Marco Cedolin
Quanta quiete spalmata sopra gli ultimi giorni di questo inverno che sta finendo, fra inattese tempeste di neve e ondate di freddo siberiano.
Almeno lui, l'inverno denota una qualche propensione all'anarchia, un sottile gusto nel lasciarsi andare a quella fantasia che troppo spesso latita nella nostra società contemporanea, infarcita di regole, di obblighi e divieti, tanto che da quando esci di casa al mattino, fino a sera ti ritrovi a camminare sopra a dei binari precostruiti, essendo già stato scritto anticipatamente tutto ciò che potrai e non potrai fare.
La neve si, proprio il turbinare dei bianchi fiocchi dentro ai cieli ormai improntati alla primavera, credo sia stato l'unico accadimento che nelle ultime settimane ci ha portato ad alzare gli occhi pervasi di fanciullesca curiosità verso notiziari e quotidiani, altrimenti infarciti solo di retorica e noiosa mediocrità.
Seguendo l'onda lunga del crac Parmalat, tutti ma proprio tutti i mestieranti della politica si sono profusi nella strenua difesa dei risparmiatori, nel professarsi paladini degli stessi, nel condannare con sdegno ciò che era accaduto, quasi la politica fosse estranea ai grandi malaffari economici, quasi si trattasse di uomini che vivono in un limbo al di fuori dalla realtà, pronti ad uscire dall'alcova solo per sentenziare, condannare, promettere.
Quanta malinconia nella diatriba del Bossi, caricaturale archetipo dell'uomo del nord ed il vaticano, criticato quest'ultimo più per la familiarità con il dialetto romanesco piuttosto che non per seri e fondati motivi, e pensare che solo facendo un minimo sforzo, di questi se ne potrebbero facilmente trovare a iosa.
Quanta pena genuina nell'ascoltare l'accorata indignazione dei Rutelli, dei Fassino, dei Follini e del camerata pentito Fini Gianfranco, tutti lì, insieme a difendere l'8 per mille e l'amore del nostro mondo politico per la sacra romana chiesa. Quale contrasto fra il candido silenzio delle colline immerse nella neve e il tramestio delle voci concitate di quegli uomini del centrosinistra che hanno inteso spiegarci come fosse giusto marciare per la pace si ma…. ma in fin dei conti l'invio del contingente italiano in Iraq non era poi una scelta così scellerata, dal momento che si trattava di preservare la pace. Già la pace e gli interessi dell'imprenditoria italiana in loco, perché quando si tratta d'interessi commerciali anche le idee devono essere messe in secondo piano, che con quelle non si mangia cosa credete?
Quale stupore nel volgere lo sguardo posato sulle fronde degli alberi decorate dai ricami bianchi ed accorgerci che la riforma Moratti in verità non è quel mostro che noi pensavamo.
Anzi nelle parole degli eleganti portavoce del cavaliere ciò che pensavamo la riforma fosse era in verità l'esatto contrario di ciò che in realtà la riforma si propone di ottenere. Libertà, uguaglianza, fraternità e massima valorizzazione dell'individuo.
Probabilmente in preda ad un attacco di agrammatismo abbiamo letto male o male interpretato o più semplicemente si trattava di una delle solite congiure della sinistra eh già la sinistra.
Molte volte ci si lascia trasportare dal fanciulletto che è in noi e si rimane così, appiccicati col naso al gelido vetro della finestra, ad inseguire lo sfarfallio dei fiocchi che volteggiano leggeri, senza avere più cognizione del tempo e delle cose che ci stanno intorno.
L'Italia, ci spiegano coloro che più di noi sono avvezzi a leggere le cifre e su quelle cifre costruiscono parabole e da quelle cifre desumono tendenze e prospettive ostentando sicurezza ed ottimismo.
L'Italia ci dicono è un paese in salute, che ha reagito bene alla difficile congiuntura economica, che con qualche sforzo, qualche sacrificio ulteriore riuscirà perfino ad agganciarsi al treno della ripresa americana.
Com'è difficile distogliere lo sguardo dall'abbacinante biancore del giardino, dalla siepe che vediamo ogni mattina ma oggi sembra assurta a nuova vita con questo candido vestito gettato sulle spalle.
Eppure veniamo richiamati alla realtà da coloro che ci fanno notare come la disoccupazione sia scesa, il pil salito, i redditi anche, le tasse pure (ma in questo caso si tratta di un dato ininfluente che verrà corretto), l'azienda Italia sta insomma concretando notevoli segnali di ripresa ed è davvero un delitto la miopia di noi che non ce ne siamo accorti.
Allora torniamo a perderci nelle orme del gatto che la neve sta ricoprendo giù in cortile, dimentichi della carta di credito ormai spremuta fino all'ultima stilla, inconsapevoli del posto di lavoro che abbiamo perso qualche giorno fa. Non esistono rate del mutuo da pagare, né bollette, né aziende che chiudono, né stipendi che non bastano ad arrivare a fine mese.
Esiste solo la neve, così bianca, così candida, così magnetica ne suo trasformare ogni cosa, da farci pensare che sarebbe bello se i nostri occhi si perdessero dentro di lei, senza pensieri, senza il pensiero di pensare, senza realtà.
martedì 2 marzo 2004
giovedì 19 febbraio 2004
Il giorno dello struzzo
Marco Cedolin
Non si sono ancora spenti gli ultimi echi della bella kermesse strappalacrime di "Uniti nell'Ulivo" che già il neonato cartello di centrosinistra torna a far parlare di sé e per la seconda volta in una settimana non ci si può esimere dal restare basiti dinanzi alla pessima maniera di fare opposizione che sembra appartenere a questo variegato gruppo di politicanti.
Se già imitare pedissequamente il modello americanberlusconiano delle convention plastificate, con immancabile sottofondo dell'inno di Mameli non si era certo rivelata una scelta felice, ciò che è accaduto ieri sembra essere, nel merito e nei modi un passo falso le cui conseguenze rischiano di stroncare sul nascere le velleitarie speranze di potere dei mestieranti consociati nel nome di Romano Prodi.
Il facile disimpegno alla Ponzio Pilato esternato al senato di fronte ad un argomento di scottante rilevanza quale il prolungamento dell'occupazione del suolo iracheno da parte dei nostri soldati è un segnale politico che travalica la semplice impressione di trovarci di fronte ad un gruppo di uomini senza il coraggio delle proprie idee, Uniti solamente nell'essere pavidi ed asserviti al volere dei grandi gruppi di potere. Si tratta di un vero e proprio schiaffo in faccia a tutti milioni di persone, di sinistra e non, che si sono fino ad oggi battuti per la pace, Uniti loro si, sotto un'unica bandiera ed un'unica idea e che per quell'idea si sono spesi, hanno urlato, sussurrato, marciato a più riprese.
Si tratta della palese dimostrazione di come la Casa delle libertà potrà continuare a governare (come peraltro ha fatto fino ad oggi) nell'assoluta mancanza di un'opposizione degna di tale nome, proseguendo nella sistematica demolizione dei principi costituzionali, potendo sempre contare nei momenti topici sulla complicità di coloro che per logica sarebbero chiamati a difenderli.
Il confidare sul fatto che gli italiani siano disposti a dare il proprio voto ad una formazione politica incapace di schierarsi e di costituire un'alternativa che non sia l'imitazione della politica del governo, mi sembra un'illusione in verità permeata di molto ottimismo.
Attraverso i silenzi assensi, le alzate di spalle, i disimpegni, non si costruisce nulla se non un vuoto teatrino dell'effimero fine a se stesso.
Di fronte ad azioni gravissime quali la riforma Biagi, quella delle pensioni, il contributo all'occupazione di uno stato sovrano, lo smantellamento della scuola e della sanità, il progressivo depauperamento del reddito degli italiani, occorrevano ed occorrono reazioni forti, decise, consapevoli.
Per fare opposizione però non basta essere Uniti, magari per affondare tutti insieme la testa nella sabbia come gli struzzi, occorre avere delle idee, il coraggio per portarle avanti e la costanza di perseguirle, tutte qualità che gli amici di Romano Prodi hanno già ampiamente dimostrato di non possedere, né ora né mai.
Non si sono ancora spenti gli ultimi echi della bella kermesse strappalacrime di "Uniti nell'Ulivo" che già il neonato cartello di centrosinistra torna a far parlare di sé e per la seconda volta in una settimana non ci si può esimere dal restare basiti dinanzi alla pessima maniera di fare opposizione che sembra appartenere a questo variegato gruppo di politicanti.
Se già imitare pedissequamente il modello americanberlusconiano delle convention plastificate, con immancabile sottofondo dell'inno di Mameli non si era certo rivelata una scelta felice, ciò che è accaduto ieri sembra essere, nel merito e nei modi un passo falso le cui conseguenze rischiano di stroncare sul nascere le velleitarie speranze di potere dei mestieranti consociati nel nome di Romano Prodi.
Il facile disimpegno alla Ponzio Pilato esternato al senato di fronte ad un argomento di scottante rilevanza quale il prolungamento dell'occupazione del suolo iracheno da parte dei nostri soldati è un segnale politico che travalica la semplice impressione di trovarci di fronte ad un gruppo di uomini senza il coraggio delle proprie idee, Uniti solamente nell'essere pavidi ed asserviti al volere dei grandi gruppi di potere. Si tratta di un vero e proprio schiaffo in faccia a tutti milioni di persone, di sinistra e non, che si sono fino ad oggi battuti per la pace, Uniti loro si, sotto un'unica bandiera ed un'unica idea e che per quell'idea si sono spesi, hanno urlato, sussurrato, marciato a più riprese.
Si tratta della palese dimostrazione di come la Casa delle libertà potrà continuare a governare (come peraltro ha fatto fino ad oggi) nell'assoluta mancanza di un'opposizione degna di tale nome, proseguendo nella sistematica demolizione dei principi costituzionali, potendo sempre contare nei momenti topici sulla complicità di coloro che per logica sarebbero chiamati a difenderli.
Il confidare sul fatto che gli italiani siano disposti a dare il proprio voto ad una formazione politica incapace di schierarsi e di costituire un'alternativa che non sia l'imitazione della politica del governo, mi sembra un'illusione in verità permeata di molto ottimismo.
Attraverso i silenzi assensi, le alzate di spalle, i disimpegni, non si costruisce nulla se non un vuoto teatrino dell'effimero fine a se stesso.
Di fronte ad azioni gravissime quali la riforma Biagi, quella delle pensioni, il contributo all'occupazione di uno stato sovrano, lo smantellamento della scuola e della sanità, il progressivo depauperamento del reddito degli italiani, occorrevano ed occorrono reazioni forti, decise, consapevoli.
Per fare opposizione però non basta essere Uniti, magari per affondare tutti insieme la testa nella sabbia come gli struzzi, occorre avere delle idee, il coraggio per portarle avanti e la costanza di perseguirle, tutte qualità che gli amici di Romano Prodi hanno già ampiamente dimostrato di non possedere, né ora né mai.
sabato 14 febbraio 2004
Uniti nell'Ulivo e su tutto il resto?
Marco Cedolin
L'Italia è un paese nel quale l'arte di scimmiottare il prossimo sta assurgendo al ruolo di una gestualità quasi sacrale, perpetrata con serietà ed indifferenza, quasi l'imitazione degli altrui modelli non costituisse una scelta bensì una necessità imprescindibile.
E' ancora vivo dentro i nostri occhi il ricordo della fulgida ed emozionante convention di Forza Italia al palazzo dei congressi dell'Eur, quella dei confetti tricolori e dell'inno di Mameli cantato a squarciagola per intenderci, che già una nuova festa, un nuovo baccanale autocelebrativo prende vita e si materializza, per ironia della sorte di nuovo a Roma e di nuovo all'Eur.
Cambiano gli attori insomma ma resta immutato il palcoscenico, la forma della rappresentazione, la scelta della coreografia, ovviamente tutti strumenti importati direttamente da quel modello di democrazia moderna e cosmopolita che sono gli Stati Uniti.
"Uniti nell'Ulivo" è il nuovo slogan, ricco di appeal e fascinosamente trend, coniato dai leader del centrosinistra dopo una diatriba infinita, per rappresentare la lista unitaria voluta da Romano Prodi.
Quale maniera migliore di tenere a battesimo un evento epocale di siffatta rilevanza, che organizzare una convention, di quelle che, si sa fanno tanto America, così pregne di suggestioni da arrivare a toccare davvero il cuore della gente.
Nell'atmosfera rarefatta e intellettualmente chic, fra i maxischermi troneggianti, veri caleidoscopi di colori, fra i 25 ragazzi dagli sguardi gai, chiamati a sventolare prepotentemente i vessilli dei paesi dell'UE, con sullo sfondo il Big Ben con le lancette bloccate sulla mezzanotte a simboleggiare questo evento epocale, sedevano, con la compostezza che solo i grandi uomini politici dimostrano di possedere, tutti i leader di quel centrosinistra che oggi più che mai ambisce a proporsi come unica reale alternativa allo strapotere di Silvio Berlusconi.
Lo sfuggente Piero Fassino, uomo veloce d'intelletto e dalle larghe vedute, l'enigmatico Francesco Rutelli, attento al culto dell'immagine e sublime oratore, il carismatico Massimo D'Alema, passato attraverso mille e più battaglie (giudiziarie e non) tutte combattute nel nome della sinistra, il raffinato stratega Enrico Borselli, figlio di un socialismo vaporizzatosi nelle persecuzioni giudiziarie.
Tutti presenti in questo giorno di festa dell'anima, in questo giorno di rinnovata speranza nel futuro, tutti a testimoniare che uniti si può vincere, ma uniti da cosa?
Non certo dalle idee che latitano e quando sembra di poterle intravedere somigliano troppo a quelle del clan di Berlusconi, non certo dai programmi, che in verità di questi non ve ne è ombra alcuna, non certo dal proprio passato politico, talmente variegato da abbracciare quasi tutto il vecchio arco costituzionale. Probabilmente uniti davvero solo nell'ulivo, inteso come forza con aspirazioni di governo, di potere, di redistribuzione delle poltrone che contano.
C'è ancora tempo per commuoversi alzando gli occhi verso il maxischermo, dinanzi all'immagine toccante del brindisi fra Ciampi e Romano Prodi, due naufraghi del pensiero democristiano, di quel pensiero oggi così vicino alla sinistra.
C'è ancora tempo per gioire della presenza di due giornalisti controcorrente come Gad Lerner e Michele Santoro, uomini che in ogni momento sono stati e staranno dalla parte del popolo, sempre che al primo non si vada a parlare male di Sharon e del secondo ci si scordi la lunga connivenza con quel personaggio non proprio adamantino che è Maurizio Costanzo.
C'è ancora tempo per lo show del redivivo Sergio Cofferati, l'eroico paladino dell'articolo 18, l'uomo che con il proprio disimpegno balneare ha deciso quello stesso articolo dovesse rimanere privilegio di pochi, perché si sa, il referendum per l'estensione dello stesso a tutti i lavoratori sarebbe stato un affronto troppo grande all'imprenditoria nostrana.
Si potrebbe ancora spendere qualche parola riguardo a quell'alfiere del pensiero di sinistra che è l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, accolto dall'ovazione della platea nel suo profondersi in una commovente orazione in difesa della magistratura.
Ma quanta tristezza dentro a queste convention, vuoti teatrini dell'effimero, manifestazioni che neppure nel nome appartengono alla nostra cultura.
Quanta tristezza in questa politica infarcita di maxischermi, di bandierine, di vessilli, di slogan ma depauperata da qualunque cosa che somigli a un'idea o a un programma.Quanta tristezza nell'osservare questo governo e questa opposizione così squallidi e al tempo stesso così simili nel loro squallore, al punto da dividersi a turno le convention e i palazzetti dell'Eur.
L'Italia è un paese nel quale l'arte di scimmiottare il prossimo sta assurgendo al ruolo di una gestualità quasi sacrale, perpetrata con serietà ed indifferenza, quasi l'imitazione degli altrui modelli non costituisse una scelta bensì una necessità imprescindibile.
E' ancora vivo dentro i nostri occhi il ricordo della fulgida ed emozionante convention di Forza Italia al palazzo dei congressi dell'Eur, quella dei confetti tricolori e dell'inno di Mameli cantato a squarciagola per intenderci, che già una nuova festa, un nuovo baccanale autocelebrativo prende vita e si materializza, per ironia della sorte di nuovo a Roma e di nuovo all'Eur.
Cambiano gli attori insomma ma resta immutato il palcoscenico, la forma della rappresentazione, la scelta della coreografia, ovviamente tutti strumenti importati direttamente da quel modello di democrazia moderna e cosmopolita che sono gli Stati Uniti.
"Uniti nell'Ulivo" è il nuovo slogan, ricco di appeal e fascinosamente trend, coniato dai leader del centrosinistra dopo una diatriba infinita, per rappresentare la lista unitaria voluta da Romano Prodi.
Quale maniera migliore di tenere a battesimo un evento epocale di siffatta rilevanza, che organizzare una convention, di quelle che, si sa fanno tanto America, così pregne di suggestioni da arrivare a toccare davvero il cuore della gente.
