mercoledì 30 aprile 2008

Unieuro entra nell'era del pessimismo

Marco Cedolin

Il gruppo Unieuro, fra i maggiori soggetti italiani nella distribuzione dell’elettronica di consumo, dal 2002 di proprietà della società inglese Dsgi, chiuderà entro l’anno per decisione del nuovo direttore generale Mario Maiocchi 40 dei suoi 150 punti vendita, equivalenti al 19% dei suoi incassi annuali.
Il gruppo fondato da Oscar Farinetti che si era contraddistinto per le martellanti campagne pubblicitarie improntate al più sfrontato ottimismo, sembra avere esaurito le scorte del “sale della vita” ed essersi calato suo malgrado nella realtà di tutti gli italiani, dove gli spazi per essere ottimisti stanno diventando sempre meno e le occasioni per sorridere latitano in maniera preoccupante.

La realtà di Unieuro registra un calo delle vendite di circa l’11% nel 2007 che ha determinato la discesa del fatturato al di sotto del miliardo di euro e la perdita di quasi 3 punti nelle quote di mercato, ridimensionando notevolmente le potenzialità del gruppo. Questi risultati per molti versi disastrosi s’inseriscono nell’ambito di una realtà generale del mercato dell’elettronica di consumo che sta mostrando notevoli sofferenze, in quanto al crollo dei listini e al calo dei margini di profitto intervenuti negli ultimi anni, dall’inizio del 2008 si è sommato un netto calo delle vendite di quasi il 4% nel primo bimestre che ha coinvolto anche un settore trainante come la telefonia sceso addirittura del 10%.
Nonostante i grandi gruppi abbiano finora cercato di fare fronte alla situazione attraverso una politica aggressiva consistente nell’apertura di sempre nuove superfici di vendita e campagne promozionali molto spregiudicate, la recessione del settore è ormai un dato di fatto incontrovertibile e agli operatori non sembra restare altra soluzione che sperare con molto “ottimismo” in un qualche ritorno economico derivante dai Campionati europei di calcio e dalle Olimpiadi di Pechino.

L’entrata del gruppo Unieuro nell’era del pessimismo potrebbe anche far sorridere, se pensiamo alla grande mole di spot deliranti con i quali ci ha tempestato per anni, ma si tratterebbe comunque di un sorriso amaro alla luce delle gravi ricadute in termini di occupazione che deriveranno dalla chiusura dei punti vendita, a testimonianza della sempre più drammatica situazione in cui si dibatte il mercato del lavoro nel nostro Paese.

26 commenti:

Anonimo ha detto...

ebbene si, eccomi:commessa lasciata a piedi dalla nuova strategia di sviluppo dell'Unieuro.
Sono amareggiata e non più ottimista!Avevamo un negozio nuovo, bellissimo, pieno di commessi gentili, clienti affezionati, gli stessi che un bel giorno, ormai troppo vicino , si ritroveranno un cartello, CHIUSO e io dove sarò?
Io che ancora credo in quest'Italia che non fa altro che deludermi!
E' così difficile darsi un perchè, sopratutto perchè amo il mio lavoro, soprattutto perchè nessuno ci dice niente, solo un forse si chiude, solo comunicati all'Ansa.
Solo un cercatevi un altro lavoro.
Pessima storia.

marco cedolin ha detto...

Veramente una pessima storia, permettimi di esprimere la mia solidarietà per quel poco che può valere.
Purtroppo il mondo del lavoro sta deteriorandosi sempre più e le persone vengono immolate ogni giorno che passa sull'altare della produttività.
Qualunque "ristrutturazione societaria" passa attraverso la diminuzione del numero degli occupati, trattandosi nel breve periodo del sistema migliore per aumentare la redditività.
Così fanno le ferrovie, così fa il pubblico impiego, così fa il sistema industriale che continua a delocalizzare all'estero, così sta iniziando a fare anche la grande distribuzione che dopo avere distrutto la concorrenza dei piccoli negozi ora cerca d'incrementare i margini di profitto atraverso la riduzione del personale.
Una pessima storia!

Marco

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
jenny ha detto...

