venerdì 3 ottobre 2008

A2A sarà la nuova Impregilo

Marco Cedolin

Silvio Berlusconi un paio di giorni fa, durante l’ultima sua visita a Napoli, ha annunciato che la multiutility lombarda A2A si è aggiudicata la gara per la gestione del megainceneritore di Acerra, subentrando in questo modo alla multinazionale Impregilo che aveva iniziato la costruzione dell’impianto.
http://ilcorrosivo.blogspot.com/2008/03/impregilo-dai-rifiuti-di-napoli-al.html

A2A è una società per azioni con sede a Brescia, nata lo scorso mese di gennaio 2008 dalla fusione fra ASM Brescia (che già gestisce il fallimentare megainceneritore della città lombarda) AEM Milano e AMSA impegnata quest’ultima nella gestione dei rifiuti di Milano e provincia.
A2A, controllata da un patto di sindacato stipulato tra i comuni di Milano, Brescia e Bergamo, possiede partecipazioni in Edison, accanto a grandi gruppi bancari ed al colosso francese EDF, in Edipower (che produce oltre il 7% dell’energia consumata in Italia) accanto alla stessa Edison e ad Iride, multiutility nata dalla fusione fra AEM Torino e AMGA Genova, in Endesa, colosso spagnolo dell’energia, nella società energetica svizzera Atel Holding AG e nel gruppo francese Gaz de France che è impegnato nella progettazione del rigassificatore di Porto Recanati.

Il Presidente del Consiglio dopo avere fatto gli auguri a Giuliano Zuccoli, manager di A2A, che presto andrà in Campania con i propri tecnici per “capire la situazione” ha assicurato che la gestione dell’inceneritore non costerà nulla ai cittadini campani in quanto sarà ammortizzata dalla produzione energetica dell’impianto e dai contributi cip6, la cui applicazione è prevista anche per tutti gli altri cinque inceneritori (per tre dei quali è già in corso la procedura di gara) che verranno costruiti nella regione.
Senza dubbio proprio il regalo dei contributi cip6 costituisce l’unico motivo per cui A2A ha deciso di cimentarsi nell’impresa con la prospettiva di costruire ottimi profitti, dal momento che in mancanza di tali contributi il conto economico di qualunque megainceneritore italiano risulterebbe pesantemente negativo.
I contributi cip6, nati per sovvenzionare le energie rinnovabili ed estesi in maniera fraudolenta a quelle “assimilate” fra le quali proprio l’incenerimento, ed oggetto per questo di numerosi procedimenti d’infrazione e messe in mora del nostro Paese da parte dell’Unione Europea, vengono però pagati sotto forma di una maggiorazione di circa il 7% delle bollette dell’energia da tutti i cittadini italiani, compresi quelli campani ai quali, secondo le parole di Berlusconi, la gestione del megainceneritore di Acerra non costerà nulla.
Il forno inceneritore di Acerra purtroppo costerà molto ai cittadini campani e non solamente in termini economici, ma anche e soprattutto sotto forma di emissioni di polveri sottili e nanopolveri, diossine, idrocarburi policiclici, arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, mercurio e molte altre fra le oltre 250 sostanze chimiche nocive emesse in atmosfera da impianti di questo genere. Costerà in termini di salute incrementando l’incidenza delle patologie tumorali, già oggi altissima in quello che viene definito come “il triangolo della morte”.
Senza dubbio un ottimo affare per A2A che già costruisce profitti miliardari nel Nord Italia, “avvelenando” milioni di persone, ma un pessimo affare per i cittadini campani costretti a pagare due volte un prezzo davvero tropo caro.

24 commenti:

Anonimo ha detto...

Il post centra perfettamente il punto. Ormai in Italia si fa tutto quello che conviene a Impregilo e
A2A. L'agenda del governo la dettano loro. Siamo in mano ad una manica di farabutti che stanno devastando l'Italia. Con l'approvazione del popolo sodomizzato e contento di esserlo, ormai assuefatto. Ormai qualsiasi disastro viene considerato come fondamentale per il benessere.
Mi sembra un incubo da romanzo fantascientifico.
Ce lo meritiamo, indubbiamente.

AG

Anonimo ha detto...

Perfetto Marco

Per chi interessa approfondire, si legga il Rapporto dell'intero Ordine dei medici francese, (tradotto)
sulla pratica, inutile, immotivata, costosissima e pericolosa dell'incenerimento.