Nell'atmosfera rarefatta e intellettualmente chic, fra i maxischermi troneggianti, veri caleidoscopi di colori, fra i 25 ragazzi dagli sguardi gai, chiamati a sventolare prepotentemente i vessilli dei paesi dell'UE, con sullo sfondo il Big Ben con le lancette bloccate sulla mezzanotte a simboleggiare questo evento epocale, sedevano, con la compostezza che solo i grandi uomini politici dimostrano di possedere, tutti i leader di quel centrosinistra che oggi più che mai ambisce a proporsi come unica reale alternativa allo strapotere di Silvio Berlusconi.
Lo sfuggente Piero Fassino, uomo veloce d'intelletto e dalle larghe vedute, l'enigmatico Francesco Rutelli, attento al culto dell'immagine e sublime oratore, il carismatico Massimo D'Alema, passato attraverso mille e più battaglie (giudiziarie e non) tutte combattute nel nome della sinistra, il raffinato stratega Enrico Borselli, figlio di un socialismo vaporizzatosi nelle persecuzioni giudiziarie.
Tutti presenti in questo giorno di festa dell'anima, in questo giorno di rinnovata speranza nel futuro, tutti a testimoniare che uniti si può vincere, ma uniti da cosa?
Non certo dalle idee che latitano e quando sembra di poterle intravedere somigliano troppo a quelle del clan di Berlusconi, non certo dai programmi, che in verità di questi non ve ne è ombra alcuna, non certo dal proprio passato politico, talmente variegato da abbracciare quasi tutto il vecchio arco costituzionale. Probabilmente uniti davvero solo nell'ulivo, inteso come forza con aspirazioni di governo, di potere, di redistribuzione delle poltrone che contano.
C'è ancora tempo per commuoversi alzando gli occhi verso il maxischermo, dinanzi all'immagine toccante del brindisi fra Ciampi e Romano Prodi, due naufraghi del pensiero democristiano, di quel pensiero oggi così vicino alla sinistra.
C'è ancora tempo per gioire della presenza di due giornalisti controcorrente come Gad Lerner e Michele Santoro, uomini che in ogni momento sono stati e staranno dalla parte del popolo, sempre che al primo non si vada a parlare male di Sharon e del secondo ci si scordi la lunga connivenza con quel personaggio non proprio adamantino che è Maurizio Costanzo.
C'è ancora tempo per lo show del redivivo Sergio Cofferati, l'eroico paladino dell'articolo 18, l'uomo che con il proprio disimpegno balneare ha deciso quello stesso articolo dovesse rimanere privilegio di pochi, perché si sa, il referendum per l'estensione dello stesso a tutti i lavoratori sarebbe stato un affronto troppo grande all'imprenditoria nostrana.
Si potrebbe ancora spendere qualche parola riguardo a quell'alfiere del pensiero di sinistra che è l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, accolto dall'ovazione della platea nel suo profondersi in una commovente orazione in difesa della magistratura.
Ma quanta tristezza dentro a queste convention, vuoti teatrini dell'effimero, manifestazioni che neppure nel nome appartengono alla nostra cultura.
Quanta tristezza in questa politica infarcita di maxischermi, di bandierine, di vessilli, di slogan ma depauperata da qualunque cosa che somigli a un'idea o a un programma.Quanta tristezza nell'osservare questo governo e questa opposizione così squallidi e al tempo stesso così simili nel loro squallore, al punto da dividersi a turno le convention e i palazzetti dell'Eur.
giovedì 29 gennaio 2004
No quattrini no party
Marco Cedolin
Che atmosfera meravigliosa stamattina a Roma al palazzo dei congressi dell’Eur, in un tripudio di tricolori che garriscono al vento dei ventilatori. Silvio Berlusconi, dall’alto della sua statura fisica e morale ha preso la parola o sarebbe più corretto dire il verbo, dinanzi ad una folla di 6000 suoi dipendenti festanti e pervasi da quella gioia dell’animo che quando pura trascende qualsiasi realtà.
Che bello vedere quest’uomo, questa sorta di highlander per il quale il tempo che tormenta noi mortali sembra invece correre all’incontrario, emozionarsi nel cantare quella canzonetta di dubbio gusto che di nome fa inno di Mameli. Che belli i maxischermi, manifestazione dell’avanguardistica tecnologia che ci appartiene, sparsi un pochino ovunque, senza lesinare, perché il risparmio si sa è caratteristica delle menti piccole e dei pessimisti. Che belli i confetti tricolori nei sacchetti azzurri, il video sui 10 anni gloriosi di Forza Italia, le lacrime struggenti del condottiero emozionato per la gratitudine spontanea dei suoi sottoposti.
Che bello l’angolino della cultura a documentare la rivoluzione epocale costituita da questo partito che ha avuto il merito di portare a termine ciò che la democrazia cristiana ha tentato di fare per quasi 50 non riuscendovi mai completamente.
Che belli “discorsi per la democrazia” e “L’Italia che ho in mente”, i due libri che portano la firma autografa del presidente del consiglio, i due libri che dimostrano come anche “l’inclita” tanto caro a Riotta possa assurgere al ruolo di scrittore di fama mondiale, qualora si dimostri imprenditore ricco di verve, umorismo e padronanza della lingua di Dante senza paragoni. Che belle le copie in vendita della costituzione italiana, articoli per l’imprenditoria del collezionismo, in quanto si sussurra qui nel salone che appena smantellata completamente saranno destinate a valere una fortuna.
Si racconta che la sala fosse già gremita da ore, tutti conoscono l’idiosincrasia del cavaliere per i dipendenti ritardatari, ai quali oltre al disappunto del proprio padrone è destinato un altro megaschermo posto fuori dal palazzo, perché in fin dei conti il premier è un uomo buono e nonostante la riprovazione mai li priverebbe della gioia di una festa così spontanea e coinvolgente. Ma l’essere imprenditore, di se stesso, degli altri, dei figli della moglie, dei parenti, degli animali di casa è una caratteristica che il forzitaliota mantiene suggellata dentro il proprio dna ed ecco così fiorire banchetti con in vendita bandiere azzurre e portacellulari con la dicitura “festa azzurra”, un po’ come rivivere Paolo Rossi ed i mondiali dell’82, con la differenza che qui si è vinta solo un’overdose di miseria e la partecipazione ad uno stato di polizia, ma poco importa. Com’è bello cantare in coro, quasi si fosse allo stadio o in piazza Venezia tanti anni fa.
E il lungo discorso? L’infinita filippica da consumato oratore? L’incredibile sequela di successi rivoluzionari che hanno cambiato la storia? Le parole di Gianni Baget Bozzo usate dal premier per scagliare una volta di più pietre cariche di vergogna contro la magistratura, nascondendo poi subito la mano?
Mi sembra superfluo parlarne, i dipendenti, quelli che per inderogabili impegni di lavoro sono stati costretti a rimanere a casa, hanno già provveduto a mandare in onda lunghi spezzoni quanto mai esaustivi del soliloquio farneticante attraverso i telegiornali Rai e Mediaset e poi, come si suol dire verba volant, è solo la miseria nella quale ci dibattiamo a rimanerci sempre odiosamente attaccata alla pelle.
Che atmosfera meravigliosa stamattina a Roma al palazzo dei congressi dell’Eur, in un tripudio di tricolori che garriscono al vento dei ventilatori. Silvio Berlusconi, dall’alto della sua statura fisica e morale ha preso la parola o sarebbe più corretto dire il verbo, dinanzi ad una folla di 6000 suoi dipendenti festanti e pervasi da quella gioia dell’animo che quando pura trascende qualsiasi realtà.
Che bello vedere quest’uomo, questa sorta di highlander per il quale il tempo che tormenta noi mortali sembra invece correre all’incontrario, emozionarsi nel cantare quella canzonetta di dubbio gusto che di nome fa inno di Mameli. Che belli i maxischermi, manifestazione dell’avanguardistica tecnologia che ci appartiene, sparsi un pochino ovunque, senza lesinare, perché il risparmio si sa è caratteristica delle menti piccole e dei pessimisti. Che belli i confetti tricolori nei sacchetti azzurri, il video sui 10 anni gloriosi di Forza Italia, le lacrime struggenti del condottiero emozionato per la gratitudine spontanea dei suoi sottoposti.
Che bello l’angolino della cultura a documentare la rivoluzione epocale costituita da questo partito che ha avuto il merito di portare a termine ciò che la democrazia cristiana ha tentato di fare per quasi 50 non riuscendovi mai completamente.
Che belli “discorsi per la democrazia” e “L’Italia che ho in mente”, i due libri che portano la firma autografa del presidente del consiglio, i due libri che dimostrano come anche “l’inclita” tanto caro a Riotta possa assurgere al ruolo di scrittore di fama mondiale, qualora si dimostri imprenditore ricco di verve, umorismo e padronanza della lingua di Dante senza paragoni. Che belle le copie in vendita della costituzione italiana, articoli per l’imprenditoria del collezionismo, in quanto si sussurra qui nel salone che appena smantellata completamente saranno destinate a valere una fortuna.
Si racconta che la sala fosse già gremita da ore, tutti conoscono l’idiosincrasia del cavaliere per i dipendenti ritardatari, ai quali oltre al disappunto del proprio padrone è destinato un altro megaschermo posto fuori dal palazzo, perché in fin dei conti il premier è un uomo buono e nonostante la riprovazione mai li priverebbe della gioia di una festa così spontanea e coinvolgente. Ma l’essere imprenditore, di se stesso, degli altri, dei figli della moglie, dei parenti, degli animali di casa è una caratteristica che il forzitaliota mantiene suggellata dentro il proprio dna ed ecco così fiorire banchetti con in vendita bandiere azzurre e portacellulari con la dicitura “festa azzurra”, un po’ come rivivere Paolo Rossi ed i mondiali dell’82, con la differenza che qui si è vinta solo un’overdose di miseria e la partecipazione ad uno stato di polizia, ma poco importa. Com’è bello cantare in coro, quasi si fosse allo stadio o in piazza Venezia tanti anni fa.
E il lungo discorso? L’infinita filippica da consumato oratore? L’incredibile sequela di successi rivoluzionari che hanno cambiato la storia? Le parole di Gianni Baget Bozzo usate dal premier per scagliare una volta di più pietre cariche di vergogna contro la magistratura, nascondendo poi subito la mano?
Mi sembra superfluo parlarne, i dipendenti, quelli che per inderogabili impegni di lavoro sono stati costretti a rimanere a casa, hanno già provveduto a mandare in onda lunghi spezzoni quanto mai esaustivi del soliloquio farneticante attraverso i telegiornali Rai e Mediaset e poi, come si suol dire verba volant, è solo la miseria nella quale ci dibattiamo a rimanerci sempre odiosamente attaccata alla pelle.
sabato 17 gennaio 2004
Disastro Moratti
Marco Cedolin
Raramente nella storia del nostro paese ci si è trovati di fronte a un tale condensato d'incapacità manifesta, servilismo nei confronti del mondo industriale e dell'interesse privato, approssimazione e pressappochismo, quale quello proposto dai vaneggianti dettami della riforma Moratti.
Una riforma che se posta in atto otterrà il devastante risultato di sfasciare definitivamente il mondo dell'istruzione pubblica, essendo essa stata concepita senza tenere in minima considerazione lo scopo precipuo che la scuola ha rivestito fin dai tempi antichi in ogni società e cioè l'insegnamento, la cultura e la formazione caratteriale delle nuove generazioni.
La trasformazione delle scuole pubbliche in “aziende” e dei presidi in “manager” ci ha già posti in questi ultimi anni di fronte al paradosso d'istituti pubblici costretti a fare pubblicità come fossero fabbrichette in una sorta di lotta vergognosa per contendersi l'iscrizione degli allievi.
La situazione degli insegnanti precari già fino ad oggi parossistica viene acuita nella propria drammaticità da un sistema cervellotico di punteggi che nel nome di una falsa meritocrazia impone la dottrina della competizione selvaggia passando attraverso la giungla dei corsi d'aggiornamento e i sacrifici inenarrabili di chi aspirando all'insegnamento si ritrova sballottato a destra e a manca senza una prospettiva.
Ma è tutto lo spirito che permea la riforma a lasciare allibiti per il sovvertimento del valore basilare di eguaglianza nel diritto all'istruzione, valore dal quale nessun paese civile può permettersi di prescindere senza snaturare le proprie caratteristiche di civiltà.
Il taglio degli organici e la soppressione del “tempo pieno” che già in questi giorni hanno prodotto proteste e fermento sono un chiaro esempio della miopia con la quale è stato approcciato l'argomento.
In una società forzatamente ipercinetica come la nostra, nella quale i genitori sono costretti a lavorare come forsennati per cercare di mantenere in piedi economicamente la famiglia (dall'introduzione dell'euro in poi in verità con poche speranze di riuscirci) si prospetta l'abominio di eliminare il tempo pieno, con le devastanti conseguenze che facilmente si possono immaginare.
Già dalla scuola elementare vengono legalizzate le disuguaglianze di trattamento fra bambini poveri e ricchi, più intelligenti o meno, tutto ciò naturalmente ad insindacabile giudizio del “tutor”, una sorta di mutazione genetica del vecchio maestro, con il compito d'indirizzare il futuro della risorsa umana in erba a seconda delle proprie possibilità economiche e cognitive.
Non ultima inoltre fra le aberrazioni di nuova introduzione la possibilità di destinare all'insegnamento elementi privati qualora l'organico non si riveli sufficiente, aprendo così la porta ad una commistione fra pubblico e privato che mai avrebbe avuto ragione di essere.
Passando poi alle scuole superiori il disastro si evidenzia in tutta la sua imponenza ed emerge la sudditanza verso la grande imprenditoria e il patetico tentativo di scimmiottare il sistema d'istruzione americano, uno dei peggiori al mondo per qualità, ne è la riprova il bassissimo livello culturale dello statunitense medio.
Il concetto secondo il quale se ad un giovane dai una buona cultura di base e un'istruzione appropriata egli saprà poi districarsi agevolmente nel mondo del lavoro avendo a disposizione ottimi strumenti per farlo, viene completamente capovolto.
Si sceglie di perseguire non l'accrescimento culturale dell'individuo, bensì le competenze tecniche della risorsa umana, con la risultante di un giovane ignorante ma già adatto da subito ad operare in un campo lavorativo specifico.
Questa strada ovviamente garantirà alla grande imprenditoria una forza lavoro competente senza necessità di lungo tirocinio ma si rivelerà notevolmente lesiva per il futuro dei giovani che si ritroveranno privati di contenuti indispensabili e come contropartita la capacità di svolgere un lavoro specifico al di fuori del quale non avranno strumenti per trovare alternative.
In conclusione nulla avviene per caso nei programmi di questo governo asservito al capitale, il cui scopo palese è quello di creare un mondo del lavoro con manodopera a basso costo e lavoratori che si lascino vessare in silenzio, schiavi della loro stessa precarietà.La riforma Moratti si muove di concerto con la riforma Biagi, su una linea comune che prevede la formazione dell'imprenditoria del domani in un sistema scolastico elitario a pagamento e la manodopera da crescere invece in una scuola in via di smantellamento sempre più simile ad una sorta di officina per poveri.
Raramente nella storia del nostro paese ci si è trovati di fronte a un tale condensato d'incapacità manifesta, servilismo nei confronti del mondo industriale e dell'interesse privato, approssimazione e pressappochismo, quale quello proposto dai vaneggianti dettami della riforma Moratti.
Una riforma che se posta in atto otterrà il devastante risultato di sfasciare definitivamente il mondo dell'istruzione pubblica, essendo essa stata concepita senza tenere in minima considerazione lo scopo precipuo che la scuola ha rivestito fin dai tempi antichi in ogni società e cioè l'insegnamento, la cultura e la formazione caratteriale delle nuove generazioni.
La trasformazione delle scuole pubbliche in “aziende” e dei presidi in “manager” ci ha già posti in questi ultimi anni di fronte al paradosso d'istituti pubblici costretti a fare pubblicità come fossero fabbrichette in una sorta di lotta vergognosa per contendersi l'iscrizione degli allievi.
La situazione degli insegnanti precari già fino ad oggi parossistica viene acuita nella propria drammaticità da un sistema cervellotico di punteggi che nel nome di una falsa meritocrazia impone la dottrina della competizione selvaggia passando attraverso la giungla dei corsi d'aggiornamento e i sacrifici inenarrabili di chi aspirando all'insegnamento si ritrova sballottato a destra e a manca senza una prospettiva.
Ma è tutto lo spirito che permea la riforma a lasciare allibiti per il sovvertimento del valore basilare di eguaglianza nel diritto all'istruzione, valore dal quale nessun paese civile può permettersi di prescindere senza snaturare le proprie caratteristiche di civiltà.
Il taglio degli organici e la soppressione del “tempo pieno” che già in questi giorni hanno prodotto proteste e fermento sono un chiaro esempio della miopia con la quale è stato approcciato l'argomento.