Vedi Marco, hai parlato di piccoli negozi, com'era bello un tempo andare nel negozietto sotto casa , dove trovavi dalla cartoleria al barattolo dei pomodori pelati. QUanti ricordi nel negozietto sotto casa che se chiedevi un mangiacassetta , era UNA.
Si ok, poca scelta, poca tecnologia, ma c'era rispetto per quella vecchietta che lavorava per tirare avanti la baracca!
Oggi continuo a pensare e a cercare di ingoiare il boccone amaro della mia sconfitta lavorativa.
Non sai come vorrei tornare agli anni del negozietto sotto casa, agli anni che le poste ancora assumevano tramite concorsi seri, agli anni dove una promessa fatta era una promessa vera, ai tempi che mio nonno pagava a credito e non si facevano finanziamenti usurai, ma si firmava un foglio e ci si stringeva la mano invece di dare gli estremi della busta paga.
Se conosci un posto dove ancora si vive così, scrivilo, farò del tutto per raggiunggerlo per poi cercare di vivere senza troppi perchè e per come, pensando solo a non "fregare" gli altri e il mio prossimo.
Baci

marco cedolin ha detto...

Cara Jenny,
ho eliminato il post doppio come mi avevi chiesto.

Purtroppo non conosco un posto dove ancora si vive così e credo che la globalizzazione sia ormai riuscita ad appiattire ogni cultura differente alla propria logica del gigantismo.
In compenso ritengo occorra impegnarsi tutti per far si che le persone ritornino ad essere il fulcro della società, scalzando l'economia dalla posizione di dominio assoluto su tutti e tutto.
Tornare ad essere persone con i propri diritti e la propria umanità, anzichè "capitale umano" o "risorse umane" come i deliranti dettami del modello sviluppista ci vorrebbero, costituisce un primo passo indispensabile per riappropriarci della nostra condizione di uomini liberi.

jenny ha detto...

libertà, lavoro, diritti umani e sociali...
è dura farlo capire ai miei colleghi, che ancora baciano il suolo di dove coammina lo stesso capo che entra sorridente e dice: su forza ragazzi, diamo il meglio di noi, salviamo questo negozio!
Facendo credere che noi, piccole pedine di una grande partita, possiamo cambiare idea a chi, dall'alto ha deciso di tagliare i rami secchi di un'azienda che non pensa ad altro che salvare la faccia e le proprie tasche.

Mia nonna era partigiana, ha dato il massimo di se in una grande lotta, cantando a tutta voce..." bella ciao"
e io proverò in ogni momento ad aiutare chi vuole cantarla con me.

Anonimo ha detto...

Unieuro,tramite il suo massimo esponente,vuole eliminare i "rami secchi" con la chiusura di 43 negozi.I "rami secchi" sono persone che hanno lavorato con in grembo un bambino di sette mesi, che hanno lavorato le domeniche, trascurando la famiglia per il lavoro, che purtroppo hanno contratto un mutuo fidando nel lavoro. Ora i rami secchi non servono più e vanno eliminati! Ma chi ha sbagliato le strategie aziendali? E perchè deve pagare sempre chi sta più in basso? Non sarebbe meglio e meno costoso rilanciare questi negozi anzichè aprirne degli altri?

Anonimo ha detto...

Siamo in 2 (anzi no, molti di più, solo nel mio "ex" negozio siamo stati lasciati a casa in 8) ad essere amareggiate per la situazione assurda che s'è creata negli ultimi mesi in Unieuro. Lavoravo in uno dei negozi che da quando ha aperto l'anno scorso è sempre stato uno dei primi dell'area, parecchie volte anche primo in Italia. Mi son sempre fatta in quattro, straordinari a manetta perchè mancava personale, perchè i "cocchi" di qualcuno non venivano al lavoro e "no, non si può lasciare il reparto vuoto". Ma chi me l'ha fatto fare. Un anno buttato dalla finestra perchè non sono rientrata tra i "cocchi", perchè le persone preferiscono parlar male piuttosto che conoscerti, eh si, le bugie hanno le gambe corte ma in questo caso han portato solo contratti indeterminati a gente che era lì da molto meno tempo di me. "Non vi preoccupate, le chiusure degli altri negozi non andranno ad interferire con i rinnovi di contratto, state tranquilli" e col cavolo, perchè dopo 2 settimane dall'annuncio delle chiusure salta fuori che un Pc City della zona chiude e devono "sistemare" 30ragazzi/e. E noi a casa. Dopo un mese e mezzo arriva la notizia che questi Pc-Cityani non arriveranno in negozio perchè è troppo distante.. Oggi è arrivata la notizia che un negozio concorrente di Unieuro ha "festeggiato" l'imminente chiusura del negozio dove lavoravo (vero si, vero no, si vedrà) e la cosa divertente è che gli amici dei "cocchi" son rientrati con contratto indeterminato.. per non parlare della settimana di straordinari che non mi hanno pagato nell'ultima busta paga..

marco cedolin ha detto...

