sabato 14 maggio 2011

Collari elettronici e catene invisibili

Marco Cedolin
La notizia che a Vicenza sia stata sgominata un'organizzazione di imprenditori indiani dediti al volantinaggio illegale (lavoro nero, evasione e frode fiscale i capi d'imputazione) che controllavano i propri dipendenti con l'ausilio di una sorta di collare elettronico collegato al gps, ha destato una certa inquietudine.
Inquetudine che però non può rimanere circoscritta nell'ambito di episodi estemporanei come quello in oggetto, poiché nelle acque torbide della società del controllo  in cui tutti noi ci troviamo a nuotare, la presenza delle catene invisibili sta facendosi sempre più immanente, al punto da produrre tanti collari cinti con malcelata noncuranza intorno al nostro collo.
Una parte sempre maggiore della nostra vita viene tracciata, filmata, registrata, catalogata, controllata, con l'ausilio di tecnologie ogni giorno più sofisticate, che siamo soliti accettare con il sorriso sulle labbra sotto le mentite spoglie di contributi al nostro benessere e alla nostra sicurezza.....


Dai telefoni cellulari ai bancomat, dal telepass autostradale alle carte di credito, dalle tessere a punti dei supermercati e dei distributori di carburante al navigatore montato sulla nostra auto, dalla connessione del nostro pc alla tessera sanitaria, dagli autovelox alle telecamere montate ormai praticamente in ogni dove, per finire con i microchip di nuova generazione che stanno entrando in punta di piedi nei proddotti di largo consumo, in attesa di trovare a breve termine alloggio dentro al nostro corpo. Tutto contribuisce alla creazione di una ragnatela sempre più fitta, all'interno della quale la libertà di movimento trasmuti allo stato di mera illusione.

Lo spirito che animava gli imprenditori indiani del vicentino non è affatto dissimile da quello di cui si fanno interpreti i gestori del villaggio globale.
Se non prenderemo coscienza del barbatrucco, nascosto fra le pieghe della prommesa di benessere e sicurezza, venduti un tanto al chilo al mercato del progresso, ci ritroveremo ben presto rinchiusi e catalogati come la merce sugli scaffali di un supermercato

Con un occhio invisibile che ci scruta, ed una catena ellettronica avvinghiata intorno al nostro corpo, durante tutto il corso della giornata. Quando andiamo a scuola, quando lavoriamo, quando viaggiamo, quando andiamo in palestra o a giocare a calcetto, quando facciamo la spesa o quando guardiamo un film, quando facciamo una passeggiata o beviamo una birra e perfino quando la notte ci corichiamo, magari in compagnia di un chip, necessario per "salvarci la vita" e chiamare il 118 in caso di necessità.

5 commenti:

Alba kan. ha detto...

"ci ritroveremo ben presto rinchiusi e catalogati come la merce sugli scaffali di un supermercato"

Questa, Marco,
è un'amara certezza, perchè succederà presto, come hai ben detto, queste diavolerie "stanno entrando in punta di piedi"...senza che ce ne accorgiamo, il vero pericolo sta proprio nella non consapevolezza di tali cose.

Anonimo ha detto...

Non sapevo ce ne fossero in commercio, pensavo fossero rilasciate solo ad autorità certificate, come nel caso dei detenuti rilasciati con fascette contenente chip legate alle caviglie.

simone

Anonimo ha detto...

il mio commento anonimo stesso sarebbe rintracciabile tramite ip!!!, la fregatura sussiste soprattutto nel rendere pseudo-indispensabili tali diavolerie elettroniche, a cominciare dall'e-mail fino a facebook,dall'sms alla cella del gsm, tutto ciò ci priva della libertà di scelta: ogni pseudo scelta è solo una proposta preconfezionata...l'autonomo discernimento è morto!

marco cedolin ha detto...

Vero, Alba, il pericolo maggiore è costituito proprio dalla totale mancanza di consapevolezza in merito alla questione.
Quando ne scriviamo un altro insieme su questo tema? :-)

Ciao Simone,
in effetti quelli assegnati ai dipendenti degli indiani, più che collari erano delle "collane" con un "medaglione" rilevabile dal gps.

anonimo, o pesudo anonimo dal momento che il v ero anonimato è una chimera,
condivido pienamente...l'autonomo discernimento è morto e aggiungerei sepolto.

sR ha detto...

Quanti di voi utilizzano i proxy?
Quanti di voi si tutelano mentre navigate?
Credo siate in pochi ma dovreste farlo!
Anche se, come spieghi bene, quella di Internet è solo un'infima parte dell'iceberg!
Come sempre ottime riflessioni.