In una società forzatamente ipercinetica come la nostra, nella quale i genitori sono costretti a lavorare come forsennati per cercare di mantenere in piedi economicamente la famiglia (dall'introduzione dell'euro in poi in verità con poche speranze di riuscirci) si prospetta l'abominio di eliminare il tempo pieno, con le devastanti conseguenze che facilmente si possono immaginare.
Già dalla scuola elementare vengono legalizzate le disuguaglianze di trattamento fra bambini poveri e ricchi, più intelligenti o meno, tutto ciò naturalmente ad insindacabile giudizio del “tutor”, una sorta di mutazione genetica del vecchio maestro, con il compito d'indirizzare il futuro della risorsa umana in erba a seconda delle proprie possibilità economiche e cognitive.
Non ultima inoltre fra le aberrazioni di nuova introduzione la possibilità di destinare all'insegnamento elementi privati qualora l'organico non si riveli sufficiente, aprendo così la porta ad una commistione fra pubblico e privato che mai avrebbe avuto ragione di essere.
Passando poi alle scuole superiori il disastro si evidenzia in tutta la sua imponenza ed emerge la sudditanza verso la grande imprenditoria e il patetico tentativo di scimmiottare il sistema d'istruzione americano, uno dei peggiori al mondo per qualità, ne è la riprova il bassissimo livello culturale dello statunitense medio.
Il concetto secondo il quale se ad un giovane dai una buona cultura di base e un'istruzione appropriata egli saprà poi districarsi agevolmente nel mondo del lavoro avendo a disposizione ottimi strumenti per farlo, viene completamente capovolto.
Si sceglie di perseguire non l'accrescimento culturale dell'individuo, bensì le competenze tecniche della risorsa umana, con la risultante di un giovane ignorante ma già adatto da subito ad operare in un campo lavorativo specifico.
Questa strada ovviamente garantirà alla grande imprenditoria una forza lavoro competente senza necessità di lungo tirocinio ma si rivelerà notevolmente lesiva per il futuro dei giovani che si ritroveranno privati di contenuti indispensabili e come contropartita la capacità di svolgere un lavoro specifico al di fuori del quale non avranno strumenti per trovare alternative.
In conclusione nulla avviene per caso nei programmi di questo governo asservito al capitale, il cui scopo palese è quello di creare un mondo del lavoro con manodopera a basso costo e lavoratori che si lascino vessare in silenzio, schiavi della loro stessa precarietà.La riforma Moratti si muove di concerto con la riforma Biagi, su una linea comune che prevede la formazione dell'imprenditoria del domani in un sistema scolastico elitario a pagamento e la manodopera da crescere invece in una scuola in via di smantellamento sempre più simile ad una sorta di officina per poveri.
giovedì 8 gennaio 2004
Arruolati anche tu!
Marco Cedolin
Lo spirito indomito dell'ideologia rivoluzionaria hai ormai travalicato ogni genere di divisione, particolarismo o appartenenza politica.
Il terrore del nuovo millennio non ha più sigle o bandiere, le brigate rosse, prima linea, i nap o i nar sono solo anacronistici retaggi del passato, legati a quegli anni di piombo nei quali lottare contro il sistema significava gambizzare un dirigente d'industria, ammazzare un ministro per educarne 100 o far fuori la pattuglia di carabinieri che ti fermava al posto di blocco.
L'eversione oggi sta tornando di moda ma per rimanere al passo coi tempi ha dovuto cucirsi addosso una nuova pelle che la rendesse più “trend” e in grado di esercitare sulle giovani generazioni un ritrovato “appeal”, come scriverebbero nel loro vernacolo italoamericano i deficienti che impiastricciano i quotidiani di casa nostra fingendosi giornalisti eruditi.
La democrazia Cristiana, il grande nemico di un tempo non esiste più, o meglio nella diaspora fra asinelli, alleanze, cori da stadio e fiori di campo, oggi si chiama Forza Italia, Margherita, Alleanza Nazionale (l'ala sionista) Democratici di sinistra e Lega Nord, oltre ovviamente a quei pochi sprovveduti che rifiutandosi di cambiare nome hanno finito per sostituire percentualmente il partito repubblicano ai tempi degli anni di piombo.
Arruolare un terrorista oggi è cosa assai più semplice e meno onerosa rispetto al passato. Innanzitutto i disoccupati, quelli veri non affiliati ai clan della camorra, (a dispetto delle statistiche che da un po' di anni vengono per errore fatte su marte) sono molti di più rispetto a una trentina di anni fa e le possibilità che trovino un lavoro risultano praticamente ridotte a zero.
In secondo luogo, come faceva oggi rilevare nell'audizione alla camera quel dotto osservatore dell'animo umano che è il ministro Pisanu, sembra si stia creando una sorta di “Pedemontana eversiva” (sono le sue parole per cui non chiedetemi il significato ma improvvisate voi) che si muove, probabilmente per un non meglio precisato effetto Maometto, nell'intento di legare fra loro le diverse anime del terrorismo rupestre, a dispetto delle differenze ideologiche e dei diversi retaggi socio culturali preesistenti.
Tutto ciò elimina la noiosa perdita di tempo che consisteva nel dover dividere l'aspirante terrorista di sinistra da quello di destra, l'anarchico dall'autonomo e così via. Oggi basta tu sia italiano, antimperialista, con una buona conoscenza dei computer palmari ed il gioco è fatto.
Ma la ragione che più di ogni altra rende oggi facile fare proseliti consta nella sicurezza di poter offrire un lavoro semplice e sicuro.
Niente più omicidi di politici illustri, al massimo qualche sindacalista o economista sconosciuto che per ignote ragioni risulti scomodo al palazzo, niente più capitalisti da gambizzare, generali americani da rapire, banche da svaligiare per autofinanziarsi, niente più sangue, kalashnikov, covi angusti dentro ai seminterrati, conflitti a fuoco con la polizia.
Quando sarai terrorista potrai continuare a fare la tua vita di sempre, gustarti un dvd di stallone sul tuo nuovo home tehatre mentre sorseggi un martini, portare a fare shopping la mogliettina e i tuoi figlioletti, fare una settimana di vacanza (perché si sa due stancano) in qualche isola calda calda e comprarti la macchina nuova di quelle da 0 a 100 in 5” la qual cosa fa tanto snob ora che la patente è a punti.
Il lavoro lo puoi fare tranquillamente seduto alla scrivania dello studio, qualche pacco bomba….beh bomba non esageriamo che magari poi mi fraintendi e combini qualche casino. Quando dico bomba non intendo ingegneristiche opere tipo unabomber, ma qualcosa di semplice semplice e soprattutto inoffensivo, qualcosa insomma che ogni cristiano normodotato è in grado di fare, un pochetto di polvere pirica, un innesco ed il gioco è fatto, in fin dei conti l'importante è che non si faccia male nessuno.
Toccherà poi scrivere anche qualche rivendicazione e anche in questo caso senza scomodarti dalla scrivania dello studio, per il testo non occorre tu ti sia fatto una cultura leggendo il foglio di Giuliano Ferrara, ti basterà copiare quei volantini degli anni 70 che ti abbiamo dato insieme al computer palmare, sono perfetti e non necessita che tu aggiunga neppure una virgola.
Lo so, lo so a questo punto ti senti oltremodo tentato nel mettere la tua firma in calce a questo contratto ma ancora non si è parlato del trattamento economico ed è il denaro che in fondo in fondo fa girare tutto a questo mondo.
Sarò sincero, non posso prometterti una cifra esatta e garantita, i governi cambiano ed ogni anno occorre attendere il varo della nuova finanziaria, però tutto sommato tieni conto che si tratta di un impiego statale sicuro e ben remunerato, con tutta la gente che per 106 euro al mese di aumento salariale la digos è costretta ad affrontarla veramente e rischia pure di farsi male, al posto tuo non avrei poi molte esitazioni.
Desiderando arruolarmi firmo in calce questa domanda ...........................
Lo spirito indomito dell'ideologia rivoluzionaria hai ormai travalicato ogni genere di divisione, particolarismo o appartenenza politica.
Il terrore del nuovo millennio non ha più sigle o bandiere, le brigate rosse, prima linea, i nap o i nar sono solo anacronistici retaggi del passato, legati a quegli anni di piombo nei quali lottare contro il sistema significava gambizzare un dirigente d'industria, ammazzare un ministro per educarne 100 o far fuori la pattuglia di carabinieri che ti fermava al posto di blocco.
L'eversione oggi sta tornando di moda ma per rimanere al passo coi tempi ha dovuto cucirsi addosso una nuova pelle che la rendesse più “trend” e in grado di esercitare sulle giovani generazioni un ritrovato “appeal”, come scriverebbero nel loro vernacolo italoamericano i deficienti che impiastricciano i quotidiani di casa nostra fingendosi giornalisti eruditi.
La democrazia Cristiana, il grande nemico di un tempo non esiste più, o meglio nella diaspora fra asinelli, alleanze, cori da stadio e fiori di campo, oggi si chiama Forza Italia, Margherita, Alleanza Nazionale (l'ala sionista) Democratici di sinistra e Lega Nord, oltre ovviamente a quei pochi sprovveduti che rifiutandosi di cambiare nome hanno finito per sostituire percentualmente il partito repubblicano ai tempi degli anni di piombo.
Arruolare un terrorista oggi è cosa assai più semplice e meno onerosa rispetto al passato. Innanzitutto i disoccupati, quelli veri non affiliati ai clan della camorra, (a dispetto delle statistiche che da un po' di anni vengono per errore fatte su marte) sono molti di più rispetto a una trentina di anni fa e le possibilità che trovino un lavoro risultano praticamente ridotte a zero.
In secondo luogo, come faceva oggi rilevare nell'audizione alla camera quel dotto osservatore dell'animo umano che è il ministro Pisanu, sembra si stia creando una sorta di “Pedemontana eversiva” (sono le sue parole per cui non chiedetemi il significato ma improvvisate voi) che si muove, probabilmente per un non meglio precisato effetto Maometto, nell'intento di legare fra loro le diverse anime del terrorismo rupestre, a dispetto delle differenze ideologiche e dei diversi retaggi socio culturali preesistenti.
Tutto ciò elimina la noiosa perdita di tempo che consisteva nel dover dividere l'aspirante terrorista di sinistra da quello di destra, l'anarchico dall'autonomo e così via. Oggi basta tu sia italiano, antimperialista, con una buona conoscenza dei computer palmari ed il gioco è fatto.
Ma la ragione che più di ogni altra rende oggi facile fare proseliti consta nella sicurezza di poter offrire un lavoro semplice e sicuro.
Niente più omicidi di politici illustri, al massimo qualche sindacalista o economista sconosciuto che per ignote ragioni risulti scomodo al palazzo, niente più capitalisti da gambizzare, generali americani da rapire, banche da svaligiare per autofinanziarsi, niente più sangue, kalashnikov, covi angusti dentro ai seminterrati, conflitti a fuoco con la polizia.
Quando sarai terrorista potrai continuare a fare la tua vita di sempre, gustarti un dvd di stallone sul tuo nuovo home tehatre mentre sorseggi un martini, portare a fare shopping la mogliettina e i tuoi figlioletti, fare una settimana di vacanza (perché si sa due stancano) in qualche isola calda calda e comprarti la macchina nuova di quelle da 0 a 100 in 5” la qual cosa fa tanto snob ora che la patente è a punti.
Il lavoro lo puoi fare tranquillamente seduto alla scrivania dello studio, qualche pacco bomba….beh bomba non esageriamo che magari poi mi fraintendi e combini qualche casino. Quando dico bomba non intendo ingegneristiche opere tipo unabomber, ma qualcosa di semplice semplice e soprattutto inoffensivo, qualcosa insomma che ogni cristiano normodotato è in grado di fare, un pochetto di polvere pirica, un innesco ed il gioco è fatto, in fin dei conti l'importante è che non si faccia male nessuno.
Toccherà poi scrivere anche qualche rivendicazione e anche in questo caso senza scomodarti dalla scrivania dello studio, per il testo non occorre tu ti sia fatto una cultura leggendo il foglio di Giuliano Ferrara, ti basterà copiare quei volantini degli anni 70 che ti abbiamo dato insieme al computer palmare, sono perfetti e non necessita che tu aggiunga neppure una virgola.
Lo so, lo so a questo punto ti senti oltremodo tentato nel mettere la tua firma in calce a questo contratto ma ancora non si è parlato del trattamento economico ed è il denaro che in fondo in fondo fa girare tutto a questo mondo.
Sarò sincero, non posso prometterti una cifra esatta e garantita, i governi cambiano ed ogni anno occorre attendere il varo della nuova finanziaria, però tutto sommato tieni conto che si tratta di un impiego statale sicuro e ben remunerato, con tutta la gente che per 106 euro al mese di aumento salariale la digos è costretta ad affrontarla veramente e rischia pure di farsi male, al posto tuo non avrei poi molte esitazioni.
Desiderando arruolarmi firmo in calce questa domanda ...........................
mercoledì 31 dicembre 2003
L'anno che verrà
Marco Cedolin
Basta volgere un attimo lo sguardo alle nostre spalle per rendersi conto del fatto che gli ultimi dodici mesi sono stati un marasma senza soluzione di continuità di tensioni, accadimenti luttuosi, soppressione dei diritti e prevaricazione sui più deboli.
L'invasione dell'Iraq da parte degli americani e dei loro alleati potrebbe essere il simbolo di questo 2003 che ci ha lasciato in bocca il sapore acre della tragedia. Un simbolo certo, non solo per il carico di morte e disperazione inflitto ad un popolo già duramente provato da 12 anni di embargo criminale, ma anche per la palese dimostrazione del fatto che non esiste più alcun genere di diritto internazionale, non esiste più l'ONU (ammesso che sia mai esistita), non esiste più alcuna regola che non sia quella della sopraffazione armata, delle bombe, degli ultimatum, di una nazione che in preda al delirio di onnipotenza si considera divina dispensatrice di vita e di morte.
Da almeno mezzo secolo non si sentiva dissertare con tanta assiduità e veemenza di carri armati, bombe intelligenti, fortezze volanti, armi e soldati. Da almeno mezzo secolo i governi dei paesi occidentali non mettevano in cima alla lista delle proprie priorità l'incremento delle spese militari, il rinnovamento e l'ampliamento dei propri armamenti, la costruzione di eserciti dalle migliorate capacità devastanti.
L'ultima volta che l'Europa corse ad armarsi fu nel decennio precedente la seconda guerra mondiale, ma la lezione della storia sembra sia stata utile solo a riempire qualche libro di testo e nulla più.
E' stato l'anno del terrorismo, della minaccia globale, di quell'ologramma costruito ad arte sulla testa di noi tutti per giustificare quello che altrimenti sarebbe ingiustificabile. Per giustificare due stati sovrani invasi e devastati in meno di tre anni, per giustificare Guantanamo, la detenzione dei sospetti senza un adeguato processo, le intercettazioni telefoniche, la violazione di ogni genere di privacy, l'incremento smisurato delle forze di polizia e della loro ingerenza nella nostra vita di tutti i giorni.
Il terrorista è il nemico ideale, poiché non esistendo si può fingere di combatterlo ad oltranza, senza pietà, senza abbassare mai la guardia e nel frattempo creare tanti regimi di polizia, come piccole scatole cinesi che fanno capo ad un'unica grande scatola colorata a stelle e strisce.
Abbiamo visto per un mese telegiornali e quotidiani monopolizzati dalla SARS, comparsa in Cina misteriosamente, ad evocare l'atavico incubo della pestilenza, e poi sparita altrettanto misteriosamente lasciandoci stampate negli occhi quelle pagine del PNAC (progetto per un nuovo secolo americano) nel quale si fa esplicito riferimento all'uso imminente di armi biologiche innovative in grado di colpire selettivamente soltanto determinati genotipi della razza umana.
Abbiamo dovuto indignarci tante, troppe volte per un governo che sta costruendo proditoriamente un'Italia che nessuno vorrebbe per i propri figli.
Ci siamo trasformati nel paese con la maggiore flessibilità d'Europa, un regalo all'elite degli industriali che tutte le famiglie pagheranno sotto forma di un futuro carico d'incertezze e di precarietà.
Abbiamo accolto tributandogli ogni onore il boia Sharon, uno dei veri criminali di guerra dei nostri giorni, ed avallato la politica di un uomo che ha scavalcato la pena di morte attraverso la pratica degli “omicidi mirati” e sta costruendo nientemeno che un muro per confinare i novelli pellerossa palestinesi dentro ad una riserva fatta di misere vite da spendere in un sacrificio estremo fatto di tritolo.
C'è stato spazio per tutto, per un presidente del consiglio che si è fatto dichiarare “intoccabile” nell'intento di sfuggire ad un processo nel quale era implicato fino al collo, per un ministro che ha messo alla berlina i cani, le porzioni abbondanti dentro i ristoranti e i distributori automatici di sigarette da frequentare solo con il favore delle tenebre. Per la criminalizzazione delle discoteche, degli automobilisti, perfino dello spinello che nel disegno di legge del camerata pentito Fini Gianfranco diventa motivo per essere sbattuti in galera senza esitazione.
