martedì 22 luglio 2003

Sturmtruppen con la fiamma sul berretto

Marco Cedolin

L'Iraq ha sopportato trent' anni di dittatura, dodici di embargo, l'invasione americana, i bombardamenti, i saccheggi, la mancanza d'acqua, occoreva davvero aggiungere a siffatte catastrofi anche l'arrivo dei carabinieri?
Il parlamento Italiano ha ritenuto di si, quando ad Aprile ha avallato l'invio dei rambo con la banda rossa sui pantaloni, seguendo la consueta logica "dell'armiamoci e partite".
Naturalmente, come ogni medicina, anche le "fiammelle" dispensatrici di ordine, terapia del manganello e pistolettate alla rinfusa vanno prese a piccole dosi. Dei 350 eroi, sembra preposti alla sicurezza della semi sconosciuta cittadina di Al Nassirvah o dell'ancor più piccolo centro di Dhi Oar, sono partiti in 14, belli, giovani, forti e nei secoli fedeli.

Sono partiti, senza paura per uno scopo tanto nobile quanto incomprensibile, proteggere l'installazione a Baghdad di un ospedale da campo non richiesto da nessuno e giudicato inutile perfino dalla croce rossa internazionale, ma fortemente voluto dal governo Berlusconi come atto di presenza italiano nella regione.
Il guaio è che gli indomiti cavalieri senza macchia e senza paura, hanno rischiato di essere proprio loro gli unici ospiti di quell'ospedale per effetto della disidratazione.
Dando ennesimo sfoggio di quello scarso acume che da sempre caratterizza i militi dell'Arma i 14 "robocop" del Tuscania al comando del tenente colonnello Paolo Coletta, nel maldestro tentativo di arrivare in Iraq prima dell'esercito, sono stati traditi da quella fretta che, si sa, non è mai buona consigliera, e hanno finito per ritrovarsi nella Baghdad appena "conquistata" privi di rifornimenti.

Mi pare di vederle quelle sette coppie (io leggo tu scrivi) quando, con l'orgoglio proprio del conquistatore e la fierezza che nasce da mille battaglie, si approssimano al desco per scoprire che non vi è nulla, ma proprio nulla da mettere sotto i denti.
Mi pare di sentire la furia belluina che li pervade tutti nella vana ricerca di un piatto di pasta al sugo, o almeno una fetta di salame, il fantasma di una bistecca, la foto di una frittura di mare e invece solo il nulla, immangiabile, invisibile.
Come se non bastasse, per uno strano scherzo del destino anche le riserve d'acqua minerale sono andate a male e al fiore all'occhiello delle nostre forze armate non è rimasta altra alternativa che quella di chiedere aiuto agli americani.
E' triste dovere immaginare uomini tutti d'un pezzo, passati attraverso, anzi sopra le contestazioni no global, uomini abituati a non dover chiedere mai (eccezion fatta per i documenti), uomini che da sempre guardano gli altri direttamente negli occhi con aria di ostentata superiorità, prostrati dalla sete come naufraghi in un deserto, le labbra riarse, quelle divise sinonimo d'impettita arroganza divenute all'improvviso fornaci di calore.

E la fantasia corre su quegli sprovveduti carabinieri costretti a prostrarsi con vergogna di fronte ai soldati americani nel chiedere cibo e acqua, carabinieri corsi fin quaggiù in tutta fretta per ristabilire l'ordine perduto, con la fermezza e competenza che da sempre gli appartiene (chi era a Genova non potrà che confermarlo) e ritrovatisi ad assalire i camion degli aiuti umanitari, alla stessa stregua degli assediati di Bassora.
Naturalmente di fronte agli alti obiettivi della missione questi sono accadimenti di secondaria importanza, come risulta poco importante il fatto che gli americani, in virtù della scarsissima considerazione in cui tenevano i nostri uomini, li abbiano fatti aspettare tre giorni, prima di scortarli malvolentieri da Kuwait city.

L'impressione in chi, sconcertato apprende queste notizie, è che si tratti solo del prologo, non osando immaginare a quali livelli di fantozziano senso del ridicolo si giungerà con l'apporto degli altri 336 commilitoni.
In effetti, per non far torto a nessuno, ridicola è apparsa sin dall'inizio tutta la vicenda inerente l'invio di un nostro contingente in Iraq.
Il governo Berlusconi, dopo essersi schernito per tutta la durata del conflitto dietro la farsa di una "non belligeranza immaginaria" ha deciso, con l'avvallo dei “silenti” di Montecitorio il cambio repentino della nostra "politica coloniale" non appena gli alleati americani hanno fatto ingresso in Baghdad.

Farsesca è apparsa la decisione d'inviare tremila uomini, non richiesti da nessuno e disancorati da eventuali iniziative dell'Onu e dell'unione Europea.
Rocambolesco è stato il tentativo di camuffare l'invio dei 3000 uomini in armi (a un costo che si aggirerà sui 350 milioni di euro per i soli primi sei mesi) sotto le mentite spoglie di una missione umanitaria a protezione degli aiuti, che non avrebbe avuto obiettivamente ragione di esistere.
Non ci resta dunque che aggrapparci a un sottile filo di speranza, quella che il paese dove i nostri eroi saranno stanziati, ovviamente sotto comando Inglese, sia piccolo, ma veramente molto piccolo. Mi direte che in questo caso la gente mormora, ma almeno a mormorare saranno poche persone e grandi danni non ne potranno fare.

giovedì 10 luglio 2003

Ti dico che è vero, l'ha detto la TV

Marco Cedolin

Non è un caso che il controllo delle televisioni in Italia e all'estero sia oggetto di battaglie all'ultimo sangue fra partiti politici, gruppi di potere e lobbies di ogni genere e specie.
Al di là degli immensi interessi economici derivanti dagli introiti pubblicitari il vero oggetto del contendere è la costruzione della realtà.
La realtà dei nostri giorni è infatti quasi completamente prodotta dai media e la Tv ricopre fra essi il ruolo del leone, arrivando con i propri messaggi a “colpire” la quasi totalità delle persone.
Il controllo delle televisioni è oggi la più potente arma esistente a disposizione di chi detiene il potere, poiché permette al tempo stesso d'indirizzare i gusti e le scelte dei consumatori e di forgiare una realtà parallela che si radicherà ben presto nella mente dei più come l'unica realtà incontrovertibile.

Attraverso un'oculata gestione delle notizie e dei programmi risulta cosa facile evidenziare determinati accadimenti e mantenerne nell'ombra altri, dare a determinate notizie il peso specifico desiderato ed ottenere di conseguenza la risposta emozionale che s'intendeva innescare nello spettatore.
Un esempio di qualche giorno fa è stata la fuga di uno degli assassini del gioielliere a Milano, scarcerato nonostante l'ergastolo per motivi di salute.
L'indignazione verso i giudici e il sistema giudiziario italiano è stata grande per qualunque persona normale e si sono vissute emozioni di sdegno in riferimento ad un fatto mai esistito.
Quella della TV è stata la nostra realtà fino a quando la TV stessa non ha affermato che l'uomo era stato trovato a letto malato nella casa di un'amica e versava in gravi condizioni che mai gli avrebbero permesso una fuga.
In questo caso si è trattato probabilmente di un semplice errore giornalistico, ma il fatto serve a testimoniare come la nostra percezione della realtà sia fortemente soggettivata a quello che la TV dice.

