domenica 8 maggio 2011

La democrazia

Marco Cedolin
Giovanni ha 54 anni, lavora saltuariamente e mangia quando capita. Questo mese è impegnato al banco del pesce di un grande ipermercato, dopo una lunga pausa passata a peregrinare fra le agenzie interinali, che aveva fatto seguito ai tre mesi trascorsi nel magazzino di uno spedizioniere, e prima dell’estate, quando scadrà il contratto bimestrale, gli toccherà ricominciare tutto daccapo.
Giovanni ha due figli ormai grandi. Giacomo, il più vecchio, gli ha sempre dato grandi soddisfazioni, intelligente, studioso, grande lavoratore, si é sposato cinque anni prima e da allora abita in un appartamento molto elegante poco fuori Milano. Lavora nella pubblicità, ha un ufficio tutto suo in centro e frequenta bella gente, di quella che la vedi sempre allegra, sicura di sé e padrona del proprio destino. 
Farlo studiare è costato grandi sacrifici, ma a quei tempi Giovanni aveva una piccola cartoleria e tirando un poco la cinghia aveva potuto permetterselo. E ne è valsa eccome la pena, dal momento che oggi Giacomo è una persona felice e realizzata. Beh, proprio felice forse no, dal momento che con Cristina le cose non vanno molto bene e parlano sempre più spesso di separazione, ma realizzato sicuramente. Anche se in agenzia la concorrenza sta facendosi sempre più feroce e le rate del mutuo sono davvero pesanti e quel bel Touareg grigio metallizzato la settimana scorsa se lo sono portato via quelli delle riscossioni......


Caterina invece, fin da piccola è sempre stata una testa matta, ribelle come pochi, sempre lì a contestare, a pretendere, a creare qualche problema. Adesso vive negli Stati Uniti, a Detroit, fa la cameriera in un fast food e non si fa sentire molto spesso, se non per chiedere soldi. Ma dopo che quel brutto male si è portato via sua moglie, sembra a causa dei tanti anni passati a lavorare in tintoria, e con il sopravvenire della disoccupazione, Giovanni di soldi ne vede sempre meno e bastano a malapena per tirare avanti, fra poco dovrà rinunciare anche alla vecchia Panda, costa troppo farla riparare e in fondo sono pochi i posti dove deve andare.
Forse anche per questo Caterina telefona sempre meno e quando lo fa si tratta di conversazioni formali, fra loro non vi è modo di comunicare, quasi parlassero due lingue diverse. Lei è giovane e sta in America, ma anche lì la vita è dura, ah se lo avesse ascoltato e avesse continuato a studiare, oggi, già oggi, chissà.


La voce dello scrutatore, al quale ha appena consegnato il documento d'identità, lo distoglie dalle sue riflessioni.      
-Rossi Giovanni, vada pure, cabina 3.-

Per tutta la vita è sempre stato un indeciso, probabilmente stava scritto dentro al suo dna che dovesse essere così. Non c'era nulla al mondo che riuscisse a turbarlo, quanto il dovere prendere una decisione. Anche nelle piccole cose di tutti i giorni il dubbio era sempre lì, in agguato e lo tormentava senza dargli tregua, come un tarlo che penetrava sempre più in profondità nel suo cervello e gli ripeteva -forse hai sbagliato-, -secondo me avresti dovuto scegliere diversamente-, -sei sicuro che non ti pentirai di avere fatto questa scelta?-
Ogni decisione era per lui una tortura impietosa, anche scegliere un paio di scarpe, decidere se pagare in contanti o con la carta di credito, domandarsi se fosse meglio andare a fare una passeggiata oppure restare a casa a guardare la Tv, ordinare dentro ad un ristorante, quando ancora poteva permetterselo.

Ma ormai era lì, cabina 3.
Aveva deciso di votare il Popolo delle Libertà, come la volta precedente, ma tutto a un tratto non se la sentì. A ben pensarci cosa aveva fatto quel Berlusconi per lui? Un mare di promesse mai mantenute, mentre tutto continuava ad andare a rotoli. Lavoro, ripresa economica, nuove prospettive, la meritocrazia, il paese più moderno. Tutte belle parole, ma invece solo tagli, licenziamenti, delocalizzazioni, aumenti dei prezzi e un paese dove non si riesce più a tirare avanti. Mentre lui lì, a spassarsela con le ragazzine, ad acquistare ville, a fare feste faraoniche.
La democrazia non è qualcosa dove tutti sono costretti a fare la fame ed una minoranza mangia fino a fare indigestione.

