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venerdì 11 aprile 2008

Nuova condanna per l'Italia del malrifiuto

Marco Cedolin

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha espresso oggi l’ennesima di una lunga serie di condanne nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle Direttive europee in tema di rifiuti.
La condanna in questione che fa seguito ad un primo deferimento del luglio 2006 riguarda la tardiva e non corretta applicazione della Direttiva UE del 1999 che definisce la nozione di rifiuti pericolosi e quindi il loro diverso trattamento rispetto a quelli innocui.
L’Italia è accusata di avere autorizzato nel periodo 2001/2003 la costruzione di nuove discariche applicando anziché i criteri definiti dalla direttiva UE le vecchie norme esistenti molto meno restrittive soprattutto in tema di rifiuti pericolosi.

La condanna di oggi fa parte della trentina di procedimenti aventi per oggetto lo smaltimento dei rifiuti che l’Unione europea sta portando avanti nei confronti del nostro Paese per violazioni di varia natura che vanno dalla truffa dei CIP6 (4 procedure d’infrazione e una lettera di messa in mora) al megainceneritore Asm di Brescia, a più riprese spacciato impropriamente come esempio “d’incenerimento pulito”, messo in mora dalla Corte Europea per l’inadempimento di ben 4 direttive europee sull’ambiente, fra le quali la mancanza della procedura di VIA che non è mai stata effettuata.

I cittadini italiani che già finanziano la consorteria dell’incenerimento attraverso il prelievo coatto nelle bollette dell’energia e subiscono da tempo sulla propria pelle le tragiche conseguenze di tecniche troppo “disinvolte” nello smaltimento dei rifiuti, grazie all’incapacità di una classe politica collusa con il malaffare, dovranno perciò continuare a fare fronte anche alle sanzioni pecuniarie della UE conseguenti al comportamento irresponsabile dei governi che si sono succeduti alla guida del Paese.
Governi sempre disposti a permettere con disinvoltura lo scaricamento dei rifiuti tossici nel territorio, ma altrettanto sempre pronti ad indignarsi ogni qualvolta le conseguenze delle loro azioni si traducono in maniera devastante sulla qualità della nostra produzione agricola e casearia che all’estero viene da tempo guardata con giustificato sospetto.

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