lunedì 5 maggio 2008

Decrescita o Impoverimento?

Marco Cedolin
Molte volte quando scrivo o parlo di decrescita, qualcuno di fronte al progressivo impoverimento delle famiglie italiane sottolinea che la decrescita è già in atto e non si tratta in fondo di una gran bella cosa. Confondere l’impoverimento con la decrescita è un atteggiamento abbastanza comune e tutto sommato comprensibile per chi non abbia approfondito l’argomento ma rischia di creare una confusione di fondo in grado di far perdere ogni coordinata.
L’impoverimento e la decrescita non hanno nulla in comune, anche se una delle tante risultanti di entrambe le situazioni può essere costituita dal ritornare a coltivare l’orticello ereditato dal nonno, pratica comunque virtuosa in sé a prescindere dalle motivazioni che hanno indotto la scelta.
L’impoverimento è una situazione imposta dalla congiuntura economica che determina un decadimento del benessere individuale. L’impoverito è costretto ad acquistare merci a basso costo di qualità scadente, importate da paesi a migliaia di km di distanza. L’impoverito deve basare la propria alimentazione sulle offerte promozionali dei discount, a fronte di viaggi in auto alla ricerca della promozione più alettante e di prodotti che spesso arrivano da molto lontano, dalle dubbie qualità sia sotto l’aspetto organolettico sia dal punto di vista nutrizionale. L’impoverito è costretto ad operare delle rinunce che mettono a repentaglio il suo benessere e la qualità della sua vita, solamente al fine di ottenere un risparmio monetario che possa permettergli di sopravvivere.....

La decrescita (a prescindere dal fatto che si tratti di quella teorizzata da Serge Latouche o di quella “felice” praticata da Maurizio Pallante) non mira a diminuire il benessere delle persone, ma al contrario si propone di migliorarlo ed accrescere la qualità di vita dell’individuo.
La decrescita non passa attraverso l’impoverimento, tenta semplicemente di ridurre la dipendenza delle persone dall’economia rendendole più libere ed autosufficienti senza deprivarle assolutamente del loro benessere.
La decrescita pretende la ristrutturazione degli edifici in funzione del loro rendimento energetico, creando in questo modo posti di lavoro e risparmi dei consumi. La decrescita persegue il miglioramento della rete di distribuzione dell’energia, un miglioramento in grado di creare occupazione e taglio degli sprechi energetici. La decrescita privilegia la filiera corta ed i prodotti locali in un’ottica di ridotta movimentazione delle merci, risparmio economico e miglioramento della qualità degli stessi. La decrescita non mira a ridurre il potere di acquisto dei salari ma al contrario intende integrarlo attraverso l’autoproduzione, lo scambio ed il dono che permettono di ridurre il numero di beni dei quali è necessario l’acquisto sotto forma di merci. La decrescita si oppone alla società globalizzata dove persone sempre più povere sono costrette ad acquistare merci sempre più povere (il cui costo è determinato in larga parte dal loro trasporto inquinante per migliaia di km) e propone una società a misura d’uomo dove sia possibile riscoprire il senso della comunità, ricostruire rapporti conviviali, privilegiare la qualità alla quantità ed al gigantismo. La decrescita vuole ridare un senso al lavoro interpretandolo come valorizzazione delle qualità dell’individuo, del suo estro e della sua creatività finalizzato a “creare” qualcosa di utile, in netta contrapposizione con lo svilimento attuale del mondo del lavoro, costituito in larga parte da pratiche ripetitive e meccaniche di scarsa utilità (i call center rappresentano un esempio su tutti) in grado di produrre solo alienazione e salari insufficienti a garantire una sopravvivenza dignitosa.

L’impoverimento rappresenta semplicemente il futuro di un modello di sviluppo basato sulla crescita infinita dei consumi che nel momento in cui i consumi cessano di crescere inizia a creare esclusione sociale e precarietà, esattamente il contrario della decrescita che si muove per evitare che tutto ciò accada.

6 commenti:

Alessandro Morelli ha detto...

Alla Grande

Anonimo ha detto...

Mi togli le parole di bocca.
Bel post Marco.

Ieri sera a guardare Matteoli e Realacci su La7 era ancora più stridente l'incapacità di questa classe dirigente non solo di comprendere i problemi, ma di valutare le alternative GIA' in atto, mentre gliele mostrano in DIRETTA:
Vedelago ha reso inutile ogni combustione dei "residui".

E per uscire da una agricoltura a petrolio, per invertire la desertificazione del suolo italiano, l'utilizzo di compost da raccolta differenziata porta a porta sarà sempre più importante.
(30% di scarti organici, utilissimi nel proprio orticello casalingo)

Ciao, Roberto
www.buonsenso.info

marco cedolin ha detto...

Caro Roberto,
il dramma è costituito dal fatto che questa classe dirigente ha occhi ed orecchie solamente per chi la mantiene a sedere sullo scranno.
Ai grandi potentati finanziari che sostengono personaggi indecenti come Matteoli, Realacci, Veronesi e tanti altri politicanti ed esperti con il cartellino del prezzo sulle spalle, la raccolta differenziata ed il TMB non interessano perchè movimentano esigui capitali. Interessano gli inceneritori perchè il business è lì ed è più conveniente "comprare" pseudo esperti che portino avanti in TV teorie scientificamente inaccettabili, ma prese per buone da tutti perchè garantite dal solo fatto di venire esplicitate in TV.

Solo venerdì scorso ero a Rivalta Scrivia vicino ad Alessandria dove intendono snaturare un intero territorio tramite coltivazioni intensive di mais finalizzate a brodurre bio (bio?)etanolo. Per fortuna lo scorso autunno è nato un comitato e la gente sta imparando a dire quella parolina così importante: NO!

Ciao Marco

jenny ha detto...

Da quasi disoccupata e amante dei profumi della campagna, ho già ben pensato di coltivare il mio orticello : oggi ho passato il pomeriggio a raccogliee piselli che domani congelerò...

E' la storia di una come tante che deve per forza imparare ad arrangiarsi.
Ma poi , se ci pensiamo bene, questo ritornare indietro un pò, sarà si una necessità di sopravvivenza, ma mi rende un pò felice.
...e io di mercato non ci capisco molto.

marco cedolin ha detto...

In realtà cara Jenny non si tratta tanto di tornare indietro quanto di andare avanti in una direzione diversa, che è poi quella intrapresa dall'umanità nel corso della sua storia.
E' l'utopia costituita dalla crescita infinita in un mondo finito che ha ammorbato la seconda metà del novecento fino ai giorni nostri a costituire un'anomalia, non la scelta di chi vorrebbe una società a misura d'uomo.

Anonimo ha detto...

Ma io odio i vicini e sento di non avere nulla in comune con loro. Tanti devono sentirsi così, vista la floridizza delle comunità on-line con partecipanti a centinaia di migliaia di km. Di che senso di comunità parli? Quando ancora avevo tv mi capitò di guardare un programma del tipo pseudo educativo/documentale, in cui si piangeva e rimpiangeva il pane della civiltà contadina. Gli sfuggiva il fatto fondamentale che la civiltà contadina non esiste più.