lunedì 23 maggio 2011

TAV in Val di Susa, l’incubo ritorna, più nero che mai

Marco Cedolin
Ci sono incubi che ti svegliano nel cuore della notte, lasciandoti con il respiro corto e madido di sudore, altri che svaniscono solo al mattino, portando con sé un ricordo evanescente, altri ancora che sono incatenati l’uno all’altro come scatole cinesi, facendo si che ogni risveglio rappresenti unicamente la riproposizione dello stesso incubo da una diversa prospettiva.
Lo scellerato progetto del TAV  in Val di Susa appartiene a quest’ultima categoria e per quanto la cosa possa sembrare paradossale, i cittadini di una valle alpina che ospita all’incirca 60mila abitanti, sono costretti da ormai 20 anni a confrontarsi con una vera e propria macchina da guerra  politica, mediatica e militare, decisa a distruggere il territorio in cui vivono, contro la loro volontà , una macchina da guerra determinata a raggiungere il proprio scopo con ogni mezzo.
Non sono bastati i giudizi di tanti economisti  che hanno ribadito come l’opera in questione rappresenti un “vuoto a perdere” totalmente privo di qualunque prospettiva di ritorno economico. 
Non sono bastate le valutazioni di tecnici ed esperti ambientali che hanno messo in evidenza come una grande opera di queste dimensioni sia assolutamente insostenibile per una valle alpina già pesantemente infrastrutturizzata attraverso un’autostrada, una linea ferroviaria internazionale a doppio binario, due statali e numerose provinciali, al punto che se la si guarda dall’alto il fondovalle già oggi somiglia ad un’unica colata di asfalto e cemento.
Così come non è bastato il crollo del traffico merci , tanto su ferro quanto su gomma che da ormai 10 anni ribadisce la sterilità commerciale di questa direttrice.
Né sono bastati i rapporti dei medici, allarmati per l’aumento di ammalati e mortalità che sarà determinato dallo scavo di gallerie all’interno di montagne ricche di amianto ed uranio......
Ed i rapporti dei geologi, concernenti il disastro che un progetto di questo genere potrà causare in un territorio dai delicatissimi equilibri idrogeologici. Sorgenti essiccate, paesi senza acqua, rischio di esondazioni moltiplicato in maniera esponenziale in un territorio già soggetto a piene alluvionali.
Non sembra essere bastata la crisi economica sempre più profonda che sconsiglierebbe qualsiasi finanziamento valutabile in decine di miliardi di euro in interventi infrastrutturali che non siano di stretta necessità.

Non è servita neppure la dura lezione impartita dai valligiani nell’autunno del 2005, quando l’intera valle fu militarizzata per oltre un mese, quasi si trattasse dell’Afghanistan o dell’Iraq, ed i cittadini vennero picchiati a sangue ripetutamente, nel tentativo di costruire un cantiere mai arrivato a compimento, perché decine e decine di migliaia di persone, pacificamente ma fermamente lo invasero e lo smantellarono, prima ancora che venisse edificato.

La congrega di politici, prenditori e affaristi senza scrupoli, che culla il sogno di sventrare una valle alpina senza curarsi dei suoi abitanti, per aprire un rubinetto (la Salerno/Reggio Calabria in questo senso ha fatto scuola) destinato a dispensare facili profitti per almeno i prossimi 20 anni, non ha inteso sentire ragioni. Troppo forte l’odore dei soldi e troppo ghiotta l'occasione di appropiarsi, indebitamente ma legalmente di una cospicua fetta del denaro che i contribuenti italiani devolveranno in imposte e tasse nei decenni a venire.

Si sono leccati le ferite, hanno ricucito gli strappi politici , hanno oliato (ed unto) a dovere i giornalisti prezzolati dei media mainstream, si sono inventati alla bisogna tavoli ed osservatori destituiti di ogni fondamento, ma pregni di ufficialità, hanno messo a punto un nuovo progetto assai più devastante e costoso del precedente, con la condivisione dei governi di turno, e adesso si apprestano a tornare all'assalto  all’arma bianca, per quella che l’architetto Mario Virano, presidente dell’Osservatorio sul TAV Torino – Lione e grande artefice della rinascita del progetto, ha già ventilato con spirito belluino potrebbe diventare “la madre di tutte le battaglie”.

Battaglia della quale i valsusini, angosciati da un incubo che dura da 20 anni, avrebbero fatto molto volentieri a meno e che consisterà nel tentativo di edificare in località Maddalena di Chiomonte  un cantiere propedeutico allo scavo di un tunnel geognostico della lunghezza di 7 km che nelle intenzioni della consorteria che sostiene l’opera, dovrebbe costituire l’inizio ufficiale del TAV Torino- Lione.
Il cui appalto (quello del cantiere) è già stato assegnato a due “note” aziende di Susa per la modica cifra di 1,5 milioni di euro, mentre i lavori di scavo saranno appannaggio dell’altrettanto “nota” cooperativa CMC di Ravenna  che ha già avuto ampiamente modo di mettersi in mostra sia in Italia che all’estero ed era già deputata a scavare a Venaus nel 2005.