In una parola: l'idiozia di fare nuovi inceneritori, invece di chiudere quelli esistenti.

Negli Stati Uniti, presi a modello da PD-PDL-UDC-IDV è dal 1995 che non si costruisono più macchinari del genere.

Ricordatevi cosa dicono i medici, la prossima volta che sentirete Marrazzo o Berlusconi (o giornalisti come G.Stella scrivere sul Corsera)
affermare che gli inceneritori "inquinano come 10 auto".

Ciao, Roberto
www.buonsenso.info

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Il prezzo, è davvero altissimo, ma quello che mi preoccupa maggiormente, è la devastazione ambientale che sarà causa di malattie per la popolazione. Essere cittadini oggi, significa pagare le tasse per essere avvelenati.

Grazie per la risposta Marco, attendo un tuo post che possa maggiormente chiarire la situazione.
Un caro saluto.
Grazie. Marco

LucaCec ha detto...

Quello vorrei evidenziare, al di là delle vicende di ordinaria miseria italiana, è che nell'attuale congiuntura c'è chi, non solo sui media legati al regime ma anche su blog liberi, va sostenendo la necessità delle opere pubbliche per non far collassare l'economia.
Ignorando che le opere pubbliche che prescindono da un progetto strategico di dimensioni almeno nazionali sono solo cattedrali nel deserto.
E qualcuno potrebbe essere portato pensare che fa bene il governo attuale (e quello precedente) ad autorizzare gli inceneritori, e che tutto sommato inceneritori, alta velocità ferroviaria, aeroporto Dal Molin, megacentri commerciali, tutto fa brodo, pur di darci l'illusione che ancora esistiamo, che ancora facciamo qualcosa, che ancora come nazione abbiamo un futuro.
Luca

marco cedolin ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
marco cedolin ha detto...

Ciao AG,
credo proprio l'assuefazione del popolo sia la parte più preoccupante dell'intera questione.

Caro Roberto,
come sempre non ho nulla da aggiungere, tranne il fatto che Stella grazie ai suoi libri, sponsorizzati da coloro che vanno a braccetto con i protagonisti delle sue stesse critiche, ha purtroppo conquistato molta credibilità che sta spendendo in malo modo ad esempio perorando l'incenerimento.

Caro Marco,
senza dubbio ciò che preoccupa maggiormente è la salute della popolazione e dell'ambiente.
Un mio post riguardo a cosa? Perdonami ma sto diventando vecchio :-)

Caro Luca,
come hai giustamente sottolineato tu, ed io sostengo con fermezza lungo tutte le 250 pagine di Grandi Opere, i maggiori potentati finanziari ed industriali stanno continuando a veicolare nell'immaginario collettivo il convincimento che le grandi infrastrutture rappresentino non solo il volano di una rinnovata crescita economica ma perfino un contributo ecologico all'ambiente.
Questa filosofia, dispensata attraverso la potenza dei media e la moltitudine di "esperti" sempre pronti a mettersi proni di fronte a chi gestisce il potere, sta facendo ovviamente molti proseliti, arrivando perfino a condizionare una parte dei blog liberi.

Coloro che propagandano le grandi opere per mero interesse personale e coloro che fanno lo stesso magari in buona fede hanno però in comune una cosa.
Non sono mai in grado di supportare le loro tesi attraverso dei numeri, dei dati oggettivi, degli studi seri, dei fatti concreti. Il loro verbo è costituito solamente da slogan, frasi fatte, esternazioni ad effetto, supposizioni prive di fondamento.
Tutte cose che però fino ad oggi hanno funzionato perchè fondamentalmente l'uomo ama farsi suggestionare ed è sempre pronto a seguire il venditore di fumo più astuto.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Grazie per aver espresso il tuo parere sul video riguardo la crisi economica che avevo segnalato.
Aspetto il post a riguardo, sempre che tu abbia intenzione di farlo.
Un caro saluto.

LucaCec ha detto...

Spesso costoro, che siano o no in buona fede, tirano in ballo il New Deal americano e il piano di opere pubbliche promosso dall'amministrazione Rooswelt per reagire alla grande depressione. Peccato che oggi abbiano tutti dimenticato che le opere pubbliche promosse a quell'epoca negli USA ebbero effetti trascurabili sulla ripresa dell'economia, che uscì davvero dalla crisi solo con la Seconda guerra mondiale.
Luca

marco cedolin ha detto...

