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giovedì 21 febbraio 2008

Calciomercato

Marco Cedolin

I giornali di questa Italia pre elettorale somigliano in maniera sorprendente alle pagine della Gazzetta dello sport durante i caldi mesi estivi, quando il campionato è fermo e solamente le notizie di calciomercato, spesso abbondantemente condite di fantasia, riescono a garantire un minimo di tiratura grazie ai tanti che amano berle fresche per stemperare gli effetti della canicola.
Il PD di Walter Veltroni con sulla maglia lo sponsor di Confindustria e il PDL di Silvio Berlusconi sponsorizzato Mediaset sono le uniche due squadre in grado di contendersi lo “scudetto”. Non esistono outsider o possibili squadre rivelazione in quanto è troppo grande in divario tecnico (leggasi economico) che separa qualunque altra formazione dall’accoppiata PD – PDL.

Veltroni conscio che la sua squadra partirà probabilmente con 10 punti di penalizzazione (comminatigli dal giudice sportivo per il comportamento durante gli ultimi 2 anni di governo) ha deciso fin da subito di giocare d’anticipo e la sua tattica fino a questo momento sembra lo stia premiando. Veltroni ha deciso di cambiare modulo e giocare a zona, sostituendo le incorporazioni alle coalizioni, ed il Cavaliere ha dovuto correre ai ripari imitandolo per non rischiare di apparire anacronistico.
Veltroni ha deciso di rendere pubblico per primo il proprio programma elettorale, mettendo in cima alla lista dei 12 punti dei quali si compone l’intenzione di regalare agli italiani il TAV, i cancrovalorizzatori, i rigassificatori e nuove autostrade, seguiti da meno tasse, più sicurezza e la “revisione” della legge sull’aborto. Ed ora Berlusconi si ritroverà costretto a copiarlo riga per riga avendo come unica alternativa impraticabile quella di cambiare maglia (e sponsor) e stilare un programma di sinistra.
Veltroni è riuscito perfino ad importare direttamente dagli USA l’inno della propria squadra che ha già scalzato dalla vetta della hit parade il gingle di Forza Italia, lasciando Berlusconi basito ed indeciso fra domandare a McCain di scriverne uno o usare quello di Walker Texas Ranger che con McCain non sembra però vada molto d’accordo.

L’impressione è quella che il PD di Veltroni intenda giocare un calcio più liberista e spregiudicato, maggiormente gradito agli osservatori, mentre il Cavaliere si trovi sempre un metro indietro rispetto all’avversario, proprio su quel terreno che è sempre stato il suo. Tattiche a parte sarà però il calciomercato a risultare determinante ed anche in questo ambito i giornali specializzati hanno già offerto gustose anticipazioni.
Berlusconi dopo avere rinunciato ad un centrocampista d’eccellenza come Casini, sembra avere abbandonato anche l’opzione Giuliano Ferrara che nonostante possedesse una grinta degna di ringhio Gattuso è stato giudicato troppo soprappeso. Niente da fare anche per Mastella, ottimo terzino però troppo falloso, mentre Aida Yespica, giovanissima ala con poca esperienza ma indubbie doti fisiche ha rifiutato il trasferimento fra i professionisti.
La ricerca continua con l’ausilio di dozzine di talent scout, ma l’impresa non risulta facile anche alla luce del fatto che qualche ora fa il coordinatore Bondi ha dichiarato che non saranno ingaggiati (leggasi candidati) coloro che hanno procedimenti penali in corso, facendo proprio ed in questo caso superando a sinistra l’undicesimo punto del programma elettorale di Veltroni.