Abbiamo visto la televisione sostituirsi a quell'organo ormai desueto chiamato parlamento e trasmissioni come porta a porta nelle quali il braccio politico delle multinazionali si perde in sterili discussioni fingendo di dividersi in centrodestra e centrosinistra, dimentico del fatto che il capitale non ha mai perseguito altro che il profitto.
Non è cosa facile correre con il pensiero oltre il brindisi che fra poche ore sancirà la fine di questo anno disgraziato. I deficienti dell'uniero e l'omino dallo sguardo imbecille che fa girare l'economia con la patetica borsa della spesa sono parodie caricaturali ben lontane dalla realtà.
Sicuramente quelli che ci attendono saranno dodici mesi carichi d'inquietudine, figli di un'economia malata, di una società sempre più schizofrenica, della progressiva estinzione di quel bene prezioso chiamato libertà, della guerra globale che ci attende dietro l'angolo.
Non per questo possiamo permetterci di smettere di lottare e sperare, non per questo possiamo permetterci di lasciarci vivere ed abituarci al mesto colore della vergogna.Continueremo a far sentire la nostra voce più forte che mai perché è meno semplice di quanto si pensi lobotomizzarci.
Basta volgere un attimo lo sguardo alle nostre spalle per rendersi conto del fatto che gli ultimi dodici mesi sono stati un marasma senza soluzione di continuità di tensioni, accadimenti luttuosi, soppressione dei diritti e prevaricazione sui più deboli.
L'invasione dell'Iraq da parte degli americani e dei loro alleati potrebbe essere il simbolo di questo 2003 che ci ha lasciato in bocca il sapore acre della tragedia. Un simbolo certo, non solo per il carico di morte e disperazione inflitto ad un popolo già duramente provato da 12 anni di embargo criminale, ma anche per la palese dimostrazione del fatto che non esiste più alcun genere di diritto internazionale, non esiste più l'ONU (ammesso che sia mai esistita), non esiste più alcuna regola che non sia quella della sopraffazione armata, delle bombe, degli ultimatum, di una nazione che in preda al delirio di onnipotenza si considera divina dispensatrice di vita e di morte.
Da almeno mezzo secolo non si sentiva dissertare con tanta assiduità e veemenza di carri armati, bombe intelligenti, fortezze volanti, armi e soldati. Da almeno mezzo secolo i governi dei paesi occidentali non mettevano in cima alla lista delle proprie priorità l'incremento delle spese militari, il rinnovamento e l'ampliamento dei propri armamenti, la costruzione di eserciti dalle migliorate capacità devastanti.
L'ultima volta che l'Europa corse ad armarsi fu nel decennio precedente la seconda guerra mondiale, ma la lezione della storia sembra sia stata utile solo a riempire qualche libro di testo e nulla più.
E' stato l'anno del terrorismo, della minaccia globale, di quell'ologramma costruito ad arte sulla testa di noi tutti per giustificare quello che altrimenti sarebbe ingiustificabile. Per giustificare due stati sovrani invasi e devastati in meno di tre anni, per giustificare Guantanamo, la detenzione dei sospetti senza un adeguato processo, le intercettazioni telefoniche, la violazione di ogni genere di privacy, l'incremento smisurato delle forze di polizia e della loro ingerenza nella nostra vita di tutti i giorni.
Il terrorista è il nemico ideale, poiché non esistendo si può fingere di combatterlo ad oltranza, senza pietà, senza abbassare mai la guardia e nel frattempo creare tanti regimi di polizia, come piccole scatole cinesi che fanno capo ad un'unica grande scatola colorata a stelle e strisce.
Abbiamo visto per un mese telegiornali e quotidiani monopolizzati dalla SARS, comparsa in Cina misteriosamente, ad evocare l'atavico incubo della pestilenza, e poi sparita altrettanto misteriosamente lasciandoci stampate negli occhi quelle pagine del PNAC (progetto per un nuovo secolo americano) nel quale si fa esplicito riferimento all'uso imminente di armi biologiche innovative in grado di colpire selettivamente soltanto determinati genotipi della razza umana.
Abbiamo dovuto indignarci tante, troppe volte per un governo che sta costruendo proditoriamente un'Italia che nessuno vorrebbe per i propri figli.
Ci siamo trasformati nel paese con la maggiore flessibilità d'Europa, un regalo all'elite degli industriali che tutte le famiglie pagheranno sotto forma di un futuro carico d'incertezze e di precarietà.
Abbiamo accolto tributandogli ogni onore il boia Sharon, uno dei veri criminali di guerra dei nostri giorni, ed avallato la politica di un uomo che ha scavalcato la pena di morte attraverso la pratica degli “omicidi mirati” e sta costruendo nientemeno che un muro per confinare i novelli pellerossa palestinesi dentro ad una riserva fatta di misere vite da spendere in un sacrificio estremo fatto di tritolo.
C'è stato spazio per tutto, per un presidente del consiglio che si è fatto dichiarare “intoccabile” nell'intento di sfuggire ad un processo nel quale era implicato fino al collo, per un ministro che ha messo alla berlina i cani, le porzioni abbondanti dentro i ristoranti e i distributori automatici di sigarette da frequentare solo con il favore delle tenebre. Per la criminalizzazione delle discoteche, degli automobilisti, perfino dello spinello che nel disegno di legge del camerata pentito Fini Gianfranco diventa motivo per essere sbattuti in galera senza esitazione.
Abbiamo visto la televisione sostituirsi a quell'organo ormai desueto chiamato parlamento e trasmissioni come porta a porta nelle quali il braccio politico delle multinazionali si perde in sterili discussioni fingendo di dividersi in centrodestra e centrosinistra, dimentico del fatto che il capitale non ha mai perseguito altro che il profitto.
Non è cosa facile correre con il pensiero oltre il brindisi che fra poche ore sancirà la fine di questo anno disgraziato. I deficienti dell'uniero e l'omino dallo sguardo imbecille che fa girare l'economia con la patetica borsa della spesa sono parodie caricaturali ben lontane dalla realtà.
Sicuramente quelli che ci attendono saranno dodici mesi carichi d'inquietudine, figli di un'economia malata, di una società sempre più schizofrenica, della progressiva estinzione di quel bene prezioso chiamato libertà, della guerra globale che ci attende dietro l'angolo.
Non per questo possiamo permetterci di smettere di lottare e sperare, non per questo possiamo permetterci di lasciarci vivere ed abituarci al mesto colore della vergogna.Continueremo a far sentire la nostra voce più forte che mai perché è meno semplice di quanto si pensi lobotomizzarci.
lunedì 22 dicembre 2003
Schiavi selvaggi
Marco Cedolin
Le renne della slitta di Babbo Natale hanno deciso di ascoltare i rimbrotti provenienti dai loro stomaci, hanno puntato i piedi e si sono fermate proprio nella settimana sacra del regalo consumista.
Quale ignominia, quale catastrofe, quale lettura distorta e atipica dell'atmosfera di fraterno amore prenatalizia. Già atipica, come in Italia sta diventando la condizione dei lavoratori tutti, ma proprio tutti, credetemi.
106 euro di aumento per il recupero dell'inflazione (parziale perché calcolati sull'inflazione ufficiale che si sa bene non ha rispondenza nella realtà) sulle buste paga degli autisti dei mezzi pubblici sono bastati a mandare in crisi il sistema Italia costretto a prendere atto con sguardo attonito e sgomento del fatto che se agli schiavi dimentichi di mettere le catene ai polsi può ancora capitare che si siedano e incrocino le braccia.
Nella vicenda il governo, i sindacati e le aziende del trasporto pubblico stanno collezionando figuracce a raffica e si ritrovano ormai sull'orlo dell'isteria ad auspicare atteggiamenti degni di ogni regime totalitario che si rispetti quali precettazioni, denunce all'autorità giudiziaria, invio delle “squadre” di polizia nei depositi dei mezzi pubblici. Il tutto nel nome del diritto dei cittadini alla libera circolazione.
Fatta la debita premessa che il cittadino costretto a circolare a piedi non viene per questo in alcun modo privato del suo diritto a deambulare, mi viene spontaneo domandarmi, non trattandosi di ectoplasmi senza volto ma di persone con una loro vita che respirano e mangiano e lavorano, cosa s'intende quando genericamente si afferma di tutelare i diritti dei cittadini che poi in realtà siamo noi tutti autoferrotranvieri compresi?
In realtà questo concetto di “Stato Famiglia” che nel suo patetico monologo pre elettorale di ieri l'imbonitore di Arcore non ha mancato di menzionare, altro non è se non una metafora quanto mai fuori luogo di un regime sempre più arrogante ed autoritario che cerca di far sopravvivere un condensato di capitalismo liberista, poggiando unicamente sulle spalle dei lavoratori ridotti progressivamente ad uno stato di semischiavitù.
I “nuovi schiavi” al soldo delle agenzie interinali, anche grazie alla sistematica soppressione di un rapporto di lavoro corretto favorita dalla riforma Biagi, stanno man mano scalzando in molti settori il lavoro dipendente tradizionale che entro pochi anni diventerà un miraggio inarrivabile.
La forbice fra costo della vita e reddito dei cittadini si sta spaventosamente allargando e già oggi induce un grande numero di persone alla consapevolezza di non potersi più permettere neppure di scioperare o protestare, senza mettere a repentaglio la sussistenza loro e delle proprie famiglie.
La protesta di chi, come gli autoferrotranviari non chiede altro se non quello che gli spetta di diritto viene definita selvaggia, selvaggia perché nell'Italia del 2003 il penoso circo consumista del Natale viene prima del diritto dei cittadini ad avere un contratto di lavoro che venga rispettato.
Poliziotti con lo scudiscio anziché biada per far ripartire la slitta dell'effimero, questa risulta essere la ricetta invocata dal Ministro Maroni e avallata da un mondo sindacale la cui connivenza con il capitale è ormai sotto gli occhi di tutti, una ricetta in verità molto pericolosa in quanto mette a nudo il vero volto di chi sta gestendo una democrazia moribonda che di democratico mantiene solamente il nome e poco più.
Le renne della slitta di Babbo Natale hanno deciso di ascoltare i rimbrotti provenienti dai loro stomaci, hanno puntato i piedi e si sono fermate proprio nella settimana sacra del regalo consumista.
Quale ignominia, quale catastrofe, quale lettura distorta e atipica dell'atmosfera di fraterno amore prenatalizia. Già atipica, come in Italia sta diventando la condizione dei lavoratori tutti, ma proprio tutti, credetemi.
106 euro di aumento per il recupero dell'inflazione (parziale perché calcolati sull'inflazione ufficiale che si sa bene non ha rispondenza nella realtà) sulle buste paga degli autisti dei mezzi pubblici sono bastati a mandare in crisi il sistema Italia costretto a prendere atto con sguardo attonito e sgomento del fatto che se agli schiavi dimentichi di mettere le catene ai polsi può ancora capitare che si siedano e incrocino le braccia.
Nella vicenda il governo, i sindacati e le aziende del trasporto pubblico stanno collezionando figuracce a raffica e si ritrovano ormai sull'orlo dell'isteria ad auspicare atteggiamenti degni di ogni regime totalitario che si rispetti quali precettazioni, denunce all'autorità giudiziaria, invio delle “squadre” di polizia nei depositi dei mezzi pubblici. Il tutto nel nome del diritto dei cittadini alla libera circolazione.
Fatta la debita premessa che il cittadino costretto a circolare a piedi non viene per questo in alcun modo privato del suo diritto a deambulare, mi viene spontaneo domandarmi, non trattandosi di ectoplasmi senza volto ma di persone con una loro vita che respirano e mangiano e lavorano, cosa s'intende quando genericamente si afferma di tutelare i diritti dei cittadini che poi in realtà siamo noi tutti autoferrotranvieri compresi?
In realtà questo concetto di “Stato Famiglia” che nel suo patetico monologo pre elettorale di ieri l'imbonitore di Arcore non ha mancato di menzionare, altro non è se non una metafora quanto mai fuori luogo di un regime sempre più arrogante ed autoritario che cerca di far sopravvivere un condensato di capitalismo liberista, poggiando unicamente sulle spalle dei lavoratori ridotti progressivamente ad uno stato di semischiavitù.
I “nuovi schiavi” al soldo delle agenzie interinali, anche grazie alla sistematica soppressione di un rapporto di lavoro corretto favorita dalla riforma Biagi, stanno man mano scalzando in molti settori il lavoro dipendente tradizionale che entro pochi anni diventerà un miraggio inarrivabile.
La forbice fra costo della vita e reddito dei cittadini si sta spaventosamente allargando e già oggi induce un grande numero di persone alla consapevolezza di non potersi più permettere neppure di scioperare o protestare, senza mettere a repentaglio la sussistenza loro e delle proprie famiglie.
La protesta di chi, come gli autoferrotranviari non chiede altro se non quello che gli spetta di diritto viene definita selvaggia, selvaggia perché nell'Italia del 2003 il penoso circo consumista del Natale viene prima del diritto dei cittadini ad avere un contratto di lavoro che venga rispettato.
Poliziotti con lo scudiscio anziché biada per far ripartire la slitta dell'effimero, questa risulta essere la ricetta invocata dal Ministro Maroni e avallata da un mondo sindacale la cui connivenza con il capitale è ormai sotto gli occhi di tutti, una ricetta in verità molto pericolosa in quanto mette a nudo il vero volto di chi sta gestendo una democrazia moribonda che di democratico mantiene solamente il nome e poco più.
giovedì 18 dicembre 2003
Sotto l'albero
Marco Cedolin
Quello datato 2003 sarà un Natale felice, uno di quelli insomma che nascono sotto i migliori auspici e da qui alla notte di Betlemme le prospettive non potranno che migliorare.
I Re Magi hanno portato in dono nientemeno che Saddam Hussein, l'incarnazione terrena del satana e già si sta preparando legna per arderlo sul rogo della "giustizia".
Poco importa che quell'anziano dalla lunga barba mostrato in Tv e sui giornali somigli più a un eremita dedito all'ascetica contemplazione piuttosto che a un carnefice in grado di spodestare Attila dal trono della storia.
Poco importa che gli americani ammettano di sottoporre l'impotente belzebù alla "tortura soft" di visionare in continuazione i filmati amatoriali concernenti tutte le atrocità da lui commesse (qualcosa come costringere Antonio Ricci a rivedere dalla prima all'ultima tutte le puntate di quel pessimo polpettone consumistico qualunquista chiamato striscia la notizia).
L'evento basta perchè l'Onnipotente G.W.Bush possa asserire - avevo ragione io- e -dopo la guerra e la cattura di lucifero ora il mondo è un posto più sicuro". Molto ci sarebbe da dissertare sulla sicurezza del pianeta, fintanto che l'amministrazione statunitense sarà gestita dai firmatari del "progetto per un nuovo secolo americano" ma siamo qui per parlare del Natale e non divaghiamo.
Sono felici i DS, i girotondini, l'elite illuminata della sinistra chic (la parte non illuminata è alle prese con quella quadratura del cerchio che di nome fa rinnovo dei contratti dei lavoratori).
Il Presidente Ciampi, stanco di celebrare ricorrenze delle quali non importa niente a nessuno ha dimostrato che in fondo in fondo il libero arbitrio alligna in ogni creatura e si è rifiutato dii firmare la legge Gasparri, notando in essa qualche piccola incongruenza con la costituzione che ci appartiene.
Festa grande, balli, canti, trepidazione, poco importa il fatto che a giorni il governo varerà un decreto per far si che gli interessi del Cavaliere non vengano lesi in alcun modo dalle bizzarrie di questo attempato signore in età.
Si sta approvando con grande frenesia su questa fulgida strada per Betlemme, lastricata dai ciotoli della speranza che brillano al baluginio della cometa Tremonti anche la nuova finanziaria e qui in verità i doni avvoltolati nella carta argentata sono davvero molti.
Il più grande va a tutti coloro che hanno vissuto al di fuori della legge e si sono a vario titolo arricchiti indebitamente, si chiama condono e altro non fa che mettere nero su bianco la solidarietà del governo per i propri simili.
Ma regali ce ne sono per tutti e i pochi esempi che mi vengono alla mente sono già di per se stessi quanto mai esaustivi.
Chi viaggerà in aereo potrà usufruire del prelievo coatto di un euro per finanziare l'omino in divisa che lo perquisisce e gli guarda dentro la valigia.
Chi beve birra (ho detto birra non vodka) avrà in dono il privilegio di pagarla un poco più cara.
I fumatori preserveranno la propria salute fumando meno, essendo ormai arrivate le sigarette a costare quasi quanto uno spinello.
Chi comprerà o venderà una casa avrà in regalo una tassa più alta.
Il "sociale" pur non essendo una persona fisica sarà felice di donare oltre il 50% dei denari a lui destinati (derivanti dall'8 per mille di competenza dello stato) nientemeno che alla sicurezza, della quale si sa c'è tanto bisogno.
