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domenica 2 novembre 2003

Brigate? Rosse?

Marco Cedolin

In questi ultimi giorni a cavallo fra ottobre e novembre si sta consumando uno dei peggiori crimini degli ultimi anni e come in ogni giallo che si rispetti il delitto va compiuto al riparo da sguardi indiscreti.
Essendo il crimine costituito dalla nuova finanziaria in fase di approvazione e gli sguardi indiscreti quelli degli italiani tutti ecco che ogni trovata diventa buona qualora serva a fuorviare l'attenzione delle italiche pupille.
Laddove i crocefissi e le scuole non si dimostrino bastevoli alla bisogna ecco spuntare magicamente dal "cilindro delle libertà" un fatto di cronaca che certo non può fallire come catalizzatore maximo della pubblica attenzione: la scoperta e lo smantellamento....udite udite nientepopodimeno che delle "nuove Brigate Rosse" (nuove perchè...il progresso innanzitutto, rosse perchè il terrorismo va sempre associato a quegli odiosi comunisti) e la dettagliata ricostruzione ad anni di distanza degli efferati omicidi D'Antona e Biagi.
Entriamo un attimo nel merito di questo coniglietto estratto al momento giusto dalle abili mani del prestidigitatore, anche se nel farlo avverto la netta impressione sarebbe meglio continuassimo tutti a tenere sguardo e attenzione focalizzati sulla nuova finanziaria.
Le incongruenze riguardanti le nuove "Brigate Rosse", le indagini, gli arresti e la dinamica dei delitti ad esse attribuiti sono talmente tante da far somigliare tutta l'intera vicenda più ad una forzatura della realtà che non ad un'analisi della stessa seguendo deduzioni logiche.....

.....I nuovi brigatisti sembrano aver carpito dai loro predecessori solamente la firma illustre e poco più.
Sprovveduti, distratti, maldestri, deacumenizzati fino a rasentare l'autolesionismo.
Si disinteressano dell'esistenza delle telecamere, compiono infiniti sopralluoghi sulle future scene dei delitti, inscenano perfino una sorta di "prova generale" dell'omicidio.
Il tutto naturalmente muovendosi per mezzo delle Ferrovie dello Stato in modo da potere essere più facilmente identificati nei loro spostamenti.
Il loro rapporto con la tecnologia è poi disastroso fino al parossismo, rivendicano gli attentati con schede telefoniche (quelle degli apparecchi pubblici per intenderci) che poi anzichè gettare nel primo cestino dei rifiuti preferiscono invece usare fino all'ultima lira per chiamare amici, parenti, fidanzate e compagni d'armi (eh...questa si che è una sana educazione al risparmio).

Ma non è finita qui, per evitare che qualcuno li immagini quei luddisti che non sono si premurano anche di scrivere i dettagli delle "operazioni" su computer, palmari e non, quasi invece che di attentati terroristici si trattasse di trading on line. Tali dettagli sull'organizzazione dei delitti non vengono poi neppure cancellati al compimento degli stessi, ma anzi mantenuti in memoria a beneficio dei posteri e perchè, già che ci siamo non aggiungerci anche una bella rubrichetta con nomi e indirizzi di tutti i componenti della cellula eversiva come si trattasse degli amici del golf?

A queste piccole "disattenzioni" va ovviamente aggiunto il fatto (trascurabile?) che le presunte menti pensanti dell'eversione italiana, dopo aver compiuto omicidi, sopralluoghi e quant'altro in favore di telecamera, non si danno alla macchia ma continuano invece a compiere il loro lavoro di sempre e ad accudire le proprie famiglie, in stato di continua facile reperibilità.
Se concludiamo le nostre osservazioni con il fatto che D'antona e Biagi (le vittime) non erano al momento degli omicidi persone note all'opinione pubblica, bensì solamente agli addetti ai lavori, abbiamo chiaro il quadro di questo "gruppetto fantozziano" che nella logica del terrorismo ha davvero sbagliato tutto, dai modi ai tempi, ai metodi ai bersagli stessi.

Certamente migliore figura non la fa neppure chi ha condotto le indagini, anni a brancolare nel buio in presenza di una tale scia d'indizi da costituire la felicità di qualunque investigatore dilettante, la "rivelazione" solamente con la cattura peraltro casuale di Desdemona Lioce. L'illuminazione tardiva riguardo a ciò che avrebbe dovuto essere palese sin dall'inizio, per uno strano caso della sorte proprio in questi giorni di finanziaria.
Come dimenticare oltretutto la sorte toccata al povero Michele Landi, il perito informatico che indagava sulla rivendicazione dell'omicidio Biagi trovato morto nella propria abitazione in uno dei tanti casi di omicidio-suicidio nei quali eccelle la storia del nostro paese?
E come dimenticare il quantomeno “strano” particolare della scorta tolta al povero Biagi praticamente alla vigilia dell'omicidio?
Non sarà che questo variegato groppone di presunti “terroristi sbadati” oltre a rivelarsi utilissimo nello sviare l'attenzione pubblica dai problemi seri che affliggono il paese possa in ultima istanza diventare anche il capro espiatorio (come è già successo più volte in passato) di omicidi che con il terrorismo sembravano avere davvero poco da spartire?

Sarà un particolare di secondaria importanza ma, anomalia nell'anomalia, finora nel corso delle perquisizioni che hanno preceduto, contornato e seguito gli arresti non sono state trovate armi, né traccia di un “covo arsenale”, né altre prove materiali che possano collegare gli inquisiti agli attentati in questione.
Stesso discorso vale per i presunti fiancheggiatori, alla ricerca dei quali le forze dell'ordine stanno praticamente setacciando gli ambienti dell'estrema sinistra con l'unico indizio della “ricostruzione” dei files di un computer palmare.
Brigatisti, terroristi, estremisti, comunisti, brutta gente, una storia già vista troppe volte per mantenere ancora un'aura di credibilità.

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