venerdì 11 novembre 2016

I manipolatori in crisi d'identità

Marco Cedolin

Non possiamo negare di avere accolto la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane con la giusta dose di soddisfazione, commista ad una ventata di buonumore di quello che ormai latitava da parecchio tempo. Non tanto perché acritici estimatori del miliardario statunitense o ingenui sostenitori del fatto che il risultato elettorale avrebbe rivoluzionato le sorti del mondo, bensí in quanto forti del convincimento che il trionfo di Trump abbia di fatto scongiurato l'ascesa al potere, nella nazione più "pericolosa" a livello mondiale, di un mostro psicopatico e sanguinario quale Hillary Clinton e di tutta l'élite mondialista e globalizzatrice che l'aveva scelta come portabandiera.....

Al di là delle considerazioni politiche concernenti i bianchi, la classe media, i laureati e non laureati, l'America profonda e quella superficiale, di cui in tutta sincerità ci importa davvero poco, il dato di fatto che emerge dal risultato di queste elezioni é di un'importanza tale da travalicare perfino l'identità del nuovo timoniere degli Stati Uniti e riguarda i manipolatori della realtà e dell'immaginario collettivo ed i risultati del loro sporco lavoro.
Donald Trump ha stravinto le elezioni americane nonostante il circo mediatico statunitense ed internazionale si fosse schierato fin da subito compatto contro di lui, denigrandolo ed insultandolo per mesi, tentando di raffigurarlo ora come una macchietta, ora come un demone, ora come un maniaco sessuale, sfruttando senza risparmiarsi ogni piú becero artificio in possesso dell'informazione moderna. E come se questo non bastasse a favore della Clinton si sono schierate (non solo in America) praticamente tutte le persone "famose" in grado di orientare il pensiero dell'opinione pubblica, dagli attori ai cantanti ai vip di ogni genere e tipologia. Tutto ciò che poteva essere utile per manipolare la sensibilità collettiva è stato usato senza alcuna parsimonia, in una campagna elettorale condotta in maniera frenetica con colpi sempre sotto la cintola, interamente finalizzata a rappresentare la lotta del "bene" costituito da Hillary che avrebbe operato per sconfiggere il "male" incarnato da Trump e destinato a soccombere nel fuoco dell'Inferno.

Ebbene nonostante siffatto coacervo di sforzi ciclopici, gli elettori americani hanno risposto "me ne frego" ai giornalisti, ai cantanti, agli attori ed a tutto il circo della manipolazione e nell'intimità delle urne hanno scelto proprio Trump "l'impresentabile", mandando a casa Hillary, il "bene" e tutti i guitti da cortile che da mesi starnazzavano per la loro padrona.
Si tratta, in questo caso si, di una rivoluzione epocale, perché senza l'ausilio dei manipolatori l'élite internazionale che di fatto gestisce al ribasso la vita di noi tutti rischia di trovarsi improvvisamente spogliata della sua forza, dal momento che la manipolazione del pensiero rappresenta il punto cardine del suo potere.
Se il popolo pretende di decidere con la propria testa e si rifiuta di ascoltare i consigli per gli acquisti forse significa che sta per finire il tempo della democrazia e del suffragio universale, o semplicemente che l'élite mondialista nella sua arroganza non è poi così invincibile come supponeva di essere.

3 commenti:

Michele Brunati ha detto...

Piena condivisione. Anche per quanto scrivi in "manipolatori della realtà".

Maurizio 59 ha detto...

Bentornato!

Maurizio

Maurizio 59 ha detto...

Bentornato!

Maurizio