lunedì 21 aprile 2008

Quella fiaccola senza senso

Marco Cedolin

E’ notizia di ieri quella secondo la quale il governo nepalese ha già provveduto ad inviare 25 fra militari e poliziotti in un campo base a 6.500 metri di altezza nel versante nepalese dell’Everest, dove avranno il compito di proteggere il passaggio della fiaccola olimpica previsto per i primi giorni di maggio. Il Ministro degli interni nepalese Dotel ha affermato che i militari saranno autorizzati ad aprire il fuoco nel caso le contestazioni diventino violente e possano mettere a rischio lo svolgimento della cerimonia. Per garantire la sicurezza della fiaccola il Nepal ha già provveduto ad imporre restrizioni alle spedizioni di scalatori che saranno regolarmente accompagnate da ufficiali di polizia, onde evitare che possano contribuire alle contestazioni.

Sarebbe giusto domandarsi quale senso abbia una manifestazione come quella olimpica, con relativo siparietto della circumnavigazione del globo da parte di fiaccola e sponsor, gestita dalla mafia del CIO e ormai completamente deprivata da qualsiasi retaggio di genuino “spirito olimpico”.
Quali valori morali e sportivi siano in grado di esprimere le Olimpiadi, che anziché il linguaggio sportivo parlano esclusivamente il vernacolo della speculazione edilizia e della cementificazione indiscriminata (oltre 20 miliardi di dollari di opere cementizie per Pechino 2008), delle grandi sponsorizzazioni miliardarie (Coca Cola, Mc Donald’s, Samsung, Nike, Adidas, Rebbook, Fila, Puma su tutte), dei diritti televisivi (1 miliardo e 400 milioni di dollari ad Atene 2004), del profitto economico ottenuto attraverso la malversazione.

Le immagini costituite dal passaggio della fiaccola olimpica di Pechino 2008 in giro per il mondo, fra pestaggi a sangue dei contestatori, a Londra come a Parigi, come a San Francisco, non hanno nulla a che fare con lo sport, non si fanno portatrici di valori culturali e sportivi, ma semplicemente dimostrano l’assoluta vacuità di una manifestazione finalizzata a costruire business e nulla più.
Ricordo ancora con orrore il passaggio della fiaccola olimpica di Torino 2006 nei paesi della cintura torinese (la Valle di Susa fu estromessa dall’evento in quanto ritenuta a rischio) scortata da decine e decine di blindati della polizia e dei carabinieri, quasi si trattasse della sfilata del 2 giugno, e preceduta dai camion della Coca Cola sopra ai quali ballavano uno stuolo di giovani lavoratori precari assunti per l’occasione. Ai due lati della strada si mescolavano le bandiere NO TAV, tanti curiosi e le scolaresche che le maestre diligentemente avevano condotto ad assistere all’evento. I bimbi preventivamente muniti di bandierina con il logo Samsung da sventolare a tempo di musica come tanti piccoli “ometti sponsor” continuavano a domandarsi dove fosse la fiaccola, che ben pochi fra i presenti riuscirono a scorgere, sommersa fra camionette e blindati, agenti in tenuta antisommossa e ballerini interinali, ma in compenso portarono a casa i gadget degli sponsor estremamente utili per indirizzare i loro acquisti futuri.
Anche perché altri bambini nel mondo non debbano subire violenze psicologiche e indottrinamenti di questo genere, credo sarebbe opportuno spegnerla da subito questa fiaccola senza senso, prima che i militari del Nepal provvedano magari a sparare addosso ai contestatori, dimostrando con quanto spirito olimpico venga gestito il dissenso nel mondo dello sport globalizzato.

venerdì 18 aprile 2008

Filma il colpo che lo uccide

Marco Cedolin

In questa società profondamente disumanizzata, dove l’informazione costituisce un conglomerato di messaggi urlati che corrono in superficie senza mai approfondire nulla, dove notizie e spettacolo s’intrecciano fra loro in una cacofonia di stimoli sensoriali che addormentano le coscienze ed abituano alla violenza, al dolore e alla sopraffazione, rendendoli parte di un universo onirico nel quale tutto, anche la morte e le carni straziate diventano rappresentazione filmica, Fadel Shana verrà probabilmente ricordato solamente per avere filmato la propria morte, racchiusa nella sua fissità in un video fra i più visti sul web.

Fadel Shana, operatore della Reuters di 23 anni, compariva ieri sul sito web di Repubblica in un articolo dal titolo “Filma il colpo che lo uccide” all’interno del quale era contenuto un breve filmato di 46 secondi, la prima parte del quale (che riprendeva il colpo mortale sparato da un carro armato israeliano) girata da Fadel stesso e la seconda costituita invece dalle immagini del fuoristrada della troupe devastato dall’esplosione e dal concitato via vai di ambulanze che tentavano di prestare soccorso. A contornare il filmato un trafiletto di 4 righe nel quale si potevano leggere il nome e l’età del giovane operatore Reuters e apprendere che con lui erano stati ammazzati anche due civili dei quali non veniva resa nota neppure l’identità, né esplicitato il fatto che probabilmente si trattava dei suoi collaboratori.

La morte di Fadel Shana ha dunque “bucato” i grandi media dell’informazione solo in virtù dell’anomalia determinata dall’essere stata filmata da lui stesso, diventando in questo modo una notizia originale e appetibile, funzionale ad attrarre l’attenzione dei lettori, interessati solamente “all’anomalia” e indotti a concentrarsi esclusivamente su di essa dalla totale mancanza di ulteriori informazioni concernenti il contesto e le dinamiche dell’accaduto.
La morte di tre persone che sono state ammazzate come cani mentre stavano facendo il proprio lavoro, in quella striscia di Gaza dove i civili inermi vengono uccisi praticamente ogni giorno dall’esercito israeliano, non sarebbe stata probabilmente neppure menzionata se uno strano scherzo del destino non li avesse resi una notizia che stupisce. Lo “stupore” nell’informazione di oggi è costituito dall’operatore che filma il colpo che lo uccide, spettacolo macabro in grado di creare interesse, scorrendo sulle coscienze ormai pietrificate. La morte e la vita esaurita la loro componente cinematografica non meritano approfondimenti, perché sarebbe troppo complicato entrare nel merito della vicenda e fare vero giornalismo, domandandosi perché simili atrocità continuino ad accadere con l’acquiescenza di organismi internazionali come l’ONU il cui sguardo è perennemente voltato in altre direzioni.
In fondo palestinesi e giornalisti ammazzati nella striscia di Gaza, iracheni che saltano in aria nei mercati di Bagdad, talebani sterminati dalle truppe “alleate” in Afghanistan, fanno parte del tran tran di tutti i giorni, quella routine che ormai non genera più emozioni, non fa spettacolo e di conseguenza neppure merita di essere raccontata.

giovedì 17 aprile 2008

Verranno tempi duri

Marco Cedolin

Le urne si sono chiuse da appena 24 ore e già Silvio Berlusconi si è affrettato ad annunciare che “verranno tempi duri” ci “saranno momenti difficili” ed il futuro governo (probabilmente insieme a quello ombra di Walter Veltroni) sarà costretto ad approvare misure impopolari ma necessarie.
Con la chiusura dei seggi è dunque svanita come in una dissolvenza tutta la lunga sequela di fantasmagoriche promesse elettorali attraverso le quali i partiti politici sono riusciti a carpire il voto dei cittadini. Tagli delle tasse, aumenti dei salari, nuovi posti di lavoro, ripresa economica, incrementi delle pensioni, aiuti alle famiglie, riduzioni degli sprechi, miglioramento della giustizia, redistribuzione della ricchezza, nuove case per tutti, sono solo alcune delle “allucinazioni” vendute come buone dagli imbonitori di professione pur essendo già morte ancora prima di nascere.