Il tuo commento, come buona parte di quelli che lo hanno preceduto, offre uno spaccato della profonda regressione intervenuta nel mondo del lavoro, che lo ha reso simile ad una giungla dove i lavoratori sono diventati vittime sacrificali.

un caro saluto e ovviamente anche a te la mia solidarietà per quel poco che può valere.

Marco

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Anonimo ha detto...

E' uno scandalo! Io sono di Vergiate, sono stato in quel negozio una volta sola e mi ricordo una persona estremamente arrogante e maleducata. Una rossa, reparto telefonia, si chiamava Beatrice, dopo che ho letto quanto hai scritto ho capito... Molto probabilmente anche lei era raccomandata! Solo con una raccomandazione si poteva pensare di assumere una persona così inutile, arrogante, antipatica ed incompetente in un negozio!

Antonio P.

Anonimo ha detto...

...Che vergogna,sono una ex dipendente uniero,la "grande famiglia felice" come amava dire il nostro non direttore,un'uomo(ma piu un bambino) che sapeva dare promesse senza mantenerle,ma soprattutto assumere gente x simpatia e bellezza.Il mio contratto e scaduto alla fine di gennaio,con la promessa che a marzo sarei stata richiamata con un contratto a tempo indeterminato,ho dato anima e corpo a questa azienda,ho sacrificato la mia famiglia e il mio bambino per straordinari,domeniche e notti x inventari,ho affrontato insieme ad un folto gruppo di persone corsi e stage,per poi buttarci nella nuova apertura del centro tutti entusiasti e ben contenti di far parte di questo gruppo che poi si e dimistrato poco serio con i suoi dipendenti.Abbiamo subito un furto a novembre,e il carissimo direttore era in ferie,non si e neanche degnato di rientrare per vedere quali danni avevamo subito,ma noi bravi ragazzi nel giro di 2 giorni abbiamo rimesso in piedi il negozio,senza avere niente in cambio,nn una parola,nn un conforto,io personalmente sono molto ma molto amareggiata di questo comportamento,soprattutto x tutte quelle persone che adesso hanno il loro bel contratto non x meriti ma x parentele varie e x essere stati cosi bravi a leccare x avere un posto di lavoro,x tutte queste persone se l'Unieuro aperto da 1 anno in provincia di Varese dovesse chiudere sono ben contenta,chissa che cosi almeno tornano con i piedi per terra,mi dispiace x le poche persone vere( e sono solo 2)che come me si sono trovate a casa senza un xche' valido.Unieuro entri pessimista ed esci incazzato...

Il commento è stato ripostato dall'amministratore del blog, eliminando nomi e cognomi di persone che non possono difendersi in questa sede.
Marco Cedolin

Anonimo ha detto...