Non vi è mai capitato discorrendo con qualcuno di sentirvi rispondere “ti dico che è vero! L'ha detto la TV” ?
I telegiornali e per estensione tutti i programmi televisivi d'informazione assurgono al ruolo di verità irrefutabili ed hanno un ruolo preponderante nella costruzione di quell'immenso puzzle che è la nostra percezione della realtà che ci circonda.
Il nostro modo di pensare sarebbe stato lo stesso se la televisione non avesse detto che l'Iraq traboccava di armi di distruzione di massa o se i soprusi dei talebani fossero stati messi in evidenza quando gli americani li foraggiavano e non dopo l'11 settembre o ancora se le dichiarazioni del capo degli ispettori ONU Hans Blix o l'inattendibilità delle “prove” americane ed inglesi fossero state rese pubbliche prima dell'inizio dell'attacco all'Iraq?
La nostra idea sugli Stati Uniti, sul pericolo terroristico, sui musulmani, sul conflitto israelo - palestinese, sulla globalizzazione, sullo stato reale dell'economia e dei diritti nel nostro paese deriva davvero da considerazioni oggettive o rischia di essere figlia dell'informazione TV?Darci una risposta richiede un'attenta disamina interiore ma è necessario per capire quanto libero sia veramente il nostro pensiero.

venerdì 4 luglio 2003

Cacciatori di taglie

Marco Cedolin

Cacciatori di Taglie


Gli Stati Uniti non perdono mai occasione per dare sfoggio del loro pensiero democratico e libertario.
La più grande “democrazia” del mondo si rifà ai lontani tempi delle proprie origini per donare al mondo intero una dimostrazione di civiltà senza eguali.
Si riscopre l'atmosfera avventurosa dell'antico West, le strade polverose calcate dai pistoleri col grilletto facile, le eroiche cavalcate, le epiche battaglie contro i musi rossi, gli sceriffi sempre un po' imbronciati con la stella dorata che luccica sotto il solleone, lo sterminio degli indiani, i cacciatori di taglie.
25 milioni di dollari sulla testa di Saddam, altrettanti su quella di Bin Laden, solo 15 milioni su quella dei figli di Saddam, il cui valore intrinseco è evidentemente meno elevato di quello del papà.

Alla fine della II guerra mondiale i nazisti sono stati tradotti a Norimberga e lì processati e giudicati,
Nei 58 anni che sono passati da allora molti “criminali di guerra” sono stati condotti a giudizio al tribunale dell'Aia e molti altri come Bush e Sharon hanno seguitato impunemente a compiere genocidi continuando a godere della stima del mondo intero.
Adesso la legge del Far West ha sostituito ogni tribunale, giudice o corte, la condanna viene proferita in maniera unilaterale da G. W Bush, che non ha bisogno di organi di giustizia in quanto è egli stesso giudice supremo sulla terra.

Ascoltare nel 2003 i media discorrere tranquillamente di taglie sulla testa delle persone, come se fosse un fatto del tutto naturale, sinceramente è cosa che mi lascia basito.
Il futuro, gestito dalle menti illuminate sarà dunque costellato dai linciaggi e dalle impiccagioni?
Quanto sarà disposta a sborsare l'Amministrazione americana, magari per lo scalpo di Arafat o del “giovanotto” che governa la Siria?
Per ora lasciamo si scatenino i “cacciatori di taglie del nuovo millennio”, vero esempio di cultura, civiltà e progresso, immergiamoci senza paura nel nuovo Far West americano.

domenica 29 giugno 2003

La patente a punti di vista

Marco Cedolin

Fa il proprio esordio il nuovo Codice della Strada, o meglio il nuovo vademecum per la persecuzione legalizzata dell'automobilista.
A furia di "giri di vite", "tolleranze zero", ed altre amenità da regime dei colonnelli ci si ritrova a discutere di una legge che riesce nel difficile intento di peggiorare quella precedente.
L'innovazione della patente a punti, disarmante nel puerile tentativo di discriminare gli automobilisti cattivi da quelli buoni, pone anche alcuni inquietanti interrogativi riguardo alla competenza del legislatore.

In primo luogo appare eccessiva la severità con la quale vengono sanzionate la guida senza cintura di sicurezza, -5 punti e la conversazione col telefonino -4 punti, equiparate per gravità ad infrazioni ben più pericolose quali il passaggio col rosso (-5) la mancata precedenza (-5) le inversioni vietate (-4).

In secondo luogo non si tiene conto del fatto che le categorie costrette a viaggiare per lavoro (camionisti, autisti, agenti di commercio, tassisti ecc) sono statisticamente più soggette ad infrazioni ed un simile sistema rischia di privarli di quella patente che per loro significa "il lavoro".
E' come se si licenziasse un operaio perchè ha compiuto un paio d'errori nel corso dell'ultimo mese lavorativo.

La nuova patente inoltre è a punti solamente per i “poveri”, mentre i “ricchi” avranno modo di aggirare il problema in quanto i punti possono venire miracolosamente recuperati tramite corsi d'aggiornamento da pagare e frequentare presso le autoscuole, si possono recuperare fino a 6 punti con questo sistema (9 per i camionisti che per mantenere il lavoro saranno disposti a qualunque sacrificio).
I giovani neopatentati (per i primi 5 anni) si meritano per qualche strana ragione un raddoppio di persecuzione, i punti tolti raddoppiano per qualunque tipo d'infrazione.
L'ammontare delle contravvenzioni e l'obbligo di rifare l'esame di guida persi i 20 punti (con conseguente dispendio economico) sembrano tarati sul Principato di Monaco e non su un'Italia con stipendi da fame fra i più bassi d'Europa.
Fino a quando si pensa di poter mungere l'automobilista italiano costretto a pagare dei premi assicurativi fra i più alti al mondo, un bollo iniquo perché il pagamento dello stesso pur essendo tassa di circolazione viene richiesto a differenza di altri paesi europei anche se la vettura resta inutilizzata, dei pedaggi autostradali da paura, basti pensare che con il costo di un viaggio Torino - Roma andata e ritorno in Austria o in Svizzera si paga l'abbonamento autostradale per tutto l'anno?

L'eccesso di velocità è poi la ciliegina sulla torta di quella sicurezza stradale che trasmuta in un prelievo forzoso del denaro dei cittadini.
I limiti di velocità sono stati studiati a tavolino per far sì che qualunque guidatore normodotato sia praticamente impossibilitato a rispettarli.
Avete mai provato (per gioco) a fare un viaggio di un centinaio di chilometri sulle strade statali e provinciali italiane rispettando alla lettera i limiti di velocità?
Io si ed è stata un'avventura spassosa e parossistica al contempo, interi chilometri di strada deserta senza poter inserire la terza, i guidatori dietro di te che ti mandano maledizioni bastevoli anche per le prossime tre vite, forse un bel sistema per gustare appieno gli italici panorami ma una tempistica scarsamente competitiva con la bicicletta.