Il bengodi prospettato alla vigilia del voto non è durato neppure un battito di ciglia e mentre le urne sono ancora calde già si scontra con una realtà dai contorni diametralmente opposti, fatta di tempi duri, momenti difficili, riforme impopolari.
A stupire non è la caducità di promesse talmente surreali da somigliare a veri e propri deliri onirici, che pure hanno ottenuto l’effetto voluto. Ciò che stupisce realmente è come Berlusconi possa prospettare “tempi duri” per quei cittadini che già oggi stanno vivendo tempi durissimi, senza riuscire ad arrivare a fine mese, con l’incubo del lavoro precario e con salari dal potere di acquisto in caduta libera. Pensare di rendere la vita degli italiani ancora più dura e difficile di quanto lo sia oggi, attraverso riforme impopolari, è un proposito talmente peregrino da rasentare l’assurdo. Affermarlo pubblicamente il giorno dopo le votazioni, mentre in campagna elettorale si è provveduto a vendere una marea di sogni, dimostra semplicemente che la vera assurdità consiste nell’illudersi che esista ancora una logica a muovere la politica.

martedì 15 aprile 2008

Ha vinto la sindrome di Stoccolma

Marco Cedolin

Il primo elemento che emerge in maniera adamantina dalle urne è costituito dalla paura che mai come oggi attanaglia i cittadini italiani, fino ad indurli all’inanità, come spesso accade all’individuo terrorizzato che si ritrova immobilizzato davanti al pericolo. Paura di cambiare, paura del futuro, paura di scegliere, paura di dare corpo alla sequela di proteste di cui si sono resi artefici fino al giorno del voto. Gli elettori italiani, figli della paura, non sono sembrati le stesse persone che hanno ingrossato le fila del V Day di Grillo, che a milioni hanno esternato indignazione leggendo La Casta di Rizzo e Stella, che da anni lamentano di non arrivare a fine mese, che soffrono le conseguenze della precarietà, che compongono le centinaia di comitati in lotta contro le grandi opere e le nocività, che ostentano contrarietà nei confronti delle politiche economiche, sociali ed ambientali messe in atto fino ad oggi. Gli elettori italiani, come in preda alla sindrome di Stoccolma, hanno scelto di premiare i propri aguzzini, correndo a votare in massa coloro che da 15 anni governano questo paese con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

L’astensione, nonostante fosse estremamente diffuso il rigetto nei confronti della politica, è risultata tutto sommato contenuta e l’80% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne. I piccoli partiti “nuovi” affrancati dalle logiche di potere hanno ottenuto risultati estremamente modesti e la maggior parte delle scelte è ricaduta proprio sui protagonisti della Casta di Rizzo e Stella. A prescindere dal fatto che si tratti di Berlusconi o Veltroni, di Bassolino o Cuffaro, di Fassino o Dell’Utri, gli elettori italiani hanno deciso ancora una volta di dare fiducia agli stessi uomini, mossi dalle stesse logiche, quasi a sublimare l’arte del malgoverno trasformandola in una sorta di sacrificio ineluttabile.

Non sono cambiati i nomi e neppure il disegno che li muove, ma il panorama del nuovo Parlamento sarà molto differente da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi e non solamente in virtù della schiacciante (e largamente prevedibile) vittoria di Bossi e Berlusconi, innescata dai catastrofici risultati del Governo Prodi.
Innanzitutto circa il 30% degli italiani (il 20% che non ha votato, l’8% che ha votato partiti esclusi dalla rappresentanza parlamentare e una parte degli elettori UDC al senato) non sarà rappresentato in Parlamento e la presenza di oltre 14 milioni di cittadini “senza voce” dovrebbe indurre a più di una riflessione.
Nel nuovo Parlamento siederanno esclusivamente i rappresentanti di due partiti fotocopia, con gli stessi programmi e gli stessi padroni a cui ubbidire, come il Pdl-Lega Nord e PD-Idv che da soli rappresentano l’84% dei votanti, contornati da qualche deputato dell’UDC di Casini le cui posizioni sono appiattite sulle stesse loro logiche.
La Sinistra Arcobaleno (che incorporava Rifondazione Comunista, Verdi e Pdci) è uscita dalle urne praticamente polverizzata e non porterà in Parlamento neppure un deputato, mentre solo 2 anni fa i partiti che la compongono raccoglievano il sostegno di circa 5 milioni d’italiani. La Destra della Santanchè non è arrivata dove “credeva” e nonostante 1 milione di voti sarà costretta a rimanere al palo. I Socialisti di Boselli non hanno superato l’1% e tutti gli altri partiti minori sono rimasti allo stato di decimali.

La condizione giunti a questo punto è quella ottimale per gestire in completa libertà le riforme impopolari imposte dai grandi potentati finanziari ed industriali, per costruire grandi opere devastanti con il denaro dei contribuenti, per attuare una politica estera sempre più belligerante e spregiudicata, per esercitare sempre più controllo sui cittadini. Le nuove elezioni hanno consegnato alla classe politica dominante il Parlamento “perfetto” composto esclusivamente dalla maggioranza, mentre l’opposizione sarà costretta a sedersi fuori, dove potrà strepitare a piacimento (sempre che non esageri altrimenti arriverà la cura del manganello) ma si troverà nell’impossibilità di votare ed incidere concretamente sul futuro del Paese. Due soli dentro e tutti gli altri fuori, l’Italia si sta evolvendo sempre più, scimmiottando il modello americano in un crescendo di progresso e democrazia che a breve termine renderà inutile e superata anche la creazione di una farsa elettorale.

domenica 13 aprile 2008

Vota Antonio?

Marco Cedolin

In concomitanza con la campagna elettorale gli ottimi giornalisti Marco Travaglio e Peter Gomez hanno pubblicato un interessante libro dal titolo “se li conosci li eviti” dove viene stilato l’elenco dei 100 fra condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio, presentati dai vari partiti come candidati alle elezioni. L’elenco, oltremodo indicativo per comprendere quanto le formazioni politiche siano sensibili nei confronti dell’argomento giustizia è stato ieri pubblicato sul frequentatissimo blog di Beppe Grillo esattamente come segue:

Classifica partiti per numero di condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio- PDL 56- PD 18- UDC - Rosa Bianca 9- Lega Nord 8- Partito Socialista 3- Sinistra Arcobaleno 3- La Destra 2- Aborto No Grazie 1- Italia dei Valori 0
Fonte “se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez

Dinanzi ad una classifica di questa tipo, qualunque lettore intenzionato a votare, nonostante Grillo abbia suggerito di non farlo, è stato indotto a considerare l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro come l’unico partito “votabile” in quanto in possesso di una “fedina penale” completamente intonsa. Nonostante nell’elenco dei “cattivi” figurino anche alcuni partiti minori, come il Partito Socialista, Aborto No Grazie, La Destra, l’UDC- Rosa Bianca, la Sinistra Arcobaleno, inspiegabilmente i partiti minori scompaiono dall’elenco dei “buoni” dove l’unico partito senza condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio sembra essere l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Sorge spontaneo domandarsi che fine abbiano fatto il partito Del Bene Comune di Stefano Montanari, il No Euro di Renzo Rabellino, il Meda di Sergio Riboldi, Sinistra Critica del sen. Turigliatto, il PCL di Marco Ferrando, l’Unione Democratica per i Consumatori di Bruno De Vita e molti altri.
Non essendo compresi nell’elenco dei condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio di Travaglio e Gomez sicuramente anche questi partiti hanno la “fedina penale” pulita e meriterebbero di essere valutati dai lettori di Grillo alla stessa stregua dell’Italia dei Valori.
Ma allora perché lo Zero viene attribuito solo ed esclusivamente ad Antonio Di Pietro, quasi si trattasse di un invito a votare lui?
Sicuramente si sarà trattato di una svista, ma il bisogno di corretta informazione che verrà rivendicato con il mio pieno appoggio tramite il V Day del 25 aprile ritengo non debba essere mai disatteso, nemmeno quando ad un giorno dal voto si è tentati di fare un favore ad un vecchio amico.

venerdì 11 aprile 2008

Nuova condanna per l'Italia del malrifiuto

Marco Cedolin

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha espresso oggi l’ennesima di una lunga serie di condanne nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle Direttive europee in tema di rifiuti.
La condanna in questione che fa seguito ad un primo deferimento del luglio 2006 riguarda la tardiva e non corretta applicazione della Direttiva UE del 1999 che definisce la nozione di rifiuti pericolosi e quindi il loro diverso trattamento rispetto a quelli innocui.
L’Italia è accusata di avere autorizzato nel periodo 2001/2003 la costruzione di nuove discariche applicando anziché i criteri definiti dalla direttiva UE le vecchie norme esistenti molto meno restrittive soprattutto in tema di rifiuti pericolosi.

