giovedì 5 giugno 2008

Telecom licenzia, la borsa applaude

Marco Cedolin

Telecom ha varato ieri il nuovo “piano di efficienze” che prevede la riduzione di 5000 dipendenti entro il 2010, con conseguente risparmio, una volta a regime, di 300 milioni di euro l’anno. Oggi Piazza Affari ha accolto favorevolmente quella che viene definita una “riorganizzazione interna” determinando un rialzo del 4,38% del titolo Telecom e Dresdner Kleinwort ha immediatamente rivisto al rialzo il giudizio su Telecom Italia da “hold” a “add”, correggendo anche il target di prezzo da 1,5 a 1,65 euro, per la gioia dell’ad Franco Bernabè.

La notizia è tutta qui, in uno scarno trafiletto di poche righe semi nascosto fra le pagine dei giornali, che utilizzando i tecnicismi del linguaggio economico, annuncia il licenziamento di 5000 lavoratori della Telecom, presentando la catastrofica operazione come un brillante piano finalizzato ad aumentare la redditività dell’azienda. Piano così brillante da avere determinato l’immediato apprezzamento da parte della borsa e delle banche d’affari preposte al giudizio sul titolo. Neppure una parola sulle conseguenze sociali dell’operazione, nessuna considerazione sulle ripercussioni in termini occupazionali, nessuna riflessione sul fatto che il taglio sistematico del personale e le esternalizzazioni dei servizi siano ormai rimasti gli unici strumenti attraverso i quali le grandi aziende costruiscono gli incrementi di redditività.

Che si tratti di aziende pubbliche, le Ferrovie di Stato hanno annunciato lo scorso anno il licenziamento di 10.000 dipendenti nel piano industriale 2007 – 2011, di grandi gruppi bancari, Monte dei Paschi di Siena ha reso noti nel piano industriale 2008 – 2011 la cessione di 125 sportelli e l’eliminazione di 1700 dipendenti, di aziende della grande distribuzione, Unieuro provvederà alla chiusura di 40 dei suoi 150 punti vendita o di colossi delle telecomunicazioni, la parola d’ordine rimane sempre la stessa: ridurre il numero degli occupati per recuperare briciole di redditività che consentano migliori performance sui mercati finanziari.
Per quanto concerne invece il “mercato del lavoro” l’omertà dei media a questo riguardo è totale, camuffata al meglio fra i dati dell’Istat che inspiegabilmente continuano a rilevare il calo della disoccupazione e qualche notizia sulle famiglie che stentano ad arrivare alla fine del mese, mentre la sempre più folta schiera dei dipendenti “eliminati” dai piani di riorganizzazione delle società sembra costituita da entità ectoplasmatiche di cui nessuno parla, simili a un grido sommesso ed inascoltato, coperto dal fragore degli applausi delle borse.

7 commenti:

Ferro e Seta ha detto...

Ma guarda tu che licenziano i dipendenti.
Mai che licenziassero, con addebito dei danni causati, uno di quei bei manageroni (con le pezze al culo, come dice Grillo) che hanno portato le aziende a non far utili, anzi ad andare in pesante perdita, mentre si gonfiavano le tasche. Anzi, sono proprio questi che parlano di riduzione del personale per rilanciare l'azienda.
Occorre fare una bella Rivoluzione e far campare per qualche annetto questi bei signorotti con la faccia da verro con lo stipendio di uno dei loro dipendenti dei call-center, magari anche con un mutuo o un affitto sulle spalle. E dopo un po' che hanno stipulato il contratto di affitto/mutuo, licenziarli e lasciarli in mezzo alla cacca. Magari poi non serve nenache sporcarsi le mani.....che situazione di CaCCa.

Anonimo ha detto...

O si lavora per la decrescita o gli scenari saranno apolicattici e neanche troppo in la' nel tempo.
grazie marco per il tuo contributo con le tue riflessioni.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Tutto questo dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, quanto l'economia sia sempre più lontana dai bisogni reali della gente. Ci imbanbolano con numeri macroeconomici, che poi non rispecchiano un reale benessere (stile di vita).

Jenny ha detto...

...altri rami secchi da tagliare....
Lo annunciano all'Ansa e non ai dipendenti , che ignari di tutto lo scoprono per caso mentre si accingono a pagare la rata del mutuo della casa.
Non so se vi ricordate di me, sono dipendente Unieuro che nel prossimo biennio perderà il lavoro. Non sappiamo ancora nulla,non ci sono date, ma solo incertezza.
L'economia ci sta sbranando.
A 15 anni pagavo la miscela per il motorino (olio compreso :-o) 1000 lire al litro... ora la benzina ci costa 1.53
Mah

Franco ha detto...

...e pensare che era una azienda di pregio...
I "migliori" manager di questo paese sono dei re mida alla rovescia, tranne che per se stessi...

marco cedolin ha detto...

Cara Jenny,
mi ricordo bene di te.
In effetti i lavoratori spesso prendono conoscenza della situazione da articoletti o trafiletti dell'ansa, sempre che abbiano la fortuna (o sfortuna) di scovarli magari per caso.
Dopo nulla, fino al momento in cui il proprio licenziamento verrà ufficializzato in maniera formale.
Emblematico il caso di Unieuro che ti riguarda, dopo l'annuncio nel trafiletto tutto tace e centinaia di persone come te si stanno continuando a chiedere se il loro posto di lavoro sarà uno di quelli che salteranno o meno, quali saranno le date ecc.

e lo chiamano progresso...

marco cedolin ha detto...

Ciao Franco,
la tua osservazione è quanto mai opportuna.
Telecom era un'ottima azienda che funzionava bene ed offriva occupazione di buon livello, prima di venire praticamente demolita dai manager dagli stipendi miliardari. Segno evidente di come in questo disgraziato paese tutto ciò che funziona sia scomodo, mentre i grandi profitti si realizzano con le emergenze, magari costruite ad arte sulle spalle dei lavoratori.