Una vera pioggia di presenti poi per i figli armati del regime, poliziotti, carabinieri, militari, e vigili del fuoco che in verità proprio armati non sono se non di buona volontà.
Viene inoltre istituito un fondo di riserva di 1200 milioni di euro (si ho scritto proprio 1200 ed è di riserva) per eventuali esigenze connesse con la proroga delle missioni intrernaziionali di pace, la cui importanza capitale è ovviamente fuori discussione.
Un pacco dono anche per la santa sede, 29 milioni di euro per l'acqua in ottemperanza agli accordi in sede di Patti Lateranensi...quando si dice una civiltà del presente con profonde radici nel passato.
Ma 500.000 euro vengono anche omaggiati al ricordo e alla ricerca relativi alla Shoan...no, i tranvieri di Milano non c'entrano ma cosa avete capito?
E poi il mega pacco dono sfavillante con ologramma di fiocco rosso su carta dorata dedicato a tutte, ma proprio tutte le famiglie degli italiani che con la bocca spalancata agognano ad acquistare i miracoli della tecnologia.
200 euro per l'acquisto di un nuovo pc, 75 per passare ad internet veloce e... udite udite addirittura 150 euro per coloro che acquisteranno un decoder per passare alla TV digitale terrestre, poco importa il fatto che la schiera di questi miracolati il decoder in questione potranno usarlo come soprammobile o alla bisogna come eccentrico portavivande, poichè il digitale terrestre è una tecnologia che nella realtà esiste solo nelle fantasie oniriche del ministro Gasparri e non sarà disponibile per gli italiani almeno fino al 2010 e fra 7 anni quei decoder a prescindere dall'uso improprio al quale saranno stati destinati nel frattempo risulteranno comunque un poco datati.
Un gentile omaggio ai piromani d'interesse che avranno più facilità nel ricostruire sulle aree incendiate.
Un regalone pesante pesante di 50 milioni di euro all'Opus Dei per la costruzione di un campus biomedico.
Una piccola elemosina che trasuda vergogna per le vittime del terrorissmo il cui vitalizio passa a 500 euro al mese....quando si dice stato e riconoscenza, due rette parallele che non s'incontrano mai.
Un ultimo pensiero per il popolo degli sciatori che finalmente avrà il proprio codice della strada, i propri caschi, le proprie multe, ma dovrà ancora attendere le patenti a punti, ma abbiate fede, le vie del lucro, del divieto e dell'obbligo sono infinite e prima o poi ci si penserà.
Quello datato 2003 sarà un Natale felice, uno di quelli insomma che nascono sotto i migliori auspici e da qui alla notte di Betlemme le prospettive non potranno che migliorare.
I Re Magi hanno portato in dono nientemeno che Saddam Hussein, l'incarnazione terrena del satana e già si sta preparando legna per arderlo sul rogo della "giustizia".
Poco importa che quell'anziano dalla lunga barba mostrato in Tv e sui giornali somigli più a un eremita dedito all'ascetica contemplazione piuttosto che a un carnefice in grado di spodestare Attila dal trono della storia.
Poco importa che gli americani ammettano di sottoporre l'impotente belzebù alla "tortura soft" di visionare in continuazione i filmati amatoriali concernenti tutte le atrocità da lui commesse (qualcosa come costringere Antonio Ricci a rivedere dalla prima all'ultima tutte le puntate di quel pessimo polpettone consumistico qualunquista chiamato striscia la notizia).
L'evento basta perchè l'Onnipotente G.W.Bush possa asserire - avevo ragione io- e -dopo la guerra e la cattura di lucifero ora il mondo è un posto più sicuro". Molto ci sarebbe da dissertare sulla sicurezza del pianeta, fintanto che l'amministrazione statunitense sarà gestita dai firmatari del "progetto per un nuovo secolo americano" ma siamo qui per parlare del Natale e non divaghiamo.
Sono felici i DS, i girotondini, l'elite illuminata della sinistra chic (la parte non illuminata è alle prese con quella quadratura del cerchio che di nome fa rinnovo dei contratti dei lavoratori).
Il Presidente Ciampi, stanco di celebrare ricorrenze delle quali non importa niente a nessuno ha dimostrato che in fondo in fondo il libero arbitrio alligna in ogni creatura e si è rifiutato dii firmare la legge Gasparri, notando in essa qualche piccola incongruenza con la costituzione che ci appartiene.
Festa grande, balli, canti, trepidazione, poco importa il fatto che a giorni il governo varerà un decreto per far si che gli interessi del Cavaliere non vengano lesi in alcun modo dalle bizzarrie di questo attempato signore in età.
Si sta approvando con grande frenesia su questa fulgida strada per Betlemme, lastricata dai ciotoli della speranza che brillano al baluginio della cometa Tremonti anche la nuova finanziaria e qui in verità i doni avvoltolati nella carta argentata sono davvero molti.
Il più grande va a tutti coloro che hanno vissuto al di fuori della legge e si sono a vario titolo arricchiti indebitamente, si chiama condono e altro non fa che mettere nero su bianco la solidarietà del governo per i propri simili.
Ma regali ce ne sono per tutti e i pochi esempi che mi vengono alla mente sono già di per se stessi quanto mai esaustivi.
Chi viaggerà in aereo potrà usufruire del prelievo coatto di un euro per finanziare l'omino in divisa che lo perquisisce e gli guarda dentro la valigia.
Chi beve birra (ho detto birra non vodka) avrà in dono il privilegio di pagarla un poco più cara.
I fumatori preserveranno la propria salute fumando meno, essendo ormai arrivate le sigarette a costare quasi quanto uno spinello.
Chi comprerà o venderà una casa avrà in regalo una tassa più alta.
Il "sociale" pur non essendo una persona fisica sarà felice di donare oltre il 50% dei denari a lui destinati (derivanti dall'8 per mille di competenza dello stato) nientemeno che alla sicurezza, della quale si sa c'è tanto bisogno.
Una vera pioggia di presenti poi per i figli armati del regime, poliziotti, carabinieri, militari, e vigili del fuoco che in verità proprio armati non sono se non di buona volontà.
Viene inoltre istituito un fondo di riserva di 1200 milioni di euro (si ho scritto proprio 1200 ed è di riserva) per eventuali esigenze connesse con la proroga delle missioni intrernaziionali di pace, la cui importanza capitale è ovviamente fuori discussione.
Un pacco dono anche per la santa sede, 29 milioni di euro per l'acqua in ottemperanza agli accordi in sede di Patti Lateranensi...quando si dice una civiltà del presente con profonde radici nel passato.
Ma 500.000 euro vengono anche omaggiati al ricordo e alla ricerca relativi alla Shoan...no, i tranvieri di Milano non c'entrano ma cosa avete capito?
E poi il mega pacco dono sfavillante con ologramma di fiocco rosso su carta dorata dedicato a tutte, ma proprio tutte le famiglie degli italiani che con la bocca spalancata agognano ad acquistare i miracoli della tecnologia.
200 euro per l'acquisto di un nuovo pc, 75 per passare ad internet veloce e... udite udite addirittura 150 euro per coloro che acquisteranno un decoder per passare alla TV digitale terrestre, poco importa il fatto che la schiera di questi miracolati il decoder in questione potranno usarlo come soprammobile o alla bisogna come eccentrico portavivande, poichè il digitale terrestre è una tecnologia che nella realtà esiste solo nelle fantasie oniriche del ministro Gasparri e non sarà disponibile per gli italiani almeno fino al 2010 e fra 7 anni quei decoder a prescindere dall'uso improprio al quale saranno stati destinati nel frattempo risulteranno comunque un poco datati.
Un gentile omaggio ai piromani d'interesse che avranno più facilità nel ricostruire sulle aree incendiate.
Un regalone pesante pesante di 50 milioni di euro all'Opus Dei per la costruzione di un campus biomedico.
Una piccola elemosina che trasuda vergogna per le vittime del terrorissmo il cui vitalizio passa a 500 euro al mese....quando si dice stato e riconoscenza, due rette parallele che non s'incontrano mai.
Un ultimo pensiero per il popolo degli sciatori che finalmente avrà il proprio codice della strada, i propri caschi, le proprie multe, ma dovrà ancora attendere le patenti a punti, ma abbiate fede, le vie del lucro, del divieto e dell'obbligo sono infinite e prima o poi ci si penserà.
giovedì 11 dicembre 2003
Fahrenait 2003
Marco Cedolin
Mi sorprendo in un freddo pomeriggio di dicembre, quando già la luce del giorno sta volgendo al crepuscolo, a concedermi un paio d'ore rubate a quell'ipercinetismo che sempre mi bracca, un paio d'ore dedicate ad annusare questo nostro futuro che ogni giorno che passa s'impregna sempre più dell'odore acre del passato.
Il ministro Maroni ha incontrato i sindacati per discutere la riforma delle pensioni. CGIL, CISL e UIL hanno ottenuto di essere (grazie al milione di persone scese in piazza al loro fianco sabato) accreditate dal governo come interlocutori validi sull'argomento. Il governo ha incassato la condiscendenza dei vertici sindacali riguardo all'assurto secondo il quale una riforma del sistema pensionistico in Italia è comunque cosa necessaria ed indispensabile.
Poi si sono dati tutti appuntamento a data da destinarsi, ma nel leggere i punti salienti del disegno di legge di Maroni e delle controproposte sindacali, l'unica impressione che si riesce a trarne è che quando saremo "riformati" staremo peggio, ma molto peggio di come siamo stati fino ad adesso.
Silvio Berlusconi, padrone sempre più incontrastato ed arrogante della televisione italiana, ha approfittato dell'ennesima serata d'onore nel salottino mediatico dell'amico Bruno Vespa per esternare dinanzi a milioni di teleconsumatori quella che è la sua idea riguardo al futuro dell'informazione. La parola scritta non è altro che un anacronistico retaggio del passato, destinata ad una elitè d'intellettuali, marginale per numero e per importanza.
Chi si ostina a scrivere su quotidiani e periodici somiglia ai patetici costruttori di carrozze che nel secolo scorso tentavano invano di osteggiare la nascita dell'automobile.
Naturalmente per quest'uomo che di libri in vita sua ne ha letti proprio pochini, l'automobile altro non è che la televisione, il magico schermo all'interno del quale convivono in perfetta sinergia cultura, informazione, divertimento, futuro.
Il tutto sotto forma di consigli per gli acquisti, giochini scemi per minorati mentali, quiz più noiosi di una giornata uggiosa, televendite, telepromozioni, telegiornali per lobotomizzati, dibattiti politici da bar dello sport, veline, letterine, scemine assortite, rassegne di gossip, saranno famosi (in quanto organismi unicellulari), pubblicità nella quale annegare qualche misero film ultradatato (chi vuole quelli nuovi sarà costretto a finanziare l'amico Murdoch), fiction scadenti sui carabinieri, sulla polizia, sui preti, su tutte le perle della società insomma.
Ecco il futuro, non più qualcosa da leggere, bensì scemenze all'ennesima potenza da guardare, per un pubblico di deficenti da imbonire al fine di guadagnare milioni di euro nella vendita degli spazi pubblicitari, quegli spazi che la neonata legge Gasparri si sta premurando di allargare a dismisura.
La Rai negli ultimi due anni è diventata la negazione assoluta della pluralità di pensiero e tutte le persone che erano brave nel fare il loro lavoro sono state epurate in ossequio ad una logica che intende dar spazio solo alla mediocrità dei personaggi scodinzolanti.
Proprio oggi il consiglio d'amministrazione ha deciso la definitiva soppressione di Raiot di Sabina Guzzanti, asserendo che forse se ne riparlerà in primavera, o più probabilmente fra qualche anno quando quella massa d'italiani che non sono deficenti sarà riuscita a rimandare a casa il cavaliere dell'etere.
Proprio oggi il senato ha approvato il disegno di legge sulla procreazione assistita, con l'aiuto insperato dei voti di Rutelli e di buona parte dei DS. Un disegno di legge anacronistico per davvero che altro non fa se non discriminare la diversità ed appiattirsi sulle posizioni vetero massimaliste della chiesa di Roma.
Un bell'esempio insomma di questo nuovo che avanza facendo proprie parole intrise di modernità quali censura, divieto, discriminazione.
Purtroppo le mie due ore di relax sono ormai finite, mentre avrei ancora molte domande da pormi, non riesco a capire per quale ragione i lavoratori del futuro debbano, in ottemperanza a qualche volontà divina, essere schiavi della flessibilità, la qual cosa li porterà a dover cambiare lavoro in continuazione, pagare i contributi ma aver diritto alla pensione solo quando si saranno trasformati in cariatidi. Non riesco a capire per quale ragione si stia facendo di tutto per costruire un mondo più brutto, per esacerbare le disuguaglianze, per precarizzare la vita dell'individuo.
E soprattutto mi piacerebbe comprendere perché in futuro non si debba più leggere ma solo rincoglionirsi dinanzi a una TV. Quanto tempo passerà prima che i pompieri del 2000, belli ed impettiti come quelli di New York inizino ad accendere il falò dei libri, inutili orpelli per pochi intellettuali magari etichettati impropriamente come di sinistra?
Mi sorprendo in un freddo pomeriggio di dicembre, quando già la luce del giorno sta volgendo al crepuscolo, a concedermi un paio d'ore rubate a quell'ipercinetismo che sempre mi bracca, un paio d'ore dedicate ad annusare questo nostro futuro che ogni giorno che passa s'impregna sempre più dell'odore acre del passato.
Il ministro Maroni ha incontrato i sindacati per discutere la riforma delle pensioni. CGIL, CISL e UIL hanno ottenuto di essere (grazie al milione di persone scese in piazza al loro fianco sabato) accreditate dal governo come interlocutori validi sull'argomento. Il governo ha incassato la condiscendenza dei vertici sindacali riguardo all'assurto secondo il quale una riforma del sistema pensionistico in Italia è comunque cosa necessaria ed indispensabile.
Poi si sono dati tutti appuntamento a data da destinarsi, ma nel leggere i punti salienti del disegno di legge di Maroni e delle controproposte sindacali, l'unica impressione che si riesce a trarne è che quando saremo "riformati" staremo peggio, ma molto peggio di come siamo stati fino ad adesso.
Silvio Berlusconi, padrone sempre più incontrastato ed arrogante della televisione italiana, ha approfittato dell'ennesima serata d'onore nel salottino mediatico dell'amico Bruno Vespa per esternare dinanzi a milioni di teleconsumatori quella che è la sua idea riguardo al futuro dell'informazione. La parola scritta non è altro che un anacronistico retaggio del passato, destinata ad una elitè d'intellettuali, marginale per numero e per importanza.
Chi si ostina a scrivere su quotidiani e periodici somiglia ai patetici costruttori di carrozze che nel secolo scorso tentavano invano di osteggiare la nascita dell'automobile.
Naturalmente per quest'uomo che di libri in vita sua ne ha letti proprio pochini, l'automobile altro non è che la televisione, il magico schermo all'interno del quale convivono in perfetta sinergia cultura, informazione, divertimento, futuro.
Il tutto sotto forma di consigli per gli acquisti, giochini scemi per minorati mentali, quiz più noiosi di una giornata uggiosa, televendite, telepromozioni, telegiornali per lobotomizzati, dibattiti politici da bar dello sport, veline, letterine, scemine assortite, rassegne di gossip, saranno famosi (in quanto organismi unicellulari), pubblicità nella quale annegare qualche misero film ultradatato (chi vuole quelli nuovi sarà costretto a finanziare l'amico Murdoch), fiction scadenti sui carabinieri, sulla polizia, sui preti, su tutte le perle della società insomma.
Ecco il futuro, non più qualcosa da leggere, bensì scemenze all'ennesima potenza da guardare, per un pubblico di deficenti da imbonire al fine di guadagnare milioni di euro nella vendita degli spazi pubblicitari, quegli spazi che la neonata legge Gasparri si sta premurando di allargare a dismisura.
La Rai negli ultimi due anni è diventata la negazione assoluta della pluralità di pensiero e tutte le persone che erano brave nel fare il loro lavoro sono state epurate in ossequio ad una logica che intende dar spazio solo alla mediocrità dei personaggi scodinzolanti.
Proprio oggi il consiglio d'amministrazione ha deciso la definitiva soppressione di Raiot di Sabina Guzzanti, asserendo che forse se ne riparlerà in primavera, o più probabilmente fra qualche anno quando quella massa d'italiani che non sono deficenti sarà riuscita a rimandare a casa il cavaliere dell'etere.
Proprio oggi il senato ha approvato il disegno di legge sulla procreazione assistita, con l'aiuto insperato dei voti di Rutelli e di buona parte dei DS. Un disegno di legge anacronistico per davvero che altro non fa se non discriminare la diversità ed appiattirsi sulle posizioni vetero massimaliste della chiesa di Roma.
Un bell'esempio insomma di questo nuovo che avanza facendo proprie parole intrise di modernità quali censura, divieto, discriminazione.