La condanna di oggi fa parte della trentina di procedimenti aventi per oggetto lo smaltimento dei rifiuti che l’Unione europea sta portando avanti nei confronti del nostro Paese per violazioni di varia natura che vanno dalla truffa dei CIP6 (4 procedure d’infrazione e una lettera di messa in mora) al megainceneritore Asm di Brescia, a più riprese spacciato impropriamente come esempio “d’incenerimento pulito”, messo in mora dalla Corte Europea per l’inadempimento di ben 4 direttive europee sull’ambiente, fra le quali la mancanza della procedura di VIA che non è mai stata effettuata.

I cittadini italiani che già finanziano la consorteria dell’incenerimento attraverso il prelievo coatto nelle bollette dell’energia e subiscono da tempo sulla propria pelle le tragiche conseguenze di tecniche troppo “disinvolte” nello smaltimento dei rifiuti, grazie all’incapacità di una classe politica collusa con il malaffare, dovranno perciò continuare a fare fronte anche alle sanzioni pecuniarie della UE conseguenti al comportamento irresponsabile dei governi che si sono succeduti alla guida del Paese.
Governi sempre disposti a permettere con disinvoltura lo scaricamento dei rifiuti tossici nel territorio, ma altrettanto sempre pronti ad indignarsi ogni qualvolta le conseguenze delle loro azioni si traducono in maniera devastante sulla qualità della nostra produzione agricola e casearia che all’estero viene da tempo guardata con giustificato sospetto.

giovedì 10 aprile 2008

Come una talpa

Marco Cedolin

La Presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso sembra ormai giunta all’apice di quel processo di maturazione interiore che da anima ecologista impegnata a scrivere libri in elogio della lentezza e della salvaguardia ambientale, l’ha condotta a sponsorizzare il progetto del TAV e molte altre opere cementizie, estremamente impattanti per l’ambiente ma molto efficaci nell’operare il trasferimento “veloce” del denaro dei contribuenti nelle tasche della consorteria di cui ella stessa fa parte.
Il guaio è che quando s’incomincia a “fare buchi” molto spesso si finisce col prenderci gusto (come l’ex Ministro Lunardi purtroppo ha dimostrato fin troppo bene) e la Mercedes nazionale dopo avere iniziato la sua opera di cementificazione e perforazione del territorio piemontese oggi si ritrova visibilmente in crisi di astinenza, delusa e rammaricata per il fatto che in Val di Susa, nonostante le sue grandi aspirazioni aventi per oggetto megatunnel e gallerie, non riesce neppure ad ottenere il forellino per un sondaggio. L’importante è scavare “basta che sia un buco” viene da pensare osservando il nuovo progetto che il team Bresso in preda alla frustrazione sembra avere in serbo per la gioia futura dei torinesi. Si tratta di un piccolo Eurotunnel con pedaggio a pagamento che anziché sotto la Manica correrà sotto il PO per collegare Corso Unità d’Italia con l’ex area Italgas sulla sponda opposta del fiume.

Il progetto “TunnelPo” è integrato in un contesto più ampio di opere i cui costi previsti ammonterebbero a circa 2,5 miliardi di euro, che comprendono fra le altre la nuova tangenziale est e il progetto “panino” di Corso Marche. Per fare fronte al grande investimento la Presidente piemontese ha creato, con la benedizione di Antonio Di Pietro, leader dell’”Italia dei lavori” e degno successore dell’indimenticato Lunardi, la CAP (concessioni autostradali piemontesi), una società mista tra Anas e Regione che sarà chiamata a finanziare (insieme con l’imprenditoria privata che come sempre si occuperà soprattutto di raccogliere i profitti derivanti dai pedaggi) la costruzione delle nuove infrastrutture.
I disagi per i cittadini torinesi che dovranno fare i conti con i cantieri di “TunnelPo” saranno sicuramente ingenti, così come l’impatto ambientale dell’opera ed i costi destinati a pesare sulle spalle dei contribuenti, ma “finalmente” Mercedes ritroverà il sorriso ed inizierà a scavare, alla faccia dei valsusini che il buco non vogliono proprio lasciarglielo fare, nonostante l’ingente quantità di “letterine a carico del contribuente” che sta mandando a casa loro per cercare di convincerli.

martedì 8 aprile 2008

La farsa elettorale

Marco Cedolin

Siamo finalmente giunti all’ultima settimana di questo teatrino pietoso chiamato campagna elettorale, finalizzato a partorire la “dittatura” di due partiti fotocopia intenzionati a legittimare attraverso il voto un pensiero unico che in realtà non corrisponde alla sensibilità dei cittadini italiani.
Gli ingredienti di questa alchimia sono di una semplicità disarmante, avendo come fulcro una legge elettorale finalizzata allo scopo, condita da un ricorso smodato alla disinformazione.

Gli sbarramenti precostituiti del 4% alla Camera e dell’8% al senato ora che tutti (o quasi) corrono da soli impediranno di fatto la possibilità di essere presenti nel prossimo Parlamento a qualunque voce fuori dal coro (solo la Sinistra Arcobaleno, l’UDC e la Destra possono forse aspirare ad ottenere qualche rappresentante) concentrando le scelte degli italiani verso l’unico “voto utile” a produrre rappresentazione parlamentare ed inducendo chiunque non si riconosca nel partito unico di Veltrusconi a disertare le urne senza avere possibilità d’incidere politicamente.

Che scenda dal pullman del PD o dal palco del PDL, Veltrusconi racconta tutto ed il contrario di tutto, di fronte ad un’esposizione mediatica totalizzante costruita per trasformare in verità anche le peggiori menzogne e contraddizioni.
Veltrusconi si presenta come il più grande ambientalista, ma anche come il più grande cementificatore, come fautore dell’ecologia, ma anche degli inceneritori, come l’amico degli operai, ma anche degli industriali, come il difensore dei diritti dei precari, ma anche della legge Biagi che li rende tali, come sostenitore della pace, ma anche delle missioni di guerra, come colui che getterà altri miliardi nel buco nero del TAV ma risanerà anche il debito pubblico, come il grande riformatore ma anche conservatore, come amico dell’energia pulita ma anche del petrolio e del nucleare, come fautore della riduzione del traffico ma anche dell’incremento nelle vendite delle automobili, come sostenitore degli aumenti salariali ma anche dell’incremento della produttività aziendale, come paladino della sicurezza ma anche della libertà, come colui che diminuirà le tasse ma comunque spenderà più denaro pubblico.

Durante questa ultima settimana di farsa elettorale il carattere ed il grado della manipolazione hanno raggiunto livelli parossistici e praticamente ogni cittadino viene imbonito attraverso la “promessa” di realizzare esattamente quello che desidera, poco importa se la realizzazione risulta impossibile ed i desideri sono spesso apertamente in contrasto gli uni con gli altri. L’importante è che ciascuno si senta promettere esattamente quello che vorrebbe sentirsi promettere, non sia così curioso da domandarsi cosa è stato promesso al suo vicino e non abbia alternative, in quanto gli altri che non arriveranno alla soglia del 4% di promesse “concrete” non potranno farne nessuna.
Giunti a questo punto l’unico vero problema di Veltrusconi è costituito dal fatto che gli elettori non si confondano mettendo la croce sul simbolo sbagliato e per evitare che questo accada il Viminale sta provvedendo, a spese dei cittadini, alla stampa di migliaia di manifesti e alla messa in onda di altrettanti spot televisivi che spieghino come votare correttamente. Dopo questo ultimo sforzo sia chiaro che chi per errore non avrà messo la X su Veltrusconi non potrà poi venirsi a lamentare dicendo che la lampada di Aladino non funziona, in quanto era stato avvertito prima e uomo avvisato...

domenica 6 aprile 2008

A Treviso i cittadini alzano la testa

Marco Cedolin

Avrei voluto esserci anche io oggi accanto agli amici dei Grilli Treviso che insieme a Beppe Grillo hanno “festeggiato” la loro candidatura alle elezioni comunali, purtroppo dei problemi famigliari me lo hanno impedito ma è comunque come fossi stato lì con loro.
Avrei voluto esserci, oltre che per la profonda amicizia che mi lega a questo gruppo di ragazzi meravigliosi, anche per esprimere loro la mia gratitudine di cittadino per la strada (sicuramente in salita) lungo la quale hanno deciso d’inerpicarsi, rifiutando la condizione di sudditi silenti e mettendosi in gioco in prima persona per tentare di costruire qualcosa di diverso e migliore.

