1769-9 2006, Cap 8.4 pag 1081-1098
K. Peters, R. Unger, A.M. Gatti, E. Sabbioni, A. Gambarelli, J. Kirkpatrick, Impact of ceramic and metallic nanoscaled particles on endothelial cell functions in vitro. Nanotechnologies for the life Sciences Vol.5 Nanomaterials- Toxicity, Health and Environmental Issues Ed. By Challa S.S. R. Kumar Wiley –VCH Verlag GmbH &Co. KGaA 2006. 108-129. ISBN: 3-527-31385-0, vol. 5, 108-125
. Hansen, G. Clermont, A. Alves, R. Eloy, C. Brochhausen, J.P. Boutrand, A.M. Gatti, J. Kirkpatrick, Biological tolerance of different materials in bulk and nanoparticulate form in a rat model: Sarcoma development by nanoparticles J. R. Soc. Interface (2006) 3, 767-775 doi:10.1098/rsif.2006.0145
A.M. Gatti, M. Ballestri, G. Cappelli Nanoparticles: potential toxins for the organism and the kidney? CRITICAL CARE NEPHROLOGY, 2nd Edition, Basic Physiology, Chapter 235 :2007
A.M. Gatti, S. Montanari “Nanopathology” Ed. Pan Stanford 2007, ISBN 10-9814241008
S. Montanari, A.M. Gatti Inquinanti atmosferici, non solo tosse – 7° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana per lo Studio della Tosse – Bologna, 8-9 febbraio 2008
A.M. Gatti, S. Montanari Nanopollution: The Invisible Fog of Future Wars – The Futurist (May-June 2008) pagg. 32-34
A.M. Gatti, D. Tossini, A. Gambarelli, S. Montanari, F. Capitani – Investigation of the Presence of Inorganic Micron- and Nanosized Contaminants in Bread and Biscuits
by Environmental Scanning Electron Microscopy – Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 49:275-282 (2009)
A. Elder, I. Lynch, K. Grieger, S. Chan-Remillard, A.M. Gatti, H. Gnewuch, E. Kenawy, R. Korenstein, T. Kuhlbusch, F. Linker, S. Matias, N. Monteiro-Riviere, V.R.S. Pinto, R. Rudnitsky, K. Savolainen, A. Shvedova – Human Health Risks of Engineered Nanomaterials: Critical Knowledge Gaps in Nanomaterials Risk Assessment - capitolo di I. Linkov e J. Steevens (eds.) – Nanomaterials: Risks and Benefits – Springer Science + Business Media B.V. 2009 – pagg. 3 - 30
A.M. Gatti, S. Montanari – Nanocontamination of the soldiers in a battle space – capitolo di I. Linkov e J. Steevens (eds.) – Nanomaterials: Risks and Benefits – Springer Science + Business Media B.V. 2009 – pagg. 83 – 92S. Montanari Nanopatologie, ambiente e inceneritori – Medicina Democratica 168/172 (2007) pagg. 51-58

giovedì 17 settembre 2009

Soldati di pace, caduti di guerra



Marco Cedolin

Di fronte alla tragedia di Kabul, nel corso della quale hanno perso la vita 6 soldati italiani, ed altri 4 sono rimasti feriti, ritengo inutile versare fiumi d’inchiostro ipocrita, sulla falsariga di quanto sta facendo il circo mediatico in queste ore. Preferisco limitarmi ad esprimere il mio cordoglio per le famiglie delle vittime e riproporre questo articolo che scrissi molti anni fa, in occasione della strage di Nassirya.
Oggi non si tratta più dell’Iraq, bensì dell’Afghanistan, Presidente della Repubblica è diventato Napolitano, a capo del nostro governo siede sempre Berlusconi, anche se con una maggioranza diversa e l’imperialismo americano è capitanato dal democratico Obama, anziché dal Repubblicano Bush. Ma a dispetto del cambiamento dei nomi, dispiace riscontrare come in effetti non sia cambiato nulla ed un articolo di 6 anni fa riesca paradossalmente a fotografare perfettamente la realtà di oggi.