Purtroppo le mie due ore di relax sono ormai finite, mentre avrei ancora molte domande da pormi, non riesco a capire per quale ragione i lavoratori del futuro debbano, in ottemperanza a qualche volontà divina, essere schiavi della flessibilità, la qual cosa li porterà a dover cambiare lavoro in continuazione, pagare i contributi ma aver diritto alla pensione solo quando si saranno trasformati in cariatidi. Non riesco a capire per quale ragione si stia facendo di tutto per costruire un mondo più brutto, per esacerbare le disuguaglianze, per precarizzare la vita dell'individuo.
E soprattutto mi piacerebbe comprendere perché in futuro non si debba più leggere ma solo rincoglionirsi dinanzi a una TV. Quanto tempo passerà prima che i pompieri del 2000, belli ed impettiti come quelli di New York inizino ad accendere il falò dei libri, inutili orpelli per pochi intellettuali magari etichettati impropriamente come di sinistra?
sabato 6 dicembre 2003
Vessati ed usati
Marco Cedolin
Bella la manifestazione indetta dai sindacati oggi a Roma, contro la finanziaria e la riforma delle pensioni.
Oltre un milione di persone in piazza, (250.000 secondo la questura, ma è cosa consaputa che i tutori dell'ordine non sanno far di conto, essendo ben altre le loro qualità) le bandiere che garriscono al vento, i fischietti, i tamburi, gli striscioni, gli slogan.
Bello ritrovare i sindacati nuovamente uniti, in una piazza, davanti alla gente, a manifestare per i diritti dei lavoratori e non nel “buio” di un palazzetto dello sport, davanti a pochi intimi a manifestare contro l'ologramma di un terrorismo che non c'è.
Importante che stamani in Piazza San Giovanni ci fossero tutti i rappresentanti dell'opposizione, da Fassino a Rutelli a D'Alema, fino a Bertinotti che le piazze in verità non ha mai avuto problema a calcarle.
Straordinario il fatto che il Tg1 abbia dedicato all'evento quasi dieci minuti di servizio, con una ricchezza d'interviste ed una dovizia di particolari alle quali non eravamo in verità più da tempo abituati.
Ma lo sguardo non ha potuto prescindere dall'insinuarsi giocoforza nelle pieghe dell'animo della gente comune, nella realtà di quel milione d'italiani che hanno ritenuto giusto far sentire la propria voce ed il proprio pensiero.
Persone amareggiate, preoccupate, in difficoltà. Persone costrette a convivere ogni giorno con una realtà fatta di precarietà, di salari che non bastano più ad arrivare alla fine del mese, di posti di lavoro in pericolo, di diritti annientati, di pensioni inadeguate a mantenere almeno un minimo di dignità.
Persone costrette a guardare un futuro che trasuda solamente incertezza per sé stessi e per i propri figli, un futuro fatto di lavoro interinale, di ricatti chiamati “flessibilità”, di pensioni che arriveranno (forse) solo nell'età della vecchiaia avanzata, d'insicurezze vissute con lo spettro della disoccupazione e della miseria.
Senza dubbio il malessere nel paese esiste ed è palpabile, fra i lavoratori come fra i pensionati, fra i giovani come fra gli anziani ed è un malessere transgenerazionale ed interclassista, nel senso che coinvolge una massa di persone quanto mai variegata per età, stato sociale ed ideologia politica, tutta la massa di coloro (ed ogni giorno sono di più) che si stanno rendendo conto di come la strada intrapresa e perseguita dal governo non può fare altro che condurci sempre più in basso nel baratro della recessione, della precarietà e della soppressione del diritto.
Nell'osservare la bella manifestazione di oggi ho però percepito una sensazione che non mi è piaciuta affatto.
Ho avuto l'impressione che i leader sindacali e quelli politici dell'opposizione stiano cercando di appropriarsi del malcontento dilagante e di quei milioni d'italiani che stanno prendendo coscienza della realtà, unicamente nel tentativo di mostrare i muscoli ed avere maggiore considerazione nella distribuzione del potere.
Tutti insomma sono pronti a scendere in piazza con sguardo fiero, quando si tratta di arrogarsi il merito di aver portato in piazza un milione di persone, ma tutti fino ad oggi sono stati pronti a defilarsi allorché si è trattato di difendere realmente e non a parole i diritti di quei lavoratori.
Proprio i sindacati e buona parte di quei leader della sinistra oggi in grande spolvero erano al mare quando si è trattato di votare il referendum sull'astensione dell'articolo 18. Forse i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti sono a loro avviso dei paria i cui diritti non valgono la pena di essere tutelati?
Avete visto voi i sindacati indire (ed i partiti del centrosinistra appoggiare) uno sciopero generale ad oltranza contro la riforma Biagi? Mai successo, eppure la riforma Biagi è quanto di più grave sia accaduto nella storia recente del nostro paese in tema di soppressione dei diritti dei lavoratori e precarizzazione degli stessi.
Sono mai stati indetti degli scioperi “seri” nel senso che mirino realmente a far ritirare un provvedimento e a mettere il governo realmente in difficoltà? Giammai!
Ecco, la mia impressione nel vedere salire sul palco Pezzotta e Angeletti (firmatari del famoso Patto per L'Italia) e tutti gli altri leader è stata purtroppo quella di una classe sindacale e politica pronta più ad usare per i propri fini l'indignazione di lavoratori e pensionati, piuttosto che disposta a tentare di dar loro una risposta con i fatti.
Temo davvero che chi vorrà ottenere sul serio qualcosa dovrà imitare i vituperati (dagli stessi sindacati che oggi pontificavano) tranvieri di Milano, perchè quando si fa uno sciopero o una protesta, se la cosa non crea disagio a nessuno, si rischia di essere stati si folkloristici ma completamente ignorati da tutti e da tutto.
Bella la manifestazione indetta dai sindacati oggi a Roma, contro la finanziaria e la riforma delle pensioni.
Oltre un milione di persone in piazza, (250.000 secondo la questura, ma è cosa consaputa che i tutori dell'ordine non sanno far di conto, essendo ben altre le loro qualità) le bandiere che garriscono al vento, i fischietti, i tamburi, gli striscioni, gli slogan.
Bello ritrovare i sindacati nuovamente uniti, in una piazza, davanti alla gente, a manifestare per i diritti dei lavoratori e non nel “buio” di un palazzetto dello sport, davanti a pochi intimi a manifestare contro l'ologramma di un terrorismo che non c'è.
Importante che stamani in Piazza San Giovanni ci fossero tutti i rappresentanti dell'opposizione, da Fassino a Rutelli a D'Alema, fino a Bertinotti che le piazze in verità non ha mai avuto problema a calcarle.
Straordinario il fatto che il Tg1 abbia dedicato all'evento quasi dieci minuti di servizio, con una ricchezza d'interviste ed una dovizia di particolari alle quali non eravamo in verità più da tempo abituati.
Ma lo sguardo non ha potuto prescindere dall'insinuarsi giocoforza nelle pieghe dell'animo della gente comune, nella realtà di quel milione d'italiani che hanno ritenuto giusto far sentire la propria voce ed il proprio pensiero.
Persone amareggiate, preoccupate, in difficoltà. Persone costrette a convivere ogni giorno con una realtà fatta di precarietà, di salari che non bastano più ad arrivare alla fine del mese, di posti di lavoro in pericolo, di diritti annientati, di pensioni inadeguate a mantenere almeno un minimo di dignità.
Persone costrette a guardare un futuro che trasuda solamente incertezza per sé stessi e per i propri figli, un futuro fatto di lavoro interinale, di ricatti chiamati “flessibilità”, di pensioni che arriveranno (forse) solo nell'età della vecchiaia avanzata, d'insicurezze vissute con lo spettro della disoccupazione e della miseria.
Senza dubbio il malessere nel paese esiste ed è palpabile, fra i lavoratori come fra i pensionati, fra i giovani come fra gli anziani ed è un malessere transgenerazionale ed interclassista, nel senso che coinvolge una massa di persone quanto mai variegata per età, stato sociale ed ideologia politica, tutta la massa di coloro (ed ogni giorno sono di più) che si stanno rendendo conto di come la strada intrapresa e perseguita dal governo non può fare altro che condurci sempre più in basso nel baratro della recessione, della precarietà e della soppressione del diritto.
Nell'osservare la bella manifestazione di oggi ho però percepito una sensazione che non mi è piaciuta affatto.
Ho avuto l'impressione che i leader sindacali e quelli politici dell'opposizione stiano cercando di appropriarsi del malcontento dilagante e di quei milioni d'italiani che stanno prendendo coscienza della realtà, unicamente nel tentativo di mostrare i muscoli ed avere maggiore considerazione nella distribuzione del potere.
Tutti insomma sono pronti a scendere in piazza con sguardo fiero, quando si tratta di arrogarsi il merito di aver portato in piazza un milione di persone, ma tutti fino ad oggi sono stati pronti a defilarsi allorché si è trattato di difendere realmente e non a parole i diritti di quei lavoratori.
Proprio i sindacati e buona parte di quei leader della sinistra oggi in grande spolvero erano al mare quando si è trattato di votare il referendum sull'astensione dell'articolo 18. Forse i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti sono a loro avviso dei paria i cui diritti non valgono la pena di essere tutelati?
Avete visto voi i sindacati indire (ed i partiti del centrosinistra appoggiare) uno sciopero generale ad oltranza contro la riforma Biagi? Mai successo, eppure la riforma Biagi è quanto di più grave sia accaduto nella storia recente del nostro paese in tema di soppressione dei diritti dei lavoratori e precarizzazione degli stessi.
Sono mai stati indetti degli scioperi “seri” nel senso che mirino realmente a far ritirare un provvedimento e a mettere il governo realmente in difficoltà? Giammai!
Ecco, la mia impressione nel vedere salire sul palco Pezzotta e Angeletti (firmatari del famoso Patto per L'Italia) e tutti gli altri leader è stata purtroppo quella di una classe sindacale e politica pronta più ad usare per i propri fini l'indignazione di lavoratori e pensionati, piuttosto che disposta a tentare di dar loro una risposta con i fatti.
Temo davvero che chi vorrà ottenere sul serio qualcosa dovrà imitare i vituperati (dagli stessi sindacati che oggi pontificavano) tranvieri di Milano, perchè quando si fa uno sciopero o una protesta, se la cosa non crea disagio a nessuno, si rischia di essere stati si folkloristici ma completamente ignorati da tutti e da tutto.
martedì 18 novembre 2003
Sciacalli d'Italia
Marco Cedolin
La strage di Nassirya è da ormai quasi una settimana il fulcro intorno al quale si stanno muovendo tutti i palinsesti TV, in una corsa al degrado che non ha risparmiato nessuno e nulla fra coloro che di televisione vivono esistenze non proprio condite col risparmio.
Nell'arena insanguinata dei poveri carabinieri dai corpi straziati, ancorchè nei secoli fedeli, si sono lanciati veramente tutti al pari di un'orda di avvoltoi famelici: giornalisti, presentatori, commentatori, generali in pensione, attori di sitcom, rappresentanti del mondo politico, preti, maghi, calciatori, veline, carabinieri di ogni sorta e specie, militaristi, antimilitaristi e perfino due baroni intoccabili del piccolo schermo come Bruno Vespa e Maurizio Costanzo.
Ma la cosa peggiore, in questa settimana nella quale i programmi TV hanno aggiunto costantemente vergogna alla vergogna, è stato il modo nel quale la massa vociante degli sciacalli ha fatto scempio di quei berretti con la fiamma ormai spenta, alla spasmodica ricerca di qualche briciola di audience in più.
I pianti degli sconsolati familiari delle vittime si sono intrecciati con gli esperti di politica internazionale vestiti di tutto punto, la rabbia per una disgrazia di queste dimensioni è stata vissuta sull'onda di un amor patrio che ricorda i peggiori momenti del ventennio, le povere vittime di una guerra inutile e assassina si sono tramutate in martiri del terrorismo internazionale.
Tutto ma proprio tutto è stato rivoltato come un calzino, i sentimenti della gente, l'oggettività degli accadimenti, il senso delle parole e quello delle lacrime.
Un marasma di espressioni idiote, una cacofonia di suoni senza un senso compiuto, un'anarchia di parole pronunciate al solo scopo di tenere in esercizio quell'inutile propaggine chiamata lingua.
C'è chi ha palesato geniali parallelismi con "ground zero", chi ha chiamato in causa Bin Ladin e Saddam, chi ha confuso l'arma con la croce rossa, chi è riuscito a trovare un senso artistico nell'altare della patria, chi ha esposto al balcone il tricolore, chi ha inventato così su due piedi lo "sciopero di lutto", chi ha dispensato a piene mani minuti di silenzio intercalati ad ore di parole che uccidono l'intelligenza e la dignità umana, chi ha perquisito la casa dell'Imam di Carmagnola, chi ha predicato odio contro i mussulmani, chi si è sentito in guerra contro i terroristi, chi si è sentito come i personaggi che interpreta dentro una fiction, chi invece stava là perchè girava un film e in diretta TV gli hanno suggerito perfino il titolo, col consiglio di montare tutto in fretta e furia che intanto il promo è già partito qualche giorno fa.
Domani con i funerali solenni ci sarà l'apoteosi, l'apoteosi del nulla, di troppe parole usate solo per incensare il niente, del dolore inscatolato dentro il tubo catodico e usato come simulacro di civiltà, di troppe frasi infarcite di retorica, di troppe lacrime che avrebbero meritato un pò di silenzio, un pò di dignità, un pò di rispetto, ma non vi possono essere dignità e rispetto nell'animo di chi senza esitazione e pietà non esita a strumentalizzare i morti nel nome della patria e della guerra santa.
La strage di Nassirya è da ormai quasi una settimana il fulcro intorno al quale si stanno muovendo tutti i palinsesti TV, in una corsa al degrado che non ha risparmiato nessuno e nulla fra coloro che di televisione vivono esistenze non proprio condite col risparmio.
Nell'arena insanguinata dei poveri carabinieri dai corpi straziati, ancorchè nei secoli fedeli, si sono lanciati veramente tutti al pari di un'orda di avvoltoi famelici: giornalisti, presentatori, commentatori, generali in pensione, attori di sitcom, rappresentanti del mondo politico, preti, maghi, calciatori, veline, carabinieri di ogni sorta e specie, militaristi, antimilitaristi e perfino due baroni intoccabili del piccolo schermo come Bruno Vespa e Maurizio Costanzo.
Ma la cosa peggiore, in questa settimana nella quale i programmi TV hanno aggiunto costantemente vergogna alla vergogna, è stato il modo nel quale la massa vociante degli sciacalli ha fatto scempio di quei berretti con la fiamma ormai spenta, alla spasmodica ricerca di qualche briciola di audience in più.
I pianti degli sconsolati familiari delle vittime si sono intrecciati con gli esperti di politica internazionale vestiti di tutto punto, la rabbia per una disgrazia di queste dimensioni è stata vissuta sull'onda di un amor patrio che ricorda i peggiori momenti del ventennio, le povere vittime di una guerra inutile e assassina si sono tramutate in martiri del terrorismo internazionale.
Tutto ma proprio tutto è stato rivoltato come un calzino, i sentimenti della gente, l'oggettività degli accadimenti, il senso delle parole e quello delle lacrime.
Un marasma di espressioni idiote, una cacofonia di suoni senza un senso compiuto, un'anarchia di parole pronunciate al solo scopo di tenere in esercizio quell'inutile propaggine chiamata lingua.
C'è chi ha palesato geniali parallelismi con "ground zero", chi ha chiamato in causa Bin Ladin e Saddam, chi ha confuso l'arma con la croce rossa, chi è riuscito a trovare un senso artistico nell'altare della patria, chi ha esposto al balcone il tricolore, chi ha inventato così su due piedi lo "sciopero di lutto", chi ha dispensato a piene mani minuti di silenzio intercalati ad ore di parole che uccidono l'intelligenza e la dignità umana, chi ha perquisito la casa dell'Imam di Carmagnola, chi ha predicato odio contro i mussulmani, chi si è sentito in guerra contro i terroristi, chi si è sentito come i personaggi che interpreta dentro una fiction, chi invece stava là perchè girava un film e in diretta TV gli hanno suggerito perfino il titolo, col consiglio di montare tutto in fretta e furia che intanto il promo è già partito qualche giorno fa.
Domani con i funerali solenni ci sarà l'apoteosi, l'apoteosi del nulla, di troppe parole usate solo per incensare il niente, del dolore inscatolato dentro il tubo catodico e usato come simulacro di civiltà, di troppe frasi infarcite di retorica, di troppe lacrime che avrebbero meritato un pò di silenzio, un pò di dignità, un pò di rispetto, ma non vi possono essere dignità e rispetto nell'animo di chi senza esitazione e pietà non esita a strumentalizzare i morti nel nome della patria e della guerra santa.
martedì 11 novembre 2003
Il paese di bengodi
Marco Cedolin
Casualmente, grazie alla segnalazione di una cara amica, mi sono imbattuto in un documento scaricabile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali i cui contenuti a dir poco deliranti sembrano fare riferimento alla realtà di qualche pianeta alieno anziché a quella del nostro paese.