Loro, ed i tanti che in Italia (con o senza l’appoggio di Beppe Grillo) stanno maturando le stesse consapevolezze, rappresentano un esempio per tutti coloro che ogni giorno sono costretti a subire sulla propria pelle la prevaricazione messa in atto dai partiti politici e dai loro padroni ed hanno sempre pensato di non potere incidere sui problemi, lasciando che fossero i professionisti della politica a decidere in loro vece. Cittadini costretti a convivere con un ambiente devastato dalle colate di cemento, costretti a respirare i miasmi venefici degli inceneritori e degli impianti industriali, costretti a mangiare cibo “di plastica” ed a bere vino chimico costruito in laboratorio, costretti a subire il precariato che li condanna ad una “vita ad interim” senza prospettive, costretti ad accettare meccanismi disumanizzanti che li vogliono “capitale umano” senza identità e anonimi tubi digerenti della macchina del consumo.

Mettersi in gioco in prima persona, sia che si tratti di costruire una lista di cittadini per le elezioni comunali come hanno fatto gli amici di Treviso, sia che si tratti di bloccare fisicamente i cantieri del Tav come abbiamo fatto noi in Val di Susa, sia che si tratti di bloccare una base di guerra come a Vicenza, sia che si tratti di dare vita a movimenti ed associazioni finalizzate a creare conoscenza e consapevolezza, non solo si può ma è indispensabile se si aspira a cambiare qualcosa in questa disgraziata società della crescita e dello sviluppo che persegue la mercificazione di tutto l’esistente e la cosificazione dell’essere umano.
Tocca ai cittadini, alle “persone normali” uscire dalla gabbia dell’indifferenza e dell’inanità, dove si mugugna sottovoce, dove si vota “turandosi il naso”, dove si mormora “tanto io che ci posso fare”, dove ad ogni vessazione si risponde abbassando la testa, dove si rischia di perdere perfino il rispetto per sé stessi. Uscire dalla gabbia dell’indifferenza e prendere in mano la propria vita ed il proprio futuro, perché ci appartengono e nessuno, si tratti di un “Gentilini” o di una multinazionale, può venire a rubarceli per distruggerli nel nome del proprio profitto.
I Grilli di Treviso ci stanno provando, contro le logiche dei partiti che tentano di boicottarli in ogni modo, contro la macchina dell’informazione che cerca di renderli invisibili, contro i poteri economici che li osteggiano e contro l’indifferenza di chi preferisce restare silenzioso lasciando che le decisioni passino sopra la sua testa. Ci stanno provando anche e soprattutto per il loro concittadini, perché questa non è “antipolitica” ma l’unico vero modo di fare politica, spendendosi in prima persona e riappropriandosi della propria dignità.

sabato 5 aprile 2008

I Sacerdoti del TAV restano senza fedeli

Marco Cedolin

Per il partito del TAV capitanato dalla Presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso, dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino e dal Presidente della provincia di Torino Antonio Saitta, la settimana che sta per concludersi è stata veramente nera che più nera non si può.

Domenica 30 marzo a Chiomonte, in quella Valle di Susa da loro presentata in Italia e in Europa come “convertita” alla logica dell’alta velocità, quasi 1500 persone di tutte le età si sono spese dedicando oltre a 15 euro alcune ore del proprio tempo e almeno un quarto d’ora di camminata in salita, per acquistare un metro quadrato dei terreni che dovrebbero essere oggetto dei futuri cantieri del TAV. All’inizio di giugno la stessa operazione con tutta probabilità si ripeterà con un’altra esaltante giornata di festa e partecipazione popolare che vedrà raddoppiare il numero di valsusini in “prima fila” e mettere sempre più a nudo la lunga sequela di bugie che Bresso, Chiamparino e Saitta hanno continuato in questi mesi a raccontare ai loro padroni di partito e ai cittadini italiani ed europei.

Giovedì 3 aprile Bresso, Chiamparino e Saitta, non paghi della figuraccia rimediata pochi giorni prima, avevano in programma di andare in Val di Susa ad Almese per parlare di TAV e sviluppo, nell’ambito della campagna elettorale del PD di Veltroni, ma anche per dimostrare che il vento in “Valle” è cambiato ed i cittadini sono più disponibili a parlare di alta velocità.
Se lo avessero fatto, anziché fermarsi in autostrada dinanzi alle prime folate di vento, avrebbero trovato ad Almese ad attenderli alcune migliaia di valsusini corredati di bandiere e strumenti musicali, tanto chiassosi quanto pacifici, disposti a spiegare loro cosa ne pensano i cittadini del TAV e dei progetti di sviluppo ad esso correlati.
Purtroppo il partito del TAV non è abituato ad argomentare attraverso un pubblico confronto e preferisce praticare il soliloquio nei convegni semi-clandestini organizzati per pochi intimi, in TV e sulle pagine dei giornali, ragione per cui Bresso, Chiamparino e Saitta hanno preferito invertire il senso di marcia delle loro auto blu verso Torino, costretti a realizzare che il “vento” in Val di Susa non è affatto quella “brezza” marzolina che amano raccontare in giro, dando sfoggio di quell’inclinazione alla menzogna che è parte integrante del bagaglio di ogni uomo politico.

Soli con le loro bugie, delle quali dovranno rendere conto in primo luogo ai propri padroni di partito, soli con le menzogne che hanno infarcito la carta straccia dei giornali e dei progetti presentati in Europa per ottenere i finanziamenti del TAV, soli con la propria supponenza, forse inizieranno a capire che in Val di Susa il clima è veramente cambiato, perché anche i pochi che bonariamente davano loro credito hanno ormai cambiato idea e l’unica operazione di “sviluppo” possibile riguarda l’acquisto dei terreni “in prima fila”.

venerdì 4 aprile 2008

GRANDI OPERE da oggi in libreria



Viviamo in un mondo in cui la grandezza dimensionale è assurta a sinonimo di bellezza e modernità, mentre il futuro viene concepito esclusivamente come una ricerca spasmodica di crescita e sviluppo, da realizzarsi attraverso la creazione di Grandi Opere infrastrutturali che vengono finanziate con il denaro dei cittadini, senza averli neppure mai interpellati.

In Cina è da poco terminata la costruzione della diga delle Tre Gole che sbarra il passo del fiume Yangtze, un mostro di cemento costato 21 miliardi di euro, alto 185 metri e lungo 2,5 km, il riempimento del cui invaso, lungo 600 km, ha già causato l’abbattimento di 75 città e 1.500 villaggi, condannando all’esodo forzato oltre 1,2 milioni di persone.

L’Eurotunnel che corre sotto la Manica per collegare Parigi con Londra è costato 15 miliardi di euro. La società che lo gestisce in 12 anni non è mai riuscita a chiudere una sola volta il bilancio in attivo, ha accumulato un debito di oltre 9 miliardi di euro ed i 741.000 investitori privati che finanziarono l’opera hanno ormai perduto il 90% del proprio capitale.

Il Mose è un progetto faraonico dal costo previsto di 4,3 miliardi di euro volto a difendere Venezia dal fenomeno delle acque alte. Stravolgerà in maniera irreversibile gli equilibri dell’intero ecosistema lagunare ma non servirà a nulla, se non a rimpinguare le tasche del Consorzio Venezia Nuova che lo costruisce.

Il deposito per le scorie nucleari di Yucca Mountain costerà più di 60 miliardi di dollari e metterà a rischio la vita di 1,4 milioni di persone. Negli oltre 80 km di tunnel scavati a 300 metri di profondità saranno stivate 77.000 tonnellate di scorie altamente radioattive provenienti da oltre 100 reattori sparsi in ogni angolo degli Stati Uniti, con l’obiettivo di garantirne la sicurezza per 10.000 anni, ma una parte del mondo scientifico pensa che non vadano seppellite e che non saranno affatto al sicuro.

