mercoledì 11 giugno 2008

Dietro la clinica degli orrori

Marco Cedolin

Le notizie di quanto accaduto nel corso degli anni all’interno della clinica Santa Rita a Milano, stanno tenendo banco da qualche giorno, suscitando reazioni forti che vanno dall’incredulo sgomento alla profonda indignazione, alla paura di trovarsi ostaggi di questo sistema sanitario sempre più simile ad una macchina infernale. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che la realtà messa in luce da quelle intercettazioni che il governo si appresta a cancellare, racconta di una struttura trasformatasi in un vero e proprio campo di tortura dove medici senza scrupoli tagliuzzavano i corpi dei pazienti, operando anche quando ciò non era necessario, al solo fine d’incrementare il proprio tornaconto. Polmoni espiantati senza ragione, diagnosi di tumore distribuite a titolo gratuito, ragazze in giovane età alle quali è stato asportato il seno senza che necessitasse, malati terminali sottoposti ad interventi chirurgici assolutamente inutili, tendini “sbagliati” impiantati nonostante i medici fossero a conoscenza dell’errore, rappresentano accadimenti che travalicano di gran lunga i “normali” episodi di malsanità ai quali ci stiamo purtroppo abituando.

Nella clinica Santa Rita l’orrore si è sostituito all’errore, così come il medico che sbaglia per superficialità è stato soppiantato dal medico che sbaglia per calcolo, sapendo che le sue nefandezze gli renderanno un sacco di quattrini. Poco importa se i profitti vengono costruiti sulla pelle delle persone, poco importa se gli esseri umani vengono trattati alla stessa stregua di vecchi motori arrugginiti da smontare nel cortile di uno sfasciacarrozze, poco importa se la vita umana finisce per valere meno di qualche centinaia di euro.

Dietro la clinica degli orrori c’è la stortura della commistione fra sanità pubblica e privata, c’è un universo fatto di cattiva amministrazione e clientelismi, ma soprattutto c’è una società che sta mercificando in maniera esasperata tutto l’esistente, vittima di una “monetizzazione” patologica che ha svuotato di ogni contenuto perfino la vita umana.
La mercificazione di tutto l’esistente ha dato un prezzo a qualunque cosa, trasformando il mondo in un immenso ipermercato, dove ogni cosa ha un valore monetario e l’unica legge da tenere in considerazione rimane quella economica.
Quello che più colpisce ascoltando le intercettazioni dei medici della clinica Santa Rita è proprio la leggerezza e l’abilità con le quali vengono sviscerate complesse calcolazioni economiche, aventi per oggetto non le merci di un magazzino, bensì gli ammalati bisognosi di cure. Come merci i pazienti vengono quotati al borsino della chirurgia, dove l’asportazione di un polmone può valere alcune migliaia di euro e ogni giorno di degenza ne rende centinaia.

Come merci gli ammalati si ritrovano con il cartellino del prezzo appeso al collo ed entrano in una macchina infernale che li rende uomini disumanizzati la cui vita cessa di possedere qualsiasi valore che prescinda da quello di mercato.
Dietro la clinica degli orrori si palesa l’assoluto disprezzo per la vita umana e la dignità della persona, ridotta a mero strumento di profitto da “usare” finché la cosa risulta conveniente, dietro Santa Rita si scorgono i contorni di una società che sta esasperando l’economicismo a tal punto da perdere ogni briciola d’umanità e la consapevolezza di tutto ciò rischia di turbare di più di qualsiasi altra considerazione.

4 commenti:

jenny ha detto...

Ciao Marco,
non ho nemmeno le parole adatte per descrivere ciò che ha suscitato in me questa storia. Siamo merce...e sentirsi merce è davvero sconvolgente.
Ti abbraccio,
scrivi tamente bene che amo leggerti.

Carlo Gambescia ha detto...

Caro Marco,
Condivido tutto: spirito e lettera del post.
A volte penso di essere nato nell'epoca sbagliata -:) Niente passioni, niente vere emozioni collettive, niente, o poche, speranze. Sembra esistere solo il circo delle merci.
Un caro saluto,
Carlo

marco cedolin ha detto...

Cara Jenny,
sei troppo buona con me, comunque sono felice che tu legga il blog con piacere.

Un abbraccio
Marco

marco cedolin ha detto...

Caro Carlo,
anche a me capita spesso di pensare di essere nato nell'epoca sbagliata-:)
Percepisco come l'impressione di un vivere a metà, in una società algida che corre solo in superficie,gonfia di esteriorità e refrattaria a tutto ciò che è emozione, passione, sogno.

Un caro saluto
Marco