Soldati di pace, caduti di guerra
Quanto è labile il senso delle parole allorché si disquisisce di guerra e pace e la prima viene abbracciata quale giustificativa della seconda.
La morte dei carabinieri italiani in quel di Nassirya riporta in cima alla cronaca una “missione” che non ha mai avuto senso di esistere, se non nella mente malata degli uomini di governo che l'hanno proposta e di gran parte dell'opposizione che l'ha avallata tramite il silenzio assenso.

L'occupazione militare di uno stato straniero, seppur compiuta per conto terzi, può essere propagandata come nobile gesto di pacifismo solo nelle scadenti fiction TV dei canali Rai, non certo nella realtà oggettiva dei fatti.
I nostri soldati sono a tutti gli effetti una forza di occupazione, con il compito precipuo di coadiuvare “l’amico americano” nel non facile compito di gestire la babilonia di morte da lui stesso creata. Proprio nel puerile tentativo di compiacere l'amministrazione americana il nostro paese, pur trovandosi dinanzi ad una situazione economica catastrofica ha stanziato e stanzierà una cospicua parte dei Nostri danari per mantenere attiva l'invasione dell'Iraq.
Da oggi oltre che in termini monetari cominciamo a pagare dazio in maniera ben più grave anche sotto forma di vite umane, immolate sull'altare della connivenza della classe politica italiana con le mire imperialiste americane.

Il Presidente Ciampi che già lo ha fatto e tutti i politici che nei giorni a venire non mancheranno di scimmiottarlo, si guardino bene dal profondersi nella vergognosa farsa dell'indignazione per un vile attentato terroristico!
Quando si occupa in armi il suolo straniero parlare di “terrorismo” è una mistificazione che insulta l'intelligenza degli italiani e soprattutto le famiglie delle vittime.
La “colpa” della strage di stamani e di quelle che sventuratamente dovessero avvenire in futuro, non alligna fra gli uomini della resistenza irachena, bensì nella supponenza incravattata del parlamento italiano, quel parlamento che si è illuso bastasse travestire la guerra da pace per renderla cosa buona e giusta.

La vergogna di oggi è la stessa di quando fu deciso l'invio del contingente italiano, con la differenza che il tributo che abbiamo cominciato a pagare sotto forma di vite umane la rende, se possibile ancora più amara.

Afghanistan: democrazia a 5 stelle


Marco Cedolin
Prosegue scivolando sempre più nel grottesco la farsa delle “libere” elezioni in Afghanistan, organizzate e supervisionate dalle forze di occupazione occidentali che fanno capo a Barack Obama.
A quasi un mese dalla chiusura delle urne, nella neonata "democrazia d'importazione", il risultato della contesa elettorale risulta profondamente avvolto nell’abisso chiaroscurale dell’imponderabile e sembra ancora lontano il momento in cui gli occupanti annunceranno ufficialmente il nome del vincitore, destinato a sedere a capo di un governo fantoccio, funzionale agli interessi occidentali.

Gli osservatori europei, facenti parte della “Commissione elettorale indipendente”, deputata a far si che il ben oliato meccanismo delle libere elezioni occidentali funzionasse a dovere anche nel paese dei “satana” dei burka e dei talebani, hanno oggi dovuto ammettere che la missione è miseramente fallita. Dimitra Ioannu, vice-capo della missione ha infatti affermato che fino a questo momento circa 1,5 milioni voti (1,1 milioni riguardanti Karzai e 300mila il suo sfidante Abdullah Abdullah) praticamente un quarto di quelli scrutinati, risultano sospetti poiché probabilmente oggetto di manipolazioni. Di conseguenza la Commissione, che già dal alcuni giorni sembrava intenzionata a proclamare il vincitore, sotto forma di riconferma del già presidente Karzai, accreditato di circa il 54% dei consensi contro il 28% dello sfidante dopo lo spoglio del 95% delle schede, si trova ora in una posizione di stallo, per uscire dalla quale potrebbe essere necessaria una nuova tornata elettorale di ballottaggio, volta ad eleggere il nuovo presidente, visti i tempi tecnici, probabilmente non prima della fine dell’anno.