Il TAV in Italia è costituito da 1000 km d’infrastrutture ferroviarie che costeranno circa 90 miliardi di euro interamente a carico dei contribuenti. La sua costruzione ha devastato l’integrità dei territori, non risolverà i problemi dei pendolari e non proporrà benefici in termini ecologici, ma sono già in cantiere progetti per altri 1000 km o forse più.

L’oleodotto BTC trasporterà il greggio per 1.770 km dal Mar Caspio fino al Mediterraneo orientale e avrà una capacità pari al 7% dell’intero flusso di petrolio mondiale. Economicamente la sua costruzione non avrebbe avuto senso, ma strategicamente è indispensabile per le ambizioni d’indipendenza energetica degli Stati Uniti e d’Israele.

Il Megainceneritore del Gerbido verrà costruito in un’area già oggi pesantemente inquinata ai confini della città di Torino, avrà camini alti 120 metri, dissiperà oltre 1 milione di metri cubi di acqua l’anno e sorgerà a meno di 2 km dall’ospedale San Luigi di Orbassano specializzato in pneumologia.

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS), peserà 426 tonnellate, ospiterà 7 laboratori, la sua cubatura abitabile sarà di 1330 m³ e costerà intorno ai 100 miliardi di dollari pur garantendo una vita operativa di soli 10 anni.

I motori delle grandi navi da crociera di ultima generazione producono una potenza che sarebbe sufficiente ad alimentare una città di 200.000 abitanti.

Al largo di Dubai si sta completando la creazione di un arcipelago composto da 300 isole artificiali, mentre in città accanto alle spiagge assolate con una temperatura di oltre 40 gradi sorge Sky Dubai dove in un’atmosfera da pieno inverno si può sciare e sorseggiare vino speziato sulle poltroncine del St. Moritz Cafè.

La costruzione delle grandi opere arricchisce a dismisura i grandi potentati finanziari ed industriali ma non produce alcun benessere per le popolazioni che sono chiamate a finanziarle. Al contrario sia la condizione economica che la qualità di vita dell’uomo stanno regredendo di pari passo con il depauperamento delle risorse economiche, energetiche ed ambientali che la costruzione delle Grandi Opere impone.Attraverso un meccanismo di plagio che fa leva sulle debolezze umane i manipolatori sono riusciti nell’intento di rendere l’individuo “felice” di essere oggetto stesso della loro manipolazione, costringendolo a diventare complice entusiasta di un “progresso” che in realtà si rivela funzionale solamente ai loro interessi, ma si tratta di vera felicità?La crescita e lo sviluppo si stanno rivelando incapaci di generare benessere e qualità della vita, le famiglie s’impoveriscono, le prospettive occupazionali si riducono, l’ambiente diventa sempre più asfittico e degradato, l’insicurezza dilaga, l’umanità appare sempre più disumanizzata, ridotta al ruolo di tubo digerente della megamacchina consumista.Molte persone stanno iniziando a domandarsi se sia davvero questo il modo migliore di vivere sul pianeta. La prospettiva di una società della decrescita rappresenta il terminale logico per tutti coloro che hanno iniziato ad accumulare nuove conoscenze, maturando un diverso grado di consapevolezza che li conduce alla ricerca di un’alternativa praticabile nell’immediato. Occorre applicare una riduzione di scala, una cultura di empatia con l’ambiente e la natura, una riscoperta della comunità, del senso del limite e delle proporzioni, limitare l’ingerenza dell’economia nella società, perseguendo l’autoproduzione di beni e servizi ed occorre farlo fin da subito iniziando ad impegnarsi in prima persona.

Marco Cedolin

mercoledì 2 aprile 2008

Più Expo per tutti

Marco Cedolin

Evviva! Milano avrà l’Expo 2015.
La notizia rimbalza roboante sui TG della sera illuminando come non mai i teleschermi sempre più piatti degli italiani, per poi andare a riempire le prime pagine dei giornali, incastonata all’interno di titoloni che esaltano ora l’orgoglio, ora la commozione, ora la felicità di un Paese in festa, quasi si trattasse del revival degli ultimi vittoriosi mondiali di calcio.
La “vittoria” ottenuta da Letizia Moratti riuscendo a portare l’expo 2015 sotto la Madonnina riesce ad oscurare qualsiasi problema di questa Italia disgraziata, poco importa se i salari degli italiani continuano a restare i più bassi, poco importa se i morti sul lavoro continuano ad aumentare anche adesso che in campagna elettorale non fanno più notizia, poco importa se non si riesce neppure a decidere a chi “regalare” la compagnia aerea di bandiera, poco importa se sulle prime pagine di ieri l’inflazione era schizzata al 3,3% toccando il livello più alto degli ultimi 12 anni, adesso abbiamo l’Expo e possiamo guardare al futuro con giustificato ottimismo, godendoci la “Milano da bere” che ritorna e le fantasie visionarie che amministratori, architetti, giornalisti ed opinion leader ormai scatenati stanno affrettandosi a “mettere in cantiere” per noi.

Gli aggettivi si affastellano gli uni agli altri con i loro suoni suadenti e carichi di musicalità, somigliano alle sirene di Ulisse nate per ammaliare, imbonire, suggestionare e persuadere il cittadino – consumatore di sogni, incantesimi ed alchimie.
Le cifre vengono sciorinate disordinatamente in un crescendo musicale carico di suggestioni immaginifiche promettendo per tutti scampoli di quella “ricchezza” ormai dimenticata dai più, fra le pieghe di un divenire sempre più incerto.

Tutto è grande se osservato sotto le fantasmagoriche luci dell’Expo, immensa l’area di esposizione prevista in 1,7 milioni di metri quadri, così come lo spazio di 530 mila metri quadrati dedicato ai parcheggi, colossali gli investimenti (in larga parte pubblici) stimati in 20 miliardi di euro, enorme il numero dei visitatori attesi, oltre 29 milioni, straordinarie le ipotesi d’incremento di fatturato per le aziende locali che ammonterebbero a 44 miliardi di euro secondo una ricerca della Camera di commercio milanese, addirittura incredibile il numero di “posti di lavoro” che potrebbe creare la manifestazione, secondo una ricerca condotta dalla Bocconi che li stima in circa 70.000.

Tutto cresce nella fantascientifica Milano “del futuro” che nascerà attraverso oltre 7 anni di cantieri finalizzati a stravolgerne in profondità la fisionomia, fino a trasformarla in una piccola Dubai, tanto artificiale quanto improbabile nella sua veste di metropoli “ecosostenibile” incastonata all’ombra della futura Expo Tower che s’innalzerà nel cielo per 200 metri, pronta a specchiarsi dentro a laghi e torrenti artificiali contornati dalla nuova stazione del TAV, da nuovo cemento, nuove strade, nuove occasioni di speculazione edilizia.

Tutto resta uguale nelle case delle famiglie italiane, milanesi e non, spesso abbarbicate nei quartieri dormitorio delle grandi periferie atomizzate, dove mancano anche i servizi primari e l’unico panorama godibile è costituito dal muro di un palazzone scrostato e fatiscente. Tutto resta uguale nell’Italia della disoccupazione dimenticata dall’Istat e del lavoro precario che avvelena la vita annientando anche la speranza. Tutto resta uguale per gli italiani costretti a tirare la fine del mese con sempre meno potere di acquisto perché schiacciati (come gli viene raccontato dagli economisti) da un debito pubblico insostenibile.
Eppure saranno proprio loro, le famiglie italiane che non sono state invitate a partecipare al baccanale, a finanziare attraverso nuovo debito pubblico, anche la mega kermesse dell’Expo di Milano 2015 dove la lobby del cemento e del tondino, sotto la direzione degli architetti di grido, costruirà la “città del futuro”, luminosa, colossale, artificiale, ecosostenibile, universalmente inutile e soprattutto lontana, così lontana dal Paese reale da perdersi in quella cappa di nebbia e smog che nonostante il miracolo dell’Expo a Milano continua a farla da padrone.

martedì 1 aprile 2008

Russiatunnel

Marco Cedolin

Gli interessi finanziari derivanti dalla speculazione connessa alla costruzione delle grandi opere continuano a dimostrasi un collante straordinario in grado di superare qualunque barriera politica e ideologica. L’assoluto appiattimento dei nostri partiti politici, siano essi di derivazione liberista, comunista, post fascista, democristiana, socialista o repubblicana, riguardo alla necessità della costruzione di qualunque infrastruttura (TAV, Mose, inceneritori, rigassificatori, autostrade, viadotti, megatunnel, parcheggi sotterranei, centrali turbogas, a carbone ecc.) sta a dimostrarlo in maniera incontrovertibile. Il partito delle grandi opere non ha colore, tranne ovviamente quello dei soldi, così perfino la Russia e gli Stati Uniti, i più grandi antagonisti degli ultimi 60 anni, sembrano pronti a dimenticare ogni ruggine per mettere in cantiere il tunnel sottomarino più lungo del mondo che li unisca passando al di sotto dello Stretto di Bering.

