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lunedì 10 marzo 2008

NO TAV a Shanghai come in Val di Susa

Marco Cedolin

La costruzione delle nuove tratte per i treni ad alta velocità non deve fare i conti con la protesta di larghi strati della popolazione solamente in Italia, ma perfino in un “paradiso delle grandi opere” come la Cina l’opposizione al TAV si sta rivelando così risoluta da essere riuscita a bloccare almeno temporaneamente la costruzione dell’opera.
E’ accaduto a Shanghai dove dal 2002 sono già funzionanti 30 km di TAV a levitazione magnetica che applicano la stessa tecnologia, prodotta da Siemens e Thyssenkrupp, sperimentata in Germania dal tristemente noto Transrapid che nel settembre 2006 fu protagonista di un tragico incidente nei pressi di Melstrup, durante il quale persero la vita 23 persone.
Proprio il prolungamento della linea attuale, le cui carrozze viaggiano spesso semivuote a causa dell’alto prezzo del biglietto, che dovrebbe attraversare quartieri densamente popolati, ha incontrato una tenace ed indomabile resistenza da parte degli abitanti. La popolazione, assolutamente contraria alla costruzione di un’opera giudicata ambientalmente impattante e pericolosa per la salute a causa delle radiazioni elettromagnetiche, ha avversato il progetto anche a fronte delle sue ricadute negative sul valore degli immobili. Alcune migliaia di cittadini assai combattivi hanno fronteggiato pacificamente i reparti anti- sommossa della polizia mentre contemporaneamente avviavano una battaglia legale per difendere i propri diritti. Le autorità si sono trovate in grave difficoltà sia perché il progetto presentava non poche criticità, sia perché la protesta ha iniziato a dilagare coinvolgendo in breve anche gli strati sociali piccolo – borghesi che fino a quel momento erano stati refrattari a qualsiasi espressione di dissenso nei confronti della cementificazione indiscriminata.

Il sindaco di Shanghai Hang Zheng, proprio in occasione del Congresso nazionale, ha così annunciato di essere intenzionato a rinunciare, almeno per il momento, alla prosecuzione del progetto che non rientra più negli investimenti prioritari, in attesa di verificarne la fattibilità per mezzo di una valutazione d’impatto ambientale.
Nella Cina delle grandi dighe, abituata alle costruzioni portate a termine a tempo di record, senza salvaguardare minimamente i diritti della popolazione, per la prima volta la protesta dei cittadini è riuscita a fermare la realizzazione di una grande infrastruttura.
In Italia dove i record sono altri e le infrastrutture che servirebbero, come la Salerno – Reggio Calabria, sopravvivono da decenni sotto forma di eterno cantiere, gli uomini politici di ogni colore il progetto del TAV continuano purtroppo a proporlo come prioritario anche di fronte a proteste popolari e criticità di gran lunga superiori a quelle di Shanghai. Anzi i due partiti che si contendono il governo del paese arrivano al punto di mettere il TAV ai primi posti fra le priorità dei propri programmi elettorali, dimostrando in maniera inequivocabile di essere assai poco lungimiranti e molto a corto di argomenti.

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