venerdì 24 luglio 2015

Non siamo in troppi ma troppo devastanti

Marco Cedolin
Secondo le ultime stime diffuse, la popolazione mondiale che attualmente ammonta a circa 7 miliardi di persone, a fronte di un incremento del 133% dal 1960 ad oggi, dovrebbe raggiungere i 9 miliardi entro il 2050 e gli 11 miliardi entro il 2100.
Come conseguenza di queste previsioni sta nuovamente prendendo piede l'allarme concernente la sovrappopolazione del pianeta, soprattutto alla luce del fatto che circa un settimo dell'attuale popolazione mondiale versa in condizione d'indigenza e lo stato di salute della biosfera continua a peggiorare in maniera esponenziale.....


Alla luce di questi dati potrebbe essere molto semplice strizzare l'occhio alle sempreverdi teorie malthusiane, auspicando una riduzione della popolazione mondiale, magari ottenuta in maniera eticamente accettabile, quale panacea a tutti i "mali del mondo". Facendo discendere ogni genere di problema, direttamente dalla sovrappopolazione, con il convincimento che la costruzione di un "mondo migliore" debba necessariamente passare attraverso un depopolamento del pianeta.

In realtà l'equazione più popolazione uguale più problemi è molto meno aderente alla realtà di quanto si possa immaginare e non si tratta tanto di diventare di meno, quanto piuttosto di diventare migliori.
Infatti anche se si riducesse di un terzo la popolazione mondiale, nulla sta a dimostrare che si ridurrebbero nella stessa proporzione la fame mondo o le devastazioni ambientali, dal momento che le sperequazioni sociali e l'approccio distruttivo nei confronti della natura che hanno innescato i fenomeni resterebbero inalterati.
Il vero fulcro dei problemi che attanagliano la modernità non è infatti costituito dalla sovrappopolazione, ma piuttosto da un modello di sviluppo suicida che nel nome del progresso getta un numero sempre maggiore dei propri figli nel baratro dell'indigenza e devasta senza tregua quello stesso pianeta deputato ad essere la nostra casa.

Non si può costruire un futuro migliore attraverso misure volte a "tagliare" la popolazione, ad aumentare la quantità di cibo prodotto, per mezzo della chimica e degli ogm, a depauperare sempre maggiori volumi di combustibili fossili nell'illusione di andare più in fretta.
Al contrario è necessario cambiare radicalmente il paradigma del nostro modello di sviluppo. Riscoprire la sobrietà perduta, assieme alla consapevolezza che esiste cibo per tutti, sempre che ci sia la volontà di redistribuirlo correttamente. Uscire dalla parabola consumista nella quale siamo racchiusi e modificare le nostre abitudini, ad iniziare da quelle alimentari che passano attraverso un consumo smodato di carne assolutamente privo di senso. Recuperare la capacità di rapportarci con la natura, considerandola la nostra casa e non un nemico da abbattere nel nome del progresso.

Solamente così potremo aspirare ad avere un futuro, perchè il nostro futuro, a prescindere da quanti miliardi saremo, passa per forza di cose attraverso la nostra salute e quella dell'habitat in cui viviamo e si tratta di un passaggio da compiere con tutta la prudenza e l'attenzione di cui disponiamo.

7 commenti:

Michele Brunati ha detto...

Ciao Marco,
sono d'accordo con te sul fatto che l'attuale modello di sviluppo alla "occidentale" è suicida più che altro per la devastazione ambientale e l'inquinamento delle naturali risorse di vita: aria, acqua, suolo.
Però se metti in conto che fra dieci anni (cioè "domani") in Africa ci sarà un'intera Europa in più (una città come Pescara in più al giorno!) questo fenomeno devastante sarà sicuramente il maggior problema per tutti noi, e pure il più urgente.
D'altra parte, se consideriamo l'esplosione demografica a livello planetario come un "seccatura" di second'ordine e a bassa priorità, allora ogni nostra iniziativa nell'educare la gente verso il ritorno ad uno stile di vita in simbiosi con la Natura è destinata al fallimento.
Si morirà tutti per "demofobia" ancor prima di esaurire le risorse alimentari, pur tenendo conto che più gente ci sarà e più si renderà necessario ricorrere ai pesticidi e agli Ogm per sfamare tutti.
Se poi vogliamo far due conti in casa nostra ci accorgiamo che, nella penisola italica, scendendo dagli attuali 60 a 10 milioni di individui potremmo usufruire dello stesso attuale consumo energetico pro capite (cioè mantenere uno stile di vita sobrio sì, ma senza eccessiva retrocessione, cosa assai difficile poi da far digerire) utilizzando solo fonti rinnovabili.
Ecco che la riduzione demografica è la conditio sine qua non per ridurre e magari anche azzerare l'inquinamento senza grossi traumi o guerre per la sopravvivenza.
Se l'homo sapiens non saprà fermare la crescita in modo intelligente, allora ci penserà la Natura con i suoi metodi che tutti conosciamo e cioè: fame, malattia, violenza e morte... I "Quattro cavalieri dell'Apocalisse" descritti nel libro omonimo della Bibbia come piaghe degli ultimi giorni dell'umanità.