Il progetto che il presidente russo Vladimir Putin si appresta a discutere con l’omologo americano Gorge W. Bush durante il vertice in programma domenica prossima sul Mar Nero, riguarda un tunnel sottomarino della lunghezza di circa 100 km e del costo previsto di oltre 41 miliardi di euro che unisca la Chukotka (estremo nord est della Russia) con l’Alaska, permettendo il trasporto delle merci dall’Europa all’america via terra e rendendo di fatto la Russia il fulcro del commercio internazionale.
Il principale artefice di un’opera fra le più ciclopiche al mondo potrebbe essere la società Infrastruktura di proprietà dell’oligarca russo e Governatore della Chukotka Roman Abramovich che proprio recentemente ha investito 170 milioni di dollari nell’acquisto, presso l’azienda tedesca Herrenknecht, della più grande macchina scavatrice che sia mai stata costruita. Una mega trivellatrice che possiede un diametro di 19 metri, enorme se confrontato con i 7 metri delle macchine che hanno scavato l’Eurotunnel che corre sotto la Manica.
Il progetto del mega tunnel fra Russia ed Usa che sembra sia già stato oggetto di precedenti discussioni ed accordi fra i vertici dei due paesi, contemplerebbe infrastrutture sia per il traffico su gomma che su rotaia, nonché per il trasporto di petrolio, gas ed energia elettrica. Gli esperti interpellati sembrano prevedere (con molto ottimismo) un traffico merci potenziale di 100.000 tonnellate/anno lungo l’asse del tunnel, che dovrebbe agevolmente comportare un rientro in tempi relativamente brevi dell’enorme investimento, destinato a raddoppiare se non triplicare in virtù dell’altissimo numero d’infrastrutture di collegamento (autostrade, ferrovie, gasdotti, oleodotti) la cui costruzione si renderebbe necessaria. Proprio in virtù di ciò Cina, India, Corea e Giappone si sono già dichiarate favorevoli all’idea e disponibili a partecipare in prima persona al progetto.

Pur senza entrare nel merito dei devastanti impatti ambientali che potrebbero venire determinati da un’opera di queste dimensioni, non si può astenersi dall’esternare alcune perplessità nei confronti del progetto di Putin il cui unico scopo sembra quello di arricchire l’oligarchia delle costruzioni che prospera sulle spalle dei contribuenti. La pesante situazione di recessione a livello mondiale, il sempre più grave problema dei mutamenti climatici ed il progressivo esaurimento delle risorse energetiche fossili, non sembrano essere infatti gli elementi ideali per giustificare un progetto colossale, estremamente costoso in termini monetari ed energetici, finalizzato a far correre nel 2020 in maniera sempre più schizofrenica le merci in giro per il mondo.
Le previsioni di traffico merci operate dagli esperti sembrano costruite ispirandosi unicamente all’incremento della movimentazione avvenuto nei decenni passati, mentre la situazione attuale dei mercati e l’alto prezzo del petrolio portano ad ipotizzare volumi di scambio molto più contenuti nei decenni futuri, il che sposterebbe indefinitamente nel tempo la prospettiva di ritorno economico dell’investimento con il grave pericolo di riproporre un’operazione fallimentare come si è rivelata quella di Eurotunnel.
A pagare alla fine sarebbero come sempre i cittadini, dal momento che l’opera ciclopica verrebbe finanziata in larga parte attraverso il denaro pubblico, rendendoli affamati ed indebitati ancora più di quanto non lo siano già adesso.



lunedì 31 marzo 2008

Pimby: un giardino di cemento per tutti

Marco Cedolin

L’associazione Pimby (per favore nel mio giardino) fondata da Chicco Testa, Patrizia Ravaioli, Paolo Messa e Giancarlo D'Alessandro dichiara di proporsi la creazione di un dibattito serio e privo di pregiudizi sul tema delle infrastrutture, nonché di riuscire a costruire più infrastrutture in tempi più brevi sfruttando il fatto che in questa campagna elettorale tutti i maggiori partiti sembrano essere “finalmente” d’accordo sulla necessità di fare infrastrutture.
Fulcro del progetto Pimby è l’intenzione d’importare in Italia una legge che traduca nel nostro ordinamento l'esperienza francese della Commissione Nazionale Sul Dibattito Pubblico, come viene spiegato in maniera articolata nel manifesto dell’associazione dal titolo “partecipare per decidere”.

All’interno di tale manifesto si può leggere che “Per rendere l’Italia un Paese più moderno e competitivo, pur nella salvaguardia dell'ambiente e del territorio, servono anche nuove e più efficienti infrastrutture. Le lentezze burocratiche, le incertezze sui processi di autorizzazione, le contestazioni dei comitati locali, hanno reso però ogni investimento sempre più difficile”.
Parole che sembrano ricalcare il progetto dell’ambientalismo del fare tanto caro a Veltroni che intende salvaguardare il territorio e l’ambiente attraverso i cantieri del TAV, delle autostrade, degli inceneritori e dei rigassificatori, senza dimenticare di strizzare l’occhio anche a Berlusconi accomunandosi a lui nel criticare i comitati di cittadini che fino ad oggi si “sono permessi” di difendere i loro diritti e la propria salute.
Il manifesto propone poi la creazione di un “dibattito pubblico che regolamenti la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali la cui organizzazione sia curata da una parte terza indipendente che, valutatane l'ammissibilità, ne stabilisce sia la durata (non superiore a sei mesi) che le modalità, assicurando la parità di tutti i punti di vista coinvolti e condizioni di eguaglianza nell'accesso ai luoghi e ai momenti del dibattito”. Tale dibattito pubblico non sarà però il luogo deputato alle decisioni e alle negoziazioni, ma solamente un luogo di confronto, in quanto le decisioni finali verranno poi prese dai “soggetti competenti”.

La caratterizzazione dell’Associazione Pimby alla quale hanno già aderito, fra gli altri, personaggi del calibro di Enrico Letta, Sottosegretario Presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio Martini, Presidente Regione Toscana, Bruno Tabacci, Deputato Rosa Bianca, Paolo Costa, Presidente Commissione trasporti e turismo Parlamento Europeo, Renato Brunetta, Vice Presidente Commissione per l'industria, la ricerca, l'energia, Parlamento Europeo, Edo Ronchi, Senatore PD, Michele Vietti, Deputato UDC, Adolfo Urso, Deputato PDL, Edoardo Zanchini, Responsabile Infrastrutture Energia Legambiente, Umberto Minopoli, Consigliere Ministro Sviluppo Economico, Luca Biamonte, Responsabile Comunicazione, Editoriale “La Nuova Ecologia”, dimostra il carattere di assoluta trasversalità del partito del “cemento e del tondino” che accomuna fra le sue fila uomini politici di centrosinistra e di centrodestra insieme ad esponenti di spicco dell’ambientalismo istituzionale.
Un “partito” che sotto la guida del fondatore di Legambiente Chicco Testa promette un giardino di cemento per tutti, proponendosi di coinvolgere i cittadini all’interno del dibattito concernente le grandi infrastrutture, nel tentativo di creare una condivisione nel merito di progetti già decisi a priori e nel caso questa condivisione venga a mancare si accontenterà comunque del coinvolgimento, facendo si che le decisioni finali vengano comunque prese in tempi brevi dai soggetti competenti, cioè dalla politica e dagli imprenditori che propongono l’opera, con buona pace dei cittadini e dell’ambiente.

venerdì 28 marzo 2008

Porta a Porta

Marco Cedolin

Mercoledì sera intorno alle 23 sono stato carezzato dall’insana idea di spegnere il computer ed accendere la TV per introdurmi di soppiatto (almeno così credevo) nel salotto chic di Rai uno dove Bruno Vespa aveva invitato, fra gli ospiti di una serata in tema elettorale, due candidati che conosco personalmente. L’ultima volta che ho votato erano da poco finiti gli anni del liceo e la mia tessera elettorale resterà ancora a lungo ad impolverarsi in qualche recondito andito, perlomeno fino a quando votare significherà legittimare questa dittatura travestita che è la democrazia rappresentativa, però confesso che la presenza nel “salottino buono” di Stefano Montanari e Renzo Rabellino m’incuriosiva e stimolava la mia fantasia.

