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lunedì 9 giugno 2014

Speciale Mose prima parte

Marco Cedolin
Il MOSE (acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico) si pone nell’ambito delle grandi opere con la peculiarità di essere un progetto caratterizzato dalla sua “unicità” non esistendo nel mondo opere analoghe per grandezza ed impatto ambientale , né un problema analogo come complessità a quello che l’infrastruttura si propone di risolvere.

Il fenomeno dell’acqua alta, costituito da un’alta marea particolarmente significativa, caratterizza da sempre la laguna veneta e crea particolari disagi nella città di Venezia, determinando l’allagamento di piazze, abitazioni ed esercizi commerciali.
Nel corso dell’ultimo secolo il problema si è acuito notevolmente a causa del progressivo ridimensionamento della differenza fra il suolo della città e il livello del mare.....
che è stato calcolato in circa 25 cm. Fra le varie concause che hanno contribuito a determinare lo “sprofondamento” di Venezia molte di esse sono direttamente imputabili all’intervento umano, altre come l’innalzamento degli oceani a causa dell’effetto serra lo sono indirettamente.
Il significativo contributo dato dall’attività umana al fenomeno dell’acqua alta può essere ricondotto ad una serie di azioni continuate nel tempo ed ispirate alla creazione del profitto senza prestare alcuna attenzione ai delicati equilibri ambientali che caratterizzano la laguna. Il dissesto idrogeologico del territorio lagunare, indotto dall’approfondimento delle bocche di porto e dagli scavi dei canali portuali al fine di consentire il transito delle super petroliere ha avuto conseguenze devastanti trasformando la laguna in un vero e proprio braccio di mare.
Altrettanto devastanti si sono rivelate sia la lunga serie di bonifiche che hanno sottratto il 30% dell’intera superficie lagunare all’espansione di marea, in larga parte per consentire l’insediamento di stabilimenti industriali ed infrastrutture, sia lo sfruttamento indiscriminato delle acque di falda usate per alimentare e raffreddare i cicli produttivi del polo industriale di Porto Marghera.
In virtù del progressivo peggioramento della situazione, a partire dagli anni 60 i casi di alta marea sono aumentati sia nel numero che nell’intensità altrettanto progressivamente, determinando danni sempre più seri alle abitazioni, ai monumenti e alle attività commerciali.
La catastrofica mareggiata del 4 novembre 1966, durante la quale il livello dell’acqua alta raggiunse i 194 cm, provocando danni notevolissimi, evidenziò per la prima volta in tutta la loro drammaticità i termini di un problema che metteva a rischio l’integrità stessa della città e le sue prospettive di futuro.
Questa prima presa di coscienza determinò nel 1973 la legge speciale n°171 che identificava quello di Venezia come “problema di preminente interesse nazionale”. Purtroppo la consapevolezza della necessità di salvaguardare Venezia dai fenomeni di alta marea non sempre determinò un altrettanto consapevole aumento di sensibilità nei confronti della salvaguardia dell’ambiente e l’ingerenza umana sugli equilibri del territorio lagunare continuò a manifestarsi in maniera pesante.

Nel mese di novembre 1984, sponsorizzata dall’allora ministro Gianni De Michelis fu introdotta la legge 798/84 che consentiva di dare, in deroga a tutta la legislazione e normativa sui lavori pubblici allora vigente, in concessione unica ad un unico soggetto gli studi, le progettazioni e le opere di competenza statale. Tale soggetto unico fu individuato nel Consorzio Venezia Nuova, un potente pool d’imprese che si era costituito per l’occasione.
Il Consorzio Venezia Nuova diventò operativo nel 1987 e nel corso di 5 anni mise a punto un piano generale degli interventi per la salvaguardia di Venezia avente come fulcro il sistema MOSE . Negli anni successivi il progetto originario fu oggetto di svariate valutazioni da parte degli organi competenti che determinarono approfondimenti progettuali, modifiche ed ampliamenti dello stesso.
Nel 2001 con l’approvazione della legge obiettivo n°443 il Consorzio Venezia Nuova assurse “ufficialmente” al ruolo di General Contractor e il progetto MOSE entrò nel novero delle Grandi Opere strategiche d’interesse nazionale.
Il 30 settembre 2002 il Consorzio Venezia Nuova presentò il progetto definitivo concernente tutto il sistema di opere per la regolazione delle maree che fu approvato dal Consiglio Superiore dei lavori Pubblici il giorno 8 novembre. Il 29 novembre 2002 il CIPE finanziò con 450 milioni di euro la prima parte delle opere. Il 14 maggio 2003 l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi inaugurò ufficialmente a Venezia l’inizio dei lavori per le opere di regolazione delle maree che generalmente vengono rappresentate con l’acronimo MOSE.