I limiti di velocità in Italia non seguono una logica, perché in quel caso verrebbero rispettati e sarebbe più difficile “mungere” l'automobilista, adducendo l'ormai abusata scusa della sicurezza.
In quest'ottica s'inserisce anche il ridicolo nuovo limite autostradale dei 110 kmh quando piove (quattro gocce, il diluvio, la pioggerella fine o i goccioloni?), roba che se si deve attraversare l'Italia in una giornata uggiosa si finisce per passare al volante l'intera giornata e rischiare pure un colpo di sonno.
Il paventato passaggio ai 150 kmh sulle autostrade (sarebbe la logica in ogni paese che legiferasse con cervello), usato come mossa pubblicitaria non entrerà in vigore da subito e sarà soggettivato al parere del gestore privato autostradale, al fatto che l'autostrada sia a 3 corsie, che non ci siano curve, non piova, non ci sia nebbia, né ghiaccio, né traffico, insomma dire mai sarebbe stato molto più semplice ed esaustivo.

In conclusione essendo personalmente stufo di venire preso in giro dall'ennesimo divieto costruito in funzione del balzello e da tutti i benpensanti che si uniscono al coro di chi se potesse vieterebbe anche la respirazione, non vedo l'ora di poter lasciare l'auto parcheggiata in garage, o meglio ancora dentro la vetrina del concessionario, evitando di finanziare col mio lavoro la folla di cervelloni che vivono a sbafo facendo finta di governare questo paese.

I forzati della democrazia

Marco Cedolin

E' difficile riuscire a capire cosa stia accadendo nelle città dell'Iraq "liberato".
Il grande circo dell'informazione è migrato alla fine della guerra (quella dei generali) ed ora le notizie filtrano in maniera ancora più frammentaria e pilotata di quanto non accadesse prima.

L'Iraq nel 1991, alla vigilia della prima guerra del golfo era un paese di 18 milioni di abitanti con una società altamente urbanizzata e meccanizzata paragonabile a molti degli stati europei, gli investimenti nella sanità e nella scuola erano in linea con gli standard occidentali.
Oggi l'Iraq non è più uno stato, due guerre, 12 anni di embargo e l'occupazione lo hanno ridotto a una Babilonia di morte senza identità né senso.
18 milioni di persone sono state ricacciate ad un'era preindustriale e sono giornalmente costrette a convivere con una realtà che ha l'acre sapore dell'inferno Dantesco.

La “democrazia” ha il triste volto degli eserciti d'occupazione, dei carri armati, delle macerie, dei saccheggi.
A Falluja gli iracheni che quasi giornalmente compiono azioni di guerriglia contro l'invasore vengono definiti “sostenitori di Saddam”, così come tutti coloro che l'esasperazione sta portando a combattere gli americani attraverso le imboscate che diventano sempre più frequenti.
La “resistenza” contro un invasore sprezzante ed altero che calpesta gli usi e costumi di un popolo, dopo averlo umiliato e ridotto alla fame non ha nulla a che fare col sostenere Saddam.

Nell'Iraq della “democrazia” non esiste più un governo né un ordine costituito, democraticamente comandano i fucili, la forza, la prevaricazione.
Gli Stati Uniti e gli altri eserciti in armi (compresi i valorosi italiani dell'operazione Antica Babilonia) badano solamente al controllo dello scippo petrolifero, incuranti dell'anarchia che democraticamente regna attorno a loro.
L'amministrazione americana non ha alcuna fretta di costruire il proprio governo fantoccio, in quanto questo significherebbe dovere a poco a poco abbandonare militarmente l'area.
Non ha alcuna fretta d'iniziare la ricostruzione, propagandata come un regalo al popolo iracheno liberato, ma che in effetti riguarderà solo le infrastrutture in qualche modo utili allo sfruttamento economico dell'Iraq.

Quanto tempo necessiterà alla gente d'Iraq per poter tornare al XXI secolo?
Per quanto ancora i discendenti di una fra le più gloriose civiltà dell'antichità saranno costretti a mendicare gli aiuti umanitari? Fino a quando i “forzati” di una democrazia che non avevano chiesto dovranno convivere con la barbarie dell'occupazione militare?

venerdì 27 giugno 2003

Energia nucleare? NO Grazie!

Marco Cedolin

Ricordate lo slogan tanto popolare negli anni 80?
Anni in cui il partito radicale (non ancora asservito al capitalismo americano) e le forze di sinistra (che ancora parlavano un linguaggio di sinistra), fecero appello al buon senso degli italiani (che ancora ne avevano) e tramite un referendum (quel tipo di consultazione che ora la sinistra chic snobba) fu sancito "in Italia mai più centrali nucleari".
Ricordare in questo caso è quanto mai opportuno, poichè l'impressione dinanzi al putiferio estrogenato dell'interruzione di corrente a macchia di leopardo è, che al di là dell'estemporanea emergenza elettrica si nasconda un disegno ben preciso, avente lo scopo di ripristinare il nucleare in Italia.
Il sottosegretario all'economia con delega sulla privatizzazione dell'Enel, Gianluigi Magri ha già dichiarato che "occorre investire subito nel carbone e nel nucleare".
A fargli eco il forzitaliota Giampaolo Bettamio,, vicepresidente della commissione attività produttive alla camera ha dichiarato essere giunto il momento per riflettere seriamente sull'introduzione dell'energia nucleare in Italia.

Il governo Berlusconi, impegnato come non mai a smantellare con sistematicità certosina tutte le conquiste sociali ottenute dal popolo in più di mezzo secolo, sta insomma "preparando" l'opinione pubblica al fine di poter lanciare con successo la propria campagna pro energia atomica.
I cittadini e le industrie (ma queste sono in parte collaborazioniste consapevoli del governo) vengono improvvisamente messi dinanzi allo spettro del black out.
Il messaggio che si vuole instillare negli italiani, dopo averli resi con ogni mezzo "elettrodipendenti" al limite del parossismo è molto chiaro: "o risparmiate energia o si dovrà per forza di cose ricorrere a nuove soluzioni".
Parlare di risparmio energetico a tutti noi che ogni giorno veniamo indotti dalla pubblicità più sfrenata ad acquistare oggetti che consumano elettricità, suona in verità come un dileggio peraltro oltremodo offensivo.
Indurre al senso di colpa chi usa quegli oggetti che il consumismo gli ha venduto usando ogni tecnica di convincimento mi sembra una violenza psicologica semplicemente vergognosa.
Non siamo stati noi a diffondere le lampade alogene, la sovrappopolazione dei televisori, decoder, computer, telefonini, spazzolini da denti elettrici, climatizzatori, forni microonde, aspirapolveri e le mille voltaiche creature che accompagnano le nostre giornate.
Ci hanno pensato le politiche industriali dei grandi gruppi, gli esperti di marketing, i fautori del consumismo, finanziati dai governi, non è forse Gasparri ad offrire 165 euro ai giovani con meno di 16 anni che acquistano un computer nuovo?

