martedì 15 aprile 2008

Ha vinto la sindrome di Stoccolma

Marco Cedolin

Il primo elemento che emerge in maniera adamantina dalle urne è costituito dalla paura che mai come oggi attanaglia i cittadini italiani, fino ad indurli all’inanità, come spesso accade all’individuo terrorizzato che si ritrova immobilizzato davanti al pericolo. Paura di cambiare, paura del futuro, paura di scegliere, paura di dare corpo alla sequela di proteste di cui si sono resi artefici fino al giorno del voto. Gli elettori italiani, figli della paura, non sono sembrati le stesse persone che hanno ingrossato le fila del V Day di Grillo, che a milioni hanno esternato indignazione leggendo La Casta di Rizzo e Stella, che da anni lamentano di non arrivare a fine mese, che soffrono le conseguenze della precarietà, che compongono le centinaia di comitati in lotta contro le grandi opere e le nocività, che ostentano contrarietà nei confronti delle politiche economiche, sociali ed ambientali messe in atto fino ad oggi. Gli elettori italiani, come in preda alla sindrome di Stoccolma, hanno scelto di premiare i propri aguzzini, correndo a votare in massa coloro che da 15 anni governano questo paese con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

L’astensione, nonostante fosse estremamente diffuso il rigetto nei confronti della politica, è risultata tutto sommato contenuta e l’80% degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne. I piccoli partiti “nuovi” affrancati dalle logiche di potere hanno ottenuto risultati estremamente modesti e la maggior parte delle scelte è ricaduta proprio sui protagonisti della Casta di Rizzo e Stella. A prescindere dal fatto che si tratti di Berlusconi o Veltroni, di Bassolino o Cuffaro, di Fassino o Dell’Utri, gli elettori italiani hanno deciso ancora una volta di dare fiducia agli stessi uomini, mossi dalle stesse logiche, quasi a sublimare l’arte del malgoverno trasformandola in una sorta di sacrificio ineluttabile.

Non sono cambiati i nomi e neppure il disegno che li muove, ma il panorama del nuovo Parlamento sarà molto differente da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi e non solamente in virtù della schiacciante (e largamente prevedibile) vittoria di Bossi e Berlusconi, innescata dai catastrofici risultati del Governo Prodi.
Innanzitutto circa il 30% degli italiani (il 20% che non ha votato, l’8% che ha votato partiti esclusi dalla rappresentanza parlamentare e una parte degli elettori UDC al senato) non sarà rappresentato in Parlamento e la presenza di oltre 14 milioni di cittadini “senza voce” dovrebbe indurre a più di una riflessione.
Nel nuovo Parlamento siederanno esclusivamente i rappresentanti di due partiti fotocopia, con gli stessi programmi e gli stessi padroni a cui ubbidire, come il Pdl-Lega Nord e PD-Idv che da soli rappresentano l’84% dei votanti, contornati da qualche deputato dell’UDC di Casini le cui posizioni sono appiattite sulle stesse loro logiche.
La Sinistra Arcobaleno (che incorporava Rifondazione Comunista, Verdi e Pdci) è uscita dalle urne praticamente polverizzata e non porterà in Parlamento neppure un deputato, mentre solo 2 anni fa i partiti che la compongono raccoglievano il sostegno di circa 5 milioni d’italiani. La Destra della Santanchè non è arrivata dove “credeva” e nonostante 1 milione di voti sarà costretta a rimanere al palo. I Socialisti di Boselli non hanno superato l’1% e tutti gli altri partiti minori sono rimasti allo stato di decimali.

La condizione giunti a questo punto è quella ottimale per gestire in completa libertà le riforme impopolari imposte dai grandi potentati finanziari ed industriali, per costruire grandi opere devastanti con il denaro dei contribuenti, per attuare una politica estera sempre più belligerante e spregiudicata, per esercitare sempre più controllo sui cittadini. Le nuove elezioni hanno consegnato alla classe politica dominante il Parlamento “perfetto” composto esclusivamente dalla maggioranza, mentre l’opposizione sarà costretta a sedersi fuori, dove potrà strepitare a piacimento (sempre che non esageri altrimenti arriverà la cura del manganello) ma si troverà nell’impossibilità di votare ed incidere concretamente sul futuro del Paese. Due soli dentro e tutti gli altri fuori, l’Italia si sta evolvendo sempre più, scimmiottando il modello americano in un crescendo di progresso e democrazia che a breve termine renderà inutile e superata anche la creazione di una farsa elettorale.

2 commenti:

Claudio Ughetto ha detto...

La tua analisi è perfetta, Marco, ma il risultato era inevitabile. Scrivi che l'opposizione sbraiterà di fuori, contro le scelte devastanti di questo governo, purtroppo giustificato a qualunque scempio dal mandato dei suoi elettori. Vero. Però ti chiedo: da quant'è che non esistava un'opposizione, se non un'opposizione interna che aveva chiuso il precedente governo in un mortale double bind? Noi del NO TAV dovevamo solo scegliere: meglio un TAV di destra o un TAV di sinistra? Alla fine era lo stesso. E lo stesso movimento ha rischiato di farsi fagocitare dalla sinistra antagonista, perdendo la sua propulsione democratica (di base, diretta...) che me l'ha fatto piacere fin dall'inizio.

Le conseguenze sono quelle che tu ben analizzi, però credo che sia inevitabile, e spero che col tempo questa gestione della politica finirà per implodere. Forse la conseguenza sarà un vero recupero della politica dal basso, intesa come democrazia diretta e azione locale. Forse i Verdi dovranno tornare a fare i Verdi, forse la sinistra s'accorgerà che non basta dire che "la FIAT non deve morire", ma che la FIAT deve vivere modificandosi, apportando quelle riconversioni a livello ecologico che il futuro richiede. E il governo, di destra o di sinistra, dovrà rendersi conto che i cittadini possono fare politica in modo diverso.

Personalmente credo sia l'unica possibilità, l'unica per la quale continuo a pensare e scrivere.

marco cedolin ha detto...

Caro Claudio,
hai perfettamente ragione, da tempo immemorabile (perlomeno dall'avvento di quella che viene chiamata II Repubblica)non esiste una reale opposizione in Parlamento. Tutti i partiti, anzi le coalizioni, sono sempre state appiattite sulle logiche dei grandi poteri e la sinistra antagonista ha svolto diligentemente negli ultimi 15 anni il proprio ruolo funzionale al sistema, consistente nel convogliare su un binario morto il dissenso dei cittadini.
La stessa esistenza del movimento NO TAV (spontaneo, democratico e trasversale) è stata a lungo messa in pericolo più dai tentativi di strumentalizzazione della sinistra "radicale" che non dalla protervia di coloro che volevano costruire l'alta velocità.

Condivido pienamente quello che tu auspichi e come te sono convinto che solo creando partecipazione dal basso, democrazia diretta ed azione locale sia possibile costruire qualcosa di nuovo.
Soltanto le "persone normali" che riusciranno ad accumulare nuove conoscenze e consapevolezze (uscendo dalla logica stantia ed anacronistica che li vuole divisi nel nome di parole oggi senza senso come destra e sinistra)potranno imporre ai futuri governi un modo diverso di fare politica che sia funzionale al loro benessere e non solamente al profitto di banche e corporation.

Sicuramente si tratterà di una strada lunga e tortuosa, ma ritengo sia l'unica praticabile e l'unica per la quale valga veramente la pena di pensare e scrivere.