Perché allora non votare la Lega Nord, che lì a Milano avrebbe continuato ad andare forte. In fondo lui era un cittadino del nord e chi meglio della lega avrebbe potuto tutelare i suoi interessi?
Ma quel Bossi è al governo da un mucchio di tempo e per lui che sta al nord non è davvero cambiato nulla. Il campo rom vicino a casa sua continua ad essere esattamente dovera prima, per non parlare degli extracomunitari che gli portano via il lavoro, accettando stipendi da fame ancora più bassi del suo e poi la notte schiamazzano e si accoltellano per la strada. Quel Bossi è bravo solo a gridare, ma poi fa tutto quello che gli comandano. Padroni a casa nostra, dice lui, ma poi lItalia è piena di basi militari americane e invece di spendere i soldi per aiutare i cittadini, preferiscono andare a fare le missioni militari allestero.
La democrazia non significa fare promesse a vanvera, urlare e strepitare, per poi disattendere tutto quello che si era promesso e comportarsi come gli altri.


Forse quel Fini, si certo, é una persona che ispira fiducia, sempre elegante, abbronzato, moderato nei toni, pronto ad esternazioni di buon senso.
Ma anche lui è stato al governo un mucchio di tempo, come Casini, e non hanno assolutamente fatto altro che parole e poi ancora parole.
Democrazia non significa parlare, parlare e non fare mai nulla di concreto


A pensarci bene perché non votare Bersani?  Si tratta di un uomo con una certa cultura, sempre sorridente, con il viso bonario, i modi semplici. Però è stato proprio il suo partito a introdurre l'euro, ed è anche grazie all'euro che i prezzi sono quasi raddoppiati. Senza contare che il centro sinsitra predica laccoglienza e promette di difendere i poveri, ma quando era al governo ha aumentato le tasse ed i poveri hanno continuato a diventare sempre più poveri.
Gli amici di suo figlio hanno detto che lo voteranno, ma loro sono tutti avvocati, gente dello spettacolo, giornalisti di successo, mica poveracci come lui. E adesso che ricorda, fu proprio il PD a far costruire linceneritore vicino a casa di sua sorella. Termovalorizzatore lo chiamano, quellimpianto tossico che lha costretta a cambiare appartamento, svendendo il suo, con il mutuo ancora mezzo da pagare.
La democrazia deve tutelare il cittadino, non rendere la sua vita simile ad una via crucis.

Ci sarebbe anche quel Di Pietro, quello di mani pulite, dei giudici, della legalità. La legalità è una grande cosa e lui si esprime con franchezza, come uno del popolo.
Ma quando era al governo lasciò varare lindulto che con la legalità aveva davvero poco a che fare e tutti i suoi discorsi sono solo invettive contro Berlusconi, come quelli di quel Travaglio che va in TV e vende libri a profusione, parlando sempre della stessa cosa.
Democrazia non significa solamente parlar male degli altri, ma piuttosto ascoltare quello che domandano i cittadini.

E quel Nichi Vendola? LObama bianco, lo chiamano. Vuole difendere lambiente, i poveri, vuole la pace, è di sinistra, ma una sinistra che sta al passo con i tempi, amica degli industriali, delle banche, forse troppo amica.
A parte che Obama, anche quello nero, non gli sta poi così simpatico, dal momento che sta facendo più guerre lui di quante non ne abbia fatte Bush che era un guerrafondaio, questo Nichi Vendola proprio non lo convince.
Ma quale ambiente se ha letto che sta facendo costruire inceneritori e centrali turbogas e quale pace se quelli della sinistra quando erano al governo hanno votato le missioni militari come Berlusconi. Per non parlare della guerra in Libia che vogliono tutti, tranne gli italiani.

Avrebbe potuto anche votare qualche partito minore, ma che senso avrebbe avuto dare il voto a qualcuno che lo avrebbe raccolto per portarlo a coloro che aveva rifiutato?

