Atlantomed

sabato 26 aprile 2003

SARS: i virus saranno i nuovi soldati?

Marco Cedolin

La polmonite atipica che sta paralizzando la Cina e terrorizzando il mondo intero induce a parecchie riflessioni.
Innanzitutto il virus, mai osservato prima in natura potrebbe secondo alcuni esperti essere stato prodotto in laboratorio.
In secondo luogo ha colpito proprio l'unica grande potenza mondiale non allineata, la quale negli ultimi anni è stata protagonista di un'eccezionale crescita economica.
Inoltre, anche se i dati sono purtroppo in continua evoluzione, il rapporto fra i contagiati e i decessi sembra percentualmente più elevato fra i cittadini di razza orientale rispetto agli altri.

A queste osservazioni aggiungiamo che nel "Progetto per un nuovo secolo americano" si fa esplicito riferimento alla necessità che le forze americane forniscano la "spinta" al processo di "democratizzazione" in Cina. Nello stesso documento fra i progetti futuribili si citano forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici definendole come armi politicamente utili.
Infine chiunque crei virus artificialmente giocoforza sviluppa contemporaneamente anche un vaccino e per una strana coincidenza proprio una società americana, la Avibiopharma ha annunciato di essere all'avanguardia nella preparazione di un vaccino per difendersi dal Coronavirus e le sue azioni sono già ovviamente salite alle stelle.

Se tutte queste osservazioni sono ovviamente opinabili anche alla luce di come si evolverà l'epidemia esiste invece una realtà oggettiva che mi preme sottolineare.
L'opinione pubblica mondiale è stata fortemente sensibilizzata riguardo al rischio che fantomatiche organizzazioni terroristiche riescano a impadronirsi di virus o batteri trafugandoli dai laboratori.
Si è creata negli Stati Uniti e in parte anche in Europa una sorta di psicosi riguardo al carbonchio, al vaiolo, all'antrace quali armi potenzialmente letali se nelle mani di spietati terroristi.
Ma è stato sottaciuto il pericolo più grave per l'umanità intera.
Una superpotenza tecnologicamente avanzata nello studio delle armi biologiche come nessun altro paese al mondo.
Un'amministrazione come quella americana che sta dimostrando di aspirare ad una sorta di dominio globale, perseguendolo con ogni mezzo e muovendosi al di fuori del diritto internazionale.
Ritengo che tutto il "castello di sabbia" costituito dal "pericolosissimo" terrorismo internazionale, peraltro avvalorato solo dall'11 settembre, unico attentato di cui sia stato fatto oggetto l'occidente in tempi recenti ( e sul cui svolgimento esistono forti dubbi, ottimamente sviscerati in molti articoli presenti su questo sito) sia stato costruito ad arte per uno scopo preciso.

Rendere sempre più esigui i diritti del cittadino, nell'intento di trasformare gradualmente le democrazie occidentali in stati di polizia e sviare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale da quello che è realmente il grande pericolo per il futuro dell'umanità.Una superpotenza aggressiva con una capacità distruttiva mille volte superiore alla Germania di Hitler e l'ambizione di creare il soldato invisibile e inattaccabile.

venerdì 11 aprile 2003

Tele Baghdad

Marco Cedolin

In tutte le città dell'Iraq "liberato" dalla dittatura il caos e l'anarchia regnano sovrani nelle strade. La"libertà" ritrovata, anzi imposta con la forza si sta materializzando sotto forma di saccheggi, atti di vandalismo, regolamenti di conti, sopraffazione, in una sorta di continuum temporale con i bombardamenti selvaggi che ne sono stati il vettore.
All'interno di questa babilonia di morte, così lontana dal baccanale celebrativo entrato nelle nostre case una sola certezza sembra concretarsi e divenire fatto compiuto.

Gli Iracheni cui è stata tolta l'acqua, la dignità e la propria patria avranno da oggi una nuova TV. A renderli edotti di questo tempestivo regalo ci ha pensato nientemeno che G.W.Bush in persona il quale svestiti i panni del gringo che colpisce e terrorizza si è proposto quale presenza salvifica apparendo negli schermi della neonata cnn d'Iraq.
Con tanto di sottotitoli in arabo, bisogna essere comprensivi verso questi mussulmani che ancora devono imparare la lingua, il presidente si è rivolto direttamente al popolo. Ostentando fermezza, ma anche inusitata bonomia ha spiegato a tutti che grazie al suo altruismo ora finalmente sono liberi, possono parlare, cantare, esprimere le proprie opinioni, guardare la sua Tv. Ha ribadito che l'invasione americana è solo funzionale all'assimilazione di una filosofia democratica, cosa che in un paese a tal punto imbarbarito richiederà un pò di tempo, ma raggiunto il nobile scopo l'esercito se ne andrà.

Peccato solo in pochi abbiano potuto assistere al soliloquio del liberatore, che redente le forze del male promette futuri intrisi di felicità.
Molti Iracheni non hanno più l'elettricità e neanche un televisore funzionante, nè un salottino dove guardarlo, nè una famiglia con cui condividere lo spettacolo, neppure la voglia di cantare e in quanto a esprimere le proprie opinioni poi....

