mercoledì 8 ottobre 2008

Mutamenti climatici e immobilismo politico

Marco Cedolin

Secondo le conclusioni dell’ultimo rapporto degli studiosi dell’IPCC, approvato a Parigi il 2 febbraio 2007, i mutamenti climatici attualmente in corso risultano essere indotti principalmente dall’aumento delle emissioni di CO2, larga parte delle quali (fra l’80 ed il 90%) si caratterizzano per essere di origine antropica. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è sostanzialmente determinato dall’incremento delle emissioni generate dalle attività umane che bruciano fonti fossili e dalla progressiva opera di deforestazione che riduce la capacità della vegetazione di assorbire parte della CO2 immessa nell’ambiente.
La realtà che già oggi si pone sotto agli occhi di tutti, racconta la sensibile riduzione tanto dei ghiacci polari quanto dei ghiacciai delle medie latitudini, il progressivo riscaldamento delle acque dei mari, l’aumento esponenziale dei fenomeni meteorologici estremi quali uragani, alluvioni, siccità, episodi anomali di freddo e di calore.

Secondo il rapporto degli studiosi dell’IPCC, in mancanza di una netta inversione di tendenza nella produzione di emissioni inquinanti e supponendo che il clima non venga sconvolto prima dall’intervento di processi non lineari (eventualità tutt’altro che remota) la temperatura media terrestre potrebbe aumentare entro la fine del secolo da 1,8 fino a 4 gradi, provocando un notevole innalzamento del livello dei mari e accentuando in maniera drammatica i mutamenti climatici già attualmente in atto, fino a determinare un inevitabile collasso che potrebbe perfino causare l’estinzione della specie umana.
Nelle conclusioni del Rapporto Stern presentato a Londra il 30 ottobre 2006 e commissionato dal governo britannico per vagliare le conseguenze economiche dei danni ambientali determinati dai mutamenti climatici, si mette in evidenza come un incremento della temperatura media superiore ai 2 gradi determinerebbe disastrose conseguenze nell’ambito dell’agricoltura, del turismo e della salute umana che sarebbero in grado di provocare una vera e propria catastrofe economica.

In virtù del protocollo di Kyoto l’Italia avrebbe dovuto diminuire le proprie emissioni di gas serra del 6,5% entro il 2012, mentre il nuovo pacchetto legislativo (fortemente osteggiato dal governo italiano) presentato dalla Commissione europea per ridurre le emissioni di Co2 della UE del 20% entro il 2020, presentato alla fine di gennaio e che dovrebbe essere approvato entro il 2008, chiede all’Italia di tagliare le emissioni di Co2 nei settori non inclusi nel sistema di scambio di emissioni (rifiuti, trasporti, edilizia) del 13% rispetto ai livelli del 2005.
L’Italia oltre ad essere lontanissima dalla possibilità di raggiungere questi obiettivi, ha fino ad oggi continuato a marciare in direzione diametralmente opposta a quanto convenuto e le emissioni di Co2 nel nostro paese sono aumentate del 13% nel periodo 1990/2005, senza che nulla lasci presagire la possibilità di un’inversione di tendenza.

Tutto ciò sta accadendo poiché la politica italiana, pur non avendo mai messo in dubbio le conclusioni del rapporto IPCC e della commissione Stern e condividendo la necessità di procedere al più presto per porre rimedio al problema, sta continuando ad incoraggiare tanto a livello nazionale quanto a livello locale l’incremento delle emissioni inquinanti finalizzato a creare la crescita economica.
Se si eccettuano alcuni provvedimenti di carattere locale in grado di determinare effetti del tutto marginali, come la chiusura dei centri storici alla circolazione delle auto e il tardivo miglioramento di alcuni servizi di trasporto pubblico, tutta l’attività politica non tiene infatti nella minima considerazione il problema dei mutamenti climatici.
In Italia la produzione di rifiuti è aumentata negli ultimi 10 anni di oltre il 20%, attestandosi a 536 kg annui pro capite, nonostante già nel 2000 la UE richiedesse che non fossero superati i 300 kg. Per smaltire questa massa di rifiuti in continuo aumento, grazie alle politiche messe in atto inseguendo il modello della crescita e dello sviluppo, è prevista la costruzione di oltre 50 nuovi forni inceneritori, nonostante le emissioni di CO2 determinate da questo tipo d’impianti risultino essere elevatissime.
Le emissioni inquinanti derivanti dai Tir e dalle autovetture private sono fra le cause principali del riscaldamento del pianeta. Senza tenere minimamente conto di questa evidenza, nell’allegato “infrastrutture” al Dpef di giugno 2007 sono stati stanziati finanziamenti per la costruzione di oltre 1.700 km di nuove autostrade, con 10 miliardi di euro d’investimento per le sole autostrade della Lombardia. Investimenti che favoriranno la circolazione di sempre più Tir e sempre più auto che contribuiranno a peggiorare la già drammatica situazione attuale.
Anziché usare il denaro pubblico per rendere efficiente il servizio ferroviario tradizionale, notevolmente meno energivoro del trasporto delle persone e delle merci su gomma, i governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni hanno preferito sperperare 90 miliardi di euro nella costruzione di 1000 km di linee per i treni ad alta velocità, con impatti energetici enormi che contribuiranno ad incrementare il problema dei mutamenti climatici.

