domenica 18 aprile 2010

Nuvole di cenere su sfondo monocromatico


Marco Cedolin
I vapori cenerini del vulcano Eyjafjallajokull, partiti dall’Islanda, hanno ormai conquistato quasi tutta l’Europa, mettendo impietosamente in evidenza l’estrema vulnerabilità di una società tecnologicamente evoluta, qualora costretta a confrontarsi con gli elementi di una natura troppo spesso sottovalutata.
La nube eruttata dal vulcano islandese sta andando beffardamente a spasso per migliaia di km (stando alle parole degli esperti dovrebbe aver raggiunto in queste ore l’Italia centrale), senza curarsi di distanze e confini, paralizzando di fatto larga parte del traffico aereo europeo. La concentrazione delle ceneri in atmosfera che secondo l’OMS non dovrebbe determinare gravi rischi per la salute umana, mette invece a repentaglio il buon funzionamento dei reattori dei jet, rendendone pericoloso e sconsigliabile l’uso.

Si apre così lo spaccato su un’umanità ormai votata all’ipercinetismo ed educata alla movimentazione schizofrenica di merci e persone. Un’umanità abituata (anche grazie all’imperversare dei voli low cost) a “bruciare” migliaia di km per una riunione di affari, per un weekend esclusivo, per una rimpatriata in famiglia. Figlia di quella globalizzazione che trova nell’aereo il principale asse portante.
“Mi divido fra Londra e New York”, “Vivo in California ma quasi tutti i miei affetti sono a Roma e ci torno ogni volta che posso”, “Vado a Parigi almeno una volta la settimana, perché è lì la sede della multinazionale in cui lavoro”, “Ho passato buona parte dell’ultimo anno in aereo, ma durante i voli riesco a recuperare tempo lavorando al pc”, “Questo weekend andiamo a Praga, tanto con l’aereo s’impiega meno tempo che per una gita fuori porta”.
Sono solo alcune delle frasi facenti parte di un lemmario fino a qualche tempo fa appannaggio dei vip, ma recentemente divenuto di uso comune, ad indicare la sempre più stretta dipendenza dell’uomo nei confronti dell’aereo, in una società dove le distanze vengono compresse a dismisura, senza curarsi minimamente delle conseguenze e dei costi ambientali ed economici derivanti da questo atteggiamento.
Famiglie allargate sull’asse di migliaia di km, ognuna delle quali consuma ogni anno risorse che basterebbero a sostenere centinaia di famiglie del terzo mondo per tutta la durata della loro esistenza. Riunioni di organismi politici e multinazionali che inquinano come un complesso industriale. Pacchetti vacanza che possono fare concorrenza ad un petrolchimico.

Un’umanità che trovatasi in questi giorni di fronte al blocco forzato dei voli, manifesta tutto il proprio disorientamento. Specchiandosi negli aeroporti semideserti trasformati in bivacchi, nelle stazioni ferroviarie prese d’assalto alla ricerca di un improbabile succedaneo, nel tentativo frustrato di continuare a vivere ad “alta velocità” in mancanza dell’unico mezzo che può consentire di farlo. E fra le pieghe del disorientamento spicca naturalmente l’imbarazzo dei vip, politici, attori e miliardari a la page costretti a disertare appuntamenti improcrastinabili o peggio ancora ad affrontare per forza di cose lunghi e “faticosi”viaggi in corriera in grado di riportarli alla meschina condizione degli altri esseri umani, come accaduto al cancelliere tedesco Angela Merkel di ritorno dagli Stati Uniti via Lisbona.

Ma oltre a far riflettere sul rapporto di dipendenza ormai instauratosi fra l’uomo e l’aereo e su quanto siano vulnerabili rispetto agli eventi naturali i fragili equilibri di una società iper tecnologica, la progressione della nube scaturita dal vulcano Eyjafjallajokull non può mancare di mettere in evidenza il fatto che la terra rappresenta un sistema aperto, dove ogni evento, sia esso di origine naturale o indotto dall’attività umana, ha ripercussioni all’interno dell’intera biosfera, anche a decine di migliaia di chilometri dal punto dove si è generato.