Karzai dal canto suo, fortemente contrariato dalla situazione, si è affrettato a bollare gli osservatori europei come “irresponsabili”, dimostrando che il proprio feeling con gli occupanti (già minato quasi quotidianamente dalle continue stragi di civili di cui sono responsabili le truppe straniere) è ormai in caduta libera.
Giunti a questo punto sembra evidente come l’amministrazione americana non si senta più così sicura della propria scelta di affidare a Karzai la guida del futuro Afghanistan a stelle e strisce. Di conseguenza per ora la parola d’ordine sembra essere “prendere tempo”. Probabilmente nei prossimi giorni (o settimane) Karzai offrirà ad Obama un’immagine di sé più docile e mansuefatta, il problema dei brogli verrà ridimensionato e il presidente resterà “democraticamente” in carica.In caso contrario potrebbe emergere l’outsider Abdullah Abdullah, eletto a sorpresa dietro promessa della massima dedizione alla bandiera americana e alla causa, dimostrando che alla fine anche quando la manipolazione delle schede elettorali richiede alcuni mesi la democrazia ed il bene vincono sempre.

mercoledì 16 settembre 2009

Il piazzista di SKY


Marco Cedolin
Nel corso del tempo sono stati in molti i personaggi politici che nel tentativo di dipingersi come sanculotti hanno invitato gli italiani a smettere di pagare il canone Rai, in quanto costituiva una gabella ingiusta (è vero) o più semplicemente per protestare contro la scarsa qualità della televisione pubblica. Il caso più eclatante fu certo quello di Umberto Bossi, che all’inizio degli anni 90, alla guida della neonata Lega Nord, invitò con tono deciso ed aria bellicosa i padani a non pagare più il canone, salvo poi a posteriori disinteressarsi completamente della sorte toccata alle decine di migliaia di cittadini che gli avevano dato retta e si ritrovarono a doverlo pagare coattivamente con annessa multa ed interessi di mora.

A distanza di molti anni sembra imboccare la stessa via anche il Tonino nazionale che in un articolo pubblicato sul suo blog invita gli italiani a disdire il canone Rai, in segno di protesta nei confronti del “profondo stato vegetativo” in cui è caduta la TV di stato, a causa della “vergognosa gestione di un patrimonio pubblico” che a suo dire lascerebbe la popolazione al buio dell’informazione.
Di Pietro però, dando prova del genio istrionesco che lo contraddistingue, non si limita a seguire le orme di Bossi e Pannella che percorsero questa strada prima di lui e all’invito ai cittadini a disdire il canone Rai, aggiunge anche i “consigli per gli acquisti” sotto forma di un ulteriore invito ai dissidenti perché sostituiscano la Rai con la TV a pagamento, sotto forma di un abbonamento a SKY del multimiliardario Rupert Murdoch che in Italia risulta leader in questo genere d’intrattenimento.

Impossibile non condividere con Tonino, e gli altri prima di lui, la sensazione di rigetto nei confronti di una tassa ingiusta e priva di significato, ma purtroppo gli argomenti di condivisione iniziano e finiscono nella consapevolezza del fatto che dovrebbe essere abolito il canone Rai, dal momento che la TV pubblica altro non è se non il clone delle TV commerciali che dispensano spazzatura condita da redditizie valanghe di spot pubblicitari.

