lunedì 28 luglio 2008

Tutti difendono i precari

Marco Cedolin

La cosiddetta norma “anti - precari” consistente nella proposta di cancellare l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato in caso di sentenza favorevole al lavoratore, da parte di un giudice del lavoro, sostituendolo con un indennizzo variabile fra le 2,5 e le 6 mensilità ha fatto si che il carrozzone mediatico sia ritornato ad occuparsi di lavoro precario, sia pure a tempo determinato ed unicamente per farsi portavoce dell’indignazione esternata dalla gran parte dei rappresentanti politici (perfino da molti fra coloro che compongono la maggioranza) e sindacali che in queste ore stanno contestando la nuova norma, tentando di ergersi al ruolo di paladini dei lavoratori precari, pur essendosi manifestati da sempre strenui difensori della precarietà.
Senza dubbio l’emendamento in questione, che oltretutto elimina la norma che tutelava i lavoratori precari dal ricatto delle dimissioni in bianco, costituisce l’ennesima regalia fatta a Confindustria annientando i diritti dei lavoratori, ma ritengo estremamente ipocrita il fatto che partiti politici e sindacati tentino di ricondurre all’interno di questa questione un dramma quale la completa distruzione del mondo del lavoro nel nostro Paese. Una distruzione creata da quella legge 30 voluta da tutti i partiti politici e da Cgil Cisl e Uil, contro la quale a chiunque è impedito di pronunciarsi senza essere meschinamente accusato (come accaduto in occasione del V-Day di Beppe Grillo lo scorso settembre) di oltraggio alla memoria del defunto Marco Biagi.

Proprio per questa ragione anziché la diatriba urlata intorno alla norma “anti – precari”, preferisco proporre una mia riflessione di qualche tempo, fa purtroppo drammaticamente attuale, avente per oggetto la legge Biagi, rimanendo profondamente convinto del fatto che anziché fingere di difendere i precari occorra prodigarsi per eliminare realmente la precarietà.


UNA VITA AD INTERIM


La legge 30 venne presentata come un farmaco miracoloso in grado di coniugare una ritrovata competitività dell'imprenditoria nostrana, con il benessere dei lavoratori più flessibili e felici, il tutto attraverso un'iniezione di modernità assoluta che ci poneva ai vertici nel mondo per quanto concerne la materia. In realtà, essa nacque con lo scopo precipuo di regolamentare ed ampliare il sistema del lavoro in affitto già introdotto negli anni precedenti dal governo di sinistra, con la compiacenza del mondo sindacale ed imprenditoriale .
Il progetto mirava a sovvertire completamente il concetto stesso di lavoro così come lo si era inteso fino ad allora, sostituendo gli uffici di collocamento pubblici con fantomatiche “agenzie del lavoro”, organismi privati o privato sociali ai quali veniva data la possibilità di perseguire un profitto attraverso un sistema di gestione utilitaristica del lavoratore, assunto a tempo determinato dalle agenzie stesse e poi dato in affitto alle aziende.
La possibilità di agire in questo senso fu data alle agenzie interinali, ai sindacati, ai consulenti del lavoro ed alle università. Nell’ambito della riforma furono inseriti il “lavoro a progetto” con lo scopo di aggirare il minimo salariale di retribuzione oraria, il “lavoro occasionale” che non può durare più di un mese all’anno né ricevere un compenso superiore ai 5000 euro, il “contratto intermittente” ed il “lavoro a coppia” nell’ambito del quale due lavoratori sono costretti a dividersi un misero salario.
Oggi possiamo affermare con certezza che la rivoluzione del mercato lavoro da molti ritenuta indispensabile, nell'ambito della quale la riforma Biagi ha dato un corposo contributo, è andata ben al di là di quanto potessero supporre gli stessi sostenitori della flessibilità esasperata.
In realtà più che di un mercato nell'accezione propria del termine (dove s'incontrano chi compra e chi vende) si tratta di una sorta di bazar, variopinto e colorato, all'interno del quale tutti tentano di vendere qualcosa, ma ben pochi sembrano disporre dei soldi necessari all'acquisto, nonostante i prezzi siano da saldo di fine stagione.
Sono nate come funghi le agenzie interinali, con un tasso di proliferazione sconosciuto nel regno vegetale.Le agenzie interinali, che attecchiscono come zecche sulle spalle ammorbidite dai maglioncini di cachemire degli imprenditori e su quelle ricoperte da indumenti molto meno chic della massa sempre più imponente di coloro che sono alla disperata ricerca di un'occupazione. Le agenzie interinali, piccole nello spirito grandi nei numeri, essendo esse ormai parecchie centinaia, sanguisughe alle quali è stato permesso di monopolizzare ogni centimetro quadrato delle pubblicazioni, cartacee e non, dedicate alla ricerca lavoro.