Il governo ben sa che dato un giocattolo al bimbo (e in questo siamo tutti un pò bambini) questi se lo terrà ben stretto, l'appello al risparmio è perciò solo una mistificazione fatta con lo scopo di cadere nel vuoto.
Le "nuove" soluzioni che interessano alla congrega di capitalisti senza scrupoli che ardisce farsi chiamare Casa delle libertà si chiamano centrali termoelettriche e soprattutto nucleari.
Soluzioni che in verità sono "nuove" come lo può essere l'imperialismo.
L'obiettivo è riuscire a dare all'industria energia a basso costo, pagandola con la salute degli italiani.
A Berlusconi non importa nulla di condurre una politica diametralmente opposta agli accordi di Kyoto, dal momento che il nostro paese si erge a specchio scolorito degli Stati Uniti che quegli accordi non li hanno sottoscritti.
Il governo non si preoccupa minimamente d'investire in quelle fonti d'energia veramente innovative, quali l'energia solare ed eolica, che restano nel nostro paese marginali, poichè non considerate utili (in termini di convenienza economica) dagli industriali e dai gruppi di potere.

Occorre una risposta chiara, forte, inequivocabile a chi vuole ricattarci con un'energia che si ciama cancro, magari dicendo con lingua bifida che gli impianti moderni sono più sicuri. NON E' VERO ed esiste un'ampia letteratura in proposito. La risposta non può essere che quella del 1987 Energia nucleare? NO Grazie!

giovedì 26 giugno 2003

Il lodo Gasparri: la guerra delle TV

Marco Cedolin

Continua la battaglia fra Casa delle Libertà e opposizione, riguardo alla riforma del sistema radiotelevisivo messa a punto dal ministro per le comunicazioni Maurizio Gasparri, già approvata dalla camera il 2 aprile scorso e ora all'esame della commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del senato.
I tratti salienti della riforma riguarderanno il passaggio di Retequattro sul satellite, la privatizzazione di una delle tre reti Rai che dovrà finanziarsi solo più attraverso la pubblicità, mentre le altre due resteranno finanziate dal canone, la possibilità per Mediaset di acquisire anche radio e quotidiani, l'aumento del tetto pubblicitario dal 18% al 20% e l'obbligo di recuperare le eventuali eccedenze non più nell'ora precedente o successiva ma durante l'intero arco della giornata (comprese le ore notturne).

L'esclusione dalla nozione di pubblicità degli annunci relativi alla programmazione dell' emittente, quelli di servizio pubblico e gli appelli di beneficenza, una nuova disciplina delle televendite che dalle attuali 1 ora e 12 minuti passano a 3 ore al giorno.
Alcune condizioni riguardanti le nuove tecniche digitali, che anziché garantire il tanto auspicato pluralismo, finiranno per favorire solamente Mediaset, l'unica ad avere un alto numero di frequenze e le risorse utili per acquistare impianti di trasmissione, indispensabili per fare una seria sperimentazione e poter trasmettere contemporaneamente in tecnica digitale e terrestre.

L'impressione che sostanzialmente si può trarre è quella di una Tivù del futuro sempre più complice degli interessi economici di quel Silvio Berlusconi che proprio attraverso il sistema televisivo ha costruito la propria fortuna economica e politica.
Ma le riflessioni vanno ben oltre la preoccupazione per l'asservimento delle leggi italiane ai fini utilitaristici delle reti Mediaset.
Le privatizzazioni selvagge che hanno infettato ogni settore del servizio pubblico si apprestano a sbarcare anche in Rai, il tutto senza nemmeno premurarsi di eliminare quell'assurdo balzello che è il canone.
La Tivù (Rai e Mediaset) sempre più in mano ai grandi gruppi di potere, concentrerà la propria programmazione su due obiettivi che collimano perfettamente fra loro, l'orientamento politico e culturale (sarebbe meglio dire aculturale) del telespettatore e l'indirizzamento dei gusti e degli acquisti dello stesso.

La Tivù del futuro sarà sempre più simile ad un arcipelago di cattivi programmi, pessime fiction e mediocri films che galleggeranno in un mare sconfinato di pubblicità.
La pubblicità, gli sponsor, le televendite, i consigli per gli acquisti, saranno infatti i veri protagonisti della nuova Tivù, da quanto si può evincere dai tratti salienti della riforma.
L'attenzione è infatti focalizzata (tenendo anche conto delle direttive europee che marciano nello stesso senso) sulla maniera di poter monetizzare al massimo il servizio televisivo, senza assolutamente prestare la minima attenzione alla qualità della programmazione.

Comprendo che immaginare il radicale peggioramento di una televisione già oggi infarcita di imbonitori che vendono tutto il possibile e non (qualcuno è riuscito a vendere agli italiani perfino l'illusione del benessere), strapiena di angoli dello sponsor, mini spot, maxi spot, telegiornali che usano la metà del tempo a loro disposizione per pubblicizzare qualcosa o qualcuno, programmi che mutuano il proprio nome in quello dell'azienda che li sponsorizza, è cosa ardua anche per chi gode di un'assai fervida fantasia.Non ci resterà (magari perché poi non farlo da subito) che spegnere l'infernale parallelepipedo infarcito di famigliole del mulino bianco e dedicarci a qualcosa di più costruttivo, le alternative sicuramente non mancano.

venerdì 20 giugno 2003

I media di regime paladini della libertà

Marco Cedolin

Il mondo dell'informazione è spesso ricco di miracoli e miracolati.
Accade così che gli studenti di Teheran diventino improvvisamente visibili dopo oltre 50 anni vissuti nell'ombra dell'omertà mediatica.
Accade che i "presunti terroristi", braccati selvaggiamente in ogni paese del mondo, diventino meritevoli di rispetto e diritti solo nel momento in cui a reprimerli è quel Fidel Castro così scomodo a chi distribuisce ed organizza il "potere mondiale".
Su uno dei siti fra i più visitati della controinformazione ho letto la risposta data dalla redazione ad un lettore che lamentava non si parlasse delle tante guerre dimenticate, una risposta tanto disarmante quanto pregna di verità.
"Non possiamo scrivere su ciò che non viene documentato dai media, in quanto ci mancano le informazioni minime per farlo".

Una sorta di resa, peraltro incontestabile alla realtà del fatto che i media di regime (in possesso di grandi capacità finanziarie) possono decidere a loro piacimento, in ossequio ai gruppi di potere che li gestiscono, a quali accadimenti dare visibilità o meno.
Non stupisce, seguendo questa logica il fatto che negli ultimi giorni tutta l'opinione pubblica (da destra a sinistra) venga sensibilizzata riguardo alle manifestazioni degli studenti iraniani.
Manifestazioni compiute da giovani che in buona fede reclamano i propri diritti, ma spesso strumentalizzate dai monarchici seguaci del figlio dello scià Reza Palhavi, direttamente sovvenzionati dall'amministrazione Bush.
Dov'era l'interesse dei media durante la dittatura dello Scià, quando gli studenti venivano deportati ed uccisi a migliaia?
Forse i diritti di quegli studenti e di tutti i perseguitati dagli uomini della SWAP (le squadracce della polizia segreta) erano minori perchè la mattanza veniva perpetrata con l'appoggio degli Stati Uniti?