Caro Marco,
capito, ti riferivi al video e al disatro finanziario.
Il post lo farò sicuramente, l'unico problema è determinato dal fatto che si tratta di un argomento così complesso da richiedere spazi ben maggiori di quelli di un articolo.

Caro Luca,
in effetti, come hai detto tu, l'unica "grande opera" che risultò determinante nel risolevvare le sorti economiche americane dopo il 29 non fu un'infrastruttura di cemento bensì la guerra.
Proprio la guerra anche nei prossimi anni sarà la principale "infrastruttura" contro cui occorrerà dire di no, con ancora maggiore enfasi di quanto non si stia facendo con il TAV o il Dal Molin.

Carlo Gambescia ha detto...

Caro Marco complimenti per il post.
Una sola chiosa, anzi due.
Innanzitutto nel concetto di grandi opere pubbliche, dal punto di vista della politica economica (si veda il vecchio e classico manuale del Medici), come tu ben sai, rientrano scuole, ospedali, università, pubbliche abitazioni. E perché no? Oggi, anche un grande progetto pubblico (o "grande opera") di riconversione all'eolico, o ad altra fonte alternativa, dell'intero sistema energetico.
Quanto a Roosevelt consiglio la lettura dei tre classici volumi di Arthur M. Schlesinger ("L'età di Roosevelt", il Mulino, 1960-1963): nel 1936, rispetto al 1930, l'economia si era già in parte stabilizzata, e infatti Roosevelt quell'anno rivinse l'elezioni, sull'onda del successo popolare. Certo poi la guerra un ruolo lo giocò, ma non solo per l'America. E comunque il rooseveltismo è questione complessa. E fu in prima in linea contro quei monopoli,che oggi tu combatti. E direi molto bene.
Un caro saluto,
Carlo

marco cedolin ha detto...

Caro Carlo,
grazie per la chiosa, sempre preziosa come lo sono i tuoi commenti.

Riguardo alle grandi opere pubbliche credo che il vero discrimine sia rappresentato dal fatto che per qualsiasi di loro il presupposto imprescindibile dovrebbe essere costituito dall'utilità delle stesse.
Un ospedale ha la sua utilità, così una scuola, così un sottopassaggio (quando serve)così le pubbliche abitazioni (anche se sarebbe preferibile ristrutturare i centri storici in disfacimento anzichè costruire quartieri satellite ex novo)così le stesse autostrade quando in passato (e in alcuni casi ancora oggi, penso alla Salerno-Reggio Calabria) mancavano le vie di comunicazione veloci ecc.
Molte delle grandi opere di oggi hanno invece perso qualsiasi contatto con l'utilità, arrivando fino al punto di proporsi come soluzione a problemi che mai potrebbero risolvere o perfino soluzione a problemi che non esistono.
Penso al TAV che pretestuosamente viene sponsorizzato come soluzione all'isolamento dell'Italia (inesistente)come rimedio ecologico (pur non avendone le caratteristiche)come elemento di crescita economica, senza che nessun dato oggettivo concorra ad avvalorare nulla di tutto ciò.
Ma penso anche agli inceneritori, al Mose, alla marea di parcheggi sotterranei, di megatunnel ed autostrade che oggi vengono costruiti con il solo scopo di fare lavorare macchinari sempre più grandi e sofisticati che devono rendere moneta sonante alla lobby del tondino e del cemento.
Riguardo alle fonti energetiche alternative il discorso è più complesso dal momento che anche l'eolico ed il solare (potenzialmente buone cose)vengono spesso sponsorizzati anch'essi sotto forma di grandi opere (parchi eloci e coltivazioni solari)che buone non lo sono assolutamente, dal momento che le energie rinnovabili rappresentano un'alternativa valida solamente qualora sfruttate attraverso impianti di piccola taglia per autoproduzione.