Alla voce “Piano di azione nazionale contro la povertà e l'esclusione sociale 2003 - 2005” vengono sciorinate la bellezza di 44 pagine di testo nelle quali, usando il linguaggio italo - americano tanto caro agli studenti della Bocconi, si cerca di dimostrare come in Italia negli ultimi anni si sia più ricchi, si viva meglio, si trovi più facilmente lavoro e la povertà stia gradualmente scendendo.
Vi domanderete, come ho fatto anche io, in quale maniera sia possibile far credere che gli asini volano, la terra è quadrata e l'energia nucleare fa bene alla salute, ma vi assicuro che il lavoro di questi amanuensi, che magari non hanno mai letto il Capitale di Marx ma fanno tesoro delle innovative teorie degli economisti neoliberal a stelle e strisce, è svolto con cura certosina con il chiaro intento di fuorviare l'opinione degli italiani.
La spina dorsale sulla quale si regge tutto questo lungo trattato è ovviamente costituita da cifre, dati, percentuali.
Prestandosi da sempre i numeri ad ogni genere di mistificazione, soprattutto qualora essi vengano citati avulsi dal contesto nel quale sono fisiologicamente inseriti.
Gli “economisti della libertà” asseriscono così che la ricchezza in Italia è aumentata, facendo riferimento ad un risibile aumento del PIL, dato che di per se stesso non significa nulla se non comparato con quello dell'inflazione e soggettivato al modo nel quale la “ricchezza” viene poi distribuita nel paese, valori questi che vengono ovviamente sottaciuti.
Sempre i mentori del liberal pensiero citano 684.000 nuovi posti di lavoro creatisi, guardandosi bene dall'entrare nel merito di quali lavori effettivamente si tratti (l'operatrice di un call center in un anno può arrivare a trovare 4 nuovi posti di lavoro, essendo assunta per tre mesi ogni volta ma non significa aver creato 4 posti di lavoro) e dal comparare i “nuovi assunti” con coloro che il lavoro lo hanno perso e forse non lo troveranno mai più.
Come se non bastasse il tasso di occupazione è secondo lor signori salito di due punti percentuali negli ultimi due anni, peccato nel sostenere l'insostenibile si ometta di entrare nel merito di quali occupazioni concorrono a comporre questi dati. Sarebbe infatti molto interessante scoprire che una larga fetta di coloro che secondo le cifre del ministero risultano occupati guadagnano mensilmente una cifra che potrebbe al massimo sostentare un animale domestico, sempre che sia di piccola taglia.
Interessante è anche il modo nel quale viene evidenziato un fantomatico aumento della spesa sociale, anche qui citando semplici cifre comparate con il passato e dimentichi dell'esistenza dell'inflazione.
Curioso è poi il riferimento all'aumentata età media della popolazione, nel tentativo in verità patetico di arrogare al governo Berlusconi perfino la normale curva dell'evoluzione.
Gli argomenti interessanti nel testo, fra una parola italiana ed una americana (che sicuramente fa più scena ed intellettualmente chic) continuano ancora a lungo, ma sono certo che, chi di voi avrà voglia di leggerlo integralmente troverà modo di divertirsi oltremisura meglio che con un romanzo di fantascienza.
La parola “divertirsi” naturalmente la uso in un'accezione insolitamente amara del termine, come quel riso dolceamaro che ci pervade accostandoci ai molti non sense del nostro tempo.
E' parossistico infatti come certi economisti attenti solo alla “voce del padrone” si profondano nel tentativo di dimostrare agli italiani che la realtà di tutti i giorni è solo frutto di un'immensa allucinazione collettiva.
Le fabbriche che chiudono? Miraggi di calore….
Le mille lire diventate un Euro? Fantasie oniriche importate dal dormiveglia.
Il valore dei salari che continua a scendere? Solo un'illusione priva di realtà.
Un'economia prossima al collasso? Ma che scherzate?....Mai andati meglio!
Quando si è governati da una classe dirigente che si rifiuta perfino di riconoscere la realtà oggettiva dei fatti ci si ritrova un poco come i passeggeri di un aereo sul quale i piloti stanno lanciandosi con gli unici due paracadute presenti a bordo….le cifre, prese nella maniera adatta a compiacerci possono dimostrare qualunque assurdità le si voglia far dire, peccato però siano ipocaloriche, poco commestibili e del tutto inadatte a mantenere una famiglia o a preparare il desco.
Casualmente, grazie alla segnalazione di una cara amica, mi sono imbattuto in un documento scaricabile sul sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali i cui contenuti a dir poco deliranti sembrano fare riferimento alla realtà di qualche pianeta alieno anziché a quella del nostro paese.
Alla voce “Piano di azione nazionale contro la povertà e l'esclusione sociale 2003 - 2005” vengono sciorinate la bellezza di 44 pagine di testo nelle quali, usando il linguaggio italo - americano tanto caro agli studenti della Bocconi, si cerca di dimostrare come in Italia negli ultimi anni si sia più ricchi, si viva meglio, si trovi più facilmente lavoro e la povertà stia gradualmente scendendo.
Vi domanderete, come ho fatto anche io, in quale maniera sia possibile far credere che gli asini volano, la terra è quadrata e l'energia nucleare fa bene alla salute, ma vi assicuro che il lavoro di questi amanuensi, che magari non hanno mai letto il Capitale di Marx ma fanno tesoro delle innovative teorie degli economisti neoliberal a stelle e strisce, è svolto con cura certosina con il chiaro intento di fuorviare l'opinione degli italiani.
La spina dorsale sulla quale si regge tutto questo lungo trattato è ovviamente costituita da cifre, dati, percentuali.
Prestandosi da sempre i numeri ad ogni genere di mistificazione, soprattutto qualora essi vengano citati avulsi dal contesto nel quale sono fisiologicamente inseriti.
Gli “economisti della libertà” asseriscono così che la ricchezza in Italia è aumentata, facendo riferimento ad un risibile aumento del PIL, dato che di per se stesso non significa nulla se non comparato con quello dell'inflazione e soggettivato al modo nel quale la “ricchezza” viene poi distribuita nel paese, valori questi che vengono ovviamente sottaciuti.
Sempre i mentori del liberal pensiero citano 684.000 nuovi posti di lavoro creatisi, guardandosi bene dall'entrare nel merito di quali lavori effettivamente si tratti (l'operatrice di un call center in un anno può arrivare a trovare 4 nuovi posti di lavoro, essendo assunta per tre mesi ogni volta ma non significa aver creato 4 posti di lavoro) e dal comparare i “nuovi assunti” con coloro che il lavoro lo hanno perso e forse non lo troveranno mai più.
Come se non bastasse il tasso di occupazione è secondo lor signori salito di due punti percentuali negli ultimi due anni, peccato nel sostenere l'insostenibile si ometta di entrare nel merito di quali occupazioni concorrono a comporre questi dati. Sarebbe infatti molto interessante scoprire che una larga fetta di coloro che secondo le cifre del ministero risultano occupati guadagnano mensilmente una cifra che potrebbe al massimo sostentare un animale domestico, sempre che sia di piccola taglia.
Interessante è anche il modo nel quale viene evidenziato un fantomatico aumento della spesa sociale, anche qui citando semplici cifre comparate con il passato e dimentichi dell'esistenza dell'inflazione.
Curioso è poi il riferimento all'aumentata età media della popolazione, nel tentativo in verità patetico di arrogare al governo Berlusconi perfino la normale curva dell'evoluzione.
Gli argomenti interessanti nel testo, fra una parola italiana ed una americana (che sicuramente fa più scena ed intellettualmente chic) continuano ancora a lungo, ma sono certo che, chi di voi avrà voglia di leggerlo integralmente troverà modo di divertirsi oltremisura meglio che con un romanzo di fantascienza.
La parola “divertirsi” naturalmente la uso in un'accezione insolitamente amara del termine, come quel riso dolceamaro che ci pervade accostandoci ai molti non sense del nostro tempo.
E' parossistico infatti come certi economisti attenti solo alla “voce del padrone” si profondano nel tentativo di dimostrare agli italiani che la realtà di tutti i giorni è solo frutto di un'immensa allucinazione collettiva.
Le fabbriche che chiudono? Miraggi di calore….
Le mille lire diventate un Euro? Fantasie oniriche importate dal dormiveglia.
Il valore dei salari che continua a scendere? Solo un'illusione priva di realtà.
Un'economia prossima al collasso? Ma che scherzate?....Mai andati meglio!
Quando si è governati da una classe dirigente che si rifiuta perfino di riconoscere la realtà oggettiva dei fatti ci si ritrova un poco come i passeggeri di un aereo sul quale i piloti stanno lanciandosi con gli unici due paracadute presenti a bordo….le cifre, prese nella maniera adatta a compiacerci possono dimostrare qualunque assurdità le si voglia far dire, peccato però siano ipocaloriche, poco commestibili e del tutto inadatte a mantenere una famiglia o a preparare il desco.
mercoledì 5 novembre 2003
Sondaggi cattivi
Marco Cedolin
La figuraccia inattesa aveva già coinvolto poco tempo fa Rai 1 e Silvio Berlusconi, additato dagli italiani come l'archetipo degli uomini politici che dicono e non fanno, ricordate?
Ma questa volta l'imbarazzante siparietto ha coinvolto l'intera Unione Europea, allorchè alla domanda su "quale fosse nel globo la nazione più pericolosa nel compromettere la pace mondiale" la maggior parte degli europei ha dato ad Israele (e al boia Sharon che lo governa) la proprio non ambita palma.
Agli uomini politici contemporanei, sempre troppo indaffarati nel curare l'immagine ed il proprio appeal in TV deve essere sfuggito un particolare piccolo ma pregno di significato.
Quando si governa nel nome dei popoli facendo e dicendo cose che i popoli non condividono, bisogna evitare di proporre e rendere pubblici sondaggi di qualunque genere essi siano, onde evitare di venire smentiti clamorosamente.
Il problema è tutto qui, non alligna nell'antisemitismo di noi europei e neppure in un sondaggio che qualche uomo politico sull'orlo di una crisi di nervi ha tentato d'interpretare come tendenzioso e neanche in uno sbaglio nella composizione del campione.
Il problema nasce e muore dentro la realtà di questa oligarchia che siede sul trono d'Europa senza altro scopo se non quello di essere il braccio politico delle multinazionali e perseguire una strada utilitaristica che con gli interessi e la volontà del popolo nulla ha da spartire.
Se si fosse fatto un sondaggio sul collaborazionismo dell'UE all'invasione americana dell'Iraq la posizione dei governi sarebbe stata clamorosamente smentita.
Se si chiedesse agli italiani quanto sono "felici" della riforma Biagi, di quella della scuola, del grande benessere conseguente all'introduzione dell'Euro o della nuova "geniale" riforma delle pensioni i risultati sarebbero tali da far sprofondare in una melma di cocente imbarazzo un'intera classe politica.
La "gente" per quanto la si bombardi con una disinformazione mediatica scandalosa, la si "impasticchi" di pubblicità idiota dal mattino alla sera, la si ricatti con il miraggio evanescente dell'agognato arricchimento, un minimo di raziocinio è riuscita comunque a mantenerlo.
Quando le si pongono domandine facili facili e risponde in sincerità non può fare altro che additare Israele come il paese che più di ogni altro si manifesta guerrafondaio, arrogante, prevaricatore e quanto mai lontano dall'essere una democrazia.
Nelle democrazie i criminali di guerra vengono processati e poi tradotti alle patrie galere, non incensati e lasciati con potere assoluto alla guida del paese.
Quante figure patetiche si stanno dibattendo in questi giorni nel tentativo di screditare in qualche maniera i risultati di un sondaggio che non avrebbe dovuto stupire nessuno.
Dal misrabbino Fini Gianfranco a quel Romano Prodi scelto dalla sinistra chic per compiere la "missione impossibile" di riuscire a perdere perfino le prossime elezioni, dalle metastasi di democrazia cristiana come Follini e Casini, fino ad un uomo come Marcello Pera che per conservare un minimo di dignità dovrebbe restare sempre in silenzio.
Tutti a vaneggiare ancora una volta di antisemitismo, tutti a cercare di difendere l'indifendibile Sharon, tutti a combattere con indignazione quello che è in effetti il loro unico nemico: il pensiero del popolo.
Siccome stamattina nel leggere quattro pagine della Stampa (dico quattro e le prime quattro oltretutto) dedicate esclusivamente all'argomento, sono rimasto per un attimo incredulo e basito vorrei permettermi, con l'umiltà che da sempre contraddistingue noi persone comuni, di dare un piccolo consiglio a lor signori.
Il lodo Maccanico è ormai caduto nel dimenticatoio, la vostra propensione a vietare tutto e il contrario di tutto è fuori discussione, perchè dunque non promuovere una bella legge che vieti i sondaggi a qualunque titolo e in qualunque forma?E' l'unico modo, datemi retta,per evitare non solo di sprecare inutilmente fiato prezioso, ma anche per far si non si palesi quello che in fondo in fondo è il vostro vero grande problema: il fatto di non rappresentare in realtà niente e nessuno, tranne i vostri padroni.
La figuraccia inattesa aveva già coinvolto poco tempo fa Rai 1 e Silvio Berlusconi, additato dagli italiani come l'archetipo degli uomini politici che dicono e non fanno, ricordate?
Ma questa volta l'imbarazzante siparietto ha coinvolto l'intera Unione Europea, allorchè alla domanda su "quale fosse nel globo la nazione più pericolosa nel compromettere la pace mondiale" la maggior parte degli europei ha dato ad Israele (e al boia Sharon che lo governa) la proprio non ambita palma.
Agli uomini politici contemporanei, sempre troppo indaffarati nel curare l'immagine ed il proprio appeal in TV deve essere sfuggito un particolare piccolo ma pregno di significato.
Quando si governa nel nome dei popoli facendo e dicendo cose che i popoli non condividono, bisogna evitare di proporre e rendere pubblici sondaggi di qualunque genere essi siano, onde evitare di venire smentiti clamorosamente.
Il problema è tutto qui, non alligna nell'antisemitismo di noi europei e neppure in un sondaggio che qualche uomo politico sull'orlo di una crisi di nervi ha tentato d'interpretare come tendenzioso e neanche in uno sbaglio nella composizione del campione.
Il problema nasce e muore dentro la realtà di questa oligarchia che siede sul trono d'Europa senza altro scopo se non quello di essere il braccio politico delle multinazionali e perseguire una strada utilitaristica che con gli interessi e la volontà del popolo nulla ha da spartire.
Se si fosse fatto un sondaggio sul collaborazionismo dell'UE all'invasione americana dell'Iraq la posizione dei governi sarebbe stata clamorosamente smentita.
Se si chiedesse agli italiani quanto sono "felici" della riforma Biagi, di quella della scuola, del grande benessere conseguente all'introduzione dell'Euro o della nuova "geniale" riforma delle pensioni i risultati sarebbero tali da far sprofondare in una melma di cocente imbarazzo un'intera classe politica.
La "gente" per quanto la si bombardi con una disinformazione mediatica scandalosa, la si "impasticchi" di pubblicità idiota dal mattino alla sera, la si ricatti con il miraggio evanescente dell'agognato arricchimento, un minimo di raziocinio è riuscita comunque a mantenerlo.
Quando le si pongono domandine facili facili e risponde in sincerità non può fare altro che additare Israele come il paese che più di ogni altro si manifesta guerrafondaio, arrogante, prevaricatore e quanto mai lontano dall'essere una democrazia.
Nelle democrazie i criminali di guerra vengono processati e poi tradotti alle patrie galere, non incensati e lasciati con potere assoluto alla guida del paese.
Quante figure patetiche si stanno dibattendo in questi giorni nel tentativo di screditare in qualche maniera i risultati di un sondaggio che non avrebbe dovuto stupire nessuno.
Dal misrabbino Fini Gianfranco a quel Romano Prodi scelto dalla sinistra chic per compiere la "missione impossibile" di riuscire a perdere perfino le prossime elezioni, dalle metastasi di democrazia cristiana come Follini e Casini, fino ad un uomo come Marcello Pera che per conservare un minimo di dignità dovrebbe restare sempre in silenzio.
Tutti a vaneggiare ancora una volta di antisemitismo, tutti a cercare di difendere l'indifendibile Sharon, tutti a combattere con indignazione quello che è in effetti il loro unico nemico: il pensiero del popolo.
Siccome stamattina nel leggere quattro pagine della Stampa (dico quattro e le prime quattro oltretutto) dedicate esclusivamente all'argomento, sono rimasto per un attimo incredulo e basito vorrei permettermi, con l'umiltà che da sempre contraddistingue noi persone comuni, di dare un piccolo consiglio a lor signori.