Originale invece la lettura del leader IDV riguardo ad una Rai lottizzata, vergognosamente gestita e finalizzata a lasciare la popolazione al buio dell’informazione, esternata come si trattasse di una situazione venutasi a creare negli ultimi mesi. La Rai è così (se non da sempre) da molti decenni, durante i quali ci si ritrova a domandarsi in quale lontano paese straniero albergasse l’attenzione di Tonino.
Perfino scandaloso il messaggio promozionale (in perfetto stile Mediaset) che il leader di un partito politico seduto in Parlamento si sente di rivolgere ai cittadini, affinché destinino i loro soldi (anziché farne migliore uso) alla sottoscrizione di un abbonamento SKY, dove potranno godere della luce dell’informazione vera, dispensata a tot euro al chilo e magari resa perfino verissima da un congruo sovrapprezzo.

martedì 15 settembre 2009

Affari di Stato


Marco Cedolin
La metamorfosi dell’informazione nel nostro paese non conosce tregua e non si tratterebbe neppure di un fatto in sé preoccupante, se non fosse che ogni mutazione genetica avviene seguendo un piano inclinato peggiorativo in grado di accrescerne la degenerazione.

Anche il palinsesto dei programmi della TV pubblica ed i contratti dei giornalisti che presenziano nelle trasmissioni, riescono così a conquistare le prime pagine dei giornali, sotto forma di una protesta urlata, dai toni decisamente sopra le righe, destinata naturalmente ad inserirsi nel filone della battaglia pro e contro Berlusconi che ormai coinvolge tutti in una bellicosa tenzone dove non si fanno prigionieri.

Lo spostamento della prima puntata del programma Ballarò alla settimana successiva, per dare spazio ad una puntata speciale di Porta a Porta concernente la “consegna” delle prime case ai terremotati d’Abruzzo, è stata l’occasione per scatenare una vera e propria canea che ha trovato ampia eco mediatica, quasi si trattasse di un affare di Stato della massima importanza. Giovanni Floris, noto conduttore del programma (uno dei tanti intrattenimenti salottieri che in Rai e Mediaset dispensano finti duelli all’ultimo sangue fra barbogi uomini politici dei due schieramenti, conditi con disinformazione a pioggia) ha espresso disappunto e rabbia per un atto da lui giudicato immotivato. Massimo D’Alema ha letto nella vicenda un episodio grave e dei segnali molto brutti. Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del PD, è arrivato perfino ad identificare l’avvenimento con il presunto inizio della “normalizzazione di Rai tre. Pancho Pardi, dell’IDV ha affermato di vedere nella decisione di spostare la puntata di Ballarò, la conferma di un crescente allarme per la libertà d’informazione all’interno della Rai.

Ma per la felicità di chi pensava si stesse facendo in fondo un po’ troppo can can intorno alla contesa di una diretta TV, fra due mediocri programmi (Porta a Porta e Ballarò) che mai hanno potuto nutrire l’ambizione di fare libera informazione, è arrivato Michele Santoro a denunciare una nuova baronata del callido Cagliostro di Arcore, che a suo dire agirebbe “vigliaccamente nell’ombra” per impedire ad alcuni giornalisti di esprimersi. I giornalisti, o meglio il giornalista in questione, sembra essere Marco Travaglio, non proprio qualcuno a cui negli ultimi anni, (Rai 2, Repubblica, L’unità, Blog di Beppe Grillo, almeno una decina di libri con le maggiori case editrici) in Italia sia stato in verità impedito di esprimere le proprie opinioni. Marco Travaglio stando alle parole di Santoro, a poco più di una settimana dal debutto della trasmissione Anno Zero (discreto programma che tenta di fare approfondimento politico in maniera abbastanza ficcante anche se spesso tradendo la partigianeria del conduttore) non avrebbe ancora ricevuto il perfezionamento del contratto, nonostante lo stesso Santoro abbia più volte ribadito che senza Travaglio non esiste neppure Anno Zero.