Il suo senso dell'umorismo è troppo sottile presidente per dei poveri arabi che caracollano sbandati dentro a città fantasma.
Dopo la TV arriveranno anche l'acqua, gli aiuti umanitari, la ricostruzione, le libere elezioni a bipartito unico come in occidente e allora ecco che il piccolo schermo potrà espletare appieno quel ruolo di orientamento delle masse che è il suo scopo precipuo.
Ma probabilmente lei presidente starà già catechizzando altri novelli liberati, dagli schermi di Tele Damasco.

giovedì 10 aprile 2003

La festa del grottesco

Marco Cedolin

L'informazione delle nostre Tv sta dimostrando in queste ore di attingere a risorse davvero inesauribili.
Ieri sera mi sono addormentato con nel cuore le angosciose immagini dei giornalisti massacrati da un carro armato americano, nell'evidente intento di eliminare ogni osservatore. Mi sono rimasti impressi gli occhi spaventati degli inviati Rai, assurti improvvisamente al ruolo di "target", un'evenienza di cui nessuno li aveva avvisati prima di partire.

Stamattina, nel momento in cui cercavo con fatica di orientarmi nello spaziotempo e riprendere conoscenza davanti a una tazzina di caffè ho avuto la malaugurata idea di accendere la Tv, con quell'innata propensione al masochismo che troppo spesso mi porta a farmi del male.
Lo shock è stato enorme, per un attimo mi è sorto il dubbio di essere vittima di alcune settimane di sonno criogenico. Invece no, era proprio il 9 Aprile 2003.
Dal tubo catodico stavano fuoriuscendo immagini e commenti distonici rispetto a tutta la realtà da me conosciuta. Gli inviati Rai a Baghdad, per i quali ero quasi giunto alla commozione poche ore prima vedendoli frustrati e sull'orlo di una crisi di nervi, saliti sul carro del vincitore e dimentichi dei loro colleghi assassinati il giorno precedente declamavano con toni trionfalistici e sguardo estatico l'ingresso dei carri armati americani in città.

Il popolo Iracheno, per la sorte del quale avevo marciato, lottato, sofferto si stava profondendo secondo i commentatori in una sorta di festa di carnevale ritardata, inneggiava a G.W.Bush il liberatore coraggioso e integerrimo, e i suoi mercenari venivano osannati come eroi.

Il mio atrofico cervello si era forse perso qualcosa? E i bombardamenti a tappeto perpetrati per 20 giorni? E le famiglie sterminate, i bambini massacrati le case rase al suolo, i giornalisti uccisi? E i milioni di pacifisti come me che hanno sfilato nelle strade di tutto il mondo? Possibile che tutto questo coacervo di avvenimenti luttuosi alligni soltanto fra le pieghe della mia fervida fantasia?

Forse in effetti non mi sono ancora svegliato e giaccio succube dell'attività onirica. Preferisco tergiversare con me stesso, vado a sbrigare alcune commissioni, ingurgito un pò di caffeina, mi dò pizzicotti a intervalli regolari sul braccio destro che adesso mi duole, ma quando verso le 13 torno a casa sono ancora tutti lì.
Gli inviati festanti, gli Iracheni festanti, gli americani festanti, Baghdad trasformata in una sorta di bengodi dove tutti si amano e trasudano felicità.
Non mi stupirei se da un momento all'altro il conduttore del Tg si rivolgesse a me direttamente e mi dicesse - pirla che non sei altro ma non hai capito che la guerra, i genocidi, i feriti sui pavimenti degli ospedali, i sopravvissuti che maledicendo gli americani piangevano i loro morti erano soltanto uno scherzo?- Magari poi comparirà anche Berlusconi truccato di tutto punto e mi spiegherà che sono caduto nel tranello della sinistra farneticante e a nulla mi servirà obiettare che non occorre essere di sinistra per avversare la guerra senza se e senza ma.

Sono da poco passate le 15, l'ultima cosa che riesco a guardare in tv prima di crollare in un'ascetica introspezione interiore è una "diretta rai", si proprio quel genere di "diretta" che sabato il servizio pubblico non avrebbe concesso alla grande manifestazione di Roma per la pace.
Certo le immagini proposte rivestono maggior importanza e sono prive di un significato politico. La tautologia arriva al limite del grottesco.

Lilli Gruber, vicina di casa di Josè Couso e Taras Trotsyuk si profonde con entusiasmo sincero e una sorta di fervore mistico nella telecronaca di un evento che a suo dire passerà alla storia. Una quindicina di ragazzotti Iracheni, contornati da una quarantina di cameramen danno l'assalto ad una statua di Saddam Hussein. Il patetico tenzone va avanti per oltre un'ora durante la quale stento a decidere se siano più penose le immagini o il commento della Gruber stessa. Alla fine il tutto si conclude con l'arrivo degli indomiti marines che legato un cappio intorno al collo del Saddam virtuale tentano di decapitarlo con l'ausilio di un carro armato come in ogni teatrino dell'orrore che si rispetti.
La democrazia deve essere portata con la violenza ed occorre istruire alla violenza per condurre alla felicità, e con queste parole che mi ronzano nel cervello mi abbandono fra le braccia di Morfeo auspicando un altro risveglio.