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venerdì 27 luglio 2018

Toninelli non fermerà il TAV ma un buco a bassa velocità

Marco Cedolin

Quando si cominciò a parlare di TAV Torino - Lione sul finire degli anni 90, il progetto in questione aveva per oggetto una nuova linea ad alta velocità/capacità tecnicamente assimilabile a quella allora in fase di costruzione sulla direttrice Torino - Milano - Roma - Napoli, che sarebbe andata ad aggiungersi alla ferrovia internazionale già esistente in Val di Susa che consentiva il collegamento fra Torino e Lione ai convogli tradizionali ed anche ai TGV (treni passeggeri ad alta velocità francesi). Il progetto primigenio avrebbe avuto origine nella cintura est del capoluogo piemontese, dove ci sarebbe stato l'interscambio con la linea TAV Torino - Milano in quel momento in costruzione e si sarebbe inerpicato attraverso il lato destro della Valle di Susa, in parte attraverso una serie di gallerie all'interno di montagne ricche di rocce amiantifere, fino ad arrivare alla cittadina di Venaus dove sarebbe stato scavato il tunnel di base di 52 km. Nel complesso l'intero tracciato prevedeva 254 km di cui 47 di tratta nazionale italiana affidata ad RFI, 72 di tratta internazionale affidata ad LTF (da Borgone a Sain Jean de Maurienne) e 135 di tratta nazionale francese. Il tutto per un costo previsto che si aggirava sui 16 miliardi di euro, la metà dei quali a carico dello Stato italiano....


Il TAV Torino - Lione fu contestato duramente fin da subito dalla popolazione valsusina e anche da parte della politica, sia a causa degli enormi impatti ambientali che un'opera di questo genere avrebbe determinato sul territorio, sia per ragione della evidente "inutilità" di un progetto estremamente costoso privo di motivazioni oggettive, dal momento che il traffico merci usato per giustificarlo si manifestava estremamente esiguo ed in costante diminuzione, sia perché bypassava la città di Torino rendendo di fatto inutile l'interporto di Orbassano nel quale l'amministrazione aveva investito ingenti somme di denaro.
Dopo avere effettuato i primi sondaggi nella Valle, nonostante le contestazioni crescenti, il governo fu costretto ad arrendersi definitivamente l'8 dicembre 2005 quando oltre 50.000 persone invasero l'area deputata a diventare il futuro cantiere per il tunnel di base nel paese di Venaus, nonostante fosse presidiata da parecchie centinaia di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa.

Nonostante la pesante debacle in cui incorsero il governo Berlusconi ed il ministro delle Infrastrutture Lunardi (già implicato nello scandalo della Rocksoil concernente l'inquinamento delle falde acquifere nel Mugello durante lo scavo delle gallerie del TAV) appoggiati anche da larga parte del centrosinistra, il progetto del TAV Torino - Lione non morì, ma fu messo semplicemente in stand by per qualche anno, con l'intenzione di venire "ripensato" all'interno di un osservatorio sull'opera presieduto dall'architetto Mario Virano.

Il TAV Torino - Lione come per miracolo resuscitò cinque anni più tardi, sotto forma di un progetto che prevedeva l'entrata della nuova linea nella città di Torino, l'utilizzo dell'interporto di Orbassano, l'attraversamento della Valle di Susa sulla sponda opposta della Dora rispetto al progetto precedente, lo scavo del tunnel di base di 57 km non più a Venaus ma a Susa e lo scavo di un tunnel geognostico di 8 km (propedeutico a diventare tunnel di servizio) in località Chiomonte.
Come accaduto in precedenza i primi sondaggi furono pesantemente contestati dalla popolazione, ma fin da subito fu evidente un diverso approccio del governo nei confronti dei cittadini ribelli che nel frattempo avevano perso molta della "solidarietà politica" esistente nel 2005. Non più timide cariche degli agenti antisommossa portate con un occhio di attenzione a non esasperare gli animi, ma migliaia di lacrimogeni sparati senza lesinare, perquisizioni nelle abitazioni, arresti e processi sommari che spostarono il grado del conflitto su un piano profondamente diverso rispetto a quello sperimentato in precedenza. Proprio questo nuovo approccio diede i suoi frutti quando il 28 giugno 2011 oltre 1500 uomini delle forze dell'ordine riuscirono a prendere possesso della Maddalena di Chiomonte deputata ad ospitare il nuovo cantiere del TAV, nonostante fosse presidiata da migliaia di attivisti valsusini che occupavano i terreni da settimane. Ed il 3 luglio 2011, quando migliaia fra carabinieri e poliziotti disposti a presidio di un cantiere ancora in nuce riuscirono a resistere all'assalto di oltre 80.000 manifestanti che tentarono fino a sera di occupare nuovamente i terreni.
Si trattò di fatto dell'ultima grande battaglia fra NO TAV e forze dell'ordine, alla quale negli anni seguenti fecero seguito solo scaramucce estemporanee e manifestazioni pacifiche, mentre il cantiere si era ormai trasformato in un fortino inespugnabile presidiato fra gli altri anche dai militari.

Oggi il problema maggiore per chi vuole costruire il TAV Torino - Lione non sembra più essere costituito dalla contestazione popolare, ma dal fatto che l'inutilità dell'opera è ormai palesemente sotto agli occhi di tutti ed il traffico merci fra l'Italia e la Francia non potrebbe più giustificare investimenti di questa portata neppure con l'ausilio della più fervida fantasia.
Così il progetto sembra essere mutato radicalmente una terza volta, anche alla luce del fatto che in Francia il governo Macron sta riflettendo profondamente sull'opportunità di costruire una nuova linea in territorio francese ed in Italia oggi governa il Movimento 5 Stelle, da sempre contrario all'opera.

Il progetto TAV in realtà non esiste più, o meglio si è ridotto ad un buco di 57 km deputato ad ospitare binari e treni non necessariamente ad alta velocità. La tratta fra Torino e Susa per il momento è stata abortita. Il tunnel di base non verrà scavato a Susa ma a Chiomonte, dove già esiste un cantiere fortino ed è possibile evitare ogni conflittualità con i valligiani. I treni che un giorno usciranno dal megatunnel transiteranno nella nuova stazione internazionale di Susa e poi si immetteranno sulla linea già esistente per giungere a Torino esattamente come fanno oggi.

Il TAV Torino - Lione si è insomma trasformato in un buco a bassa velocità del costo previsto di 8,3 miliardi di euro (il 35% dei quali a carico dell'Italia) totalmente disancorato ed alieno al sistema TAV italiano, ma comunque in grado di generare impatti ambientali rilevanti nel territorio alpino interessato (amianto, uranio, radon, falde acquifere prosciugate) e soprattutto cospicui profitti miliardari per la mafia del tondino e del cemento e per i propri camerieri politici, l'unica vera ragione per cui oltre 20 anni fa è stato intrapreso un progetto oggettivamente privo di senso come quello che da decenni turba il sonno dei residenti in Valle di Susa.

Nel caso lo facesse, Toninelli non fermerà il TAV, morto da molto tempo in Val di Susa, ma semplicemente un buco a bassa velocità, utile solamente ad ingrassare la mafia del cemento e del tondino e nulla più.

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