lunedì 13 marzo 2017

Una transizione è possibile?

Marco Cedolin

Non dovrebbero più esistere dubbi sul fatto che il modello sviluppista, basato sulla crescita infinita, sull'uso smodato dei combustibili fossili e sulla logica del consumo per il consumo sia ormai arrivato al capolinea. Lo stato di profonda sofferenza in cui versa la biosfera, lo spettro sempre più reale dei cambiamenti climatici, i livelli d'inquinamento intollerabili che attanagliano le nostre città, la crisi che sta devastando gli ecosistemi più delicati, la drammatica perdita delle biodiversità, stanno a testimoniare come ogni limite sia stato abbondantemente superato ed impongono in maniera sempre più pressante una riflessione sulla necessità di una transizione verso un modello di sviluppo (o di decrescita) profondamente diverso da quello attuale.....


Qualsiasi modello sociale prossimo venturo dovrà per forza di cose possedere grandi quantità di quella resilienza che da sempre appartiene ai sistemi naturali, ma risulta del tutto aliena al "nostro" sistema basato sulla crescita e lo sviluppo. Sarà necessario ripensare in profondità l'equilibrio fra l'uomo e l'ambiente in cui vive, trasformando in un rapporto simbiotico l'attuale atteggiamento di predazione sistematica. Sarà indispensabile cambiare radicalmente i metodi di produzione energetica, abbandonando progressivamente le fonti fossili e sostituendole con quelle rinnovabili. Occorrerà sostituire al più presto l'economia di stampo mondialista, dove le merci si muovono in maniera ipercinetica, bruciando senza senso miliardi di tonellate di petrolio, con un'economia a misura d'uomo, basata sul concetto di comunità, di produzione e consumo locale, quando è possibile riscoprendo anche l'autoproduzione. Il tutto nell'ottica della transizione verso una società che sostituisca la crescita e lo sviluppo con l'armonia e il benessere, come valori fondanti della stessa.

Alcuni passi in questo senso sembrano già essere in nuce, basti pensare a progetti come quello delle Transition Towns o all'Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile approvata dall'ONU lo scorso settembre a New York, pur senza dimenticare che la classe dirigente delle Nazioni Unite è parte integrante della stessa elite mondialista che per oltre un secolo ha sponsorizzato "l'illusione" che fosse possibile costruire una crescita infinita all'interno di un mondo finito. Una transizione è senza dubbio indispensabile, prima ancora che possibile, resta solo da vedere quando e come ne verrà colta appieno la necessità.

2 commenti:

Secret Free Wolf ha detto...

TRANSIZIONE, cominciando dal TERRITORIO, non si puo' accettare il degrado delle nostre terre per la scellerata avidita' manifestata,c'e' una colpa fondamentale, la MAGGIORANZA di noi cittadini e' fondamentalmente CONSUMISTA,ne deriva che senza una CONSAPEVOLEZZA ed un DETERMINATO atto di volonta'di CAMBIAMENTO dei CITTADINI la TRANSIZIONE e' inattuabile. Aggiungiamo poi che INFORMAZIONE, ISTITUZIONI e ABITUDINI sono PREVENUTE, significa nuotare contro corrente. CAMBIARE e' necessario, ma bisogna creare una ALTERNATIVA un po' meno ILLUSORIA delle proposte finora espresse(almeno in Italia) da associazioni e intellettuali. C'e' spazio, si puo' fare, non deve essere pero' la solita corsa al DIVIDE ET IMPERA, la base andrebbe ricercata su una filosofia CONOSCI, CAPISCI e COOPERA, creando comunita' piuttosto che FAZIONI. C'e' chi pensa sia impossibile in Italia, personalmente credo che questo sia il paese in cui piu' facilmente puo' attecchire una simile filosofia perche' l'IGNORANZA informativa e' enorme come lo e'la cultura della sopraffazione, facile aprire la cella ai reclusi, difficile creare uno SPAZIO CONDIVISIBILE DI LIBERTA' E CIVILTA' ALTERNATIVA.....

david79ap ha detto...

Guardandomi intorno io la transizione la vedo già in atto ma ovviamente non ha un che di organico sistematico e generalizzato. Ci sono tanti begli esempi in giro per l'Italia e per il mondo ma rimangono troppo spesso isolati o concentrati in aree limitate ma è già un inizio. Ciò che si dovrebbe fare per accelerare questo processo è molto semplice: girare dalla parte del manico il telefonino e globalizzare la virtuosita'di questa ormai impellente necessità di ripulizia degli territorio. Un'idea sarebbe creare un movimento socio culturale da fondere con quello che politicamente ci è rimasto cioè il movimento 5 stalle e i radicali e tutti coloro che si sentono di entrare in campo per questi valori universali ma tremendamente concreti. Ricordiamoci anche del saggio di David Thoreau "La disobbedienza civile" che tanto ha colpito Martin Luther King sul rifiuto pacifico di pagare le tasse che sarebbero finite a finanziare l'orrore della guerra. Si può estendere questo concetto ma adesso sto già scrivendo troppo. Spero di non essere troppo pesante con i miei vagheggiamenti.