Veltroni lasciata a casa la sinistra radicale che continua a giocare ad uomo e mai sarebbe in grado di assimilare i dettami della zona, ha defenestrato anche il centrocampista Boselli troppo molle quando entra sulla palla, mentre ha messo a segno un importante colpo di mercato acquistando (seppure in prestito) il portiere Di Pietro, uomo che gode delle simpatie di molti fra coloro che hanno partecipato al V Day di Beppe Grillo, non ultimo un bravo giornalista come Marco Travaglio. Altrettanto importante è stata l’operazione con la quale Veltroni è riuscito ad ingaggiare in un colpo solo il Presidente dei giovani industriali Matteo Colaninno ed il giovane operaio fra i superstiti del rogo alla Thyssenkrupp, Antonio Boccuzzi, il cui collega Ciro Argentino è già stato rilevato dalla Sinistra Arcobaleno che ha giocato d’anticipo.
Due centravanti, l’industriale Colaninno e l’operaio Boccuzzi, magari con poca esperienza ma in grado d’incidere in area di rigore, anche perché estremamente complementari fra loro. Niente spazio invece per il fluidificante Ciriaco De Mita ormai in lite con l’allenatore, ritenuto troppo vecchio ed imbolsito per ricoprire un ruolo che necessita di dinamismo. Porte aperte al contrario per un tornante offensivo come Emma Bonino, che può portare qualche centinaio di migliaia di voti, anche se le sue spigolosità caratteriali non la rendono gradita al resto della squadra.
Si vocifera anche di un interessamento di Veltroni per il giovane fantasista Saviano, scrittore emergente e molto amato, mentre non sono ancora tramontate le speranze di concludere il “colpo di mercato” della stagione acquistando il pallone d’oro Montezemolo, ma in questo caso la strada sembra molto in salita.

Si è fatto tardi, la Gazzetta dello sport merita il tempo di un caffè ed una sigaretta, e l’estate alla fine di febbraio è ancora qualcosa di molto lontano, sarà mai possibile che non si riesca a trovare un altro giornale? Dovrà pur essere accaduto qualcosa di serio in questo Paese.

martedì 12 febbraio 2008

La grande abbuffata

Marco Cedolin

Scongiurata almeno per il momento la possibilità che banchieri ed industriali procedano direttamente al governo del paese senza il bisogno di alcun intermediario, tutto il circo della politica si è gettato con furia belluina fra le pieghe di una campagna elettorale dai contorni ancora sfumati ma che già lascia intuire come il confine fra comicità e tragedia sia davvero una linea molto sottile.Non potendo permettersi di cambiare l’identità dei mestieranti (pena l’acquisizione dello status di disoccupati) la classe politica italiana, imbolsita fino all’inverosimile, ha deciso ancora una volta di cambiare la coreografia dello spettacolo anziché la trama e gli attori, affinché si abbia la percezione illusoria di una qualche novità, mentre il copione anacronistico continua a perpetuare sé stesso.
Simboli liste ed alleanze stanno iniziando a prendere forma in un fantasmagorico crogiuolo di colori, slogan e vessilli, all’interno del quale perfino i simboli più legati alle tradizioni come fiamma e falce e martello rischiano di finire rottamati, quasi si trattasse di un’auto euro 0, per venire sostituiti da tricolori ed arcobaleni assortiti molto più trendy ed accattivanti.

Sullo sfondo di un programma unico, imperniato sulla crescita e lo sviluppo del Paese (proponimento d’obbligo per potere aspirare a raccogliere qualche voto) le parole d’ordine sono fusione, incorporazione, accorpamento, assorbimento, inclusione. Finita l’era delle grandi coalizioni, dove una molteplicità di partiti si raggruppavano intorno a due leader (Berlusconi/Prodi, Rutelli/Berlusconi, Prodi/Berlusconi) sulla base di programmi ai quali non è mai stato dato seguito, sta iniziando l’era dei grandi partiti che fagocitano quelli piccoli introiettandoli al proprio interno, dopo avere imposto loro l’accettazione di un programma precostituito, al quale ovviamente non verrà dato seguito. Gli uomini politici restano gli stessi, i meccanismi del clientelismo anche, le false promesse da disattendere e la manifesta incapacità di leggere le dinamiche socio/economiche del presente pure, ma tutti potranno affermare con grande baldanza che finalmente è nato qualcosa di nuovo.