Raccolgo con piacere l'invito alla lettura di Roosvelt ed anche la tua chiosa, dal momento che oltretutto sull'argomento sei molto più preparato di me.
Ho letto nei giorni scorsi i tuoi ottimi articoli sulla crisi finanziaria ed anche molto altro di ciò che circola in rete, dove si accavallano le letture più svariate del fenomeno, con un ventaglio d'interpretazioni che va dal catastrofismo all'estrema prudenza.
Personalmente, come ho già scritto in precedenza, ancora non mi sono sentito di prendere una posizione netta, dal momento che ritengo parcellare il bagaglio d'informazioni che ho fin qui raccolto e maturato in merito.
Ho però l'impressione che molte volte la crisi finanziaria attuale venga analizzata come un qualcosa a sè stante, del tutto avulso rispetto al contesto della crisi economica e sociale del Paese reale che secondo me sarà invece la vera cartina di tornasole destinata a mostrare in tutta la sua evidenza la necessità di costruire un nuovo modello di società, profondamente differente da quella attuale che non sta fallendo a causa dei crac bancari, bensì in quanto basata su presupposti insostenibili, tanto socialmente, quanto ambientalmente, quanto economicamente.
Ogni tuo approfondimento in questo senso mi farà molto piacere.

Un abbraccio
Marco

Carlo Gambescia ha detto...

Caro Marco,
Grazie per la tua lunga ed esaustiva replica.
Come sai ho apprezzato il tuo libro sulle le grandi opere. E condivido le tue critiche.
Il problema delle grandi opere è condizionato dalla struttura oligopolistica dell'economia attuale. Nel senso che ciò che è "grande opera" viene deciso dall'oligopolista, sulla base delle sue utilità particolari).
Pertanto il punto della questione è come ribaltare la logica oligopolistica in logica, diciamo così, democratica (di democrazia economica). Per dare un senso di utilità collettiva alla grande opera. A meno che non si ritenga cattiva in sè ogni grande opera...
In questa ottica di "ribaltamento" un ruolo importante, contro gli oligopoli, può essere giocato dal "politico". Che alcuni vogliono ricondurre alle istituzioni statali (classiche) altri a istituzioni di natura auto-organizzativa (ma ancora da definire).
Io credo che uno stato, con una classe dirigente rinnovata, possa ancora giocare un suo ruolo decisivo, anche perché, a meno che il mondo non si trasformi nello stesso tempo in chiave auto-organizzativa, resta - lo stato - il primo soggetto geopoliticamente importante, anche in quadro più ampio, come uno spazio autocentrico (europeo).
Sulla questione dell'auto-organizzazione sociale sono invece più scettico anche se non la escludo completamente. Credo però richieda tempi più lunghi. Come del resto sull'altro versante, quello dello stato, la formazione di una classe politica...
Insomma, se mi passi l'espressione, un bel casino... Soprattutto a fronte di una crisi economica sempre più seria.
Ricambio l'abbraccio,
Carlo

Luca Viscje Brasil ha detto...

Finchè lo dice Berlusconi, non mi stupisco, ma che anche un medico illustre come Veronesi si permette di difendere gli inceneritori giudicandoli non pericolosi mi lascia atterrito. E' chiaro che la gente faccia difficoltà a capire quali sia la verità. Anche perchè pochissimi sanno che l'ex ministro è sponsorizzato dalle multinazionali farmaceutiche. Siamo ancora troppo ingenui (io incluso) e bonaccioni (per non dire c...oni) e non ci passa neanche per la mente che un oncologo non dica la verità per il bene del paziente.
Grazie per il link sul tuo blog Marco, mi sento onorato.
Saluti.

marco cedolin ha detto...

Caro Carlo,
grazie a te per il tempo che hai dedicato a questo dialogo che ritengo prezioso.
Condivido in pieno come sia centrale la questione della reale utilità collettiva di un'opera. Personalmente non sono contrario alle grandi opere in quanto tali, ma ritengo che l'utilità di un'opera necessiti di essere valutata in maniera oggettiva prima che inizi l'iter (progettazione, costruzione ecc.)realizzativo dell'opera stessa.
In Italia (e purtroppo non solo in Italia)l'utilità di un'opera viene valutata in maniera soggettiva dal proponente della stessa (l'oligopolista appunto)che produce documentazioni e studi realizzati esclusivamente da "esperti" che si trovano sul suo libro paga.
Proprio in virtù di ciò larga parte delle opere vengono messe in cantiere senza che nessuno ne abbia valutato oggettivamente la necessità, gli impatti e le potenzialità di utilizzo.

