martedì 2 febbraio 2010

ALCOA e il disastro ambientale in Islanda


Marco Cedolin
La devastazione connessa alle grandi opere, spesso costruite per soddisfare gli insaziabili appetiti delle multinazionali, non ha risparmiato neppure una nazione come l’Islanda che da sempre siamo abituati ad immaginare come un’immensa distesa di spazi incontaminati, aliena ad ogni forma d’inquinamento, scarsamente urbanizzata e lontana anni luce dal “cancro” della cementificazione che stiamo sperimentando in ogni sua forma nelle nostre città.

Proprio in Islanda, nella regione di Karahnjukar, sta nascendo un faraonico progetto industriale destinato a cancellare per sempre 3000 kmq (circa il 3% dell’intera superficie nazionale)di territorio incontaminato. L’area selvaggia più grande d’Europa, la cui unicità stava per essere universalmente riconosciuta attraverso l’istituzione del più vasto Parco Nazionale del continente, sarà infatti destinata a scomparire nel silenzio mediatico più assoluto, sommersa dalle acque di 3 laghi artificiali e dalle esalazioni venefiche di una colossale fonderia. Il ciclopico progetto Karahnjukar prevede la costruzione di 9 dighe in terra, fra cui la più imponente d’Europa, una centrale idroelettrica da 690 megawatt ed una mega fonderia in grado di produrre 320.000 tonnellate di alluminio l’anno. Artefici del progetto, con il beneplacito della compagnia energetica islandese Landsvirkjun, ma contro la volontà del 65% dei cittadini islandesi che hanno espresso la propria contrarietà all’operazione, saranno la multinazionale americana Alcoa e l'italiana Impregilo.

Alcoa è la più importante corporation mondiale che opera nel settore dell’alluminio. Ha recentemente chiuso 2 fonderie negli Stati Uniti al fine di trasferire parte della propria attività in Islanda dove le sarà possibile tagliare notevolmente i costi della manodopera, sfruttando gli immigrati cinesi e polacchi residenti in loco e soprattutto inquinare in completa libertà, dal momento che grazie ad una deroga del Protocollo di Kyoto all’Islanda è stato concesso di aumentare del 10% l’opportunità di emissione di gas inquinanti nell’aria. Il governo islandese si è inoltre impegnato a vendere l’elettricità prodotta tramite le dighe all’Alcoa ad un prezzo di favore per i prossimi 50 anni.

Impregilo accusata dall’Associazione ecologista Savingiceland di comportamenti intimidatori nei confronti degli ecologisti e vessatori verso i propri dipendenti, la maggioranza dei quali di nazionalità cinese, polacca e portoghese, ha già incominciato la propria opera di devastazione facendo saltare in aria con l’ausilio di cariche esplosive il più spettacolare canyon dell’Islanda, deviando il corso di 3 fiumi e iniziando la costruzione della diga Karahnjukastifla Dam che con i suoi 193 metri di altezza, 730 metri di lunghezza ed un volume approssimativo dell’invaso di 8,5 milioni di m³ sarà la più grande diga in terra d’Europa.
Il governo islandese ha tentato di creare nel paese condivisione nei confronti del progetto tramite una martellante campagna pubblicitaria mirata a proporre la fonderia di alluminio come una panacea in grado di risolvere i problemi di disoccupazione ed emigrazione che affliggono l’Est dell’Islanda. Nonostante queste effimere suggestioni la maggior parte dei 250.000 abitanti dell’Islanda, numerosi esponenti del mondo accademico e tutte le associazioni ambientaliste hanno avversato fin da subito un progetto dal quale finiranno per trarre giovamento solamente le multinazionali che sono deputate a costruirlo e gestirlo.
L’opinione pubblica islandese sta infatti comprendendo sempre più chiaramente come la ricaduta occupazionale promessa, consistente in 700 posti di lavoro, destinati in larga parte a mano d’opera straniera alla quale verranno corrisposti salari da terzo mondo, non costituisca assolutamente una motivazione sufficiente per giustificare l’avvelenamento dell’aria e dei fiumi, il dissesto idrogeologico e l’erosione che stravolgeranno la morfologia del territorio. La disoccupazione e l’emigrazione continueranno sicuramente a rimanere un problema che semmai risulterà acuito dalla perdita di un patrimonio ambientale unico al mondo.
Nonostante ciò, come sempre più spesso avviene tanto nei paesi cosiddetti “in via di sviluppo” quanto nelle “mature” democrazie occidentali, tutte le decisioni vengono prese passando sopra la testa dei cittadini, senza che venga minimamente rispettata la loro opinione ed anche in Islanda si continua a scavare, spacciando un’azienda fra le più inquinanti ed energivore al mondo come elemento di progresso e sviluppo.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ohh, Marco!
e pensare che stavo per spegnere senza "passare" da te!
Così imparo!
Beh, "buona" notte a chi ce la fa!
Sofia Astori

Tina ha detto...

Grazie per questo articolo Marco, ora mi è chiaro perchè l'Alcoa sta smantellando a Portoscuso, nel Basso Sulcis.
Dopo aver avvelenato una parte di costa Sud della Sardegna, va a uccidere un'altro luogo incontaminato.
Buona notte anche a te Sofia.
Tina
E notte buona anche a te Marco.

marco cedolin ha detto...

Vedi Sofia, mai spegnere senza prima fare un salto sul corrosivo. Sono stato poco prolifico nelle ultime settimane a causa della concentrazione sulla questione del TAV, ma può sempre esserci qualche sorpresa :-)

Ciao Tina,
vedo che hai inquadrato perfettamente la situazione!

Buonanotte anche a te e Sofia

Anonimo ha detto...

sono un dipendente alcoa di portovesme questo dimostra di come una multinazionale ah preso la sardegna come colonia ora spero che sene vadano.

Renzo Storti ha detto...

Gli Islandesi sono falliti, Alcoa o chi per lei li tiene per le palle, presto tocchera' a noi con i cinesi ai quali "tremorti" vende i titoli di stato che nessuno vuole!