Com'è possibile che l'intera società mondiale si scagli a testa bassa contro Fidel Castro, colpevole di avere usato "la mano pesante" contro dei presunti terroristi?
Bush ha internato migliaia di Talebani nel lager di Guantanamo che certo non ha nulla da invidiare a quelli della Germania nazista, ma gli ufficiali delle SS sono finiti a Norimberga mentre Bush e i suoi gerarchi calcano i palcoscenici mondiali accolti come trionfatori.
Negli Stati Uniti le nuove leggi permettono di arrestare e detenere in luogo segreto i presunti terroristi, senza che le autorità siano tenute a comunicare a nessuno le generalità dei "desparecidos", ma gli States sono la culla della civiltà e della democrazia.
Sharon autorizza i suoi mercenari ad ammazzare i presunti terroristi per strada come cani, magari in compagnia della loro famiglia, ma viene considerato dall'Unione Europea un interlocutore affidabile e democratico.
Quella stessa UE. che ha interrotto la cooperazione con Cuba e sta minacciando l'Iran di forti ritorsioni, non ultimo il ricorso all'intervento militare.
Per non parlare di Putin che ha gasato senza scrupolo alcuno, facendo ricorso ad armi chimiche vietate i terroristi e gli spettatori del "teatro maledetto".

La verità, quella rete di conoscenza che può permettere all'individuo di formarsi un'opinione globalmente strutturata, spesso alligna nel "non detto" in quelle situazioni volutamente sottaciute dai media che impongono l'indignazione e l'approvazione a loro piacimento secondo uno schema prestabilito.Rischiamo di diventare marionette inanimate pronte a piangere e ridere a comando, "burattini senza fili" da immolare sull'altare del Nuovo Ordine Mondiale.

mercoledì 18 giugno 2003

L'Armata Brancaleone

Marco Cedolin

Si è appena concluso il referendum che ha consegnato l'Italia nelle mani di Confindustria.
Maroni e D'Amato hanno già estrapolato dai risultati dell'urna la realtà oggettiva che a tre italiani su quattro dell'articolo 18 non importa assolutamente nulla.
Tirato fuori il vestito della festa non hanno mancato di esternare le proprie considerazioni, con l'entusiasmo che deriva loro dal fatto di avere la via completamente libera per perseguire l'agognata politica di sistematica soppressione dei diritti dei lavoratori.

Ma la vera sorpresa arriva da sinistra, dove Rifondazione Comunista ha dato il via libera all'avvio di un accordo con quell'Ulivo che solo due giorni fa ha immolato i “sacrificabili” che ancora credono in un mondo migliore, sull'altare del capitalismo.
Per battere il governo Berlusconi l'unica strada che gli imborghesiti e ottusi leader della sinistra riescono a vedere è quella di sciommiottare pateticamente la casa delle libertà, il tutto naturalmente sulle spalle degli italiani.

Fausto Bertinotti sceglie di accodarsi a tutta la serie di partiti che anzichè rappresentare un'alternativa al cavaliere sono pronti semplicemente a sostituirlo adottando ovviamente la stessa linea politica.
A nessuno fra i tanti ligi figuri che occupano le loro giornate “scaldando le poltrone” è balenata nel cervello l'idea di battere Berlusconi conducendo un'opposizione basata sul sociale, magari portando in piazza le masse contro i giornalieri insulti alla costituzione e alla dignità dell'individuo.
Probabilmente dialogare con il popolo ed accreditarsi la sua fiducia risulta impresa improba per chi non conosce altra ideologia che quella dell'utilitarismo.

Disquisire di destra e sinistra di fronte a individui che perseguono semplicemente interessi di potere, svuotati di ogni minima parvenza ideologica è semplicemente ridicolo.
La sinistra nostrana (ma perchè ci ostiniamo a chiamarla sinistra?) sta preparando, con l'apporto di Rifondazione un "polpettone" tanto disomogeneo quanto senza senso nell'illusione di ripetere i risultati di qualche settimana fa.
In base a quale logica perversa si pensa che gli elettori possano prendere sul serio un simile coacervo di visioni diverse quando non antitetiche del modo di stare in politica.
Cosa mai accomuna i comunisti di Bertinotti e Diliberto ai sinistroidi imborghesiti e asserviti al capitalismo di Fassino, ai democristiani di Rutelli, ai socialisti tangentisti di Boselli, per non parlare dei vetero scudo crociato di Mastella?

Assolutamente nulla, come il nulla che traspare da una simile manovra già perdente in partenza.L'elettore italiano già da tempo in stato confusionale fra il capitalismo "doc" di Silvio Berlusconi e quello fotocopiato del figliol prodigo Romano Prodi altro non potrà fare che scegliere il primo che perlomeno è l'originale.

martedì 17 giugno 2003

Tutti contro tutti

Marco Cedolin

L'articolo 18 resta confinato alle imprese con più di 15 dipendenti.
Silvio Berlusconi si appresta a far approvare un disegno di legge che lo faccia scomparire totalmente e definitivamente, ma l'indicazione più grave che traspare da questa grottesca esperienza referendaria è un'altra.
La fotografia di un popolo italiano confuso, separato, privato di un'identità che non sia qualunquismo allo stato puro.
Un popolo italiano che sbanda paurosamente senza punti di riferimento, irretito da un mare di parole che gli scivolano addosso.
Italiani ormai privi di un'ideologia ed impermeabili ad ogni sorta di valore che non sia il "money to money" d'importazione statunitense.
Italiani attenti solo al proprio "particulare", asserviti al miraggio della convenienza, convinti che l'unico modo per sentirsi furbi consista nel fregare il prossimo.
Italiani che non hanno tempo di guardarsi intorno, di ragionare, impegnati come sono a sgomitare, ad interpretare quel confronto col prossimo divenuto ormai competizione senza senso.


La consultazione referendaria ha messo a nudo l'Italia delle divisioni, la triste regola del "tutti contro tutti" che tanto compiace la paritocrazia berlusconiana e non.
Gli italiani ancora una volta hanno evitato di ragionare con la propria testa, preferendo seguire le indicazioni di quei partiti e sindacati che li stanno conducendo sull'orlo del baratro, continuando a raccontar loro che tutto va bene.
Le "fabbrichette" ora che il pericolo è passato potranno continuare a sguazzare in quella crisi che le sta spazzando via a ritmo sempre più incalzante.
Gli "imprenditori", la metà dei quali guadagna oggi meno di un operaio Fiat, senza avere nessun ammortizzatore sociale che li salvaguardi sono andati al mare (anche se la banca non da più loro nemmeno il libretto degli assegni), tanto la cosa non li riguardava.
Gli operai delle grandi aziende già tutelati dall'articolo 18 non hanno ritenuto di doversi spendere per gli altri.
I lavoratori atipici che la riforma Biagi renderà sempre più atipici non hanno considerato la cosa di propria competenza, tanto l'articolo 18 non sarebbe arrivato fino a loro, per cui perchè mai fare un favore a degli sconosciuti?
I pensionati non preoccupati dal fatto che il valore reale delle loro pensioni sta calando a ritmi vertiginosi si sono sentiti "super partes" ed hanno in buona parte preferito defezionare.