L'auto - organizzazione sociale credo sia l'unico obiettivo perseguibile per chiunque abbia preso coscienza dei limiti di una democrazia rappresentativa come quella attuale dove in realtà ad essere rappresentati sono solamente i grandi oligopoli.
Come hai detto tu si tratta comunque di un percorso molto lungo e irto di ostacoli, dal momento che il presupposto base è costituito da un tessuto sociale profondamente differente da quello odierno. Oggi non riesco a percepire la necessaria voglia di spendersi, la capacità di affrontare i problemi in prima persona, la disponibilità a mettersi in gioco che rappresentano la base imprescindibile di qualsiasi ambizione auto-organizzativa.

Sicuramente un bel casino,aggravato dalla crisi economica, ma anche da quella sociale, credo altrettanto grave.

Caro Luca,
l'opera dei personaggi come Veronesi è molto più deleteria di quanto non lo sia quella di Berlusconi o Veltroni.
Questo perchè la moltitudine di "esperti" disposti a stravolgere la verità scientifica in cambio di emolumenti e prebende produce danni immani carpendo la buona fede delle persone. Persone che nutrendo la massima fiducia nel "professorone" di turno vengono turlupinate su questioni della massima importanza, molte volte riguardanti la loro salute ed il loro stesso futuro.

Sono io onorato ad averti linkato :-)

Carlo Gambescia ha detto...

Anche sociale, certo. E grazie te caro Marco.
Un abbraccio,
Carlo

LucaCec ha detto...

Anzitutto prendiamo atto che il piano di opere pubbliche varato dall'amministrazione Roosvelt negli anni Trenta non fu affatto risolutivo per uscire dalla depressione economica (come appunto si diceva, io e Marco Cedolin).
In ogni caso, qui non siamo negli USA ma in Italia, nell'anno di Grazia 2008. Al governo c'è Berlusconi, e prima di lui c'era Prodi. E non si parla né di nuovi ospedali né di scuole (tutto al contrario, la Regione Lazio è costretta a chiudere quelli vecchi) né tantomeno di edilizia popolare. Si parla di alcuni luridi inceneritori, che riempiranno di cancro tantissime persone e riempiranno di soldi pochissimi mascalzoni.
Personalmente non sono contrario alle opere infrastrutturali stradali, ferroviarie, e così via. Quello che rifiuto è il "gigantismo infrastrutturale" che connota le nostre società. Quello per cui gli acquedotti non vengono riparati, sebbene sia più l'acqua che perdono che quella che distribuiscono. Quello per cui si spendono soldi per costruire la TAV e si manda a scatafascio il trasporto merci. Quello per cui la ferrovia Rieti-Passo Corese viene liquidata con la ridicola accusa di essere contraria all'ambiente, e si costruisce l'aeroporto di Viterbo per distribuire un po' di soldi pubblici alle aziende del tondino e del calcestruzzo.
Faccio altresì notare che gran parte di chi lavora alle "grandi opere" sono aziende in subappalto che usano lavoratori romeni in nero, oppure assumono napoletani che fanno lavorare in condizioni spesso allucinanti. Quindi come cura alla disoccupazione mi sembra alquanto farlocca.
Personalmente ritengo che ci sarebbero altre terapie d'urto per la disoccupazione, molto più pratiche ed efficaci, ma non è questo l'argomento del post.
Luca

Carlo Gambescia ha detto...

Sull'importanza delle politiche di Roosevelt, e al di là degli aspetti ideologici pur notevoli della sua opera (si veda W.E.Leuchtenburg, Roosevelt e il new deal 1932-1940, Laterza 1976, pp. 301-321, tuttora, a giudizio degli storici, una delle migliore sintesi in argomento), va ricordato che il pnl del 1939 (90,4 miliardi di dollari, fu sì inferiore a quello del 1929 ( 103,8 miliardi), ma nettamente superiore a quello degli anni 1931 (75,9 miliardi) e 1932 (58,3), anno della prima (delle quattro) elezione di Roosevelt. Si veda, tra gli altri, Maurice Niveau, "Storia dei fatti economici contemporanei", Mursia 1972, p. 196, tabella XIII).

marco cedolin ha detto...

Caro Luca,
condivido in pieno il contenuto del tuo commento,compreso l'inciso sulla disoccupazione che spero avremo modo in futuro di approfondire.

Caro Carlo,
grazie per la segnalazione dei testi che tenterò di avvicinare quanto prima, sempre che le mie modeste qualità d'interpretazione di questi argomenti mi permettano di carpirne appieno i significati.