Appare in tutta la sua evidenza il cortocircuito logico in virtù del quale la classe politica italiana, pur condividendo l’allarme per il riscaldamento globale e identificando il problema come potenzialmente in grado di distruggere tanto l’ambiente in cui viviamo quanto la nostra economia, non si preoccupa di creare i presupposti per una diminuzione dei consumi energetici e delle emissioni inquinanti da essi prodotte, ma al contrario preferisce perseguire un sempre più problematico incremento del Pil ottenuto attraverso l’aumento di quelle stesse emissioni che ci stanno portando alla distruzione.

5 commenti:

LucaCec ha detto...

Quello che sorprende è la tendenza "negazionista" riguardo al problema che non è raro incontrare anche su giornali e blog per altri versi di tutto rispetto.
Da una parte c'è chi (per esempio Blondet, quando ancora non si doveva pagare per leggerlo, sostiene ancora che il riscaldamento climatico sarebbe infondato, e che, al contrario, saremmo in presenza di una tendenza all'abbassamento della temperatura del pianera (?).
Dall'altra (penso a un convegno tenuto nell'ultimo meeting di CL a Rimini) sostiene che sì, il riscaldamento ci sarebbe, ma non è conseguenza dell'impronta antropica, ma di normali cicli di variazioni climatiche che si sono succeduti negli ultimi millenni.
Ora, io capisco che il panorama dell'ambientalismo italiano per lo più fa pena, e che i Verdi sono ormai ridotti a un partitino insignificante (e non solo numericamente), ma ho l'impressione che in queste posizioni ci sia la tendenza a voler essere anticonformisti a dispetto dei santi.
Luca

Carlo Gambescia ha detto...

Ciao Marco,
OT: devo inviarti una cosa: questa è la mia e-mail: carlo.gambescia@gmail.com
Grazie,
Carlo

Anonimo ha detto...

Ricordo che l'IPCC (2500 scienziati di tutto il mondo al lavoro per la comunità internazionale)
lo scorso anno hanno vinto il nobel per la pace, per aver sancito con certezza che il cambiamento climatico è IN ATTO.
Rimane da capire se si riuscirà a contenerlo entro i 2 gradi entro la fine del secolo; per evitare eventi catastrofici.

Che poi ci siano i Blondet e i Vittorio Prodi che sostengono che sono "tute bale", sono affari di chi li fa scrivere e di chi li vota, dal momento che le loro non sono altro che chiacchiere da bar fondate sul nulla.
(cfr: negazionisti)

2500 scienziati al lavoro per l'ONU implorano i Governi di agire, prima che sia troppo tardi:
le chiacchiere stanno a zero.

Condivido ogni singola riga degli ultimi post di Marco, perchè sono obiettivamente capaci di spiegare e segnalare quello che sta succedendo: un disastro.
Che questo disastro produca soluzioni positive, dipende dall'impegno di ognuno di "noi consapevoli".

Ciao, Roberto Pirani
www.buonsenso.info

marco cedolin ha detto...

Caro Carlo,
grazie per la email, già letto e risposto.

Ciao
Marco

marco cedolin ha detto...

Caro Luca,
come hai detto tu esiste tutto un fronte negazionista piuttosto variegato che a vario titolo e con molte sfumature mette in dubbio le conclusioni dell'IPCC.
Fatta la debita premessa che sicuramente lo studio è perfettibile e nulla credo vada preso come oro colato, il fronte degli scettici ritengo si divida sostanzialmente in tre gruppi.

Gli pseudo studiosi aggiogati al carro del potere come Vittorio Prodi che obbediscono semplicemente agli ordini dei loro padroni e anche se nevicasse ad agosto sulle spiagge e si stesse in costume da bagno sulle piste da sci in gennaio, sarebbero disposti ad affermare che è tutto normale e "l'uomo non ha nessuna responsabilità".

I bravi e competenti giornalisti come Blondet, che nonostante di ambiente o infrastrutture non capiscano assolutamente nulla (perchè non hanno mai studiato questi argomenti) ogni tanto si sentono in dovere di disquisire riguardo ai mutamenti climatici o al TAV prendendo delle cantonate pazesche.

I molti in buona fede o anticonformisti che dinanzi al rapporto IPCC sono rimasti perplessi, ma anzichè fare obiezioni corrette nel merito (ad es. lo studio enfatizza oltremisura la responsabilità della CO2 tralasciando gli effetti di altri elementi)preferiscono fingere che i mutamenti climatici non esistano, rappresentino la normalità o non siano di origine antropica.

Caro Roberto,
grazie per il commento e la "solidarietà" sui temi trattati.
Puoi leggere la mia riflessione sui "negazionisti" poco sopra nella risposta a Luca.