Fare la democrazia non significa raccogliere i voti del popolo, per fare tutto quello che il popolo non vuole, fidando sul fatto che comunque il popolo offrirà nuovamente il proprio consenso, perché tanto i candidati sono sempre gli stessi. Fare la democrazia significa

Dopo tutte queste considerazioni si accorse che gli restava solo più un'alternativa, non votare.
Richiudere la scheda, dopo averla lasciata intonsa e depositarla nell'urna ostentando naturalezza. Nessuno si sarebbe accorto di nulla e la tortura sarebbe finita.
Ma rinunciare al diritto/ dovere del voto sarebbe stato come astenersi dal partecipare alla società nella quale viveva. Si sarebbe trattato di un atto di vigliaccheria, un disimpegno privo di senso. Certo, nessuno lo avrebbe saputo, ma lui doveva convivere con la sua coscienza, che gli avrebbe ricordato il suo gesto, tutte le sere prima di addormentarsi e tutte le mattine, appena sveglio.
La democrazia è una cosa seria, la base di ogni società civile che si rispetti, lunica alternativa alla barbarie.

Lo sparo risuonò fragoroso nel silenzio della piccola aula, tutti si girarono sbigottiti nella direzione dalla quale era provenuto il botto, qualcuno urlò, altri rimasero con la bocca spalancata per lo stupore.
State calmi!
Esclamò il presidente del seggio, che alzatosi dalla seggiola si avvicinò alle cabine con passo deciso.
Presto qualcuno chiami un'ambulanza, nella cabina 3 c'è un uomo ferito, perde sangue, fate presto!
Anzi, anzi. Lasciate perdere, credo  che luomo sia morto.

17 commenti:

Catherine Vieule ha detto...

Questo racconto/articolo è commovente nella sua lucidità impietosa, ma è soprattutto bellissimo perché ti fa capire quanto la demoniocrazia sia una trappola mortale .. insidiosa e sfuggente, come satana stesso (!) perché non sai nemmeno con chi prendertela visto che teoricamente sei TU che scegli i tuoi rappresentanti.
E quindi il finale logico: sono IO che sono sbagliato, sono IO che non valgo nulla, perché sono incapace di gestirmi in un mondo che è "perfetto" perché mi hanno sempre detto che la democrazia è la perfezione .. La prova? La vogliono tutti!

menici60d15 ha detto...

Tra l’andare bovinamente a votare e lo spararsi c’è una terza via molto più sana; tra la matita copiativa e la pallottola c’è la raccomandata al Quirinale con la quale restituire la scheda elettorale:

Le ragioni per non votare

Alcuni manuali di marketing della medicina spiegano che non è necessario per un ospedale essere buono in sé: è sufficiente essere il meno peggio nell’area. L’accettazione di un tale ricatto in politica ci ha portato alla situazione attuale. Credo che il voto vada dato solo a chi dà garanzia di essere un valido rappresentante del popolo; non al più sorridente tra i kapò o al più drammatico tra i clown. Se si individuano come amministratori da scegliere candidati che si reggono sulle proprie gambe, li si voti. Altrimenti ha un pieno significato politico ritirare il voto, restituendo la scheda elettorale. Ciò che a loro importa è avere la legittimazione del voto; per il resto potete votare Grillo, Rauti, chiunque. Penso che il popolo sovrano abbia il dovere di ritirare tale legittimazione a gente palesemente prostituita, che dice che è qualunquista dire “tanto sono tutti uguali” ma si differenzia essenzialmente nella forma di prostituzione e nella clientela. Come è stato detto “Con la m. non si costruisce”. Vinceranno gli altri, i pessimi? E’ meglio avere per caporale un nemico dichiarato (che ha ottenuto il potere con una procedura contestata in massa con l’astensione) che un falso amico. Si sproloquia di rivoluzione armata, e mancano i modesti livelli di testosterone sufficienti a dire “No” l’unica volta che per esigenze di copione viene chiesto il nostro parere. Se votate rappresentanti di qualità scadente che danneggeranno la comunità, ne diverrete complici, e dovrete essere additati come causa dei problemi che dopo condannerete con elaborati piagnistei:
http://menici60d15.wordpress.com/2007/05/13/no-dal-molin-elezioni-“peselo-paghelo-impichelo”/

Luciano ha detto...

Bellissimo!!! Bravissimo Marco!

Anonimo ha detto...