Le agenzie interinali risultano di proprietà dei grandi gruppi bancari, assicurativi ed industriali, delle associazioni sindacali quali Cgil Cisl e Uil e di quelle appartenenti al mondo cattolico come le Acli. Si tratta di un panorama quanto mai eterogeneo, accomunato nel perseguire facili guadagni ai quali aggiungere un controllo sempre più diretto sulle prospettive di quelle persone che oggi si ama definire "risorse umane" quasi si trattasse di semplici oggetti di consumo da usare e poi cestinare allorquando non risulta più remunerativo il loro sfruttamento.
Le agenzie interinali possiedono uffici eleganti, quasi sempre nel centro delle città, hanno nomi accattivanti, spesso parlano inglese, talvolta promettono molto, alcune cercano d'ispirare fiducia, altre sprizzano ottimismo da tutti i pori.
Si passa dalla macabra aggressività di "Heads Hunters" alla quasi monastica e rassicurante " Opera Labori" dalla bonaria e comprensiva "Umana" all'avveniristica "Space Work". Per chi ama l'iperattività e la persegue come traguardo di vita la scelta risulta ampia ed assai variegata. Si può scegliere fra l'anglosassone "Work & Work" e l'italianissima "Lavoropiù" la stakanovista "Obiettivo Lavoro" e la "Start" che se rappresenta una partenza viene voglia di mettersi le mani nei capelli immaginando quale possa essere il punto di arrivo.
Si attraversa l'aperto maschilismo di "Men at Work" e "Manpower" il pacato comunitarismo di "Team Work" e la sublimazione della filosofia Unieuro di "GEVI (generazione vincente)" che non si trattasse di quella del 68 lo si era in fondo capito subito.
Alcune levano subito dal capo dell'aspirante risorsa ogni cattiva illusione che possa per errore albergarvi. "Ad Interim" e se con il latino avete qualche difficoltà di traduzione perché a scuola stavate sempre a filosofeggiare con la vicina di banco "A Tempo" che più chiaro di così non si potrebbe dirlo. Se poi amate espandere i vostri confini c'è "Eurointerim" per sottolineare il fatto che le disgrazie non sono esclusivo appannaggio di casa nostra.
Nel caso qualcuno avesse ancora degli irragionevoli dubbi può contattare "Quandoccorre Interinale" che chiarisce in maniera oltremodo esaustiva il concetto che lavorerai finché ci servi e non un giorno di più.
Per tornare alle reminescenze intelletualoidi da liceo classico c'è "Flessolabor" nel qual caso è severamente vietato togliere la prima l.