Il MOSE, termine che useremo in maniera omnicomprensiva per identificare l’insieme di tutte le opere, al fine di semplificare la lettura, non è un’unica grande faraonica infrastruttura, bensì un insieme d’infrastrutture ed interventi sul territorio volto a ridurre l’incidenza del fenomeno dell’acqua alta nella laguna veneta e più specificamente nella città di Venezia.
Il costo previsto dell’opera dovrebbe essere di circa 4,5 miliardi di euro ed i tempi di realizzazione vengono stimati in una decina di anni. Le spese per gli interventi di manutenzione ordinaria ammonteranno a circa 60 milioni di euro annui.
Il fulcro del progetto è costituito da un sistema di 79 paratoie d’acciaio posizionate alle tre bocche di porto. Ognuna delle paratoie ha dimensioni assimilabili a quelle di un condominio, è lunga fino a 30 m. larga 20 m. e pesa circa 350 tonnellate. Le paratoie verranno incernierate nei fondali delle bocche di porto dentro a cassoni del peso di 12.500 tonnellate l’uno. Le opere di spalla collocate elle estremità delle barriere saranno costituite da enormi muraglioni alti fino a 7 metri sul livello del mare e larghi fino a 45 metri. Opere di spalla e cassoni di alloggiamento saranno inseriti all’interno di fondazioni che verranno collocate al di sotto della quota fondale fino ad una profondità di -47,5 metri e poi rinforzate attraverso l’uso di 12.000 pali di cemento armato. Le superfici delle paratoie esterne ed interne saranno protette contro la corrosione da cicli di pitturazione (circa 3.200 kg di pittura per ciascuna paratoia) e da un sistema catodico ad anodi sacrificali, da sostituire ogni 5 anni, costituiti per il 99,5% da zinco, nonostante le ultime prescrizioni dell’Unione Europea in materia di anodi sacrificali prevedano l’eliminazione dello zinco dagli stessi in quanto ritenuto tossico.
Per consentire queste operazioni i fondali alle bocche di porto saranno sbancati, dragando circa 5.000.000 di metri cubi di materiale sedimentato attraverso centinaia di anni. Una volta allocate le fondazioni i fondali alle bocche di porto saranno ricoperti da pietrame per una superficie di 560.000 m² al fine di proteggerle dagli effetti dell’erosione marina. Si calcola che per portare a termine questa operazione saranno necessarie 8.575.000 tonnellate di pietrame proveniente da cave nazionali ed estere.
Oltre alle 79 paratoie il progetto Mose prevede l’impiego di 5.960 palancole metalliche lunghe fino a 28 metri e larghe 1 metro, nonché di 157 cassoni di calcestruzzo armato, in gran parte costruiti a Ravenna e Brindisi, che verranno trainati in galleggiamento fino al punto di collocazione per mezzo di rimorchiatori d’alto mare. Tali cassoni oltre che per l’alloggiamento delle paratoie mobili saranno utilizzati per edifici funzionali quali compressori e cabine elettriche, nonché per apparecchi di minor ingombro e per le conche di navigazione.
Al centro della bocca del Lido è prevista inoltre la costruzione di un’isola artificiale di forma oblunga della lunghezza di 500 metri e della larghezza variabile da 100 a 200 metri che occuperà un’area di 135.000 m² due terzi dei quali (equivalenti ad oltre 5 volte la grandezza di Piazza San Marco) emergenti per circa 4 metri sul livello del mare e un terzo sommerso un metro sotto la superficie. L’isola oltre a fare da spalla per le barriere mobili ospiterà i generatori a gasolio della potenza di 15 megawatt (assimilabili a vere e proprie centrali elettriche) destinati ad alimentare la produzione di aria compressa che attraverso pompe, aspiratori e tubazioni sarà convogliata nei cassoni posti ad oltre 20 m. di profondità.
Si calcola che per portare a termine l’intero complesso delle opere saranno necessari 630.000 m³ di calcestruzzo, 57.600 tonnellate di palancole metalliche, 63.000 tonnellate di pali di calcestruzzo armato, 102.000 m³ di materiali plastici per diaframmi e 440.000 m² di geotessuti.

Nonostante le sue mastodontiche dimensioni e l’immensità di risorse necessarie per renderlo operativo, il funzionamento del sistema Mose risulta di facile comprensione. In condizioni normali di marea le schiere di paratoie installate sui fondali delle bocche di porto, affiancate l’una all’altra in modo da creare una barriera, saranno piene di acqua e resteranno adagiate nelle strutture di alloggiamento senza sporgere al di sopra del fondale. Quando invece è prevista una marea superiore ai 110 cm. le paratoie verranno svuotate dell’acqua mediante l’immissione di aria compressa. In conseguenza di ciò esse si solleveranno, ruotando intorno all’asse delle cerniere, fino ad emergere. Si verrà a creare così una sorta di diga mobile in grado d’isolare temporaneamente la laguna dal mare bloccando il flusso della marea. Il tempo di chiusura delle bocche di porto corrisponde alla durata dell’alta marea più il tempo (circa 5 ore) necessario alle manovre delle paratoie.

Tratto da Grandi Opere Arianna Editrice 2008

4 commenti:

marco schanzer ha detto...

Il peccato originale e' la zona industriale di Marghera .
E' un abominio cosi' grande che qualsiasi discorso sulla salvaguardia di Venezia ...non ne puo' proprio prescindere .
De Michelis ( c'era un EXPO ) tento anche , insistentemente , di fare la metropolitana..ma fu ostacolato da mio zio Carlo Ripa di Meana ( vogliamo dargliene credito ? ).
Personalmente trovo puerile il concetto di un galleggiante incernierato....
ma in ambiente marino...e operato non dalla marea ma da un operaio...

marco cedolin ha detto...

Grazie Marco, per queste perle di storia.

marco schanzer ha detto...

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/06/13/finalmente-affossato-quell-insensato-piano.html

marco schanzer ha detto...

L'articolo non lo dice , ma so che fu una vera e propria crociata .