Carissimo Marco ed amici del Blog,
non avete idea delle volte che mi sono imbattuto in discussioni come questa, ovvero: quando faccio notare quanto i polici italiani (ma il discorso, anche qui , e' globale) siano lontani dal rappresentare la societa' reale come minimo vengo accusato di qualunquismo.
Risultato: da circa dieci anni voto liste civiche o partiti i cui rappresentanti sono persone che non fanno parte del triste baraccone dei "soliti noti", gente "normale" che seleziono come posso (ricerche su internet e quant'altro utile a raccogliere informazioni credibili)ovvero che non hanno mai messo piede in Parlamento.
Raramente (anzi, mai) ho visto premiati i miei sforzi. Ma posso dire che l'attuale impresentabile Governo, nonche' l'altrettano impresentabile opposizione, non hanno avuto il mio voto, e non lo avranno mai. Magra consolazione, forse...ma se mai riusciro' a togliere una poltrona, una sola, ai soliti noti, potrei sentirmi molto meglio.
In generale, il vero scandalo credo risieda nelle spese folli ed indecenti delle campagne elettorali, che i cittadini finiscono in modo diretto (tasse) o indiretto (favori agli "sponsor") per pagare.
Con stima, Alessandro Salustri.

p.s.: Tu, Marco, saresti il mio candidato Premier ideale...pensaci! E non sto scherzando.

Anonimo ha detto...

Non mi piace affatto la conclusione che alcuni traggono da questo ottimo articolo . Non è la democrazia ad esser sbagliata, se mai siamo noi Italiani che se da una parte non siamo stati educati alla democrazia, credo con lucida e criminale determinazione dei poterei che dalla democrazia hanno tutto da perdere, dall'altra abbiamo mediamente vissuto per troppo tempo come adolescenti immaturi, credendo che tutto fosse dovuto, tutto poteva cadere dall'alto come pioggia di primavera, bastava raccogliere, godere, se mai scannarci fra di noi per raccogliere il più possibile. Abbiamo vissuto in una oligarchia nel dopo guerra e credevamo di essere in una democrazia, non ce ne siamo occupati anche perchè a quei tempi dirlo non era salutare e parlo di poco prima del 68, una altra opportunità da noi come popolo perduta, ce lo siamo fatto scippare da vecchie volpi della politica.. una rovina. Non è la democrazia il nemico del popolo, anzi, sarebbe ora che la democrazia mettesse il naso in questo infelice paese che a me pare non l'abbia mai conosciuta . Viviamoo in tempi assai brutti, facile temere una svolt autoritaria, m non sarà di ripo politico, saranno i tecnocrati collegati alla speculazione che ci stringeranno definitivamente il cappio al collo, con ogni mezzo.

Marista Urru

Marco Schanzer ha detto...

questa , che chiamano "democrazia rappresentativa ".
Che e' una contraddizione ( come dice Gheddafy ) come lo era Democrazia Cristiana o Repubblica Democratica ( inizio della Costituzione ) .
La Democrazia e' difficile giudicarla perche noi di questo blog non siamo ancora riusciti a testarla .
Ma io sono pienamente disponibile .

nonno - enio ha detto...

@catherine

in democrazia ognuno ha il governo che si merita, ma può sempre cambiarlo a differenza della dittatura.

Marco Schanzer ha detto...

Contesto questo ultimo commento :
in Democrazia , ma solo in una Democrazia matura e a condizione che ve ne siano varie tra cui scegliere , ognuno potrebbe avere il governo che si merita . Ma nelle democrazie attuali , il governo non si puo' cambiare perche' non ci comprende . E' un governare la gente e non un governarsi .

Anonimo ha detto...

@ nonno-enio:
Sono d'accordo con Marco Sch.
Il il funzionamento della democrazia sta attraversando una fase critica; quasi tutte le democrazie dei principali Paesi occidentali si stanno mutando (o sono mutate) in forme degenerate delle stesse.
E' arduo stabilire in che misura il singolo cittadino, all'interno del seggio elettorale o di organizzazioni sociali (come Partiti e sindacati)ha contribuito ha questa degenerazione.
Cio' che e' certo che il principio democratico, oggi, ha come ostacoli dei veri e proprio mostri che si chiamano multinazionali, organizzazioni internazionali ed enti sovrastatali non solo privi di rappresentanza popolare, ma che fanno di tutto per piegare la pubblica opinione a logiche sempre piu' elitarie, sia dal punto di vista politico che economico.
Non dimentichiamoci che in molti Paesi (tra cui l'Italia) e' stato impedito persino il referendum per sancire l'adesione all'Unione Europea; tale adesione ha di fatto eroso in modo irreversibile la nostra Carta Costutuzionale,ed i diritti e principi in essa contenuti.
Alessandro Salustri

topoligio1969 ha detto...

il problema della democrazia attuale sta proprio nell'esistenza di una sola possibilità lasciata al popolo per interagire con essa, il voto.
quando poi questa unica possibilità viene svalorizzata nella maniera descritta dal genuino e realista stato d'animo del cittadino della storia sopra riportata, appare chiaro che la democrazia attuale non è altro che
una enorme presa per il culo.
dopotutto è l'obiettivo tanto caro al sistema capitalista/comunista/fascista che sempre e comunque ha fatto e farà gli interessi delle classi opulente, quella minoranza che detiene il potere e che appunto crea attriti tra i facenti parte della maggioranza dividendoli in destra, sinistra, comunisti, fascisti, neoliberisti, animalisti, ecc...dividi et impera.
era comunque già sorto il problema nell'antica Grecia e poi ancora ai padri fondatori degli stati uniti. Aristotele proponeva di ridurre le disuguaglianze, mentre Madison di ridurre la democrazia.
il sovvertimento della democrazia tramite la concentrazione del potere nelle mani di privati dovrebbe essere ormai familiare. il mondo degli affari controlla completamente qualsiasi governo.
come disse Woodrow Wilson prima di salire in carica:" i padroni del governo degli stati uniti sono i capitalisti e gli industriali del paese". mentre il più importante sociologo americano del XX secolo, John Dewey, giunse alla conclusione che "la politica è l'ombra gettata sulla società dalle grandi imprese e continuerà ad esserlo fino a quando il potere sarà nelle mani di chi agisce per il proprio profitto privato tramite il controllo delle banche, delle terre e dell'industria, rafforzato dal controllo della stampa e di altri strumenti di pubblicità e propaganda". se così stanno le cose, le riforme non sono sufficienti: per realizzare la vera democrazia è necessario un profondo cambiamento sociale.
*citazioni tratte dal libro "stati falliti" di N.Chomsky.

Brumik ha detto...

Se le irrevocabili intenzioni del signor Giovanni Rossi, di anni 54, erano proprio quelle voler mettere fine alla propria esistenza, allora bisogna senz'altro rilevare che il nostro protagonista ha scelto la motivazione peggiore per compiere l'insano gesto e il luogo meno indicato per metterlo in pratica.

Le ragioni che portano una persona al suicidio possono essere più o meno nobili, ma in ogni caso risulta difficile accettare che fra queste possa essere annoverata la disperazione di non poter scegliere un candidato meritevole della nostra fiducia perché la rosa dei pretendenti si presenta in tutta la sua mediocrità.

Il signor Rossi, nel suo mezzo secolo di vita, avrà sicuramente avuto modo di capire che la democrazia è un imbroglio ben congegnato per illudere i popoli che siano proprio loro a governare, e per renderli pure complici delle malefatte compiute dai loro eletti. Inoltre doveva per forza sapere che la cabina elettorale è già di per sé stessa un luogo funereo, perché è proprio lì che viene sepolta la democrazia assieme alla scheda infilata nell'urna. Se qualcuno lo avesse aiutato a risolvere il blocco psicologico dell'indecisione, sarebbe stato sicuramente in grado di appurare che in nessuna democrazia rappresentativa la maggioranza è mai stata decisa con la differenza di un solo voto e che qualunque fosse stata la sua scelta ciò non avrebbe influito minimamente sul risultato finale.

In un diverso contesto formativo, il povero Giovanni si sarebbe reso conto che in una società complessa e universalmente globalizzata, dove ogni individuo viene a trovarsi in concorrenza col suo "idraulico polacco", non ha più senso ambire ad un posto di lavoro onesto e garantito quoad vitam . Attraverso la favola del consenso democratico raccontata in tutte le salse dai mistificatori del popolo, il privilegio del vivere in totale sicurezza economica, che una volta era riservato ai re ed ai principi, ora se lo è accaparrato una cricca di faccendieri di provata bassezza che ha escogitato il modo di spassarsela allegramente alla faccia del cittadino elettore.

E così, leggendo il racconto dal triste epilogo, si scopre che come tante altre persone di sincera onestà, il signor Rossi non ha alcun dubbio sul fatto che LA DEMOCRAZIA:

- non è un qualcosa dove tutti sono costretti a fare la fame ed una minoranza mangia fino a fare indigestione;

- non consiste nel fare promesse a vanvera, urlare e strepitare, per poi disattendere tutto quello che si era promesso e comportarsi come gli altri;

- non vuol dire parlare, parlare e non fare mai nulla di concreto;

- non deve rendere la vita del cittadino simile ad una via crucis, bensì tutelare i suoi interessi e le sue aspettative;

- non significa solamente parlar male degli altri, ma piuttosto ascoltare quello che domanda la gente;

- è una cosa seria, ed è la base di ogni società civile che si rispetti, l'unica alternativa alla barbarie.


Se lo sventurato protagonista si fosse accorto per tempo su quali subdoli inganni si reggeva la sua cocente pulsione a recarsi nel seggio elettorale, ora si troverebbe ancora qui tra noi a discutere su come realizzare dal basso una società libera dai ciarlatani e a costruire un mondo più onesto, più sano e più vivibile per le future generazioni.

Qualora il signor Giovanni potesse percepire da lassù il contenuto di questo scritto, vorrei proporgli alcune riflessioni sul concetto di "democrazia" che illustri personaggi tra il serio e il faceto ci hanno tramandato come ammonimento da non trascurare.

(continua...)

Brumik ha detto...

Eccole.


- "Il miglior argomento contro la democrazia sono cinque minuti di conversazione con un elettore (o con un politico) medio." (Winston Churchill)


- "La democrazia ci dà la garanzia di non essere governati meglio di quanto ci meritiamo." (George Bernard Shaw)

- "L'avvento della democrazia ha sostituito la nomina di pochi corrotti con l'elezione di molti incompetenti." (George Bernard Shaw)

- "La democrazia ha elevato il proletariato allo stesso livello di stupidità raggiunto dalla borghesia." (George Bernard Shaw)

- "In democrazia gli eletti non possono mai essere migliori dei loro elettori." (Bertrand Russell)

- "In democrazia, per ottenere una maggioranza veramente rappresentativa, si devono eleggere tutti gli elettori." (Jorge Luis Borges)

- "Le votazioni veramente democratiche sono solo quelle unanimi e palesi." (Evgenij Zamjatin)


Se per caso questa serie di aforismi non fosse sufficiente a far capire al signor Rossi l'assurdità del suo gesto estremo, oltre al pregevole libro di Hans-Hermann Hoppe dal titolo emblematico Democrazia: il dio che ha fallito, potrei consigliargli anche la lettura di qualche capitolo della pregevole opera di Alixis de Tocqueville La democrazia in America.

Di quest'ultima voglio anticipargli un passaggio significativo.

"Quando entrate nell'aula dei rappresentanti a Washington, vi sentite colpiti dall'aspetto volgare di questa grande assemblea. L'occhio cerca spesso invano in essa un uomo celebre. Quasi tutti i suoi membri sono personaggi oscuri, il cui nome non fornisce alcuna immagine al pensiero. Sono per la maggior parte avvocati di provincia, commercianti, o anche uomini appartenenti alle classi inferiori. In un paese in cui l'istruzione è quasi universalmente diffusa, si dice che i rappresentanti del popolo non sempre sanno scrivere correttamente".


L'immagine dei rappresentanti del popolo magistralmente delineata da Tocqueville non sembra assolutamente vecchia di due secoli, ma appare di estrema attualità se pensiamo al desolante squallore che permea il Parlamento italiano.

Se nonostante tutto il nostro Giovanni dall'aldilà avesse ancora qualche dubbio in proposito, potrei richiamare la sua attenzione sul libro Liberty: A Path to its Recovery che F.A. Happer scrisse nel 1949, e precisamente là dove l'autore dimostra quanto la democrazia, intesa come "governo della maggioranza", sia così poco rappresentativa. Egli mette in evidenza il fatto che l'allora presidente degli Stati Uniti (Truman) era stato eletto da un cittadino su sei, rispetto all'intera popolazione; da una persona su quattro tra quelle aventi diritto al voto; e da meno della metà di quelli che hanno votato. Non solo, ma molti dei suoi sostenitori hanno poi disapprovato la maggior parte delle risoluzioni che sono state prese durante il suo mandato.

Io credo che se il signor Rossi avesse letto quanto sopra, nella cabina elettorale non sarebbe mai entrato e tanto meno sarebbe arrivato al suicidio per una questione tanto futile quanto sterile come l'eccessiva idealizzazione del concetto di democrazia. Egli si sarebbe astenuto dal volto, non consegnando la scheda in bianco come era lì lì per fare, ma addirittura evitando di entrare nel seggio perché, infilando la scheda nell'urna, avrebbe implicitamente avallato le future malefatte di una casta di incapaci, di gente falsa e opportunista, incline ad approvare spudorati privilegi per sé e per gli amici, pronta ad incensare il popolo durante la campagna elettorale per poi tradire ogni sua aspettativa.

-- Michele

Marco Schanzer ha detto...