Adesso che le urne sono chiuse e la farsa è stata consumata tutti i leader di maggioranza e opposizione, mai uniti come in questo momento dall'interesse comune di compiacere all'imprenditoria nostrana (quella delle Ferrari e delle barche in Costa Azzurra, non l'altra senza il libretto degli assegni) potranno dire che ha vinto il buon senso.
Berlusconi potrà continuare a catechizzare coloro che pensano di essere di destra, ma il capitalismo è una disgrazia che non ha colore e non è figlia di nessuna ideologia.
Fassino e Rutelli torneranno a fare i leader di una sinistra che sembra la defunta democrazia cristiana, condita da un'incapacità che non le apparteneva.
I sindacati che hanno svenduto i lavoratori nel vergognoso "patto per l'Italia" continueranno ad arringare le folle e a perpetrare danni inenarrabili con la superbia di chi siede su uno scranno per volontà divina.
Gli italiani purtroppo non hanno capito che questa consultazione trascendeva dalla pura risposta ai quesiti referendari.

Questo era un referendum contro!
Contro i partiti, contro la disastrosa politica del governo Berlusconi, contro l'immobilismo di un mondo sindacale asservito a Confindustria, contro la flessibilità che genererà lavoratori senza alcun diritto che non sia quello di avere paura.
Gli italiani hanno mancato un'occasione unica per dimostrare la presenza di un cervello non ancora devastato dalla pubblicità e dal consumismo, per chiedere rispetto, per avere il coraggio domani di guardare in faccia i loro figli. Invece hanno preferito andare al mare e sarà una gita che rimpiangeranno a lungo negli anni a venire.

lunedì 16 giugno 2003

Omicidi mirati

Marco Cedolin

Ariel Sharon, l'uomo che per gli illuminati governi occidentali rappresenta il baluardo della democrazia in Medio Oriente ha oggi pubblicamente affermato di approvare la politica degli “omicidi mirati”, praticamente l'assassinio legalizzato quale deterrente al terrorismo.
Le decine di organizzazioni che da sempre combattono contro la sedia elettrica con alterni successi sono improvvisamente divenute anacronistici retaggi del passato.
O meglio è diventato anacronistico combattere la pena di morte, quella conseguente alla sentenza di un giudice, disumana finchè si vuole ma comunque figlia seppur illegittima della legalità.
Come spesso sta avvenendo in questo inizio di secolo, dove le parole assurgono sempre più al ruolo di accattivanti contenitori del nulla e i valori esistono solamente se funzionali a qualche interesse superiore, anche l'importanza della vita umana diventa un concetto risibile e alquanto soggettivo.

L'omicidio da reato si trasfigura in sentenza, proferita da capi di stato togati.
Il boia colpisce per strada, incurante dei passanti, in un mondo assurto a sterminata estensione del braccio della morte
La scena in Palestina è sempre la stessa, un elicottero Apache lancia un missile in un quartiere affollato nell'intento di eseguire la sentenza di morte contro un responsabile di Hamas.
Il missile, perverso boia invisibile colpisce una casa, un'auto, una strada ed uccide, senza scampo, senza pietà il nemico della democrazia e chiunque abbia la sfortuna di trovarsi nei paraggi
I presunti terroristi non vanno più tradotti davanti a una corte, bensì eliminati fisicamente, persino i politici di casa nostra impregnati di democrazia ma dimentichi dei principi della costituzione hanno nei mesi passati auspicato a più riprese l'assassinio di Bin Laden, di Saddam e di tutti i loro familiari.

I marines americani sterminano in Iraq 100 persone in quanto collegate ad Al Quaeda, Sharon sostituisce i tribunali col proprio pollice verso, ogni rispetto per la vita umana sembra rifuggire dalle nostre coscienze ormai disseccate al di là del bene e del male
Il neonato millennio, sta riscoprendo la legge del Far West, si mettono taglie sulla testa delle persone nell'ottica del "dead or alive", rinascono gli sceriffi dal grilletto facile, e dai pochi alberi salvatisi dalla deforestazione cominciano a penzolare macabri cappi, veri simulacri di civiltà.

venerdì 30 maggio 2003

Educare con la fiction TV

Marco Cedolin

"Soldati di pace", la nuova fiction in programma da ieri sera su Rai uno, sponsorizzata dallo Stato Maggiore della Difesa al gran completo esordisce con un promo nel quale un valoroso soldato italiano sentenzia "purtroppo a volte la guerra è necessaria", parole che se certo non passeranno alla storia, sono altresì estremamente indicative del lavaggio mentale che s'intende perpetrare nei confronti del telespettatore.
Negli ultimi anni la Tv, pubblica e non, sta usando le mediocri fiction che affollano sempre più i palinsesti televisivi per veicolare una sorta di orientamento del pensiero, che spazia dalla politica alla religione ai gusti e agli interessi degli italiani.
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Esistono fiction con protagonisti poliziotti e carabinieri. Veri martiri che combattono le piaghe dell'umanità con spregio del pericolo e assoluta abnegazione.
Ma hanno anche un volto umano, buonista, vengono mostrati nella loro quotidianità, così simile alla nostra dall'indurci sensazioni di sincera solidarietà.
Non sono mai i poliziotti che a Napoli hanno strappato dai letti d'ospedale ragazze pestate a sangue poco prima durante una manifestazione per condurle in questura e umiliarle, facendole inginocchiare nei cessi sudici mentre urlavano loro "sporche puttane comuniste".
Non sono mai i carabinieri che a Genova si dilettavano al tiro al bersaglio e straziavano con il defender il corpo senza vita di Carlo Giuliani.

Esistono fiction dove il protagonista è un prete, immancabilmente buono, disponibile, moderno, dotato di tutti i valori positivi che possano venire attribuiti all'animo umano.
Poco importa se la commediola man mano che la storiella si dipana diventa una vera e propria campagna contro l'aborto, il divorzio e ogni libertà che sia invisa alla chiesa.
I preti non sono mai assidui frequentatori delle prostitute, molestatori di bambini, strumenti al soldo della mafia, come purtroppo spesso avviene nella realtà.

Ci sono fiction nelle quali protagonista è la "famiglia", una sorta di isola sicura e felice nel mare tempestoso della vita.
Famiglie fatte di affetti, di comprensione reciproca, di medici intrisi d'altruismo, di colf trattate come sorelle, di nonni che trasudano bontà, di figli così responsabili, saggi e pieni di consapevolezza da sembrare madri e padri dei loro stessi genitori.
Non sono mai le famiglie squassate dalla povertà, dall'intolleranza, dalla logica del non rispetto.
Non sono mai le famiglie dei genitori assenti, dei parenti serpenti, della prevaricazione sul più debole.
Quelle non sarebbero adatte a sponsorizzare le campagne del governo per il casco, le cinture di sicurezza, la tutela delle major discografiche e quel senso civico ormai trasfigurato in una supina accettazione di ogni assurdo divieto od obbligo ci venga inopinatamente propinato.

