giovedì 27 febbraio 2020

Fragili come il cristallo

Marco Cedolin


Se c’è una cosa che l’epidemia di Coronavirus che stiamo vivendo ha dimostrato inequivocabilmente, a prescindere da come la si pensi riguardo alla pericolosità del virus, questa è l’estrema fragilità della nostra società globalizzata che si nutre esclusivamente di crescita e sviluppo.
Qualora si verificasse un evento catastrofico di un certo peso, non mi riferisco alla caduta di un meteorite ma ad eventualità molto più concrete come una pandemia ad alto indice di mortalità, l'esplosione di una centrale o di una bomba nucleare, un terremoto di notevole intensità che colpisca aree altamente urbanizzate o qualsiasi altro disastro sui generis, la sensazione preponderante è quella che non esistano gli anticorpi per farvi fronte e riuscire a sopravvivere….


Viviamo in una società ipertecnologica che ha ormai perso ogni contatto con la terra, altamente atomizzata e sempre più priva di ogni senso di comunità, e gli elementi necessari alla nostra sopravvivenza sono legati a tutta una serie di fattori interdipendenti fra loro, all’interno di un equilibrio delicatissimo. La stragrande maggioranza di noi non è più in grado di autoprodurre alcunché e per soddisfare qualsiasi bisogno primario deve rivolgersi necessariamente al supermercato. Senza la fornitura di corrente elettrica e gas le nostre case (spesso gioielli della domotica) si trasformerebbero in antri gelidi e bui dove sarebbe facilissimo morire assiderati durante le notti d'inverno. Senza la fornitura costante di farmaci, molti di noi andrebbero incontro a gravi e forse fatali problemi di salute. Senza uno stipendio (o una pensione) a fine mese o il ricavo derivante dalla propria attività, la maggior parte di noi non sarebbe più in grado di acquistare i generi di prima necessità, di pagare le bollette, il mutuo, le rate dell’auto e via discorrendo.

Se il virus che ci troviamo di fronte fosse qualcosa di realmente letale, con una mortalità nell'ordine del 20% ed un alto grado di contagio, difficilmente riusciremmo a sopravvivere così come hanno fatto i nostri nonni di fronte all'influenza spagnola.
La diffusione del contagio non sarebbe contenibile in un mondo globalizzato come quello di oggi, in continuo movimento ipercinetico di persone e merci. Nel migliore dei casi i supermercati riuscirebbero a restare aperti e riforniti per qualche settimana, sempre supponendo che l’isteria collettiva (non la paura) non li distrugga prima attraverso saccheggi indiscriminati. Le strutture sanitarie anche nel migliore dei casi non durerebbero di più, tranne qualche “eccellenza” fortemente presidiata in armi. Anche qualora le infrastrutture per la distribuzione dell’elettricità e del gas rimanessero intatte insieme alla loro gestione, la maggior parte di noi non disporrebbe più del denaro necessario per fare fronte alle bollette, non potendo più lavorare, sempre supponendo che il sistema bancario ed i bancomat risultino ancora in attività.
Le grandi metropoli, nelle quali ormai vive la maggior parte dell’umanità, diventerebbero in breve tempo lande abiotiche senza cibo né acqua, dove imperversano bande armate e vige esclusivamente la legge del più forte.

Risse, omicidi, fame e stenti sterminerebbero sicuramente un numero di persone infinitamente superiore a quelle uccise dal virus, lasciando alla fine ben pochi sopravvissuti, all’interno di un mondo totalmente da ricostruire, possibilmente con qualcosa di più consistente del cristallo, che è bello a vedersi ma si ostina a specchiarsi nella sua fragilità.

3 commenti:

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Unknown ha detto...

Analisi di una lettura "drammativa" ma veritiera.
Gli esseri umani sono fargilissimi in questo contesto ipertecnologico.
Non posso dimenticare, anni fa, quandosi era ipotizzato lo sciopera dei gestori di carburante.
Mi ero fermato a un distributore per osservare gli automobilisti che "impazzivano" nel rifornirsi con tutti i contenitori possibili e inimmaginnabili.
Erano "dei topolini" frenetici e avidi nel prelevare il carburante.
Poi....i titolari dei distributori hanno revocato,il giorno successivo, lo sciopero.
Una signora aveva, addirittura, riempito una busta di benzina!!!!

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