Lasciata da parte l’angoscia, anche il movimento NO TAV durante questi anni non è rimasto con le mani in mano, i cittadini che si battono contro l’opera hanno infatti provveduto ad acquistare una cospicua porzione dei terreni che dovrebbero diventare oggetto del cantiere, per poi edificare un presidio, intorno al quale si raccoglieranno, decisi ad impedire la posa anche di un solo paletto, pacificamente, ma con la risolutezza già dimostrata in passato.
Mentre al contempo i due consiglieri regionali del movimento 5 Stelle, Davide Bono e Fabrizio Biolè hanno provveduto a trasferire sui terreni medesimi una roulotte, trasformata per l’occasione nella sede regionale.

Sabato scorso, fra Rivalta e Rivoli, in un territorio prospicente alla Val di Susa, che verrà anch’esso pesantemente interessato dai lavori, si è svolta una manifestazione contro la costruzione del TAV, assai partecipata , forte di oltre 10mila persone, segno inequivocabile che la protesta travalica ormai ampiamente i confini della valle.

L’incubo ritorna, ritornano i presidi, le notti con il cellulare sotto il cuscino e gli scarponi davanti al letto, ritorneranno probabilmente la militarizzazione, i check point, le cariche con i manganelli contro la gente disarmata, le intimidazioni, poiché l’inizio dei lavori è stato annunciato a giorni e “l’assalto all’arma bianca” sembra davvero più questione di ore piuttosto che di settimane.

Tutti gli spettri del 2005 si ripresentano nuovamente, perché l’incubo del TAV, per chi vive in Val di Susa sembra davvero non finire mai, ma ritorna anche il convincimento che grazie alla forza popolare fermare questo scempio sia possibile, oltre che doveroso, per chiunque abbia a cuore le sorti della terra in cui vive e il futuro suo e dei propri figli.

6 commenti:

Marco Schanzer ha detto...

Chiamatemi . Siamo in grado di creare una mimi lobby anti Tav che si faccia sentire sulla tv francese ?

Anonimo ha detto...

Vedo che la mia vecchia idea di piazzare tende e roulottes sta iniziando a prendere piede: ce ne vorrebbero molte di più! :-)
Spero non passi l'idea di bloccare il Giro d'Italia: il passaggio dei ciclisti tra due muraglie di bandiere NO-TAV lunghe chilometri è una vittoria imperdibile!
Intanto ti rubo un paio di articoli... :-)
Un abbraccio,
Maurizio
www.europadeipopoli.org

nonno - enio ha detto...

adesso avete Fassino, dovreste stare tranquilli... ognuno ha quello che si merita e voi, in tanti, forse in troppi ve lo siete strameritato. Auguri per un futuro più roseo.

marco cedolin ha detto...

Grazie Marco, in questo momento la situazione è piuttosto confusa, ma ogni opportunità verrà vagliata.

Caro Maurizio, la tua idea era molto brillante e avrebbe dovuto trovare completa applicazione, condivido eccome ;-)
L'idea di bloccare il giro (che contrariamente a quanto fatto intendere dai giornali era stata ventilata solo in caso di militarizzazione della valle) sono certo che non troverà applicazione, per il solo fatto di essere priva di senso. Il giro passerà fra due muraglie di bandiere e facce sorridenti, anche se temo devieranno il percorso dall'alto per ordire l'ennesima strumentalizzazione....

Un abbraccio grande!

marco cedolin ha detto...

Ciao nonno enio,
su Fassino preferisco non esprimermi, dal momento che l'ho fatto già varie volte e sempre al limite della querela ;-)
Tieni conto però del fatto che Fassino è stato votato sindaco dai torinesi che con la lotta contro il TAV in Val di Susa non c'entrano nulla.

In val di Susa, dopo un appoggio plebiscitario ai verdi ed ai ai partiti della ex sinistra radicale nelle elezioni del 2006 ed il "tradimento" da essi manifestato con la firma del dodecalogo di Prodi, alle ultime elezioni (quelle regionali) la valanga dei voti è stata conferita al movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Al punto da far si che la consorteria del PD sia arrivata perfino ad attribuire proprio alla Val di Susa la cacciata di Mercedes Bresso.

marco cedolin ha detto...

Riguardo alla questione del Giro, credo che il comunicato che segue chiarisca definitivamente la questione:

"Questa sera in assemblea al presidio di Chiomonte abbiamo
discusso della serata di ieri sancendo che è stata una
vittoria, anche se piccola. La determinazione del movimento
ha impedito l'apertura del cantiere. Siamo stati pronti e
abbiamo fatto tutto ciò che era possibile per respingere
l'avanzata della tav.
Partendo da questo abbiamo così deciso di chiarire alcuni
punti delicati che potrebbero essere strumentalizzati a
nostro svantaggio

- Il movimento con determinazione ha difeso la Val Clarea ed
è tutt'ora impegnato in un presidio permanente a sua
difesa e della valle di Susa intera
- Ribadiamo che qualora subissimo un'aggressione militare
con relativo sgombero del movimento dalla val Clarea non
potremmo garantire nessun tipo di transitabilità della val
di Susa, giro d'Italia compreso.
- Se la situazione rimarrà invariata saremo pronti a
salutare come avevamo detto il giro d'Italia e i ciclisti
con le nostre bandiere come da sempre facciamo
- Diffidiamo chi volesse annullare o spostare la tappa del
giro dalla val di Susa per problemi di ordine pubblico e
quindi strumentalizzare l'intero giro d'Italia per mettere
in cattiva luce il movimento no tav

sperando di aver interpretato con questa sintesi il pensiero
del movimento intero dal presidio Clarea chiediamo la
massima diffusione."