"Sinterim", "Tempor " e "Temporary" rendono perfettamente l'idea della precarietà di qualcosa che sta già per finire pur non essendo ancora neppure iniziato. Ma c'è anche il messaggio rassicurante di "Easy Job" che ti dice che non è poi così difficile ed in fondo in fondo a sopravvivere qualche mese ce la puoi fare, quello complice che ti strizza l'occhio di "Lavoro Mio" una porta spalancata verso il futuro puoi trovarla da "Openjob" ed i fans di Eta Beta possono deliziarsi con la lampadina di "Idea Lavoro". Quanto mai italiana e quasi simile ad uno slogan del ventennio "Italia Lavora" a singhiozzo e con stipendi da fame aggiungerei.
Proviamo ora ad addentrarci nelle bacheche delle agenzie interinali, quelle fisicamente appese alle vetrine delle stesse, quelle stampate sulle pubblicazioni cartacee e quelle virtuali che compaiono sui loro siti internet.
Scopriamo che c'è una grossa richiesta di "Dialogatori" ma ci sfugge quale possa essere l'esatta mansione degli stessi e poi viene richiesta un'età massima di 25 anni e comprovata esperienza nel campo, che trattandosi di dialogo credo appartenga ad ogni essere umano che non abbia avuto la sventura di nascere muto. Si richiede un "Collaboratore polivalente" massimo 30 anni con esperienza (nella collaborazione o nella polivalenza?) per mesi 1.
Si ricercano 40, avete letto bene, 40 in onore all'abbondanza, "Operatori di call center outbound" che tradotto in linguaggio volgare significa esecutori di proposte telefoniche di offerte commerciali, ma scopriamo approfondendo l'argomento che la paga di 300 euro mensili copre a malapena i costi di viaggio e più che di un salario si tratta di un rimborso spese. E' richiesto un "magazziniere" ma l'entusiasmo per avere finalmente trovato un lavoro normale viene subito stemperato dal fatto che il magazziniere con contratto di 1 mese deve possedere conoscenza dell'inglese, diploma, esperienza ed avere massimo 25 anni.
Dopo aver attraversato la richiesta di 5 "Hostess di cassa" bella presenza massimo 25 anni, contratto di mesi due, un "Operatore cuoco per servizi educativi" due "Mulettisti con esperienza su muletto elettrico" uno "Sbavatore" e 5 " Carropontisti" ci soffermiamo sulla richiesta di uno " Specialist risk management" con contratto di mesi tre, è richiesta la laurea, ottima conoscenza inglese e tedesco, esperienza quinquennale nel ruolo, massimo 30 anni e ci domandiamo per quale arcana ragione un siffatto ragazzo prodigio dovrebbe inseguire un'occupazione precaria trimestrale.
Troviamo anche richiesta di un "Life sales manager bankinsurance" e 3 "Business solution aggregator" ma la domanda di "1+1 a.d.e.s.f/o.s.s." c'induce a desistere da ogni ulteriore contatto con il mondo dell'interinale.

