venerdì 27 gennaio 2012

Cercasi sciopero disperatamente

Marco Cedolin
La giornata odierna era stata presenta con grande enfasi da giornali e TV come il venerdì nero dei trasporti, con bus, metropolitane, treni, aerei e navi bloccati, a causa dello sciopero indetto dai sindacati di base, per protestare contro il decreto liberalizzazioni varato dalle banche.
Ma oggi, per trovare notizie che documentino la situazione, in merito ai disagi e alla portata della protesta, occorre scalare l'home page dei maggiori quotidiani, fin quasi ai trafiletti di fondo pagina.
Trafiletti che raccontano di disagi tutto sommato contenuti e partecipazione scarsa, nulla di eclatante, nonostante la contemporaneità con il blocco degli autotrasportatori in corso da giorni avrebbe potuto lasciare presagire esattamente il contrario.
Esiste la possibilità che i media abbiano ricevuto dalle banche l'ordine di minimizzare gli effetti della contestazione, per non creare a Monti altre difficoltà. Così come è possibile che i sindacati di base, quando si tratta di lottare contro le banche (gradite anche a tanta sinistra) abbiano manifestato una minore propensione ad impegnarsi per la buona riuscita della protesta.
La sensazione preponderante è però quella che queste motivazioni siano in fondo marginali, mentre la vera ragione del flop (o chiamatelo voi come meglio vi pare) alligni nella crescente insofferenza dei lavoratori nei confronti del meccanismo dello sciopero, sia esso indetto dai sindacati canonici a libro paga della finanza o da quelli di base ancora non cooptati e asserviti completamente......


In una situazione dove i diritti dei lavoratori ancora in vita vengono falcidiati quotidianamente e la pratica di uso comune consiste nel mendicare una qualche occupazione ad interim con salari sempre più cinesizzati, chi ancora lavora, soprattutto nel pubblico impiego, sta cadendo preda di un profondo disorientamento.

Ha un senso aderire ad uno sciopero "inutile" (come hanno dimostrato di esserlo tutti quelli portati avanti negli ultimi decenni) che non si propone obiettivi concreti e si riduce a qualche ora di stop, con contorno di sfilata con le bandierine, perdendo il salario di una giornata di lavoro, con tutta la fatica che si fa a campare la famiglia fino alla fine del mese?

Sempre più lavoratori (come dargli torto?) questo senso proprio non lo trovano, dal momento che dopo aver creato qualche disagio e portato avanti la sfilatina in maniera politicamente corretta, cioè senza blocchi ad oltranza, dure contrapposizioni, pretese fatte valere con intransigenza, tutto resterà esattamente come prima (fino alla  mattanza di diritti prossima ventura) e gli unici ad aver perso tempo e denaro alla fine dei giochi saranno stati proprio loro.

Nell'Europa delle banche e dei banchieri al governo, con gli stati commissariati e senza alcuna sovranità, anche lo sciopero è ormai una pratica sulla via dell'estinzione, che ormai esiste per il solo scopo di fornire alle sigle sindacali una qualche dignità e una qualche forza, quando fingeranno di andare a contrattare con il governo, sulla base di quello che le banche hanno deciso da tempo dovrà accadere.

I lavoratori si avvitano su sè stessi, sempre più depressi in un cul de sac, dal quale potrebbero uscire solamente autodeterminandosi e rigettando la rappresentanza sindacale. Ma hanno paura di farlo e la forza del dividi et impera li ha atomizzati in profondità. Così, mentre sempre più alte divampano le fiamme della guerra fra poveri e l'Italia somiglia da vicino alla Concordia che affonda, meglio restare aggrapati a qualche pezzo del relitto, mormorando "io speriamo che me la cavo", piuttosto che andare a combattere battaglie, guidati da generali che non hano mai carezzato (neppure in sogno) il proposito di tentare di vincerle.

4 commenti:

keoma08 ha detto...

Roma: dalla piazza un no netto a Monti, all’UE e alle banche

Uno sciopero difficile, ma indispensabile. Contro il governo Monti, lo strapotere delle banche e i diktat dell’Unione Europea. E contro la repressione e gli arresti. Decine di migliaia di lavoratori, studenti e precari a Roma per dire che i sacrifici li devono fare coloro che non hanno mai pagato

Mentre Piazza San Giovanni si riempie di lavoratori e lavoratrici arrivate da tutta Italia, e dal palco si susseguono gli interventi dei rappresentanti delle sigle del sindacalismo conflittuale che hanno coraggiosamente promosso lo sciopero generale di oggi, i fotografi si accalcano. Alcuni attivisti del Comitato No Debito hanno bruciato una bandiera dell’Unione Europea, quella azzurra con le stelle gialle. Un gesto simbolico che racchiude il senso di uno sciopero che definire difficile è dir poco.
( segue al link seguente)

http://www.contropiano.org/it/sindacato/item/6374-roma-dalla-piazza-un-no-netto-a-monti-all%E2%80%99ue-e-alle-banche

Marco Santopadre 27.1.2012

marco ha detto...

Se per sacrifici intende : rinunciare ancora al prodotto del nostro lavoro , a favore delle banche che stampano lo stesso denaro....e' molto ma molto meglio che non li faccia nessuno . Ma ce' un altra cosa che invece e' urgente fare : smetterla di accettare quella limitazione del " Diritto al benessere " che e' implicita nell'accoglimento dell'invito ai sacrifici che viene da parte degli incontentabili sfruttatori . Riportare il benessere alla dignita' di Diritto ,e' uno dei cambiamenti indispensabili . Sono i sacrifici che devono generare sospetto .

Catherine ha detto...

Non ci sono più i scioperi di una volta ... E non ci sono più le stagioni di una volta ... E non ci sono più i valori di una volta.. E non ci sono più le lire di una volta nelle tasche degli italiani! Non c'è proprio più denaro!
Quasi quasi rimpiango anche i governi di una volta .. ma non esageriamo. ;)

Brumik ha detto...

Nonostante la colossale perdita di potere d'acquisto della moneta (sia in lire che in euro) la gente non ha ancora raggiunto la soglia dell'incazzatura "vera" perche` la tecnologia e la produzione industriale su larga scala ha sopperito in grandissima parte alla svalutazione monetaria.

Pensate quanto costava un telefonino 15 anni fa (in rapporto alla busta paga media di allora) e quanto costa adesso. Il mio primo cellulare (AEG) l'ho pagato 800mila lire!
Ogni mezz'ora era scarico, pesava come piombo e non mi stava un nessuna tasca.

Ma non e` detto che sara` sempre cosi`, anzi!
Quando l'altro giorno ho scoperto che qualcuno ha pensato, progettato, costruito e commercializzato il tritapepe a batteria, mi sono reso conto che il capolinea e` vicino.

Quando l'avremo raggiunto, allora la gente con la pancia vuota, ma "pepata", capira` quanto sia stata turlupinata dai manipolatori senza scrupoli e forse si rivoltera` contro i mistificatori con rinnovata cattiveria.

Speriamo che non sia troppo tardi.

-- Michele