Se anziché trovarci di fronte ad una nube di ceneri e vapore indotta da un’eruzione vulcanica che potenzialmente potrebbe influire sul clima nei prossimi anni e le cui conseguenze vengono giudicate catastrofiche dalle compagnie aeree che già reclamano gli aiuti statali e lamentano la perdita di centinaia di milioni di dollari a causa della sospensione dei voli, ci trovassimo a fare i conti con un disastro di origine antropica, la situazione risulterebbe assai peggiore.

La “nube” radioattiva ingenerata dallo scoppio di una centrale nucleare o quella tossica determinata dall’esplosione di un complesso chimico, si comporterebbero infatti pressappoco allo stesso modo, con la differenza che si tratterebbe di miasmi letali per la popolazione ed il problema non sarebbe costituito dall’attesa negli aeroporti, bensì dalla sopravvivenza dei cittadini.
Troppo spesso la cieca fiducia nella tecnologia e l’insana smania di dominio sulla natura, propagandate dall’orientamento del pensiero, finiscono per farci dimenticare la nostra condizione di piccoli uomini che in realtà non dominano alcunché, ma rischiano di farsi male seriamente, come bambini che giocano con i cocci di una bottiglia.

7 commenti:

Vane ha detto...

Solo che con un po' di tempo e un disinfettante le ferite dei cocci non lasciano conseguenze gravi....tutto il resto mette, continuamente, in pericolo non solo la natura ma anche la nostra vita.

Non lo so,Marco, non so cosa se ne faranno di un pianeta distrutto....OGM e cloni a go-go? Un mondo sintetico?

Il gioco dà molto più profitto che questo massacro per il potere.

Alba kan. ha detto...

Penso che più dura la nube e più possa essere "istruttiva" per far capire che l'uomo non può dominare la natura. Purtroppo se durasse per mesi (cosa che potrebbe succedere), le zone che vivrebbero in questo semibuio, subirebbero conseguenze gravi anche in agricoltura, ma sarebbe una grande lezione su come l'uomo sia insignificante di fronte alla potenza della natura.
(Ovviamente la Monsanto brevetterebbe qualche mais che cresce al buio!).

Faber ha detto...

articolo ineccepibile , l'ho copiato sul blog .

un abbraccio Marco

Anonimo ha detto...

Com'è possibile che la nube di un vulcano blocchi il traffico aereo europeo e non ci sia una sola foto satellitare di questo fenomeno????? E' un diversivo?

Anonimo ha detto...

DOBBIAMO FERMARCI! Stop, basta, non andare più al lavoro, fermi TUTTI, non prendere l'auto, non né tanto meno l'aereo, restare a casa e muoversi solo in caso di bisogno a piedi o in bici. Almeon per un mese! E DIAMOGLI STO COLPO DI GRAZIA!!

Tina ha detto...

L'aereo l'ho preso due volte, la prima volta distratta dai compagni di viaggio, la seconda appena è decollato mi sono posta la fatidica domanda "e se cade"?
Il ritorno Catania-Torino l'ho fatto in 500L, mi sfottono, faccio spallucce.
Tornando al bellissimo post, Marco, possibile che nessuno si pone la fatidica domanda:
"E se il Vesuvio decide di darsi una scrollata?, se l'Etna invece di dare spettacolo pirotecnico comincia a fare sul serio?"
Come scrivi, la disperazione è per il blocco dei voli, ma Alba ha messo il dito sulla piaga, quelle ceneri non sono inerti, cadranno, non sono una chimica, ma so cosa contengono le polveri laviche, delle conseguenze sulle terre coltivabili e sulle acque non ne parla nessuno.
Hanno un pianeta di riserva dove andare a svernare?
Al di la dello stop a volo selvaggio, metterei un'altra cosa, l'anticoncezionale nelle falde acquifere, avere il tempo bastante a che i "seguaci della tecnologia ad ogni costo" diventino un fatto di sorella morte per cause naturali, mostrare a chi resta le piaghe cancerose che il bipede parlante ha inferto a Madre Terra.
Marco, gli ipermercati vanno messi in luce nella loro sfrenata corsa alla distruzione del territorio.
Lo sto aspettando il tuo post sul tema.
Buona giornata

Anonimo ha detto...

What curious question