Salve,
io sono un dipendente unieuro di un negozio che non verrà dismesso. Innanzi tutto esprimo la mia solidarietà per i colleghi che da un giorno all'altro si troveranno senza lavoro, nonostante che i nostri "capoccia" abbiano promesso di risistemare tutti i dipendenti all'interno della catena stessa, promessa che sappiamo ben tutti impossibile. Impossibile come la strategia di lavoro di unieuro, che crede ancora che il volantino con la stessa merce tutti i mesi possa essere la forza, impossibile come lavorare tutti i giorno con il sorriso sulle labbra, impossibile come l'irrefrenabile corsa verso "acchiappare" il cliente per farlo spendere di più, non importa come, non importa se il servizio offerto è completamente inutile , l'importante è portarlo a spendere di più. Non è così che la gente si fidelizza. non è così. forse dovrebbe essere fatta una promozione più mirata diversa da territorio a terriorio da città a città. Noi dipendenti veniamo stressati e spremuti per portare a casa un risultato positivo e non basta mai. Però vedi che qualcosa ai vertici si muove sempre, qualcuno più in alto di noi viene controlla scruta per assicurarsi che il problema non siano proprio i dipendenti.non è nemmeno così. pare che si viaggi con le fette di prosciutto sugli occhi: non c'è soldi, la gente fa i finanziamenti per andare in vacanza, l'altro giorno un signore per comprare la PSP alla figlia ha fatto un finanziamento per 250 euro...e i capi si sorprendono se un cliente entra in unieuro solo per fare una passeggiata al fresco. allora ci sono soluzioni? non lo so, però dal canto mio posso esprimere qualche parere, non distruttivo, ma costruttivo, ad esempio: non parlo dei centri più grandi o quelli locati nei grandi magazzini, ma dei piccoli/medi store i quali in alcuni periodi dell'anno non hanno senso di essere aperti ad orario continuato dalle 13 alle 16 non c'è movimento in questi negozi che senso ha sprecare energia (che poi deve essere pagata)in quelle ore tenendo conto che d'estate si somma l'aria condizionata. Che senso ha avere pareti e pareti di televisori accesi solo per far più bella l'esposizione? che senso ha stare aperti la domenica d'estate? il guadagno di una domenica di luglio è ben inferiore allo spreco di denaro impiegato nel tenere aperto il punto vendita. E lo spreco di addobbi per il negozio per ogni nuova promozione? carta cartoncino adesivi che regolarmente vengono gettati via dopo ogni promozione...ce ne sarebbero altri di sprechi da far notare a chi sta ai piani alti, come ad esempio il fatto che forse la sopra di noi sono un po' in troppi e che "le scale si iniziano a pulire dall'alto e non dal basso". non voglio essere polemico, anche se ci sono riusciuto, mi piace stare al contatto con la gente e tutto quello che mi hanno chiesto ho sempre fatto, il cliente ho cercato sempre di mandarlo via con il sorriso e soddisfatto, ma il problema forse sta nell'adattarsi al periodo che stiamo vivendo, la gente vive al risparmio? dove possibile risparmiamo anche noi. Chi si adatta sopravvive, è una legge , no di mercato. della natura.

Anonimo ha detto...

buongiorno, sono un ex dipendente (direttore) ma quale rami secchi, prima di chiudere i negozi, bisognava far tutto il managment che non capisce nulla di GD, in quanto tutto il managment veniva da Autogrill per cui era molto ferrato in panini e pizze ma molto meno in Informatica ed Elettronica.

RIBELLATEVI!!!!!!

Anonimo ha detto...

buongiorno, sono un ex dipendente (direttore) ma quale rami secchi, prima di chiudere i negozi, bisognava far tutto il managment che non capisce nulla di GD, in quanto tutto il managment veniva da Autogrill per cui era molto ferrato in panini e pizze ma molto meno in Informatica ed Elettronica.

RIBELLATEVI!!!!!!

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti,in risposta all'ultimo messaggio vi posso dire che,a parere mio,arrivati a un certo punto bisognava strotturarsi,UniEuro stava ormai per lasciare l'era dell'ottimismo e stava per diventare un'azienda con un certo numero di punti vendita,quindi fondamentale è stato l'inserimento di manager gestionali,il problema grosso è che hanno commesso l'imperdonabile errore di inserire store manager e figure di sede che di commercio e elettronica ne sapevano ben poco,giocandosi così il rapporto con i produtori.
Io (store manager) ancora in UniEuro,ho imparato molto dai vari manager di Autogril,ma era ben presente in me una buona parte commerciale appresa nell'epoca di Farinetti,quindi non ho avuto problemi a fare funzionare i miei punti vendita.
Ora ti dico,caro ex direttore,"meglio quando era peggio" anche perchè ora stiamo raggiungendo il ridicolo!!Non solo la parte commerciale che speravo ritornasse in azienda continua a latitare ma sembra si faccia di tutto per peggiorare le cose,rapporti umani compresi.

Uno SM ormai stanco che ogni giorno si chiede se ne vale ancora la pena,penso prenderò la tua stessa decisione.

Anonimo ha detto...