-- Michele

Guido Rizzi ha detto...

sono d'accordo con Michele. Molto stranamente Marco Cedolin, autore di uno dei libri più belli e stimolanti che abbia mai letto ("Grandi Opere"), sembra disaccoppiare la curva (esponenziale) dell'esplosione demografica mondiale dalle altre curve strettamente associate: disponibilità di cibo, impronta ecologica, risorse naturali, inquinamento, biodiversità, cambiamenti climatici ecc. Eppure sono sicuro che ha letto (ma forse provvisoriamente dimenticato) il testo fondamentale del club di Roma "i limiti dello sviluppo" (1972-73), dove è presentato un modello che accoppia tutti i parametri fondamentali; uno dei quali è ovviamente la popolazione. A 40 anni di distanza sono stati pubblicati aggiornamenti che mostrano l'incredibile successo del modello: si dà il caso che questo sia l'unico modello che ha saputo prevedere il futuro, mentre i modelli degli economisti mainstream sono tutti naufragati miseramente. Il modello del club di roma presenta 9 scenari possibili, sotto ipotesi estremamente ottimistiche (per es. niente guerre troppo devastanti o eccessive catastrofi naturali), e tutti gli scenari (nonostante l'assurdo ottimismo delle ipotesi) prevedono una inevitabile riduzione della popolazione dopo la metà del secolo. O per scelta o per necessità: la crescita ulteriore della popolazione è semplicemente incompatibile con l'andamento degli altri parametri. Tutti i parametri sono strettamente accoppiati: persino il papa, che pure apprezza le famiglie numerose, sa che non è affatto vero che c'è cibo per tutti e l'unico problema è distribuirlo equamente. Persino lui sa che l'attuale modello di sviluppo non è sostenibile e ci sta portando alla catastrofe, ma sa anche che non basta cambiare il modello di sviluppo per consentire una crescita indefinita della popolazione. Ricordo che il papa è un chimico, dunque crede in Dio ma anche nell'Entropia: è arcinoto che chi crede nella possibilità di una crescita infinita in un mondo finito o è un pazzo o è un economista. Tutte cose che Marco sa meglio di me, forse è colpa mia che non ho letto il suo post con sufficiente attenzione. Ma è da 40 anni che il club di roma è accusato di pessimismo malthusiano, e la cosa dà francamente molto fastidio

marco cedolin ha detto...

Caro Michele e gentile Guido,
il post che avete letto è un mio articoletto scritto per la rivista Dolcevita con la quale collaboro, per esigenze editoriali limitato ad un paio di migliaia di battute e pertanto senza alcuna pretesa di trattare in maniera esaustiva il tema della sovrappopolazione, cosa che necessiterebbe di ben altro spazio e molte, ma molte migliaia di battute in più. In esso mi premeva semplicemente sottolineare come nel breve periodo il modello di sviluppo attuale sia il vero grande responsabile della devastazione del pianeta in cui viviamo.
Naturalmente, come ha sottolineato l'amico Guido, solo un pazzo o un'economista (ed il primo spero di non esserlo, mentre il secondo non lo sono di sicuro)potrebbe pensare possibile una crescita infinita, all'interno di un sistema finito quale è la terra.
Ragione per cui, anche in presenza di un modello totalmente differente rispetto a quello attuale (come ad esempio una società della decrescita)esistono dei limiti invalicabili non solo alla crescita economica, ma anche a quella demografica. Non ho la competenza tecnica per quantificare esattamente tali limiti e per affermare se essi siano già stati raggiunti o quando verranno raggiunti, però nutro la convinzione che tali limiti esistano e se la crescita demografica continuerà con i ritmi che compaiono nelle previsioni, prima o poi con questi limiti occorrerà sicuramente fare i conti (come ventilava il club di Roma oltre 40 anni fa), anche nel caso (pura utopia) che si sia scelto di perseguire un modello di sviluppo più "umano".