Montanari, direttore scientifico del laboratorio di nanodiagnostica di Modena, è un medico “tutto di un pezzo” grande esperto nel campo delle nanoparticelle e figura di riferimento per chiunque (come me) abbia avuto occasione di scrivere libri che trattano di rifiuti ed inceneritori. E’ entrato in politica solo qualche settimana fa ma ho letto attentamente il programma del suo partito, basato su una critica molto articolata al sistema delle grandi opere. Come potrei privarmi della soddisfazione di vedere Montanari che mette al tappeto Vespa dimostrandogli con dati incontrovertibili che gli inceneritori sono dannosi per salute, devastanti per l’ambiente e totalmente privi di senso dal punto di vista economico?
Rabellino è in politica da alcuni anni, lo ricordo molto preparato e spregiudicato, veloce di lingua ed abile oratore. A stendere il programma del suo partito ha collaborato un mio caro amico, ho avuto occasione di leggerlo più volte, si parla di opposizione al TAV, di signoraggio, di morti sul lavoro, di risparmio energetico e di critica alla globalizzazione. Perché mai dovrei negarmi il piacere di assistere alla scena in cui Rabellino lascia Vespa senza parole introducendo su Rai uno un argomento tabù come il signoraggio? E se poi tutti e due riuscissero ad esternare il loro pensiero sulla truffa del TAV il mio piacere aumenterebbe in maniera esponenziale.

Alle 23 la mia fantasia viene intaccata una prima volta perché su Rai uno anziché Porta a Porta sta iniziando il secondo tempo della partita della nazionale in terra di Spagna, così mi rassegno a lasciare la TV accesa mentre mi rimetto al computer per finire di scrivere una cosetta che avevo lasciato a metà. Il salotto di Vespa apre i battenti solo abbondantemente dopo la mezzanotte, quando la maggior parte degli italiani che guardano la TV sono già scivolati sotto le lenzuola, ostaggi di una sveglia che suonerà comunque troppo presto.
In studio oltre ai miei due “amici”sono presenti la Santanchè (che in barba alla par condicio è onnipresente come il prezzemolo e compare in tutti i programmi TV) un candidato liberale e il rappresentante del partito disabili. Faranno la loro comparsa dopo poco Marcello Sorgi della Stampa ed un giornalista del Giorno di cui (forse per lo shock subito) per quanto mi sforzi non mi riesce di ricordare il nome.

Dopo i saluti di rito la Santanchè monopolizza immediatamente la serata (o forse data l’ora definirla nottata sarebbe più congruo) imbeccata da Vespa che le chiede di rendere conto riguardo ad alcune sue dichiarazioni aventi per oggetto l’eventualità di un suo appoggio a Berlusconi. C’è giusto il tempo per qualche esternazione del candidato liberale ed ecco Sorgi che suona alla porta e si accomoda nel salotto. La sua prima domanda è rivolta alla Santanchè che avrebbe dichiarato di appoggiare Berlusconi ma cadrebbe in contraddizione perché aveva testé affermato che il Cavaliere posiziona le donne in maniera orizzontale. Il senso della discussione in verità mi sfugge e il pensiero tende più volte a rifuggire fra i meandri dell’inconscio mentre, la Santanchè si profonde per un quarto d’ora buono in un profluvio di parole dal quale si riesce ad evincere che Berlusconi era un’ottima persona ma poi è cambiato essendo stato fuorviato nel corso del suo cammino dalla presenza di cattive compagnie.

E’ ormai scoccata l’una quando finalmente Vespa manda in onda un filmato liofilizzato in un paio di minuti che dovrebbe presentare Stefano Montanari ed il suo partito. In realtà dal video si evince solamente che lui è un medico che una volta entrato in politica avrebbe litigato con Beppe Grillo e si accompagna con l’ex Senatore Rossi colpevole di essere comunista ed aver fatto cadere il governo Prodi rifiutando di votare le missioni militari all’estero. Terminato il filmato Montanari tenta di spiegare che lui con Grillo non ha mai litigato, ma Vespa ostentando aperta contrarietà afferma che la redazione non s’inventa le schede degli ospiti per cui quanto prima darà prova del litigio. Montanari prova poi a spiegare la ragione della sua presenza in politica ed a tratteggiare il programma del suo partito ma l’impresa risulta più difficile di un’ascensione sull’Everest in quanto viene interrotto sistematicamente ogni 15 secondi da Vespa, spalleggiato nell’opera di disturbo dalla Santanchè e da Sorgi. Si ribella, chiede di poter parlare almeno un minuto di fila ma non la spunta e Vespa gli toglie la parola.

L’una è passata da un pezzo quando parte il filmato di presentazione di Renzo Rabellino, così veloce da sembrare uno spot pubblicitario. Guardandolo si capisce che lui ha fatto parte della Lega, il suo partito usa un simbolo che richiama alla mente Beppe Grillo il quale ha già dichiarato di essere estraneo alla cosa, il programma prevede un reddito garantito per tutti dalla nascita alla morte senza lavorare. Rabellino prova subito a spiegare che in realtà non si tratta di un reddito garantito senza lavorare e quel punto non compare neppure nel programma, ma Vespa più contrariato che mai dice che la redazione non se l’è certo inventato, mentre la Santanchè inizia a fare dell’ironia disquisendo di quella meritocrazia la cui esistenza comporterebbe la sua immediata epurazione dai palinsesti TV.

In effetti nel programma di Rabellino neppure io avevo visto la citazione del reddito garantito senza lavorare, ma comunque perché dovrebbe essere così sconvolgente di fronte a Veltroni che promette di raddoppiare pensioni e salari o Berlusconi che “regala” milioni di posti di lavoro?
Ma degli inceneritori, del signoraggio e del TAV quando si parla?
La palla è tornata alla Santanchè che restando in tema di promesse propone di ridurre a 1200 euro mensili gli stipendi dei parlamentari, così non dovrà vergognarsi quando cammina in mezzo alla gente, dimenticando che anche se sottopagato chi governasse male sarebbe costretto a vergognarsi comunque e non solo in mezzo alla gente.

E’ ormai notte fonda quando Vespa ritorna da Montanari porgendogli il testo di un suo articolo che dimostrerebbe l’avvenuto litigio con Beppe Grillo, Montanari sostiene con veemenza che nel testo non si accenna a litigi, la discussione si fa più accesa fintanto che Montanari si vede costretto a prendere in mano il cellulare per tentare di chiamare Grillo in persona (senza trovarlo)affinché convinca Vespa del fatto che non hanno litigato.
Adesso è la volta di Rabellino al quale Vespa porge il punto del programma incriminato prelevato direttamente dal suo sito. Rabellino spiega che si tratta di un vecchio programma non di quello che riguarda questa campagna elettorale (ecco perché non c’era) e Vespa s’infuria più che mai arrivando a catechizzarlo con un gesto quanto mai eloquente. Rabellino prova allora a parlare di signoraggio (che sia il momento buono?) ma il resto della compagnia sta già discorrendo d’altro e gli viene tolta la parola.
Quando l’attenzione torna su Montanari è solo per domandargli come mai se lui è un liberale sta con Rossi che è un comunista, lui cerca di spiegare che le cose importanti sono altre, ad esempio il fatto che sul pianeta rischiamo l’estinzione, ma Vespa e Sorgi insistono, un liberale ed un comunista no è impossibile.
Adesso si parla dei problemi seri, di Alitalia e di chi appoggerà Veltroni o Berlusconi una volta eletto. L’ultima volta che la parola viene data a Montanari e Rabellino è solo per una domanda secca su questi temi, loro tentano con un eroico colpo di reni di parlare del loro programma ma Vespa è perentorio: “cos’è meglio per Alitalia? Air France o una cordata italiana?” una risposta sola, “chi appoggerete una volta eletti? Veltroni, Berlusconi o nessuno?”
Sembra di assistere ad un programma di quiz, mentre tristemente si chiude il sipario e prendo pienamente coscienza di quanto insana sia stata la mia decisione di accendere la TV. L’informazione in Italia praticamente non esiste ed è stato folle pensare che su Rai uno si potesse parlare seriamente di signoraggio, TAV ed inceneritori. Non invidio i miei “amici” che stoicamente hanno tentato di farlo, ma li ringrazio comunque perché l’emozione provata con la fantasia è stata davvero impagabile.