Ci saranno fiction che mostreranno il volto umano dei soldati, costretti a combattere in missioni di pace, lontani dalle famiglie, dagli affetti, eroi pronti a prodigarsi per il bene di noi tutti.
Il messaggio che deve radicarsi nelle nostre coscienze risuona forte e chiaro. A volte la guerra è giusta se finalizzata alla pace, la pace spesso si costruisce con la guerra, bombardiamo ma per portare la libertà, massacriamo per evitare massacri peggiori, se si uccide a fin di bene si è giustificati.
Nel marasma di una tv che continua a dispensare lavaggi del cervello di massa, travestendoli sotto le mentite spoglie d'innocue commediole per famiglia mi resta una sola consolazione."Soldati di pace" è prossimo al debutto ma siamo ancora in tempo per spegnere la Tv e dedicarci a qualcosa di più gratificante, come ad esempio preservare l'integrità del nostro cervello.

venerdì 23 maggio 2003

L'artista del soliloquio

Marco Cedolin

A Silvio Berlusconi, incontrastato guru della dialetticca, i contraddittori non sono mai piaciuti.
Vuoi per il fatto che detesta essere interrotto, vuoi per le difficoltà che potrebbero insorgere a seguito di domande impreviste, per chi come lui è solito recitare a memoria i discorsi che si fa scrivere da grandi esperti di comunicazione.
Così questa sera a Porta a Porta, nell'accogliente alcova del salottino bon ton di Rai 1 ha scelto, come sempre la strada del monologo per interloquire con gli italiani, che evidentemente considera una massa di semianalfabeti decerebrati e inebetiti dall'alcool.

Il cavaliere è veramente l'archetipo di quelli che saranno i capi di stato del futuro, così vero nell'impersonare il proprio ruolo di dispensatore del pensiero unico da sembrare uscito da qualche romanzo di fantascienza degli anni 50.
Così al di sopra della volgare materialità da apparire quasi una creatura virtuale fatta di pixel e non di carne e ossa come tutti noi comuni mortali.
Per i suoi sermoni non ha bisogno di una piazza, una manifestazione, un balcone o qualsivoglia luogo della madre terra deputato ad arringare la folla guardandola negli occhi.
Lui emerge dagli schermi in videoconferenza, ci gratifica con le sue esternazioni "regalate" ad Excalibur, ci catechizza con dolcezza dallo studio di Bruno Vespa, è una presenza costante dentro la nostra Tv, laddove non esistono repliche, fischi, applausi, commenti o interruzioni.
Lui cura i dettagli, la postura impettita da capitano d'industria consumato, il moto infinito delle mani che rafforza i concetti, quel sorriso da squalo dipinto sul volto a coinvolgerti nel suo delirio d'immotivato ottimismo.

Anche i concetti espressi questa sera, nel soliloquio pre elettorale sembrano mutuati da qualche rappresentazione onirica, più che da un'osservazione della realtà oggettiva.
Questo governo ha operato bene, molto è stato fatto e molto resta da fare per accrescere il benessere degli Italiani.
Sono state abbassate le tasse e 8000 miliardi in più resteranno ogni anno nelle tasche di tutti noi. Le riforme stanno migliorando la scuola, la sanità e il mondo del lavoro. L'aumentato potere d'acquisto dei cittadini non potrà che ritorcersi in un incremento dei consumi, l'occupazione sta salendo e salirà grazie agli investimenti nelle "grandi opere" e agli effetti della riforma Biagi.
Tutto questo probabilmente potrebbe avvenire se anche gli Italiani, come lui fossero fatti di pixel e vivessero nella realtà parallela di uno schermo tv, magari di quelli al plasma di nuova generazione.

Gli italiani invece, sfortunatamente, non potendo rinunciare a quel "fardello" che è il corpo umano, sono costretti a mangiare, a vestirsi, a pagare l'affitto o il mutuo, l'auto, l'assicurazione, le cure quando si ammalano e mille altre cose che fanno parte dell'esistenza terrena.
Il potere d'acquisto delle monetine che hanno nelle loro tasche si è ridotto di un terzo negli ultimi due anni, il lavoro quando c'è è sempre più precario e per sostenere i consumi attuali già calati almeno del 10% si è dovuto doparli attraverso un ricorso smodato al mercato creditizio.
Recessione, economica e culturale sono le uniche parole che potrebbero rappresentare quest'Italia ansimante d'inizio millennio, e questo anche grazie alle dissennate riforme di scuola, sanità e mercato del lavoro che la maggior parte degli Italiani avversano per molteplici e fondate ragioni.

Caro cavaliere, molto probabilmente gli italiani non la puniranno per questa situazione già alle prossime elezioni, ci vorrà tempo perchè tutti riescano a realizzare e somatizzare l'idea dei danni, spero reversibili, che lei sta producendo a questo paese, ma se posso darle un consiglio continui a restare in quel mondo virtuale che tanto le si confà.Le piazze diverranno luoghi sempre meno adatti alla sua presenza, man mano che la realtà si renderà palese agli occhi di tutti e i dissenzienti continueranno inesorabilmente a salire di numero, sarà impresa sempre più difficile prendere le generalità di tutti per poterli denunciare.

venerdì 16 maggio 2003

800 euro a chi fa un figlio 350000 a chi lo vende in adozione

Marco Cedolin

Il mercimonio dei neonati è uno dei tanti esempi di come l'abbrutita civiltà contemporanea continua a trattare la vita umana alla stregua di un bene di consumo, che non ha altro valore intrinseco se non quello del suo prezzo.
E' di appena un paio di giorni fa la notizia di quei bambini extracomunitari "venduti in adozione" a famiglie agiate, per la modica cifra di 350,000 euro, aberrante scambio commerciale al mercato della vergogna.
La nausea non ha ancora abbandonato le nostre coscienze che già si torna a parlare di neonati e denaro, un binomio evidentemente inscindibile per il ministro del Welfare Maroni.

Maroni, appunto ha espresso la necessità d'intervenire sul tasso di natalità italiano, che è il più basso d'Europa attraverso un contributo di 800 euro alle famiglie, a fondo perduto.
Viene immediatamente istintivo chiedersi quale ruolo preponderante dovrebbero avere, secondo il lungimirante intellettualoide padano 1.600.000 lire nella scelta che porta una coppia di persone normodotate alla decisione di concepire un figlio.
Mettere al mondo una creatura, caro Maroni è un atto di amore estremamente serio e coinvolgente, tutte parole che, ben comprendiamo hanno per lei un senso sconosciuto.
Per quale ragione, anzichè offrire un ridicolo e offensivo "premio di procreazione" non fa uno sforzo per cercare di capire quali siano le ragioni che determinano questo calo di natalità che tanto la preoccupa?

Scoprirebbe, sempre che non risulti sforzo improbo per il suo cervello, che il basso tasso di natalità è la risultante di molti fattori, non tutti economici che lei dovrebbe conoscere molto bene.
Innanzitutto la precarietà del mondo del lavoro, cui contribuisce in maniera significativa il suo operato.
I giovani lavoratori interinali, atipici, socialmente utili, senza nemmeno lo straccio di una certezza nel futuro sono secondo lei messi nella possibilità di costruirsi una famiglia?
E forse il suo obolo di 800 euro cambierebbe il loro destino di "eterni figli", non per scelta ma per meschina necessità?
I ritmi forsennati cui siamo tutti sottoposti giocoforza, la frenesia ipercinetica di una vita, vissuta sempre senza tempo, costituiscono forse il terreno ideale per potersi dedicare a crescere un pargolo?
I tanti che temono di dare a loro figlio un mondo corroso dall'inquinamento, dal cinismo, dalla sopraffazione, dove vengono monetizzati anche i sentimenti e le persone, non crede meritino risposte un poco più serie dell'elemosina di stato?
Quando si cerca di risolvere un problema, e la mancanza di futuribili consumatori certo lo è, sia per lei che per il suo padrone bisognerebbe almeno tentare di conoscere nella loro interezza le ragioni che lo innescano.