Si stenta in verità a comprendere per quale arcana ragione in Italia le contese di palinsesto fra i vari programmi ed il perfezionamento dei contratti dei giornalisti debbano diventare affari di Stato, intorno ai quali costruire teoremi politici e discettare della libertà di stampa. Ma al contempo non si può evitare di chiedersi perché mai mentre l’eventuale mancata riconferma di un bravo giornalista che (magari a senso unico) fa informazione può venire letta come il tentativo d’imporre un’orribile censura, l’assoluto ostracismo mediatico esistente da tempo immemorabile nei confronti di tanti bravi giornalisti (penso a Maurizio Blondet, Giulietto Chiesa, Barnard, Massimo Fini e tanti altri) non ha mai prodotto neppure un trafiletto sui giornali, né suscitato l’indignazione dei tanti personaggi che sembrano avere a cuore la libertà d’informazione, solamente quando si tratta di un bene destinato al loro esclusivo uso e consumo?

venerdì 11 settembre 2009

Stampa libera in libera censura


Marco Cedolin
Devo confessare di essermi sentito profondamente imbarazzato, facendo parte della folta schiera di coloro che nutrono (a torto o ragione) la velleità di fare informazione, ogni qualvolta durante gli ultimi mesi ho deciso di aprire un giornale, ascoltare un TG o visionare qualcuno fra i “grandi” blog che fanno tendenza sul web.

Ancora più di quanto non fosse accaduto in passato, penso ad esempio alla vigilia elettorale del 2006, sembra non possa più esistere notizia, di politica nazionale ed estera, di ambiente, di costume, di gossip (ormai vero re di prime pagine e palinsesti) e perfino di musica o cinema, la cui rappresentazione riesca a prescindere dall’appartenenza al partito pro o contro Berlusconi di colui che si ritrova a veicolarla. Mai come durante questa torrida estate, tutto il mondo dell’informazione che conta e buona parte di quello che aspirerebbe a contare, hanno subordinato la corretta lettura degli accadimenti e la scelta degli argomenti attraverso i quali comporre i palinsesti, alla possibilità d’incidere nella loro crociata contro il Cavaliere o nella strenua difesa dello stesso.
Seguendo questo canovaccio, sulla falsariga del contenzioso fra Repubblica e Berlusconi, Repubblica e Il Giornale, Il Giornale e L’Avvenire e così via, tutti a giocare a chi urla più forte (qualcuno perfino a scrivere libri) discettando di argomenti di alto peso specifico quali scandali sessuali, escort ed altro materiale che fino a qualche tempo fa sarebbe risultato esclusivo appannaggio dei giornaletti di gossip destinati alle letture balneari. Tutti a vaticinare l’annientamento della libertà di stampa, mentre in realtà ad essere stata annientata (per decisione quanto mai pluralista) è solamente la possibilità di scrivere qualcosa d’intelligente che prescinda dalla demonizzazione o beatificazione di Berlusconi e vederlo pubblicato su un qualche giornale di quelli che escono la mattina in edicola, tutti pariteticamente finanziati con i soldi delle nostre tasse.

Eppure anche durante gli afosi mesi estivi, vissuti fra prime pagine strabordanti di presunti scandali sessuali e prese di posizioni di questo o quell’altro intellettuale a la page a difesa della libertà di stampa, non sono mancate le notizie sulle quali riflettere, notizie di un certo peso, spesso ignorate dai grandi media in quanto poco adatte a demonizzare o beatificare Berlusconi.

La crisi economica (determinata dal crollo del modello di sviluppo basato sulla crescita) continua ad approfondirsi, nonostante tutte le marionette poste ai vertici della BCE, della UE, della Banca d’Italia, di Confindustria e di un’altra mezza dozzina di organismi di rapina camuffati da istituzioni, continuino a profondersi in proclami nei quali assicurano che “ormai il peggio è passato” e il futuro si sta tingendo delle tinte rosee dell’imminente ripresa. Al ritorno dalle proprie vacanze gli italiani hanno così potuto apprezzare i primi segnali della ripresa nella loro vera interezza, sotto forma di svariate decine di aziende che non hanno neppure riaperto i battenti ed almeno 200. 000 nuovi disoccupati nei più svariati settori.