salve a tutti, colleghi ed ex colleghi... ho letto attentamente tutti i vostri post, ora vorrei dire la mia.
Io sono dipendente unieuro da ormai 7 anni, e non per un calcio nel culo ma xkè il mio contratto me lo sono meritato, ve lo assicuro, prima ero felice di lavorare per quest'azienda, anche se qualche piccola pecca ce l'aveva all'epoca (purtroppo siamo in italia) vi dico solo che fino al cambiamento ho avuto un ruolo da capo reparto durante il mio apprendistato! stasera non ho neanche le parole! poi... con l'entrata dei PANINARI sono stata vittima di vero e proprio mobb***, e tutt'ora succedono spesso episodi veramente spiacevoli da portare quasi fuori dalla ragione! gente lecca culo con la camicia azzurra che pressa tutti i giorni GODENDO! è indescrivibile... se ti vogliono far fuori ti puntano! orari da 8 ore spezzati che ti occupano tutta la settimana senza aver nemmeno la possibilità di andare in posta per pagare una bolletta, che si fa? si chiede un permesso! no! il permesso no! se ti serve un giorno manda un certificato!... ti rispondono con aria di sfida... potrei dirne a non finire, questo è NIENTE! l'unico modo è adattarsi, sopportare e stare molto attenti ai trabbocchetti, vi dico la verità io per ora mi adatto sopportando molte cose poi come vedo che spunta l'erpes e mi brucia lo stomaco me ne rimango a casa! mi sembra impossibile tornare ai vecchi tempi con questi incapaci! non fanno altro che lamentarsi e poi assumono gli amici degli amici facendo contratti full time indeterminati! e la gente seria la mandano a casa, per prendere cani e porci che poi gli svuotano i magazzini! il periodo di natale avevano assunto un drogato!!! cazz*!! ma quando fanno i colloqui che caz** guardano!!! cari vecchi colleghi, vi voglio bene

Anonim ha detto...

ok. le due "sfortunate" che non hanno avuto il rinnovo del contratto, provino a chiedersi come mai, in un commento su questa stessa pagina si parla propio di una di loro...arrogante ed incapace....c'è pure il nome.
"cocchi"....gli straordinari servono per lavorare non per cazzeggiare in cerca di contatti su msn....

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
marco cedolin ha detto...

L'ultimo post è stato eliminato dall'amministratore del blog in quanto non sono consentite le ingiurie personali.

Marco Cedolin

Anonimo ha detto...

che dire quell che sanno lavorare
sono A CASA quelli che confazionavano panini sono in azienda grazie

Un dipendente deluso ha detto...

Ciao a tutti quelli che leggono, io sono un dipendente di un Unieuro del Sud. Quando ho iniziato nel 2005 venivo a lavorare con un sorriso a 85 denti, adesso l'unico sorriso che mi viene in negozio e quando mi sforzo in bagno. Abbiamo fatto la ristrutturazione del negozio, si, ABBIAMO, perchè da commesso venditore, mi sono dovuto mettere la tuta da operaio e i guanti gommati per spostare gli scaffali e nel frattempo vendere. Venivo in negozio con la febbre e spezzati da far paura. Poi, caso volle che ascoltassi una conversazione fra il direttore e il capo area in cui quest'ultimo disse "Siete in troppi" e da quel giorno al minimo sbaglio venivano mandate lettere di richiamo e tre nostri colleghi furono mandati a casa per piccolezze mentre il direttore si teneva il decoder di Sky in comodato d'uso a casa e l'area manager si portava a casa un LCD cespite. In negozio si è instaurata una sorta di Gestapo interna, il direttore ha ad ogni dipendente ha dato il compito di informarlo sui movimenti dell'altro senza sapere di essere controllato a sua volta da un altro dipendente. Io personalmente sono stato "controllato" da un collega che ho fatto mangiare a casa mia, alla mia tavola. Due nostre colleghe sono state cazziate al telefono perchè si sono messe in maternità al 2° mese.
Io lo ammetto, adesso vado in negozio a fo*****rmi lo stipendio, faccio il minimo del minimo dell'indispensabile perchè dopo aver dato il fondoschiena per 4 anni, aver aggiustato pc dei clienti anche a casa per fare prima, capisco di aver perso solo tempo. I clienti che cercavano solo me, adesso li faccio chiamare al cellulare e me li sbrigo al di fuori del negozio. Capisco tutti quelli che sono stati mandati a casa, capisco la loro rabbia, la stessa che ho provato quando a casa è arrivata la lettera dalla sede con il richiamo. Dimenticatevi di Unieuro, perchè Unieuro si è già dimenticata di voi.

Un ex imbrogliaclienti ha detto...

La nuova strategia aziendale per far soldi... inc***are il cliente con un bel pacco di programmi gratuiti o crackati a soli 69 euro! 69 EURO??? Mi ci riempio due carelli al discount e ci faccio pure benzina con 69 EURO!!! E vogliamo parlare dei prezzi GONFIATI con dei servizi non richiesti? E le offerte speciali con falsi sconti dove il prezzo rimane lo stesso di due mesi prima ma fanno scrivere -200€!!! ? E i prodotti rientrati dall'assistenza venduti a prezzo pieno? Ma dov'è il codacons?