E’ nato il nuovo Partito Democratico di Walter Veltroni, consumato cabarettista che esclamando “yes we can” e parodiando Barack Obama alle primarie americane, promette la diminuzione delle tasse, ma anche l’aumento dei salari, ma anche la riduzione del debito pubblico, ma anche più infrastrutture, ma anche più ecologia, ma anche…
Appena si smette di cantare yes we can ci si rende però subito conto che il nuovo PD è composto da vecchi componenti della Margherita che a sua volta era formata da ancor più vecchi politici della DC e di altri partiti della prima repubblica, stretti in un abbraccio fraterno con la vecchia classe politica dei DS derivante sostanzialmente da quello che nell’archeologia politica era l’antico PCI. Probabilmente entrerà a farne parte anche l’Italia dei “lavori” di Antonio di Pietro che sembra disponibile a venire incorporato nella nuova infrastruttura, mentre altri soggetti politici meno arrendevoli saranno probabilmente destinati a restarne fuori.
Tranne la passione per la bandiera a stelle e strisce del suo capo comico e l’intenzione di diminuire quelle tasse che ha invece alzato durante gli ultimi 2 anni nei quali è stato al governo, riesce davvero difficile trovare qualche elemento di novità all’interno di un partito come il PD che somiglia a quelle vetture costruite in Yugoslavia negli anni 80, le quali seppur nuove fiammanti venivano allestite assemblando insieme il muso di una vecchia Fiat 128 con la coda di un’altrettanto datata Fiat 127, per la gioia della famiglia Agnelli che aveva trovato il modo di rivendere all’estero le catene di montaggio ormai dismesse.

E’ nato il nuovo Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi che ha incorporato i resti di Alleanza Nazionale, ha convinto la Mussolini a spegnere la fiamma, ha concluso una semi annessione della Lega Nord di Bossi e sta cercando d’indurre gli ex DC Casini e Mastella ad entrare nella “famiglia allargata” rinunciando ai propri simboli.
Il Cavaliere più sorridente che mai promette di “rimettere i soldi nelle tasche dei cittadini, per rilanciare i consumi e l’economia”. A guardarlo se cantasse “yes we can” anche lui, potrebbe perfino sembrare un altro, anziché la persona che con gli stessi alleati ha governato l’Italia per 5 anni riuscendo a far crescere solo le spese di cancelleria dei tribunali. Quando poi si cimenta nel suo numero migliore, promettendo “la creazione di nuovi posti di lavoro” ogni italiano si ritrova a fare gesti scaramantici per riflesso condizionato, memore di come andò a finire la volta scorsa.
Un milione? No, davvero, un migliaio bastano e avanzano, altrimenti questa volta c’è il rischio che diventino precari perfino i pensionati.

E’ nata la nuova Sinistra Arcobaleno che poi tutti continuano a chiamare Cosa Rossa, usando un lemmario più rude che però arriva al cuore del problema. Si tratta dell’unione di quei partiti comunemente definiti “sinistra radicale”, derivanti in larga parte dalle scissioni della scissione dell’antico PCI. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi non hanno deciso di fondersi fra loro seguendo la strategia del “grande partito” e ricercando la novità, ma hanno dovuto farlo per cause di forza maggiore, non esistendo alcun grande partito intenzionato ad incorporarli. Troppo scomodi perfino quando, come nell’ultima legislatura, hanno sottoscritto supinamente ogni decisione del governo anche qualora completamente antitetica ai propri programmi, fino al punto di arrivare a firmare un dodecalogo che è costato loro la stima di buona parte del proprio elettorato. Hanno cercato fino all’ultimo (e probabilmente continueranno a farlo) un’improbabile alleanza con il PD ma Veltroni sembra irremovibile quando canta in italiano “voi non potete”.

Vagano ancora allo stato brado alcuni piccoli partiti, come la Destra di Storace e la Rosa nel Pugno ma c’è da scommettere che si accaseranno presto quando l’imminenza delle elezioni renderà i “grandi partiti” molto più arrendevoli.Dopo il voto poi, tanta smania di accorpamento e voglia di novità potrebbero debordare e sono in molti che già ipotizzano la fusione delle fusioni che dia vita al partito unico “destrasinistra” dove Veltroni e Berlusconi cammineranno a braccetto fischiettando “yes we can”.
Ma non spingiamoci oltre con la fantasia in quanto troppe novità tutte in una volta potrebbe turbare la tranquillità dei nostri sonni.

A proposito di sonni, c’è una domanda che continua a perseguitarmi ogni volta che poso la testa sul cuscino. Ma il “popolo” di Beppe Grillo, quello impropriamente catalogato come “antipolitica” e quantificato dopo il V. Day dell’8 settembre da alcuni sondaggisti improvvidi nella misura di addirittura il 17% dell’elettorato italiano, quello avrà colto il segnale di novità ed andrà a votare?