Il presidente americano “buono”, Obama, dopo essersi arrogato il diritto di controllare la rete internet a suo piacimento, mossa che nessuno aveva osato prima di lui, ha continuato a portare la morte in Afghanistan in maniera se possibile ancora più massiccia di quanto non accadeva con il presidente “cattivo” Bush, facendo si che bruciare vivi quasi un centinaio di civili attraverso le bombe della Nato continui a rimanere un esercizio di ordinaria amministrazione. Sempre nel protettorato dell’Afghanistan l’amministrazione americana è riuscita perfino a condurre lo svolgimento di “libere e democratiche” elezioni, destinate certo a passare alla storia non solo per il cospicuo numero di morti ammazzati dagli uni e dagli altri che le hanno contornate, ma anche per la quantità di settimane (molte, solo gli USA durante il contenzioso Al Gore/Bush seppero fare meglio) necessarie perché venissero resi noti i risultati delle stesse.

In Bretagna l’inquinamento derivante da alghe tossiche ha raggiunto livelli talmente allarmanti da provocare l’immediata morte di uno sventurato cavallo che aveva avuto l’imprudenza di correre su una spiaggia da esse impregnata, ma la notizia è rimasta confinata in qualche trafiletto nelle pagine nascoste dei giornali. Sempre in Francia dopo le perdite a ripetizione di materiale radioattivo della scorsa estate, lo scorso 8 settembre una centrale nucleare a Dieppe è perfino andata a fuoco, ed in questo caso il trafiletto è diventato una stringa modello sms.

Sulla tragedia di Viareggio, il cui bilancio è salito nel frattempo a 31 vittime, è stato steso un cono d’ombra mediatico pressoché completo, destinato a coprire le gravissime responsabilità delle Ferrovie di Stato del “buon” Moretti. Nel frattempo gli sventurati rimasti senza casa e senza lavoro in seguito all’esplosione, non hanno ancora ricevuto un euro d’indennizzo, nonostante la società americana Gatx (responsabile dell’incidente insieme alle FS) abbia già versato del denaro.

Stando alle motivazioni della sentenza del processo per la morte di Gabriele Sandri rese note oggi, al termine del quale l’agente Spaccarotella è stato condannato a 6 anni per l’omicidio volontario del giovane, l’agente avrebbe sparato da una piazzola di sosta all’altra (con in mezzo un’intera autostrada) con il solo intento di colpire le ruote della macchina sulla quale si trovavano i tifosi laziali. Poco importa che durante il processo fosse emerso come dalla posizione in cui si trovava il poliziotto quelle ruote sarebbe stato impossibile perfino vederle. In Italia la giustizia è sempre più un diritto personalizzato (penso al processo di Bolzaneto, alla scuola Diaz, alla sentenza sul TAV del Mugello) ed i giudici rimangono una casta d’intoccabili anche quando sbagliano o intraprendono ardimentose carriere politiche in grado di portarli a diventare perfino pessimi ministri.

Infine, si tratta di una notizia piccolina, di quelle che sicuramente non possono ambire neppure ad un trafiletto sms, però la sua gravità è tale da farle meritare un paginone nel mio “quotidiano immaginario”, la lobby degli inceneritoristi sembra essere riuscita definitivamente ad impedire a Stefano Montanari di condurre le proprie ricerche sulle nanoparticelle. Il microscopio sul quale il dott. Montanari e sua moglie lavorano, acquistato mediante le donazioni di migliaia di cittadini durante un anno di tournè del mio caro amico Stefano insieme a Beppe Grillo, verrà infatti sottratto alle sue ricerche (quelle riguardanti le nanoparticelle per cui i donatori avevano tirato fuori i soldi) per essere donato all’Università di Urbino che lo destinerà ad altri usi, certamente più politicamente corretti. Il tutto nel silenzio assordante di buona parte del “mondo ecologista” compreso lo stesso Beppe Grillo che insieme a Montanari i soldi per il microscopio aveva contribuito a raccogliergli.