In realtà cercare un lavoro tramite le bacheche (virtuali o non) delle agenzie interinali, così come una volta lo si cercava sul giornale è impresa impossibile al limite dell'autolesionismo. Per avere una minima speranza, sempre che si abbia meno di 35 anni, occorre iscriversi presso le agenzie stesse, presentare loro il proprio curriculum, sperando sia il più possibile specialistico e comprenda dei mestieri ancora in voga, magari avere qualche piccola raccomandazione di amici o parenti presso il personale dell'agenzia stessa o meglio ancora presso qualche sindacato che farà da intermediario.
Poi occorre aspettare, accettare di perdere il proprio tempo seguendo gli inutili corsi di formazione ai quali l'agenzia ci consiglierà caldamente di partecipare anche se non hanno nulla a che fare con il nostro percorso lavorativo e che generalmente si svolgono nelle sue sedi, indi accettare il primo lavoro che l'agenzia propone, anche se la sede dello stesso risulta molto lontana da casa nostra e le spese di viaggio si porteranno via buona parte del misero salario, anche se si tratta di un lavoro per il quale non siamo portati. In caso contrario l'agenzia ci depennerà e non riceveremo più telefonate.

Concludendo questa riflessione il mondo del lavoro che troviamo intorno a noi risulta estremamente precarizzato e ricco di contraddizioni. La maggior parte della richiesta si concentra o su mansioni estremamente specialistiche per le quali occorre specifica esperienza o sui lavori di call center il più delle volte sottopagati e con richieste di disponibilità orarie al limite della decenza. L'età massima per aspirare a lavorare si sta livellando sempre più verso il basso, tagliando fuori una grande fascia di lavoratori e la prospettiva di occupazione è mediamente intorno ai 3 mesi.
La richiesta di requisiti per il candidato continua ad aumentare in maniera esponenziale fino alla pretesa del diploma e della conoscenza della lingua inglese nel caso di un operaio generico, di comprovate esperienze triennali per giovani massimo venticinquenni. La laurea, l’età inferiore ai 30 anni ed un’esperienza pluriennale nel ruolo sono diventate ormai prerogative di qualunque posizione appena superiore a quella impiegatizia.
La quasi totalità dei giovani e di coloro che hanno perso un lavoro a tempo indeterminato o si sono visti costretti dal mercato a cessare la propria attività professionale sono oggi costretti a rivolgersi alla fiera dell'interinale, ma con quali prospettive
Innanzitutto quella di non potere mantenere né se stessi né un'eventuale famiglia, poiché purtroppo ogni persona necessita di mangiare tutti i giorni e non ad interim, e non può pagare l'affitto o il mutuo 3 mesi si e 3 no ed allo stesso modo le bollette ed ogni altra spesa fissa che gli compete. In secondo luogo chi lavora temporaneamente non può neppure fruire del credito al consumo per il quale banche e finanziarie richiedono la busta paga di un lavoro a tempo indeterminato. Per non parlare del percorso pensionistico che procedendo ad intermittenza costringe il lavoratore a pagare dei contributi, senza avere la minima speranza che essi un giorno si tradurranno in pensione.

Era davvero necessario tutto ciò? Quali benefici potrà mai portare al paese immolare ogni giorno che passa un numero maggiore d'italiani, sull'altare di una flessibilità esasperata che non ha alcuna ragione d'essere, condannandoli a vivere un presente da inferno, con la prospettiva di dover costruire il proprio futuro sulle sabbie mobili? L'impressione palpabile è che attraverso la riforma Biagi si sia dato il colpo di grazia ad un sistema lavoro che versava già in una grave crisi ed occorra porre rimedio ad una situazione che sta degenerando, creando nuova povertà e togliendo ogni potere d'acquisto e talvolta di sopravvivenza ad una larga fascia della popolazione.
La sensazione è che di un problema così grande e complesso nessuno purtroppo abbia politicamente intenzione di farsi carico. Il centro sinistra ed il mondo sindacale sono in realtà stati i primi ad aprire le porte a questa sorta di legalizzazione del caporalato e non mancano di trarre sontuosi profitti dalla situazione attuale. Il centro destra resta attaccato come un geco alla propria “vocazione imprenditoriale” e tutti quanti prendono ad esempio i deliri onirici dell’Istat che regolarmente riesce a rilevare in Italia una diminuzione della disoccupazione, mentre in realtà con l’eutanasia degli uffici di collocamento e la proliferazione dei contratti a termine è diventato assolutamente impossibile comporre una statistica realistica dell’indice di occupazione.
Tutto ciò accade mentre la gente comune, i lavoratori, i giovani continuano a vivere il dramma che attanaglia il loro quotidiano, un dramma che giorno dopo giorno li sta trasformando in persone ad interim le quali rischiano di perdere anche la propria dignità, oltre a quel salario che le statistiche da tempo indicano essere fra i più bassi d’Europa.

11 commenti:

Anonimo ha detto...

In sintesi missà tanto che aveva ragione Oscar !

Carlo Gambescia ha detto...

Ciao Marco,
Bel pezzo di sociologia economica "applicata".
Un abbraccio,
Carlo

LucaCec ha detto...

