martedì 19 novembre 2019

Il MOSE era davvero l'unica strada percorribile?

Marco Cedolin


Un gruppo di esperti nominati dal Comune di Venezia quale organo di consulenza per le linee e le opere di salvaguardia della laguna, nella sua relazione del 15 novembre 2005 bocciò sostanzialmente il MOSE considerandolo un progetto obsoleto, costoso, impattante e non in linea con i criteri fissati dalla Legge Speciale per Venezia, collocandolo all’undicesimo posto fra i 12 progetti alternativi esaminati....

L’aumentata frequenza ed altezza delle acque alte in laguna verificatasi nel corso dell’ultimo secolo è stata indotta essenzialmente dall’intervento umano che ha devastato l’equilibrio idrogeologico dell’intero territorio lagunare.
Qualunque intervento mirato alla riduzione delle alte maree e alla salvaguardia della laguna non può limitarsi a combattere gli effetti del fenomeno ma dovrà giocoforza agire sulle cause che concorrono a determinarlo. Operando in questo senso studi ed analisi di ricercatori ed idraulici universitari e del CNR italiano e francese, hanno dimostrato come sia possibile ridurre fino a 21 cm. tutte le maree, riportando l’intera laguna agli equilibri mareali di metà Ottocento.

Tali studi individuano la necessità di ridurre i fondali alle tre bocche di porto, in ragione dell’uso differenziato delle stesse, propongono l’utilizzo di navi – porta da collocare periodicamente nella stagione invernale, con il compito di rallentare ulteriormente l’accesso e la forza della marea ed evidenziano l’opportunità di riaprire al flusso di marea le valli da pesca, come oltretutto prevede da decenni la Legge Speciale.
Agendo in questo senso si potrebbe ottenere il duplice effetto di salvare la laguna dalle acque alte e contemporaneamente indurre una naturale ricostruzione morfologica del territorio, riducendo la perdita di milioni di metri cubi di sedimenti dei fondali.
Tali interventi avrebbero un bassissimo impatto ambientale, sarebbero completamente reversibili, si potrebbero realizzare in tempi estremamente brevi ed avrebbero un costo di realizzazione estremamente esiguo rispetto al Mose.

Il ripristino dell’ecosistema lagunare e la progressiva eliminazione di tutti gli effetti degli interventi umani che nel corso del tempo hanno accresciuto in gravità e frequenza il fenomeno delle acque alte, si rivelano dunque l’unica strada praticabile per salvaguardare Venezia e la sua laguna in un’ottica non solo di breve ma anche di medio periodo.
La riduzione della portata di acqua alle bocche di porto, tramite l’innalzamento graduale dei fondali, la temporanea chiusura delle bocche stesse per mezzo di sistemi scarsamente impattanti e reversibili, la riduzione del devastante traffico petrolifero nella laguna, l’apertura delle valli da pesca al flusso delle maree e lo scavo di canali periferici, l’innalzamento delle parti basse di Venezia e l’attenzione per la manutenzione urbana (ora abbandonata perché ogni fondo è stato destinato al Mose) rappresentano solo alcuni degli interventi che sarebbero necessari per iniziare ad affrontare il problema in maniera seria e costruttiva.

Solamente dopo avere portato a termine il ripristino dell’ecosistema lagunare, attraverso operazioni di basso impatto ambientale e completa reversibilità, sarebbe allora possibile partendo da una situazione notevolmente migliorata rispetto a quella attuale, affrontare il fenomeno delle acque alte nella sua progressione futura. Se, come previsto dagli esperti, nei prossimi decenni, il livello degli oceani continuerà ad innalzarsi gradualmente a causa dell’effetto serra (eventualità che vanificherebbe ogni utilizzo dell’attuale progetto Mose) sarebbe allora possibile, proprio in virtù della reversibilità degli interventi compiuti, affrontare il problema con metodi e sistemi che siano funzionali a risolverlo.

Nessun commento: