lunedì 24 novembre 2014

Chiedeteci se siamo felici

Marco Cedolin
Dopo anni ed anni passati a paventare il dramma della caduta in un pozzo senza fondo, devo confessare come abbia un che di liberatorio ritrovarsi a scrivere abbarbicati alla meglio proprio alle pareti di quel pozzo, dove se guardi su puoi vedere quello che eravamo, mentre se guardi in basso non vedi proprio nulla, la qual cosa, se possibile, fa ancora più paura.
L'Italia di questo ultimo anno non ha smesso di precipitare verso il basso, semplicemente ha smesso di tentare di aggrapparsi a qualcosa che potesse rallentare la caduta, ritenendola di fatto inesorabile e soprattutto irreversibile. Ha smesso di sperare in una ripresa economica che alla luce di queste premesse non arriverà mai, ha smesso di credere alle parole degli imprenditori, presidenti delle coop, comici e millantatori vari che hanno a più riprese promesso rivoluzioni e cambiamenti epocali mai verificatisi, se non intesi come peggioramento della situazione. Ha smesso di aggrapparsi, ritenendo che una caduta libera sia in fondo più dignitosa dello scivolare sulle unghie e tutto sta a dimostrare lo stato delle cose.
Il fatto che a votare per le elezioni regionali in Emilia Romagna (terra notoriamente con un'altissima partecipazione al voto) si siano recati solamente il 37% degli aventi diritto....


dimostra senza ombra di dubbio questa resa in maniera inequivocabile, anche se i commentatori della TV e gli imbrattacarte della stampa di regime fingeranno proprio di equivocare l'accaduto, mentre la classe politica dei camerieri di Bruxelles lo ignorerà bellamente, impegnata nella conta delle poltrone raccolte.

Gli italiani, questo è l'unico dato di fatto degno di essere letto, stanno smettendo di credere alle meravigliose sorti progressive della democrazia, alle promesse della UE, dell'euro e del mondialismo (peraltro mai mantenute) alla favola del multiculturalismo, alla chimera del modernismo progressista, al mantra della flessibilità e delle riforme che distruggono il presente, ma solo per costruire un futuro migliore. Stanno smettendo di affidare i propri sogni a politici e comici che urlano nelle piazze, di sperare che partecipando ad un corteo o ad una manifestazione possano risolversi gli incubi che li attanagliano, di partecipare a questa sorta di teatrino elettorale, utile solamente a distribuire scampoli di potere ad una classe politica eterodiretta da poteri che albergano altrove e perseguono interessi antitetici rispetto a quelli dei cittadini.

Smettere di aggrapparsi con le unghie e con i denti al bordo del pozzo, non deve essere necessariamente un qualcosa di negativo, probabilmente accelererà la caduta, ma esiste anche la possibilità che si arrivi prima al fondo, da dove chi ne avrà la forza potrà sempre provare a risalire.

3 commenti:

Marinella Pairetti ha detto...

Assolutamente condivido il pensiero ma.. mi spaventa l'apatia con cui subiamo tutto ciò.

marco cedolin ha detto...

Lo so Marinella, spaventa anche me.

Keope ha detto...

Più che di apatia, temo si tratti d'ignavia.