Atlantomed

venerdì 22 settembre 2017

Quando non esiste vaccino

Marco Cedolin

Diciamocela tutta, da un governo disposto ad imporre coercitivamente nonostante le proteste, l'inoculazione di dieci vaccini nel corpicino di un bimbo di 6 mesi, ci si aspetterebbe come minimo un'attenzione maniacale a 360 gradi per la salute dei cittadini. Invece al contrario laddove finisce la parola vaccino, con tutto il suo corollario di giri di affari miliardari nelle mani delle case farmaceutiche, sembra finire assai miseramente anche l'interesse del Ministero della Sanità per la salute degli italiani.
In Veneto in modo particolare, ma anche in Piemonte, Lombardia e Toscana, le falde acquifere di zone vastissime sono pesantemente inquinate dai Pfas, sostanze chimiche usate per l'impermeabilizzazione, la cui presenza nel sangue dei ragazzini di 14 anni raggiunge livelli preoccupanti, nonostante il Ministero di cui sopra, impegnato con il morbillo e la scarlattina non si sia mai preoccupato d'individuare una soglia di pericolo per la concentrazione nel sangue di questi veleni....


Il Pfas, composto chimico originato dalla fusione di solfuro di carbonio e acido floridico creato nel 1938, viene usato industrialmente per impermeabilizzare di tutto, dai giacconi agli smartphone, alle padelle, alla carta da pizza, agli sci e le aziende che lo utilizzano sono concentrate nelle regioni summenzionate dove gli scarichi degli impianti chimici vengono riversati nei fiumi ed entarno così nel circolo alimentare.

Dai primi risultati che emergono dai controlli clinici iniziati a gennaio su ragazzi e ragazze di 14 anni residenti nel triangolo dei veleni veneto le concentrazioni di Pfas e Pfoa variano da 70 fino a 300 nanogrammi per grammo e sarebbero senza dubbio preoccupanti, se gli organismi preposti alla tutela della salute avessero dedicato la loro attenzione all'argomento e si fossero premurati di fissare delle soglie limite per questo genere di veleni.

Il governo invece, impegnato nella vaccinazione di massa senza dubbio più redditizia, non solo non si è preoccupato di affrontare i risvolti medici del problema, ma non ha neppure ancora ritenuto necessario mettere a bilancio gli 80 milioni necessari per i primi interventi strutturali sulle reti idriche.

La Regione Veneto, assalita con tempismo quando ventilò di prorogare l'inamissibilità a scuola dei bimbi non vaccinati, ma ignorata bellamente qualora si tratti di affrontare problemi concreti, sta pensando (come ventilato dal governatore Zaia) di emanare in proprio una legge che fissi i limiti nella concentrazione degli inquinanti, dal momento che lunedì scorso il Ministero della Salute (nonostante l'invito a provvedere da parte del ministero dell'Ambiente) ha respinto la proposta di realizzare una direttiva nazionale e un conseguente monitoraggio in tutto il Paese, sostenendo che il problema Pfas sarebbe concentrato solo nelle quattro province di Vicenza, Rovigo, Venezia e Padova, mentre in realtà non è affatto così.

Insomma quando non c'è un vaccino da testare o una multinazionale farmaceutica da compiacere, la salute degli italiani diventa un fattore trascurabile, soprattutto qualora ci siano in gioco gli interessi di altre multinazionali, come la ICIG che ha sede in Lussemburgo e distribuisce veleni in Italia, insabbiandone le conseguenze, con l'aiuto di un governo compiacente.

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