giovedì 27 marzo 2008

Impregilo dai rifiuti di Napoli al Nevada

Marco Cedolin

La multinazionale Impregilo, primario gruppo italiano nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria, il cui pacchetto di maggioranza è attualmente nelle mani delle famiglie Benetton, Gavio e Ligresti, continua a tenere fede al suo ruolo di leader nella costruzione delle grandi opere e nella creazione di altrettanto grandi devastazioni ambientali e sociali. Sono infatti una sequela infinita le tragedie ambientali, i dissesti del territorio, le violazioni dei diritti umani, i conflitti politico sociali, le deportazioni e gli esodi forzati di popolazione e gli sprechi di risorse finanziarie ed umane direttamente o indirettamente imputabili all’operato della multinazionale italiana.

Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone. La produzione elettrica della diga non è mai andata oltre il 70% delle sue potenzialità ed a causa dell’accumulo di sedimenti nell’invaso gli esperti calcolano che entro una ventina d’anni l’impianto non sarà più in grado di funzionare.

Fra il 1983 ed il 1994 Impregilo insieme alla francese Dumaz partecipò alla costruzione della diga di Yacyretà che sorge sul fiume Paranà al confine fra Argentina e Paraguay sulla base di un contratto da 1,4 miliardi di dollari. I costi del progetto aumentarono di 4 volte per la parte ingegneristica e di 7 volte per quella amministrativa, determinando un costo finale dell’energia prodotta di tre volte superiore a quello medio nazionale. La produttività energetica dell’impianto è solamente il 60% di quella prevista e la costituzione dell’invaso che ha sommerso 100.000 ettari di terreni incontaminati ha determinato l’allontanamento dalle proprie case di 70.000 persone relegate a “sopravvivere” su 9000 ettari di terreno altamente degradato.


Nel 1997 Impregilo partecipò in Nepal al Consorzio deputato alla costruzione della diga di Kaligandaki grazie ad un finanziamento dell’Asian Development Bank. L’opera si distinse soprattutto per le gravi irregolarità del progetto, gli effetti ambientali devastanti e la grande quantità d’incidenti mortali occorsi agli operai impegnati nella costruzione.

Sempre negli anni 90 Impregilo partecipò in qualità di capofila all’associazione d’imprese che costruì la diga Katse in Lesotho. Lo scopo dell’opera fu quello di deviare l’acqua del fiume Malibamats’o ( risorsa naturale indispensabile per il Lesotho) convogliandola in territorio sudafricano per mezzo di due gallerie. Le conseguenze della diga Katse furono oltremodo devastanti sia sul piano sociale che su quello ambientale. Il bacino cancellò 2000 ettari di terra coltivata e 4500 ettari adibiti a pascolo e di conseguenza migliaia di famiglie della locale etnia Basotho che vivevano di agricoltura e pastorizia furono private delle risorse necessarie alla loro sussistenza. L’enorme pressione generata dall’acqua contenuta nell’invaso determinò l’apertura di una faglia di 1,5 km nel villaggio di Mapeleng e dopo la conclusione del riempimento nel mese di ottobre 1995 si verificarono oltre 90 terremoti nell’arco di soli 16 mesi. Nel mese di aprile 2005 in Lesotho iniziò un processo nei confronti di Impregilo, per corruzione in merito all’aggiudicazione di appalti, con una richiesta di risarcimento di circa 1,5 milioni di euro.

Impregilo sta attualmente partecipando in Islanda al ciclopico progetto Karahnjukar che prevede la costruzione di 9 dighe in terra, fra cui la più imponente d’Europa, una centrale idroelettrica da 690 megawatt ed una mega fonderia in grado di produrre 320.000 tonnellate di alluminio l’anno, contro la volontà del 65% dei cittadini islandesi che hanno espresso la propria contrarietà all’operazione. La multinazionale italiana che ha già iniziato la propria opera di devastazione facendo saltare in aria con l’ausilio di cariche esplosive il più spettacolare canyon dell’Islanda è accusata da parte dell’Associazione ecologista Savingiceland di comportamenti intimidatori nei confronti degli ecologisti e vessatori verso i propri dipendenti.

In Italia Impregilo è una presenza di spicco fra le imprese che stanno procedendo alla costruzione delle tratte TAV, nonché imputata in quanto parte del consorzio Cavet, nel processo che si sta tenendo a Firenze a causa dei gravissimi danni ambientali provocati dai cantieri dell’alta velocità nel Mugello. Impregilo ha anche partecipato alla costruzione delle metropolitane di Milano, Roma, Napoli e Genova, alle infrastrutture aeroportuali di Fiumicino e Capodichino, è artefice di larga parte della rete autostradale nazionale, ha ottenuto l’appalto per la realizzazione di un villaggio residenziale per gli addetti della base aeronavale di Sigonella in Sicilia, risulta General Contractor nel progetto del ponte sullo Stretto di Messina ed ha provveduto a costruire perfino l’Istituto Europeo di Oncologia creato nel 1994 dall’ex ministro della Salute Umberto Veronesi che recentemente si è distinto per la propria “crociata” in favore degli inceneritori.
Ma soprattutto Impregilo risulta fra i principali responsabili della drammatica emergenza rifiuti nel napoletano avendo gestito per oltre 5 anni attraverso le controllate Fibe s.p.a e Fibe Campania s.p.a. l’intero ciclo di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania nonché la controversa realizzazione dell’inceneritore di Acerra. I risultati della gestione furono talmente disastrosi da indurre Impregilo a defilarsi dal “brutto affare” della spazzatura, aiutata in questa operazione dal decreto legge n. 245 del 30 novembre 2005, varato dal Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi per fronteggiare l’emergenza dei rifiuti in Campania, il quale prevedeva la risoluzione “ope legis” dei contratti con le società appaltatrici. Proprio in relazione allo scandalo dei rifiuti napoletani Impregilo, insieme al Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino è stata rinviata a giudizio e sarà parte in causa nel processo che inizierà il 14 maggio davanti al tribunale di Napoli.

Nonostante l’affare dei rifiuti napoletani, nel merito del quale la magistratura aveva provveduto a congelare i conti correnti italiani del gruppo per un valore di 750 milioni di euro e la temporanea sospensione della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina per decisione del governo Prodi avessero indotto una grave crisi di liquidità finanziaria, Impregilo grazie all’aiuto dei grandi gruppi bancari sembra essere tornata in salute, pronta per sempre nuove sfide in giro per il mondo.
Lo scorso 25 marzo 2008 la multinazionale italiana si è infatti aggiudicata la gara promossa dal Southern Nevada Water Authority (SNWA) per la realizzazione di un articolato sistema di prelievo e trasporto delle acque del Lake Mead, uno dei più grandi laghi artificiali degli Stati Uniti situato a circa 30 chilometri a sud-est della città di Las Vegas nel Nevada, al fine di aumentare la fornitura di acqua per usi potabili e domestici dell'area urbana di Las Vegas, per un valore della commessa pari a 447 milioni di dollari. Si tratta di un progetto estremamente complesso che prevede la realizzazione a circa 100 metri di profondità sul fondo del lago di una presa d'acqua, la costruzione di un tunnel della lunghezza di circa cinque chilometri e lo scavo di un pozzo di accesso profondo circa 200 metri. L’avvio dei lavori avverrà a breve mentre la conclusione dell’opera è prevista per la seconda metà del 2012, sempre che non venga adoperato lo stesso metodo utilizzato per l’inceneritore di Acerra, la cui costruzione iniziò nel 2004 con promessa di consegna entro 300 giorni, mentre nel 2008 l’impianto risulta ancora alla ricerca di qualcuno che accetti l’appalto per portarlo a termine.