Carlo Gambescia ha detto...

Marco,
Lascia stare, ti leggo da qualche tempo ormai, e posso dire che di "qualità interpretative", ne hai a sufficienza :-).

Grazie per la pacata ( e salomonica) risposta.
Vorrei sottolineare - ma questo tu lo hai capito benissimo - che non si tratta, da parte mia, di un pedante sfoggio di sapere, ma soltanto, di un invito a ragionare criticamente e onestamente di questioni della massima importanza. Le impostazioni puramente ideologiche, o se vuoi controversistiche, oppure per il solo gusto di contrariare l'altro, anche quando si abbia una discreta intelligenza, non conducono da nessuna parte. Come del resto il catastrofismo del "tanto peggio, tanto meglio".
Grazie dell'ospitalità. E, tranquillo :-) non intendo tornare, almeno per ora, sull'argomento.
Un caro saluto,
Carlo

marco cedolin ha detto...

Caro Carlo,
la mia risposta non era permeata d'ironia o falsa modestia,anche se probabilmente risultava pacata e salomonica:-) Non ho veramente mai avuto modo di studiare a fondo la crisi del 29, perciò i miei giudizi al riguardo hanno solamente il valore di un'opinione.

Mi fa piacere dibattere l'argomento con te, avendo oltretutto letto ed in larga parte condiviso i tuoi articoli sull'argomento.
Credo anche io che il catastrofismo del "tanto peggio tanto meglio" anche se per certi versi comprensibile a livello di reazione, non porti assolutamente da nessuna parte.

Quello che però mi stupisce leggendo la gran mole di articoli che circolano in rete è il fatto che la gran parte delle riflessioni restino focalizzate sulla cisi bancaria considerandola un qualcosa a sè stante rispetto alla crisi (a mio avviso ben più grave)di un modello di sviluppo come quello della crescita infinita, di cui l'aspetto finanziario è solo una parte, forse neppure la più importante.
Anche buona parte dei catastrofisti gioiscono per un supposto prossimo crollo del capitalismo senza prò uscire comunque dalla logica della crescita e dello sviluppo.

Secondo me è l'intero modello di sviluppo oggi dominante a dovere essere ripensato in profondità e pur comprendendo come qualsiasi cambiamento radicale necessiti di lunghi tempi perchè avvenga la transizione, in questo caso purtroppo i margini temporali non ci sono affatto.

L'ambiente e la società oltre all'economia sono di fronte ad un precipizio e, parafrasando Latouche, credo si tratti semplicemente di scegliere se discendere dolcemente la china o lanciarci a tutta velocità dentro al baratro, con conseguenze sicuramente molto peggiori.

Non giudico affatto le tue parole come sfoggio di sapere o pedanteria, al contrario ti ringrazio per la pazienza che mi dedichi nel sostanziare le tue opinioni.
Mi piacerebbe però riuscire a integrare le tue riflessioni riguardo alla crisi finanziaria con le mie concernenti il modello di sviluppo.
Magari partoriremmo qualcosa d'interessante e troveremo perfino qualcuno disposto a pubblicarlo :-)
Un caro saluto
Marco

Carlo Gambescia ha detto...

Sicuramente, Marco, verrebbe fuori qualcosa di interessante: chissà, continuando a "frequentarci"... Come si dice, da cosa nasce cosa. E poi un editore matto si trova sempre :-)
Comunque sia, grazie a te per l'ospitalità e scusami ancora se l'ho fatta troppo lunga...
Un abbraccio,
Carlo

LucaCec ha detto...

Ti ringrazio Marco, mi fa piacere che tu convenga con gli argomenti da me esposti, e confido che, come in passato, saprai occuparti nel modo migliore dei problemi che ci affliggono, nell'Italia di oggi.
Luca

marco cedolin ha detto...

Caro Carlo,
matto dovrebbe esserlo sicuramente per dare retta a noi due, però fossi in lui ci farei un pensierino :-)
Sai che anche io "approfitto" spesso della tua ospitalità e la cosa penso faccia piacere ad entrambi.

Un abbraccio
Marco

marco cedolin ha detto...

Caro Luca,
ti ringrazio per il fatto che manifesti più fiducia nelle mie capacità di quanta non ne nutra io, cercherò comunque di non deluderti.

Un caro saluto
Marco