Marco Cedolin
Quando ci si trova di fronte ad un problema insormontabile, le uniche
alternative sono quelle di arrendersi all’evidenza o tentare di
cavalcarlo trasformandolo in un’opportunità.
Le multinazionali del petrolio, per nulla intenzionate a estinguersi in un futuro dove l’inquinamento e i cambiamenti climatici
promettono di farla da padrone e i combustibili fossili siedono in
prima fila al banco degli imputati, hanno senza dubbio realizzato come
l’unica scelta fattibile fosse la seconda e occorresse attivarsi in
fretta per perseguirla. Così, accanto agli sforzi ciclopici profusi
nell’intento d’influenzare l’agenda politica mondiale....
affinché ogni
progetto che potesse ledere i loro interessi restasse impaludato nelle
sabbie mobili della burocrazia e le controversie all’interno del mondo
scientifico venissero esacerbate, producendo un immobilismo che potesse
giocare a loro favore, hanno pensato bene di proporsi in prima persona
come improbabili attori di una “rivoluzione verde” che per forza di cose
non potrà mai essere nelle loro corde.
Molto spesso infatti, in
TV e sui giornali, capita d’imbattersi in spot entusiastici, dove
proprio le multinazionali che da sempre avvelenano il pianeta si
presentano come anime candide intrise di sincero
spirito ecologista, che si spendono con tutte le proprie forze nella
creazione di un futuro dove l’attenzione per l’ambiente e le
problematiche della biosfera venga anteposta alla logica del profitto,
nel bene dell’interesse collettivo. Un’illusione naturalmente,
disancorata dalla realtà e per molti versi simile a una fantasia
onirica, ma un’illusione creata ad arte e imposta scientemente
all’opinione pubblica per mezzo di campagne stampa pagate centinaia di milioni di dollari.
Secondo
il rapporto “Big Oil’s Real Agenda on Climate Change” pubblicato da
Influencemap, dopo l’accordo sul clima di Parigi del 2015, le cinque più
grandi multinazionali impegnate nell’estrazione petrolifera e del gas
naturale hanno infatti investito oltre un miliardo di dollari in operazioni di lobbying,
volte da una parte a ostacolare e ritardare le nuove politiche
vincolanti a protezione del clima e dall’altra ad attuare pesanti
campagne di greenwashing, nel tentativo di dipingere di “verde” il
proprio operato.
ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron, BP e Total
hanno investito e stanno investendo ingenti risorse nell’ordine di
centinaia di milioni di dollari per coinvolgere uomini politici,
scienziati e influencer di varia natura, in una campagna che sia in
grado di orientare l’opinione pubblica a loro favore,
dissimulando i rischi connessi ai cambiamenti climatici e sminuendo il
ruolo dei combustibili fossili nell’ambito della crisi climatica
globale. «I cambiamenti climatici non sono in fondo realmente quel
pericolo drammatico che molti dipingono e in ogni caso i combustibili
fossili non ne sono responsabili», deve essere il messaggio veicolato
affinché si radichi nell’immaginario collettivo.
E hanno speso
altre centinaia di milioni di dollari nella creazione di campagne
pubblicitarie volte a dipingerle come soggetti virtuosi che si prodigano
nell’azione contro i cambiamenti climatici, per la costruzione di un
futuro più verde e attento al rispetto dell’ambiente, molto spesso
millantando grandi investimenti in nuovi progetti che garantiscano basse emissioni di carbonio.
O pubblicizzando ad arte i propri investimenti nel campo delle energie
rinnovabili, spesso realizzati con l’unico scopo di presentarsi presso
l’opinione pubblica come soggetti attenti all’ambiente mentre nella
realtà dei fatti non lo sono per nulla. «Nella lotta per preservare
l’ambiente noi siamo dalla vostra stessa parte della barricata», è in
questo caso l’input attraverso il quale contaminare l’opinione pubblica.
In
realtà analizzando le spese in conto capitale per l’anno 2019 delle
cinque multinazionali in oggetto si può constatare come gli investimenti
in tecnologie a bassa emissione di carbonio costituiscano solamente il
3% del totale, a dimostrazione di come il loro operato resti anche in
propensione futura orientato quasi esclusivamente nell’estrazione di
petrolio carbone e gas naturale.
Tutto ciò mentre attualmente nel mondo l’85% dell’intera energia prodotta deriva ancora dai combustibili fossili
e restano attive ben 8mila centrali a carbone, solamente per citare la
fonte fossile in assoluto più inquinante. Oltre 7 milioni di persone
muoiono, soprattutto nei Paesi più poveri, ogni anno a causa
dell’inquinamento del quale proprio le fonti energetiche fossili sono le
maggiori responsabili. Nel 70% delle città per cui sono disponibili i
dati i livelli d’inquinamento da polveri sottili superano le linee guida
dettate dall’OMS.
I grandi colossi bancari, da
JP Morgan fino all’italiana Unicredit, continuano a finanziare con
decine e decine di miliardi di dollari i progetti di estrazione
petrolifera, soprattutto nell’ambito delle sabbie bituminose, delle
ricerche nei fondali oceanici e dell’estrazione di carbone. A questo
riguardo va sottolineato come proprio l’estrazione di petrolio dalle
sabbie bituminose (che in alcune campagne stampa è stata definito
“etica”), comporta fino a cinque volte più emissioni rispetto
all’estrazione di petrolio tradizionale, lasciando solo un deserto
punteggiato di laghi tossici laddove sorgeva la foresta boreale e
risulta fra i principali imputati nell’impennata del 30% dei casi di
tumore registrata fra la popolazione umana e animale residente nelle
zone oggetto dell’estrazione.
Insomma è sufficiente grattare
leggermente con le unghie il sottile strato di vernice verde, perché
affiorino i “mostri” che abbiamo sempre conosciuto, totalmente
insensibili rispetto a qualsiasi problematica ambientale e unicamente
interessati alla tutela dei propri profitti, anche qualora essi vengano
costruiti sulle spalle di un pianeta in agonia e del tentativo disperato
di salvarlo.
Fonte Dolcecitaonline
3 commenti:
Del resto, come ci possa ancora fidare di certe multinazionali resta un mistero. Così come un mistero è il fatto che possano continuare ad operare indisturbate.
E qui, inevitabilmente, il dibattito volge al vero problema: L'informazione.
E' più compessa la storia. Stanno effettivamente investendo e sono interessati nel 'green' business.
I ROCKEFELLER E IL LORO PIANO NASCOSTO SUI “CAMBIAMENTI CLIMATICI”
http://www.nogeoingegneria.com/timeline/storia-del-controllo-climatico/i-rockefeller-e-il-loro-piano-nascosto-sui-cambiamenti-climatici/
Ho fatto un indagine anni fa sulla CO2 e scoperto proprio questo, i BIG OIL ci stanno e spingono, investono, fanno vite parallele.
C'è uno shifting verso altro mondo, [b]la chiave è la CO2[/b] e non solo, pare che sia la risorsa del futuro. Nel frattempo sono arrivate numerose conferme. L’articolo che segue è stato pubblicato la prima volta nel 2014
CO2 PETROLIO DEL FUTURO. VOLTIAMO PAGINA!?http://www.nogeoingegneria.com/news/co2-da-problema-a-risorsa-del-futuro/
[b]
La CO2 è capro espiatorio e la via verso un ‘Mondo Nuovo’[/b], quello huxleyano. http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/carbon-capture/la-co2-come-capro-espiatorio-e-la-via-verso-un-mondo-nuovo/
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