Il lodo Maccanico è ormai caduto nel dimenticatoio, la vostra propensione a vietare tutto e il contrario di tutto è fuori discussione, perchè dunque non promuovere una bella legge che vieti i sondaggi a qualunque titolo e in qualunque forma?E' l'unico modo, datemi retta,per evitare non solo di sprecare inutilmente fiato prezioso, ma anche per far si non si palesi quello che in fondo in fondo è il vostro vero grande problema: il fatto di non rappresentare in realtà niente e nessuno, tranne i vostri padroni.
martedì 4 novembre 2003
Silvio Berlusconi, scioperassi anche te
Marco Cedolin
Il "diritto di sciopero" sta turbando sempre più le notti di Silvio il riformatore e di quella consorteria che ardisce farsi chiamare "casa delle libertà".
Scioperano i medici, gli insegnanti, gli operai, i giudici, i giornalisti, gli assistenti di volo, i ferrovieri, gli allevatori, i postini, gli autotrasportatori, gli agricoltori, insomma tutti gli italiani che possono farlo, non essendo ancora disoccupati.
Scioperano perchè minacciati dai tagli del personale, perchè vessati dalle "grandi riforme", per contestare i salari che stanno perdendo ogni contatto col costo della vita.
Le privatizzazioni esasperate e la politica dello "stato azienda", scellerata al limite dell'autolesionismo stanno producendo i loro nefasti effetti su un mondo del lavoro già martoriato dai governi precedenti.
La logica secondo la quale uno stato ha come scopo precipuo quello di perseguire il bene dei cittadini, mentre un'azienda esiste con l'unico fine di ottenere il maggior profitto possibile non dovrebbe poi essere di così difficile comprensione nemmeno per le teste di legno che affermano di lavorare per il bene del paese.
Pensare di poter risolvere i tanti problemi che affliggevano l'amministrazione pubblica semplicemente ricorrendo alla privatizzazione selvaggia significa essere degli sprovveduti senza un minimo di lungimiranza.
Qualunque democrazia moderna non può sfuggire alla ricerca del giusto equilibrio fra pubblico e privato, senza finire per minare inesorabilmente il mondo del lavoro, il benessere dei cittadini e consequenzialmente la propria economia.
Risulta troppo semplicistico ed indicativo delle scarse capacità cognitive del cavaliere affermare che tutto sta andando a rotoli unicamente perchè egli stesso è un perseguitato.
Perseguitato dai giudici, dai comunisti, dagli operai, dagli insegnanti, dai controllori di volo, dagli assistenti di volo, dai giornalisti, dai dottori, dagli avvocati, dai contadini, insomma da tutti gli italiani.
Quegli italiani che cantano canzoni cattive e sono disposti a finire a dormire sotto un ponte pur di boicottarlo ed impedirgli di costruire il paese di bengodi.
Forse anche in questa situazione così deteriorata un rimedio ci sarebbe e non consiste nell'abolire a colpi di maggioranza, dopo l'articolo 18 anche il diritto di sciopero.
Si prenda una pausa, lavorare troppo logora e induce in stato di stress.
Cominci a scioperare anche lei, un lungo sciopero senza soluzione di continuità contro tutti coloro che la perseguitano senza le sia mai stato dato modo di capire il perchè. Scioperi e poi scioperi ancora, ci lasci una speranza.
Il "diritto di sciopero" sta turbando sempre più le notti di Silvio il riformatore e di quella consorteria che ardisce farsi chiamare "casa delle libertà".
Scioperano i medici, gli insegnanti, gli operai, i giudici, i giornalisti, gli assistenti di volo, i ferrovieri, gli allevatori, i postini, gli autotrasportatori, gli agricoltori, insomma tutti gli italiani che possono farlo, non essendo ancora disoccupati.
Scioperano perchè minacciati dai tagli del personale, perchè vessati dalle "grandi riforme", per contestare i salari che stanno perdendo ogni contatto col costo della vita.
Le privatizzazioni esasperate e la politica dello "stato azienda", scellerata al limite dell'autolesionismo stanno producendo i loro nefasti effetti su un mondo del lavoro già martoriato dai governi precedenti.
La logica secondo la quale uno stato ha come scopo precipuo quello di perseguire il bene dei cittadini, mentre un'azienda esiste con l'unico fine di ottenere il maggior profitto possibile non dovrebbe poi essere di così difficile comprensione nemmeno per le teste di legno che affermano di lavorare per il bene del paese.
Pensare di poter risolvere i tanti problemi che affliggevano l'amministrazione pubblica semplicemente ricorrendo alla privatizzazione selvaggia significa essere degli sprovveduti senza un minimo di lungimiranza.
Qualunque democrazia moderna non può sfuggire alla ricerca del giusto equilibrio fra pubblico e privato, senza finire per minare inesorabilmente il mondo del lavoro, il benessere dei cittadini e consequenzialmente la propria economia.
Risulta troppo semplicistico ed indicativo delle scarse capacità cognitive del cavaliere affermare che tutto sta andando a rotoli unicamente perchè egli stesso è un perseguitato.
Perseguitato dai giudici, dai comunisti, dagli operai, dagli insegnanti, dai controllori di volo, dagli assistenti di volo, dai giornalisti, dai dottori, dagli avvocati, dai contadini, insomma da tutti gli italiani.
Quegli italiani che cantano canzoni cattive e sono disposti a finire a dormire sotto un ponte pur di boicottarlo ed impedirgli di costruire il paese di bengodi.
Forse anche in questa situazione così deteriorata un rimedio ci sarebbe e non consiste nell'abolire a colpi di maggioranza, dopo l'articolo 18 anche il diritto di sciopero.
Si prenda una pausa, lavorare troppo logora e induce in stato di stress.
Cominci a scioperare anche lei, un lungo sciopero senza soluzione di continuità contro tutti coloro che la perseguitano senza le sia mai stato dato modo di capire il perchè. Scioperi e poi scioperi ancora, ci lasci una speranza.
domenica 2 novembre 2003
Brigate? Rosse?
Marco Cedolin
In questi ultimi giorni a cavallo fra ottobre e novembre si sta consumando uno dei peggiori crimini degli ultimi anni e come in ogni giallo che si rispetti il delitto va compiuto al riparo da sguardi indiscreti.
Essendo il crimine costituito dalla nuova finanziaria in fase di approvazione e gli sguardi indiscreti quelli degli italiani tutti ecco che ogni trovata diventa buona qualora serva a fuorviare l'attenzione delle italiche pupille.
Laddove i crocefissi e le scuole non si dimostrino bastevoli alla bisogna ecco spuntare magicamente dal "cilindro delle libertà" un fatto di cronaca che certo non può fallire come catalizzatore maximo della pubblica attenzione: la scoperta e lo smantellamento....udite udite nientepopodimeno che delle "nuove Brigate Rosse" (nuove perchè...il progresso innanzitutto, rosse perchè il terrorismo va sempre associato a quegli odiosi comunisti) e la dettagliata ricostruzione ad anni di distanza degli efferati omicidi D'Antona e Biagi.
Entriamo un attimo nel merito di questo coniglietto estratto al momento giusto dalle abili mani del prestidigitatore, anche se nel farlo avverto la netta impressione sarebbe meglio continuassimo tutti a tenere sguardo e attenzione focalizzati sulla nuova finanziaria.
Le incongruenze riguardanti le nuove "Brigate Rosse", le indagini, gli arresti e la dinamica dei delitti ad esse attribuiti sono talmente tante da far somigliare tutta l'intera vicenda più ad una forzatura della realtà che non ad un'analisi della stessa seguendo deduzioni logiche.....
.....I nuovi brigatisti sembrano aver carpito dai loro predecessori solamente la firma illustre e poco più.
Sprovveduti, distratti, maldestri, deacumenizzati fino a rasentare l'autolesionismo.
Si disinteressano dell'esistenza delle telecamere, compiono infiniti sopralluoghi sulle future scene dei delitti, inscenano perfino una sorta di "prova generale" dell'omicidio.
Il tutto naturalmente muovendosi per mezzo delle Ferrovie dello Stato in modo da potere essere più facilmente identificati nei loro spostamenti.
Il loro rapporto con la tecnologia è poi disastroso fino al parossismo, rivendicano gli attentati con schede telefoniche (quelle degli apparecchi pubblici per intenderci) che poi anzichè gettare nel primo cestino dei rifiuti preferiscono invece usare fino all'ultima lira per chiamare amici, parenti, fidanzate e compagni d'armi (eh...questa si che è una sana educazione al risparmio).
Ma non è finita qui, per evitare che qualcuno li immagini quei luddisti che non sono si premurano anche di scrivere i dettagli delle "operazioni" su computer, palmari e non, quasi invece che di attentati terroristici si trattasse di trading on line. Tali dettagli sull'organizzazione dei delitti non vengono poi neppure cancellati al compimento degli stessi, ma anzi mantenuti in memoria a beneficio dei posteri e perchè, già che ci siamo non aggiungerci anche una bella rubrichetta con nomi e indirizzi di tutti i componenti della cellula eversiva come si trattasse degli amici del golf?
A queste piccole "disattenzioni" va ovviamente aggiunto il fatto (trascurabile?) che le presunte menti pensanti dell'eversione italiana, dopo aver compiuto omicidi, sopralluoghi e quant'altro in favore di telecamera, non si danno alla macchia ma continuano invece a compiere il loro lavoro di sempre e ad accudire le proprie famiglie, in stato di continua facile reperibilità.
Se concludiamo le nostre osservazioni con il fatto che D'antona e Biagi (le vittime) non erano al momento degli omicidi persone note all'opinione pubblica, bensì solamente agli addetti ai lavori, abbiamo chiaro il quadro di questo "gruppetto fantozziano" che nella logica del terrorismo ha davvero sbagliato tutto, dai modi ai tempi, ai metodi ai bersagli stessi.
Certamente migliore figura non la fa neppure chi ha condotto le indagini, anni a brancolare nel buio in presenza di una tale scia d'indizi da costituire la felicità di qualunque investigatore dilettante, la "rivelazione" solamente con la cattura peraltro casuale di Desdemona Lioce. L'illuminazione tardiva riguardo a ciò che avrebbe dovuto essere palese sin dall'inizio, per uno strano caso della sorte proprio in questi giorni di finanziaria.
Come dimenticare oltretutto la sorte toccata al povero Michele Landi, il perito informatico che indagava sulla rivendicazione dell'omicidio Biagi trovato morto nella propria abitazione in uno dei tanti casi di omicidio-suicidio nei quali eccelle la storia del nostro paese?
E come dimenticare il quantomeno “strano” particolare della scorta tolta al povero Biagi praticamente alla vigilia dell'omicidio?
Non sarà che questo variegato groppone di presunti “terroristi sbadati” oltre a rivelarsi utilissimo nello sviare l'attenzione pubblica dai problemi seri che affliggono il paese possa in ultima istanza diventare anche il capro espiatorio (come è già successo più volte in passato) di omicidi che con il terrorismo sembravano avere davvero poco da spartire?
Sarà un particolare di secondaria importanza ma, anomalia nell'anomalia, finora nel corso delle perquisizioni che hanno preceduto, contornato e seguito gli arresti non sono state trovate armi, né traccia di un “covo arsenale”, né altre prove materiali che possano collegare gli inquisiti agli attentati in questione.
Stesso discorso vale per i presunti fiancheggiatori, alla ricerca dei quali le forze dell'ordine stanno praticamente setacciando gli ambienti dell'estrema sinistra con l'unico indizio della “ricostruzione” dei files di un computer palmare.
Brigatisti, terroristi, estremisti, comunisti, brutta gente, una storia già vista troppe volte per mantenere ancora un'aura di credibilità.
In questi ultimi giorni a cavallo fra ottobre e novembre si sta consumando uno dei peggiori crimini degli ultimi anni e come in ogni giallo che si rispetti il delitto va compiuto al riparo da sguardi indiscreti.
Essendo il crimine costituito dalla nuova finanziaria in fase di approvazione e gli sguardi indiscreti quelli degli italiani tutti ecco che ogni trovata diventa buona qualora serva a fuorviare l'attenzione delle italiche pupille.
Laddove i crocefissi e le scuole non si dimostrino bastevoli alla bisogna ecco spuntare magicamente dal "cilindro delle libertà" un fatto di cronaca che certo non può fallire come catalizzatore maximo della pubblica attenzione: la scoperta e lo smantellamento....udite udite nientepopodimeno che delle "nuove Brigate Rosse" (nuove perchè...il progresso innanzitutto, rosse perchè il terrorismo va sempre associato a quegli odiosi comunisti) e la dettagliata ricostruzione ad anni di distanza degli efferati omicidi D'Antona e Biagi.
Entriamo un attimo nel merito di questo coniglietto estratto al momento giusto dalle abili mani del prestidigitatore, anche se nel farlo avverto la netta impressione sarebbe meglio continuassimo tutti a tenere sguardo e attenzione focalizzati sulla nuova finanziaria.
Le incongruenze riguardanti le nuove "Brigate Rosse", le indagini, gli arresti e la dinamica dei delitti ad esse attribuiti sono talmente tante da far somigliare tutta l'intera vicenda più ad una forzatura della realtà che non ad un'analisi della stessa seguendo deduzioni logiche.....
.....I nuovi brigatisti sembrano aver carpito dai loro predecessori solamente la firma illustre e poco più.
Sprovveduti, distratti, maldestri, deacumenizzati fino a rasentare l'autolesionismo.
Si disinteressano dell'esistenza delle telecamere, compiono infiniti sopralluoghi sulle future scene dei delitti, inscenano perfino una sorta di "prova generale" dell'omicidio.
Il tutto naturalmente muovendosi per mezzo delle Ferrovie dello Stato in modo da potere essere più facilmente identificati nei loro spostamenti.
Il loro rapporto con la tecnologia è poi disastroso fino al parossismo, rivendicano gli attentati con schede telefoniche (quelle degli apparecchi pubblici per intenderci) che poi anzichè gettare nel primo cestino dei rifiuti preferiscono invece usare fino all'ultima lira per chiamare amici, parenti, fidanzate e compagni d'armi (eh...questa si che è una sana educazione al risparmio).
Ma non è finita qui, per evitare che qualcuno li immagini quei luddisti che non sono si premurano anche di scrivere i dettagli delle "operazioni" su computer, palmari e non, quasi invece che di attentati terroristici si trattasse di trading on line. Tali dettagli sull'organizzazione dei delitti non vengono poi neppure cancellati al compimento degli stessi, ma anzi mantenuti in memoria a beneficio dei posteri e perchè, già che ci siamo non aggiungerci anche una bella rubrichetta con nomi e indirizzi di tutti i componenti della cellula eversiva come si trattasse degli amici del golf?
A queste piccole "disattenzioni" va ovviamente aggiunto il fatto (trascurabile?) che le presunte menti pensanti dell'eversione italiana, dopo aver compiuto omicidi, sopralluoghi e quant'altro in favore di telecamera, non si danno alla macchia ma continuano invece a compiere il loro lavoro di sempre e ad accudire le proprie famiglie, in stato di continua facile reperibilità.
Se concludiamo le nostre osservazioni con il fatto che D'antona e Biagi (le vittime) non erano al momento degli omicidi persone note all'opinione pubblica, bensì solamente agli addetti ai lavori, abbiamo chiaro il quadro di questo "gruppetto fantozziano" che nella logica del terrorismo ha davvero sbagliato tutto, dai modi ai tempi, ai metodi ai bersagli stessi.
Certamente migliore figura non la fa neppure chi ha condotto le indagini, anni a brancolare nel buio in presenza di una tale scia d'indizi da costituire la felicità di qualunque investigatore dilettante, la "rivelazione" solamente con la cattura peraltro casuale di Desdemona Lioce. L'illuminazione tardiva riguardo a ciò che avrebbe dovuto essere palese sin dall'inizio, per uno strano caso della sorte proprio in questi giorni di finanziaria.
Come dimenticare oltretutto la sorte toccata al povero Michele Landi, il perito informatico che indagava sulla rivendicazione dell'omicidio Biagi trovato morto nella propria abitazione in uno dei tanti casi di omicidio-suicidio nei quali eccelle la storia del nostro paese?
E come dimenticare il quantomeno “strano” particolare della scorta tolta al povero Biagi praticamente alla vigilia dell'omicidio?
Non sarà che questo variegato groppone di presunti “terroristi sbadati” oltre a rivelarsi utilissimo nello sviare l'attenzione pubblica dai problemi seri che affliggono il paese possa in ultima istanza diventare anche il capro espiatorio (come è già successo più volte in passato) di omicidi che con il terrorismo sembravano avere davvero poco da spartire?
Sarà un particolare di secondaria importanza ma, anomalia nell'anomalia, finora nel corso delle perquisizioni che hanno preceduto, contornato e seguito gli arresti non sono state trovate armi, né traccia di un “covo arsenale”, né altre prove materiali che possano collegare gli inquisiti agli attentati in questione.
Stesso discorso vale per i presunti fiancheggiatori, alla ricerca dei quali le forze dell'ordine stanno praticamente setacciando gli ambienti dell'estrema sinistra con l'unico indizio della “ricostruzione” dei files di un computer palmare.
Brigatisti, terroristi, estremisti, comunisti, brutta gente, una storia già vista troppe volte per mantenere ancora un'aura di credibilità.
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