( Churchill di Blenheim era un militare di una famiglia militare , ed ha voluto lui le 2 guerre mondiali e il NWO )

- Non e' Democrazia se a governare sono persone che hanno interessi diversi da quelli comuni , come nella Repubblica Democratica Italiana (?)

- Scordatevi la Democrazia Geografica .
Non si puo' anteporre la propria colocazione ai valori , al tipo di governo .Questo e' uno degli errori fondamentali degli Italiani .

-La consultazione permanente e' impossibile , quindi occorre accettare ( non tanto concordare , perche' quella sarebbe Democrazia Geografica ) dei valori Filosofici costituenti . Non leggi che si perderebbero nella complessita' , ma Filosofia , da cui si possono trarre le decisioni .

-Anche solo per mantenere il consenso e rispettare i valori costituenti , occorre una qualita' educativa ed un senso delle responsabilita' , che sono lontani anni luce dalla cultura popolare attuale . Io invito a cominciare , energicamente e subito , da li .

ancora Marco Schanzer ha detto...

Il fatto che Truman fosse stato eletto da 1 abitante su 6 , indica un altra stortura :

- Se si deve governare geograficamente , allora va vietato il voto partitico per sostituirlo con una lista di desideri , perche' il governo sia INCLUSIVO .
Un governo , frazionato ed ostacolato dal partitismo , e' una assurdita' .

Brumik ha detto...

Se le irrevocabili intenzioni del signor Giovanni Rossi, di anni 54, erano proprio quelle di voler mettere fine alla propria esistenza, allora bisogna senz'altro rilevare che il nostro protagonista ha scelto la motivazione peggiore per compiere l'insano gesto e il luogo meno indicato per metterlo in pratica.

Le ragioni che portano una persona al suicidio possono essere più o meno nobili, ma in ogni caso risulta difficile accettare che fra queste possa essere annoverata la disperazione di non poter scegliere un candidato meritevole della nostra fiducia perché la rosa dei pretendenti si presenta in tutta la sua mediocrità.

Il signor Rossi, nel suo mezzo secolo di vita, avrà sicuramente avuto modo di capire che la democrazia è un imbroglio ben congegnato per illudere i popoli che siano proprio loro a governare, e per renderli pure complici delle malefatte compiute dai loro eletti. Inoltre doveva per forza sapere che la cabina elettorale è già di per sé stessa un luogo funereo, perché è proprio lì che viene sepolta la democrazia assieme alla scheda infilata nell'urna. Se qualcuno lo avesse aiutato a risolvere il blocco psicologico dell'indecisione, sarebbe stato sicuramente in grado di appurare che in nessuna democrazia rappresentativa la maggioranza è mai stata decisa con la differenza di un solo voto e che qualunque fosse stata la sua scelta ciò non avrebbe influito minimamente sul risultato finale.

In un diverso contesto formativo, il povero Giovanni si sarebbe reso conto che in una società complessa e universalmente globalizzata, dove ogni individuo viene a trovarsi in concorrenza col suo "idraulico polacco", non ha più senso ambire ad un posto di lavoro onesto e garantito quoad vitam. Attraverso la favola del consenso democratico raccontata in tutte le salse dai mistificatori del popolo, il privilegio del vivere in totale sicurezza economica, che una volta era riservato ai re ed ai principi, ora se lo è accaparrato una cricca di faccendieri di provata bassezza che ha escogitato il modo di spassarsela allegramente alla faccia del cittadino elettore.

E così, leggendo il racconto dal triste epilogo, si scopre che come tante altre persone di sincera onestà, il signor Rossi non ha alcun dubbio sul fatto che la DEMOCRAZIA:

- non è un qualcosa dove tutti sono costretti a fare la fame ed una minoranza mangia fino a fare indigestione;

- non consiste nel fare promesse a vanvera, urlare e strepitare, per poi disattendere tutto quello che si era promesso e comportarsi come gli altri;

- non vuol dire parlare, parlare e non fare mai nulla di concreto;

- non deve rendere la vita del cittadino simile ad una via crucis, bensì tutelare i suoi interessi e le sue aspettative;

- non significa solamente parlar male degli altri, ma piuttosto ascoltare quello che domanda la gente;

- è una cosa seria, ed è la base di ogni società civile che si rispetti, l'unica alternativa alla barbarie.