Il pezzo è interessante, e anche colorito al punto giusto. Però, a onor del vero i vecchi uffici per il collocamento non sono stati aboliti, ma si chiamano Centri per l'Impiego e sono affidati alla Provincia (non più ai comuni).
Ora, c'è il luogo comune secondo cui nessuno, o quasi, trova lavoro attraverso i centri per l'impiego. Quello che sarebbe interessante vedere, andando a esaminare i dati, è quanti sono effettivamente coloro che trovano lavoro tramite il Centro per l'impiego e coloro che trovano lavoro tramite le agenzie interinali.
Senza dimenticare che i lavoratori che provengono queste ultime costano normalmente di più al datore di lavoro (perché un qualcosa dovrà pure arrivargli dall'attività di intermediazione) di quelli assunti tramite Centro per l'impiego, che è un'istituzione pubblica.
Luca

marco cedolin ha detto...

In effetti la frase di Oscar Wilde coglie perfettamente nel segno.

Caro Carlo,
grazie per la definizione ma mi sopravvaluti.
Un abbraccio
Marco

marco cedolin ha detto...

Caro Luca,
come giustamente dici tu gli uffici di collocamento sono stati sostituiti dai Centri per l'impiego.
Non sono putroppo a conoscenza di dati attendibili relativi a quante persone trovino effettivamente lavoro tramite sudetti centri, quante tramite agenzie interinali, quante tramite conoscenze dirette o raccomandazioni ecc.

Posso però affermare, anche grazie all'esperienza diretta di decine di persone che conosco, che i Centri per l'impiego non sono strutturati in maniera da svolgere la stessa funzione degli uffici di colocamento, che beninteso non rappresentavano certo lo stato dell'arte.
Innanzitutto l'iscrizione ai Centri per l'impiego è facoltativa in quanto non si tratta più del canale indispensabile per trovare lavoro, ragione per cui quantificare il numero dei disoccupati (così come fa l'Istat)deducendolo dalla quantità degli iscritti a suddetti centri è operazione assolutamente priva di senso, dal momento che una gran parte dei disoccupati dopo avere sperimentato un periodo d'iscrizione li abbandona.

In secondo luogo chi è iscritto ad un Centro per l'impiego viene invitato più o meno regolarmente a recarsi a proprie spese ad assistere a corsi di orientamento e quant'altro, pena in caso di mancata presenza la cancellazione dell'iscrizione al Centro per l'impiego.
Ora come puoi ben capire la maggior parte dei disoccupati tenta di tirare la fine del mese atraverso lavoretti saltuari o brevi periodi interinali e si ritrova ben presto impossibilitata a "perdere" una giornata, con relativo viaggio e benzina, per imbalsamarsi all'interno di un salone dove qualcuno stipendiato con il denaro pubblico teorizza riguardo al sesso degli angeli, in quanto si era iscritta al Centro perchè gli venissero proproste delle opportunità lavorative e non delle conferenze!

Come risultato finale al Centro per l'impiego restano iscritte quelle persone (come i lavoratori in mobilità)che sono costrette a farlo per potere usufruire dei benefici in loro diritto, mentre gli altri che devono trovare un modo per mangiare e non possono permettersi di fare filosofia, ben presto vengono cancellati o abbandonano spontaneamente.

L'argomento è comunque molto ampio ed interessante ed è vero che i "lavoratori in affitto" costano ai datori di lavoro di più, molto di più di un lavoratore assunto normalmente. Così come è vero che le stesse agenzie interinali, pur avendo monopolizzato il mercato delle offerte di lavoro sui giornali, non godono di così grandi successi, sia a causa dell'alto "prezzo" finale del lavoratore, sia a causa dell'estremamente esigua disponibilità di posti di lavoro. Molto spesso infatti larga parte delle offerte che compaiono nelle bacheche e sulle pagine dei giornali sono in realtà fasulle o estremamente datate e vengono semplicemente utilizzate come specchietti per le allodole.

