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domenica 17 giugno 2018

Dignità, una parola ormai sconosciuta

Marco Cedolin

Nei giorni scorsi il neoministro Luigi Di Maio ha reso noto che il governo varerà a breve il “decreto dignità”, una riforma (per la prima volta in decenni non imposta dall'Europa) che dovrebbe interessare parecchi settori e costituire un primo passo nella direzione di restituire dignità a categorie di lavoratori che ormai non ne hanno più neppure una briciola.
Per le partite Iva dovrebbero venire eliminati gli studi di settore e tutto il carrozzone annesso, cioè quello strumento per cui quando il malcapitato si recava dal commercialista si sentiva dire che le tasse lui non le doveva pagare sul reddito che aveva conseguito….


Bensì sul reddito che lo Stato aveva deciso che lui avrebbe dovuto conseguire, in base a calcolazioni di fantasia che non tenevano in minimo conto la situazione del mercato e il fatto che qualsiasi attività commerciale per la sua stessa natura sia soggetta ad alti e bassi (negli ultimi decenni quasi solo a bassi) che possono pregiudicare il fatturato, quando non addirittura creare delle perdite.

Per i lavoratori precari, ormai sempre più numerosi, dovrebbero venire introdotte tutta una serie di tutele, iniziando progressivamente a smontare quell'abominio che è il job act creato da Matteo Renzi.

Per i lavoratori tutti dovrebbero venire varate per la prima volta in Italia delle misure di contrasto alle imprese che delocalizzano la produzione all'estero, pur continuando a suggere il latte dalla mammella dello Stato, muovendosi in senso completamente antitetico rispetto alla direzione dei governi di centrodestasinistra degli ultimi decenni.

Per gli italiani tutti dovrebbe anche essere introdotta una stretta sul gioco d'azzardo, iniziando almeno a vietarne la pubblicità e ridimensionando il ruolo dello Stato biscazziere tanto caro agli ultimi governi.

Insomma si tratterà di un decreto fortemente “rivoluzionario”, non tanto magari per gli effetti immediati, ma sicuramente per la direzione intrapresa, totalmente antitetica rispetto a quella del passato, dove la precarizzazione e la vessazione del lavoratore erano parole d'ordine imprescindibili per governi e sindacati.

Nonostante ciò pennivendoli e  marchettari vari ne hanno in questi giorni parlato poco e male, preferendo spendersi in paginoni su una via dedicata ad Almirante che certo rappresenta un argomento esiziale per il futuro italiani.
Ma tutto ciò non deve stupire più di tanto, per la feccia che in Italia produce informazione a comando la parola dignità è un vocabolo sconosciuto che davvero non gli riesce di scrivere.



1 commento:

Pike Bishop ha detto...

Sara' sicuramente come dici, ma quando in politica si parla di "dignita'" e come quando si parla di "onesta'" e di "giustizia", in genere sono termini che tendono a mascherare il fatto che la dignita, l'onesta' e la giustizia sono perse e che non si puo' riacquistarle per decreto e che, comunque, non si ha al momento nessuna intenzione di, dignitosamente, intervenire con un piano congruo e politicamente orientato, che abbia premesse, parte operativa e conseguenti finalita' concatenate alle prime due parti da ottenersi in maniera consequenziale ad esse. In pratica, quando il Governo parla alla plebe come parlerebbe ad una scolaresca dell'asilo, aspettatevi di tutto.