Non avendo lei le capacità d'interpretare nulla che esuli dal pensiero di chi la comanda, si tenga, ci dia retta gi 800 euro e li destini magari all'arrotondamento delle paghe da fame che oltraggiano in Italia ogni genere di lavoratore.Potrebbe in questo modo perfino assistere, per quello che a lei sembrerà uno strano scherzo del destino, a quell'aumento della natalità di cui tutti saremmo oltremodo felici.

lunedì 5 maggio 2003

Farai la fine di Don Rodrigo

Marco Cedolin

Che il nostro presidente del Consiglio non fosse un grande estimatore del Manzoni lo avevamo da sempre sospettato.
Lui preferisce certo i classici latini, lo si evince dalle dotte citazioni che dispensa a piene mani ogni qualvolta voglia dar sfoggio di una cultura, ahimè solo agognata.
Ma partiamo dall'inizio, stamani in un impeto d'inusitato coraggio il Silvio nazionale ha deciso di parlare volontariamente davanti ai giudici del processo SME, perdendo l'ennesima occasione in pochi giorni per far si che il silenzio gli restituisse almeno un minimo di dignità.

Avendo ormai realizzato che nessuno, nemmeno lo scodinzolante Gasparri, ha intenzione di donargli quella medaglia al "valore civile" rivendicata giorni fa per aver corrotto giudici nell'interesse dello stato italiano, ha preferito prodursi in un monologo stucchevole nell'aula di giustizia.
Come il fanciulletto monello che, beccato a rubacchiare asserisce di essere stato istigato a farlo dall'amichetto più grande, così il leader della casa delle libertà ha affermato sia stato Craxi il mandante delle sue azioni. Azioni che oltretutto lui ha compiuto soltanto in preda ad un eccesso di altruismo nei confronti della collettività.
Sicuramente il soliloquio chiarificatore non richiesto è parso alquanto strano da parte di chi nelle ultime ore ha profuso le proprie energie nella lotta alla "criminalità giudiziaria", una delle cause maggiori di disagio per le famiglie italiane, secondo il perseguitato di Arcore dopo la separazione delle carriere dei giudici.

Se lo show perpetrato dentro l'aula è parso patetico, al punto da farlo da molti definire un autogol, l'epilogo è stato anche peggio.
Nell'atto di approssimarsi all'uscita del palazzo, con lo sguardo tronfio e orgoglioso per aver partorito l'ennesima sciocchezza, il premier circondato dall'immancabile codazzo di reporter e guardie del corpo è stato fatto oggetto di urla da parte di un imprevisto contestatore.
- Lasciati processare come tutte le persone-
- Devi rispettare la costituzione-
- Farai la fine di Don Rodrigo e di Caucescu-
Ancora una volta il Berlusconi "cittadino" ha perso l'occasione per restare in silenzio e anzichè imboccare l'uscita ha preferito tornare sui suoi passi urlando a sua volta.
- Agenti prendete le generalità di questo tizio, voglio denunciarlo-.
Denunciarlo? A chi?
Ai giudici giacobini nonchè criminali incalliti? A quella magistratura screditata e assalita a più riprese?
E poi per cosa? Per aver espresso con tono un poco più alto del normale alcuni pensieri, forse i più pacati, tra quelli che nutre la maggior parte degli italiani?
La mattinata macchiettistica del presidente del Consiglio indurrebbe persino a un sorriso bonario di commiserazione, senonchè quest'uomo oltre a continuare a guidare l'Italia la rappresenta anche all'estero e sarà addirittura il protagonista del semestre di presidenza italiana dell'unione europea, tutte cose che mettono i brividi perfino nella canicola di questo inizio d'estate.

sabato 26 aprile 2003

SARS: i virus saranno i nuovi soldati?

Marco Cedolin

La polmonite atipica che sta paralizzando la Cina e terrorizzando il mondo intero induce a parecchie riflessioni.
Innanzitutto il virus, mai osservato prima in natura potrebbe secondo alcuni esperti essere stato prodotto in laboratorio.
In secondo luogo ha colpito proprio l'unica grande potenza mondiale non allineata, la quale negli ultimi anni è stata protagonista di un'eccezionale crescita economica.
Inoltre, anche se i dati sono purtroppo in continua evoluzione, il rapporto fra i contagiati e i decessi sembra percentualmente più elevato fra i cittadini di razza orientale rispetto agli altri.

A queste osservazioni aggiungiamo che nel "Progetto per un nuovo secolo americano" si fa esplicito riferimento alla necessità che le forze americane forniscano la "spinta" al processo di "democratizzazione" in Cina. Nello stesso documento fra i progetti futuribili si citano forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici definendole come armi politicamente utili.
Infine chiunque crei virus artificialmente giocoforza sviluppa contemporaneamente anche un vaccino e per una strana coincidenza proprio una società americana, la Avibiopharma ha annunciato di essere all'avanguardia nella preparazione di un vaccino per difendersi dal Coronavirus e le sue azioni sono già ovviamente salite alle stelle.

Se tutte queste osservazioni sono ovviamente opinabili anche alla luce di come si evolverà l'epidemia esiste invece una realtà oggettiva che mi preme sottolineare.
L'opinione pubblica mondiale è stata fortemente sensibilizzata riguardo al rischio che fantomatiche organizzazioni terroristiche riescano a impadronirsi di virus o batteri trafugandoli dai laboratori.
Si è creata negli Stati Uniti e in parte anche in Europa una sorta di psicosi riguardo al carbonchio, al vaiolo, all'antrace quali armi potenzialmente letali se nelle mani di spietati terroristi.
Ma è stato sottaciuto il pericolo più grave per l'umanità intera.
Una superpotenza tecnologicamente avanzata nello studio delle armi biologiche come nessun altro paese al mondo.
Un'amministrazione come quella americana che sta dimostrando di aspirare ad una sorta di dominio globale, perseguendolo con ogni mezzo e muovendosi al di fuori del diritto internazionale.
Ritengo che tutto il "castello di sabbia" costituito dal "pericolosissimo" terrorismo internazionale, peraltro avvalorato solo dall'11 settembre, unico attentato di cui sia stato fatto oggetto l'occidente in tempi recenti ( e sul cui svolgimento esistono forti dubbi, ottimamente sviscerati in molti articoli presenti su questo sito) sia stato costruito ad arte per uno scopo preciso.

Rendere sempre più esigui i diritti del cittadino, nell'intento di trasformare gradualmente le democrazie occidentali in stati di polizia e sviare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale da quello che è realmente il grande pericolo per il futuro dell'umanità.Una superpotenza aggressiva con una capacità distruttiva mille volte superiore alla Germania di Hitler e l'ambizione di creare il soldato invisibile e inattaccabile.