Ciao e grazie per gli spunti
Marco

LucaCec ha detto...

Grazie Marco delle precisazioni. Tuttavia, non è esatto (almeno per quanto riguarda la regione Lazio) che si debbano frequentare obbligatoriamente corsi di formazione di sorta.
Mi sono iscritto al collocamento per la prima volta nel 1999, e da allora sono sempre rimasto iscritto. I lavori che ho avuto (mai a tempo indeterminato) li ho sempre trovati per conto mio, e non ho mai frequentato nessun corso di formazione proposto dai Cpi. Tuttavia non sono mai stato depennato.
E' tuttavia scomparso, per quanto riguarda il collocamento nel settore pubblico a tempo determinato (perché a tempo indeterminato si entra per concorso, eccetto gli invalidi e le categorie protette) il requisito dell'anzianità di iscrizione.

marco cedolin ha detto...

Probabilmente Luca esistono delle regole differenti che variano da regione a regione.
Mia moglie si iscrisse al Centro per l'impiego di Rivoli nel 2004, dopo un paio di mesi ricevette una raccomandata che la invitava a recarsi il giorno tale presso la struttura tale ad assistere ad una lezione di orientamento alla ricerca di lavoro. Non partecipò in quanto quel giorno aveva altri impegni e non nutriva interesse per l'argomento, essendosi oltretutto iscritta per trovare lavoro e non per assistere a lezioni di sorta.
Nel 2007 dopo il nostro trasferimento si recò al Centro per l'impiego di Susa per iscriversi lì avendo cambiato residenza. A Susa le comunicarono che (pur non avendo mai lavorato nei tre anni intercorsi)non risultava disoccupata, nè iscritta al Centro per l'impiego di Rivoli. Consultato il Centro di Rivoli le fu comunicato che era stata depennata (sia dall'iscrizione sia dallo status di disoccupata)in quanto non aveva partecipato alla lezione di orientamento, il che secondo questi signori avrebbe significato che lavorava nuovamente.
Non commento l'accaduto perchè rischierei di diventare volgare.

Un caro saluto
Marco

LucaCec ha detto...

Questo però contribuisce a spiegare perché le statistiche sulla disoccupazione sono così ottimistiche...

marco cedolin ha detto...

Infatti Luca, in Italia la disoccupazione rilevata dall'Istat riguarda esclusivamente le persone regolarmente censite e cioè coloro che risultano disoccupati presso i centri per l'impiego.
Oltretutto occorre aggiungere che se io durante l'anno 2008 lavoro una settimana da interinale con una qualsiasi mansione percepisco un reddito X e pago le tasse alla fonte,per l'anno 2008 risulto occupato e non disoccupato pur avendo lavorato una sola settimana.
Infine tutti coloro che pur non percependo reddito non risultano iscritti al centro per l'impiego vengono considerati inattivi volontari ed infatti il numero degli inattivi risulta di gran lunga superiore a quello dei disoccupati.

Anonimo ha detto...

però certi giovani fanno una carriera strepitosa.
specie quando distruggono l'ambiente da generazioni con la propria famiglia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Stefania_Prestigiacomo

Anonimo ha detto...

come diceva LUCA CEC gli uffici di collocamento ci sono ma se non c'e' lavoro e' come non ci fossero anzi andando avanti cosi tra non molto verranno chiusi, primo perche chi si dovrebbe preoccupare x loccupazione pensa solo a fare il burrattino in tv x quanto riguarda poi x modificare leta x esere assunto se ai superato i 29 anni devi fare la fame perche non ti prende nessuno, e meno male che pero in pensione non ti ci mandono mai non fanno altro che prolungare e ci credo cosi incassano,che gli interessa di chi non a i soldi x prendersi neanche un caffe' e c'e' invece chi porta a casa centinaia di euro al mese .