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mercoledì 23 maggio 2018

La mafia non è solo Capaci

Marco Cedolin

Ogni volta che si parla di mafia, come accade oggi in commemorazione della strage di Capaci in cui venne ucciso il giudice Falcone insieme alla sua scorta, i professionisti dell'informazione, i rappresentanti delle istituzioni, gli opinionisti da salotto e tutto il circo Barnum impegnato nel costruire e pilotare l'immaginario collettivo, tentano di rappresentarla come un nemico ferale del tutto avulso al contesto sociale del Paese, quasi si trattasse di un'organizzazione terroristica o di un consorzio criminale che vivono di vita propria, senza alcuna radice all'interno del tessuto sociale ed istituzionale....


La mafia (nazionale ed internazionale) viene così dipinta come un "mostro" che si muove in completa autonomia, sprezzante della legge ed interessato solamente ad ottenere profitti illeciti per continuare ad autoalimentare la propria voracità. Un cerbero spietato al quale tutti noi siamo estranei, che ammorba le nostre vite ma non ne è parte integrante, che si muove nell'ombra anche quando il sole è alto e parlare di ombra sarebbe un semplice eufemismo.

Ma la mafia purtroppo non è, come questa pletora di cineasti incollati alla poltrona vorrebbe indurci a credere, un qualcosa di estraneo alla società, alle istituzioni ed alla nostra vita di tutti i giorni. La mafia è un cancro profondamente incistato all'interno del tessuto sociale, che spesso si nutre della nostra indifferenza e della nostra acquiescenza e trova terreno fertile in cui prosperare ogni laddove esistano posizioni di potere attraverso le quali costruire traffici illeciti e clientelismo che le permettano di perpetuarsi.

La mafia è qui fra noi, più viva e vitale di quanto non lo sia mai stata ed alligna con profonde radici anche in quelle stesse istituzioni che ogni anno dispensano proclami roboanti promettendo di combatterla.

La mafia vive e prospera con la nostra complicità all'interno delle banche che dissanguano il paese, nel traffico di droga che una legislazione compiacente contribuisce a rendere quanto mai redditizio, negli appalti delle grandi opere che distruggono il territorio, nelle cooperative che lucrano miliardi sul business dell'immigrazione ritenuta ancora piu redditizia della droga, nel traffico di esseri umani che sta devastando i Paesi del "terzo mondo" e sconvolgendo gli equilibri dell'occidente, nella globalizzazione mondialista che sta annientando ogni prospettiva di futuro dell'uomo moderno, nelle leggi create ad arte per favorire questo o quel gruppo di potere, nella svendita incondizionata di ogni briciola di sovranità nazionale.

La mafia in fondo siamo anche noi, quando pensiamo che qualcosa non ci riguardi, quando accettiamo supinamente questo ordine d'idee, quando ci giriamo dall'altra parte fingendo di non vedere, quando spegniamo il nostro cervello, permettendo che siano altri a gestire a proprio piacimento il nostro immaginario e la nostra sensibilità.





2 commenti:

pasinaria ha detto...

bravo Marco...

Peppe ha detto...

Pienamente d'accordo. E in cima alla cupola ci sono gli inquilini di palazzo Chigi.