Se lo sventurato protagonista si fosse accorto per tempo su quali subdoli inganni si reggeva la sua cocente pulsione a recarsi nel seggio elettorale, ora si troverebbe ancora qui tra noi a discutere su come realizzare dal basso una società libera dai ciarlatani e a costruire un mondo più onesto, più sano e più vivibile per le future generazioni.

Qualora il signor Giovanni potesse percepire da lassù il contenuto di questo scritto, vorrei proporgli alcune riflessioni sul concetto di "democrazia" che illustri personaggi tra il serio e il faceto ci hanno tramandato come ammonimento da non trascurare.

(continua...)

Brumik ha detto...

Eccole.


- "Il miglior argomento contro la democrazia sono cinque minuti di conversazione con un elettore (o con un politico) medio." (Winston Churchill)

- "La democrazia ci dà la garanzia di non essere governati meglio di quanto ci meritiamo." (George Bernard Shaw)

- "L'avvento della democrazia ha sostituito la nomina di pochi corrotti con l'elezione di molti incompetenti." (George Bernard Shaw)

- "La democrazia ha elevato il proletariato allo stesso livello di stupidità raggiunto dalla borghesia." (George Bernard Shaw)

- "In democrazia gli eletti non possono mai essere migliori dei loro elettori." (Bertrand Russell)

- "In democrazia, per ottenere una maggioranza veramente rappresentativa, si devono eleggere tutti gli elettori." (Jorge Luis Borges)

- "Le votazioni veramente democratiche sono solo quelle unanimi e palesi." (Evgenij Zamjatin)


Se per caso questa serie di aforismi non fosse sufficiente a far capire al signor Rossi l'assurdità del suo gesto estremo, oltre al pregevole libro di Hans-Hermann Hoppe dal titolo emblematico Democrazia: il dio che ha fallito, potrei consigliargli anche la lettura di qualche capitolo della pregevole opera di Alixis de Tocqueville La democrazia in America.

Di quest'ultima voglio anticipargli un passaggio significativo.

"Quando entrate nell'aula dei rappresentanti a Washington, vi sentite colpiti dall'aspetto volgare di questa grande assemblea. L'occhio cerca spesso invano in essa un uomo celebre. Quasi tutti i suoi membri sono personaggi oscuri, il cui nome non fornisce alcuna immagine al pensiero. Sono per la maggior parte avvocati di provincia, commercianti, o anche uomini appartenenti alle classi inferiori. In un paese in cui l'istruzione è quasi universalmente diffusa, si dice che i rappresentanti del popolo non sempre sanno scrivere correttamente".


L'immagine dei rappresentanti del popolo magistralmente delineata da Tocqueville non sembra assolutamente vecchia di due secoli, ma appare di estrema attualità se pensiamo al desolante squallore che permea il Parlamento italiano.

Se nonostante tutto il nostro Giovanni dall'aldilà avesse ancora qualche dubbio in proposito, potrei richiamare la sua attenzione sul libro Liberty: A Path to its Recovery che F.A. Happer scrisse nel 1949, e precisamente là dove l'autore dimostra quanto la democrazia, intesa come "governo della maggioranza", sia così poco rappresentativa. Egli mette in evidenza il fatto che l'allora presidente degli Stati Uniti (Truman) era stato eletto da un cittadino su sei, rispetto all'intera popolazione; da una persona su quattro tra quelle aventi diritto al voto; e da meno della metà di quelli che hanno votato. Non solo, ma molti dei suoi sostenitori hanno poi disapprovato la maggior parte delle risoluzioni che sono state prese durante il suo mandato.

Io credo che se il signor Rossi avesse letto quanto sopra, nella cabina elettorale non sarebbe mai entrato e tanto meno sarebbe arrivato al suicidio per una questione tanto futile quanto sterile come l'eccessiva idealizzazione del concetto di democrazia. Egli si sarebbe astenuto dal volto, non consegnando la scheda in bianco come era lì lì per fare, ma addirittura evitando di entrare nel seggio perché, infilando la scheda nell'urna, avrebbe implicitamente avallato le future malefatte di una casta di incapaci, di gente falsa e opportunista, incline ad approvare spudorati privilegi per sé e per gli amici, pronta ad incensare il popolo durante la campagna elettorale per poi tradire ogni sua aspettativa.

-- Michele

Marco Schanzer ha detto...

ChurchilL dice bene , ma la sua era una famiglia di privilegi spropositati grazie alle proprie attivita' militari . Il politico non serve , ma il cittadino non si puo' ignorare , va aiutato a maturare . A maturare per vivere in Democrazia , non per votare qualcun altro .