Spero pertanto di avere dato soddisfazione alle vostre critiche, sicuramente pertinenti e condivisibili. Una volta tanto ho peccato di ottimismo ed è un bel traguardo per un pessimista irriducibile come me ;-)

Guido Rizzi ha detto...

caro Marco,
grazie della gentilissima risposta, che chiarisce meglio l'intento del breve articolo, che a prima vista sembrava effettivamente peccare di ingiustificato ottimismo anti-malthusiano. Lasciami ricordare che Malthus, esattamente come Cassandra, diceva cose giustissime (per non dire ovvie) ma spiacevoli. Il club di roma non è mai stato smentito (anzi!) ma è stato semplicemente accusato di catastrofismo, esattamente come a suo tempo Malthus e Cassandra. Tutta gente che andrebbe ascoltata, non demonizzata, perchè ti dice, con argomenti stringenti: attento che davanti a te c'è un burrone, se non ti arresti o cambi strada non puoi evitare di finirci dentro. Per quanto riguarda gli aspetti quantitativi, il tempo che rimane per cambiare strada è pochissimo: i nodi verranno al pettine entro la fine del secolo, dunque riguarderanno direttamente i nostri figli e nipoti (cfr. l'ultimo rapporto al club di roma, "natura in bancarotta").
Approfitto dell'occasione per rinnovarti l'accorata richiesta di curare un'edizione aggiornata di "Grandi Opere": l'editore Arianna non può rinunciare a cuor leggero ai suoi autori più significativi. Un altro autore di Arianna, davvero straordinario, è Gorelick ("Piccolo è bello, grande è sovvenzionato"). Ma i più non sanno nemmeno che esiste una casa editrice che si chiama Arianna...

marco cedolin ha detto...

Caro Guido,
adoro anche io quel libro (Piccolo è bello, grande è sovvenzionato. Purtroppo in Italia le case editrici che trattano argomenti "scomodi" e scelgono di farlo onestamente si devono cercare con il lumicino e, come sottolineavi tu, possono contare su un bacino di lettori che definire esiguo sarebbe già un esercizio di ottimismo.Se una cospicua parte degli italiani leggessero queste cose, probabilmente questo disgraziato paese sarebbe già cambiato o in fase di cambiamento.

Michele Brunati ha detto...

Caro Marco,
tu dici "Non ho la competenza tecnica per quantificare esattamente tali limiti [...]"
Io non credo che per capire quanto siamo vicini alla catastrofe si debbano fare conti dettagliati quando bastano (e avanzano) gli ordini di grandezza.
Seguimi un attimo...
La popolazione che ci sarà tra n anni, dato il tasso di crescita i e il valore attuale Pa, si calcola con la formuletta dell'interesse composto:

Pn = Pa * (1+i)^n

I "ragionieri", notoriamente allergici alla matematica :-), hanno le tabelle bell'e compilate...

Nel Continente Nero ora ci sono un miliardo di Individui (Pa=1mld) e la popolazione cresce del 4,8% all'anno (rilevato nel 2013 da: Population Growth and Control in Africa").
Applicando la formula e ponendo i=4,8/100 è facile calcolare che con questo tasso:

- fra cinque anni (n=5) laggiù ci saranno Pn= 1,264mld (+264 milioni)
- fra dieci anni (n=10) laggiù ci saranno Pn= 1,598mld (+598 milioni)

Fai pure la "tara" che vuoi, ma le grandezze in gioco sono queste.
Poiché quando si parla di "grandi masse" ogni fenomeno diventa inerziale, è estremamente illusorio nonché pericoloso sperare che fra 5 o 10 anni ci sia una "mano invisibile" (alcuni sperano nella Provvidenza) che metta le cose a posto mentre noi stiamo a guardare.
I politici di tutto il mondo, non si pongono il problema della sovrappopolazione perché, come i pazzi e gli economisti :-), non hanno la minima idea della sua travolgente portata.

(Anni fa, in Cina si sono posti il problema demografico e con la "politica del figlio unico" sono riusciti a frenare la crescita di circa 300 milioni di mandarini. Ma ora, avendo gustato il bieco consumismo con la bocca che sa ancora di comunismo, sembra che abbiano tolto la restrizione...)

Tornando alle cose di casa nostra, i parassiti che abbiamo al governo (notoriamente in possesso di pensieri profondi come una pozzanghera), sono troppo presi dal Pil e dallo spread per capire e affrontare il problema nella sua vera essenza. Anzi sono talmente lontani che periodicamente tirano fuori addirittura la proposta del "bonus bebé" da elargire alle coppie che si riproducono di più.
Già non sanno più cosa fare per gestire i tre barconi che approdano da noi con qualche centinaio di persone a bordo, mentre laggiù in Africa c'è una fucina che ne sforna 140mila al giorno!

E, per quanto riguarda l'ambiente, viene da sé che più individui ci sono e maggiore sarà la loro impronta ecologica sul pianeta.
Mentre tu ne catechizzi 100 a non inquinare ne nascono altri 1.000 da catechizzare.
E' un cane che si morde la coda.
Se non chiudi il rubinetto a monte non potrai mai asciugare (o anche ripulire) la valle!

-- Michele

Paolo ha detto...

Quoto in toto Michele.