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mercoledì 11 giugno 2014

Speciale Mose terza parte: a chi veramente serve il Mose?

Marco Cedolin
Come abbiamo visto in queste pagine il progetto MOSE peserà notevolmente sulle spalle di tutti i contribuenti italiani (4,5 miliardi di euro destinati con tutta probabilità ad aumentare in maniera esponenziale) senza offrire adeguate garanzie riguardo alla sua reale utilità nel salvaguardare Venezia dal fenomeno delle acque alte nei decenni futuri.
L’opera danneggerà in maniera irreversibile il patrimonio ambientale dell’intera laguna, contribuendo a peggiorare la situazione attuale già profondamente compromessa.
Il Mose pregiudicherà l’attività dei pescatori e intralcerà la navigazione, mettendo a repentaglio il futuro occupazionale di svariate categorie di lavoratori......
Non sarà utile neppure ai veneziani che continueranno a subire gli effetti dell’alta marea, a fronte di un investimento che li priverà delle risorse finanziarie necessarie ad una gestione costruttiva della loro città.
Solo il Consorzio Venezia Nuova, fra tutti i soggetti interessati, trarrà dal progetto consistenti utili economici derivanti dal suo ruolo di general contractor. Un pool d’imprese si ritroverà perciò nell’anomala condizione di essere l’unico soggetto ad accumulare guadagni estremamente consistenti in un’operazione all’interno della quale tutti gli altri perdono.

Alla luce di queste considerazioni sorge spontaneo domandarsi per quale ragione un’opera nata con il nobile proposito di salvare Venezia, venga strutturata in modo tale da non essere in grado di salvare nulla e nessuno, se non l’utile economico di un’impresa privata.
Se sbirciamo per un attimo nel del buco della serratura ci renderemo immediatamente conto che all’interno del Consorzio Venezia Nuova si possono ammirare quasi tutti i nomi di spicco dell’imprenditoria delle costruzioni che da decenni stanno accumulando immense fortune finanziarie attraverso la costruzione delle grandi infrastrutture in Italia e nel mondo. Nomi che ritroveremo molto spesso nel nostro viaggio all’interno delle Grandi Opere, spesso celati all’interno di consorzi, cooperative e pool d’imprese, utilizzati come tante scatole cinesi.

La parte del leone spetta all’Impresa Costruzioni ing. E. Mantovani s.p.a. subentrata nel tempo ad Impresit (emanazione del gruppo FIAT) nel possesso del 36% delle quote del consorzio. Tale impresa, facente parte del FIP group, detiene grazie all’appoggio del Governatore del Veneto Galan, il monopolio di tutte le grandi opere della regione, dal MOSE alla bonifica delle aree inquinate di Porto Marghera, dalla nuova statale Romea all’ospedale di Mestre, al passante autostradale.
Altra presenza di rilievo è quella di Impregilo, vera e propria multinazionale del cemento e del tondino, impegnata fra le altre cose nella costruzione di quasi tutte le tratte TAV ( e nei relativi scandali) negli appalti dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, nella costruzione delle metropolitane di Napoli e Genova, in quella del passante di Mestre, nella disastrosa gestione dei rifiuti in Campania (tramite le controllate Fibe s.p.a. e Fibe Campania s.p.a.) nell’edificazione di molte grandi dighe all’estero, fra le quali la diga Katse in Lesotho per la quale è in corso un processo che la vede imputata e nella diga di Yacyretà che sorge sul fiume Paranà al confine fra Argentina e Paraguay, in alcuni megaimpianti di dissalazione in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, tramite la controllata Fisia Italimpianti.

Riveste enorme importanza anche il Gruppo Astaldi, un colosso che opera nella costruzione d’infrastrutture in decine di paesi del mondo. In Italia la ritroviamo fra i general contractor dell’Alta Velocità ferroviaria, nonché come capofila del pool d’imprese che si è aggiudicato la terza linea della metropolitana di Roma (un’opera che vale 3 miliardi di euro) come general contractor per la nuova linea 5 della metropolitana di Milano e per la costruzione del nuovo ospedale di Mestre (il primo in Italia realizzato con il sistema del project financing) come promotore del progetto per la realizzazione di 4 ospedali toscani (Pistoia, Massa, Lucca e Pisa) sempre da realizzarsi attraverso il sistema del project financing, nonché come general contractor per la costruzione (già in fase di realizzazione) dell’Ospedale del Mare di Napoli. E’ inoltre impegnata nella costruzione e gestione di Parcheggi a Bologna, Torino, Verona e Fiumicino, ha contribuito alla costruzione del nuovo tribunale di Pescara, alla centrale nucleare Pec del Brasimone, al Ministero del Tesoro di Roma.
Nell’ambito delle opere idroelettriche Astaldi ha curato la problematica costruzione della centrale idroelettrica di Pont Ventoux, nei pressi di Susa, i cui lavori si sono prolungati molto più a lungo del previsto a causa di una lunga serie di incidenti che resero necessario il cambio del progetto in corso d’opera. All’estero ha contribuito all’innalzamento della diga Taksebt in Algeria, delle dighe di Nacaome e di Concepcion in Honduras, della diga di Balambano in Indonesia e della diga multifunzionale di Xiaolangdi in Cina.

Completano il quadro la Società Italiana per Condotte d’Acqua s.p.a. (gruppo IRI) che partecipa alla costruzione di alcune tratte TAV nell’ambito del general contractor IRICAV, Saipem s.p.a. facente parte del Gruppo ENI, Mazzi Scarl (gruppo Mazzi) e svariati consorzi e cooperative.
Tutte le imprese private facenti parte del Consorzio Venezia Nuova godono della condizione di “general contractor” che permette loro di non essere soggette ad alcun rischio d’impresa in quanto l’opera è interamente finanziata attraverso il denaro pubblico. L’eventuale protrarsi dei lavori oltre i tempi previsti ed il possibile incremento dei costi dell’opera rappresenterà perciò per loro solamente un valore aggiunto.

Tratto da Grandi Opere Arianna Editrice 2008

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