Anonimo ha detto...

tre anni all'unieuro in attesa di un trasferimento che non arriva mai...e il capo negozio che fa tutto l'interessato non ti comunica le nuove procedure per fare domanda perchè ha terrore che gli unici che lavorano scapino...visto che le sue grandi nuove assunzioni sono amici di amici che non ancora hanno imparato a fare memorie di spesa con il terminale, non aprono o chiudono in negozio perchè tanto ci sono i cretini che non hanno "vita" e fanno spezzati inutili visto che i reparti sono comunque scoperti...non espongono perchè loro devono vedere...non fanno assistenze perchè sono rogne...ma lo Store Manager è un grande ....sotto personale per fare margine....senza vigilanza per fare margine...intanto ci fottono trentamila prodotti al giorno...ma è colpa del repartista che non controlla...peccato deve coprire tre reparti insieme...
Permessi?mai...neanche se operano mia madre al seno...e io dovre essere felice di lavorare bene per loro?ormai me ne f...o , se i clienti si incazzano non mi importa,
questo è la grande azienda in crescita...il problema è che non c'è lavoro in giro..perchè ogni giorno mi pento di lavorare con l'unieuro per il tempo della mia vita che sto perdendo per una azienda che non lo merita...in attesa di un trasferimento che non arriva per poter scappare da una città in cui sto sola.

Buon viso a cattivo gioco? ha detto...

Meno male che stanno inventando la commiuniti! Dove tutti ci abbracceremo e ci vorremmo bene! E ci riempiono il cervello con immagini entusiasmanti che richiamano lo spirito di squadra, ma quale c##zi! Mi sembrano gli stregoni delle sette americane, fra un pò, per ridurre il personale, ci faranno bere i cockatil avvelenati per un suicidio di massa! Promesse, promesse. Come vorrei tornare al 2005, dove chi si chiedeva di vendere e basta. Niente bombardamenti di procedure, cognizioni e butta###e varie!

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti. Sono un ex Store Manager di UE che ha deciso di andare via da quando "il nuovo che avanza" (e non mi riferisco al management Autogrill!!) ha deciso di applicare in Azienda il principio della redditività a tutti i costi. Purtroppo, poi, NON posso che confermare AMPIAMENTE la gran parte dei commenti che ho letto: dalle imposizioni ad assumere certe determinate persone, alle pressioni dell'A.M. per "ridimensionare" il costo del lavoro attraverso tagli temporanei e/o definitivi al personale (leggi: non conferma di apprendistati anche di 4 anni e tempi determinati, non sostituzione di maternità - nel mio PdV ne ho avute 4 contemporaneamente MAI sostituite -, alle pressioni per spingere i collaboratori a vendere win list, cover, pacchetti informatica, finanziamenti a tassi altissimi e nascosti ecc. ecc. ecc.
Ammetto che per un breve periodo, dal momento che ho famiglia ed un bambino piccolo, ho avallato questa linea di condotta, accettando di eseguire le disposizioni impartite. Tuttavia, siccome ritengo che per fare i boia deve esserci una certa "predisposizione" innata, ho cominciato subito ad avvertire un forte senso di vergogna (non lo nascondo) per quello che stavo facendo. Si tratta, credo, di quel senso di rispetto per gli altri e per sè stessi che i vari Direttore del Personale UE, i vari A.M. e lo stesso "imperatore" (leggi: l' A.D. in carica) non penso abbiano. In particolare, l'A.D. ed il suo progetto fantasmagorico e costosissimo della COMMUNITY, in cui tutti i dipendenti dovrebbero sentire il senso di appartenenza all'Azienda, in realtà è il falso etico in persona. Ovviamente è lui che determina la politica aziendale ad ogni livello e ne controlla andamento e linea attuativa, per cui non bisogna cercare lontano per trovare il "Marchionne" della situazione. Ad ogni modo, nonostante fossi incerto del mio futuro, ho deciso di rassegnare le dimissioni; oggi, sono contento di averlo fatto anche se guadagno tanto di meno. Ne ho però guadagnato in salute e rispetto verso me stesso. D'altra parte, un'Azienda così non potrà andare molto lontano (... ed i risultati commerciali di questo periodo lo stanno dimostrando). E' stata la peggiore esperienza lavoratia che abbia mai fatto...
Un in bocca al lupo a tutti.