martedì 4 dicembre 2018

Non invidiate i gilet gialli

Marco Cedolin

È quasi impossibile non provare simpatia per la rivolta dei gilet gialli che sta mettendo a ferro e fuoco la Francia, una protesta per molti versi trasversale e intergenerazionale che incarna il rifiuto di sempre più ampi strati della popolazione europea nei confronti della mondializzazione globalista e delle sue tossine che stanno pregiudicando il futuro di decine e decine di milioni di persone. Così come è impossibile non esternare ammirazione per tutti quei francesi che stanno mettendosi in gioco in prima persona, invadendo strade e piazze nel tentativo di cambiare qualcosa, additati dalla grancassa mediatica come violenti e facinorosi, nonostante stiano semplicemente tentando di far valere i propri diritti....

Ma oltre alla simpatia e all'ammirazione noi italiani siamo indotti giocoforza a provare anche un poco d'invidia per le masse di francesi che rivendicando i propri diritti  bloccano le strade scontrandosi con la polizia, mentre in Italia negli ultimi decenni se si escludono le legittime proteste contro il TAV in Val di Susa e la troppo presto abortita “insurrezione” dei Forconi, in strada hanno sfilato solamente studenti imbarazzati e senza un perché, centri sociali al soldo di Soros, antifascisti e antirazzisti impegnati nel sostenere la globalizzazione mondialista e la tratta degli schiavi e poco altro.

Loro in strada a sostenere le proprie ragioni e noi seduti davanti alla TV o nel migliore dei casi a fare la rivoluzione davanti ad una tastiera, verrebbe quasi voglia di dire, guardando le immagini dei gilet gialli che lottano. Anche per noi o anche grazie a noi? E qui si ribalta il piano inclinato attraverso il quale leggere quello che sta accadendo in Europa.

Nonostante non ci siano stati moti di piazza significativi, per una fortunata serie di circostanze, noi italiani siamo in questo momento almeno un paio di passi più avanti dei francesi e di quasi tutti gli altri europei.
Loro hanno Macron, la Merkel, Sánchez e via discorrendo, tutti premier fedeli al progetto del mondialismo globalizzato ed insofferenti nei confronti di qualsiasi spinta populista, aggrappati disperatamente al relitto dell'Europa dell'euro, delle banche, della tratta degli schiavi, della cessione di sovranità.

Noi abbiamo Giuseppe Conte che facendo sintesi fra due partiti non conformi come la Lega e il Movimento 5 stelle è riuscito a sintetizzare un programma di governo che sta mettendo in crisi proprio l'Europa dei Macron e delle Merkel, minando alla base i fondamenti della globalizzazione mondialista, la politica di austerità, le “riforme” di Bruxelles, l'immigrazione selvaggia, l'assoluta mancanza di rispetto per gli interessi del popolo, sempre subordinati a quelli dei mercati e delle banche.

Nel migliore dei casi i gilet gialli possono tentare di mettere in crisi il governo Macron, per tornare alle urne, nella speranza che per un qualche miracolo alchemico dalle stesse possa fuoriuscire una coalizione determinata a sostenere gli interessi del popolo e combattere l'Europa dell'euro e dei banchieri. Esattamente il punto al quale noi da qualche mese siamo già arrivati, nonostante gli strali di tutti i parassiti di Bruxelles e dei loro servi che in Italia abbondano.
Niente invidia dunque, ma soltanto tanta solidarietà, nella speranza che quanto sta accadendo in Italia e forse accadrà in Francia possa essere di stimolo anche per molti altri popoli europei.

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