lunedì 21 aprile 2008

Quella fiaccola senza senso

Marco Cedolin

E’ notizia di ieri quella secondo la quale il governo nepalese ha già provveduto ad inviare 25 fra militari e poliziotti in un campo base a 6.500 metri di altezza nel versante nepalese dell’Everest, dove avranno il compito di proteggere il passaggio della fiaccola olimpica previsto per i primi giorni di maggio. Il Ministro degli interni nepalese Dotel ha affermato che i militari saranno autorizzati ad aprire il fuoco nel caso le contestazioni diventino violente e possano mettere a rischio lo svolgimento della cerimonia. Per garantire la sicurezza della fiaccola il Nepal ha già provveduto ad imporre restrizioni alle spedizioni di scalatori che saranno regolarmente accompagnate da ufficiali di polizia, onde evitare che possano contribuire alle contestazioni.

Sarebbe giusto domandarsi quale senso abbia una manifestazione come quella olimpica, con relativo siparietto della circumnavigazione del globo da parte di fiaccola e sponsor, gestita dalla mafia del CIO e ormai completamente deprivata da qualsiasi retaggio di genuino “spirito olimpico”.
Quali valori morali e sportivi siano in grado di esprimere le Olimpiadi, che anziché il linguaggio sportivo parlano esclusivamente il vernacolo della speculazione edilizia e della cementificazione indiscriminata (oltre 20 miliardi di dollari di opere cementizie per Pechino 2008), delle grandi sponsorizzazioni miliardarie (Coca Cola, Mc Donald’s, Samsung, Nike, Adidas, Rebbook, Fila, Puma su tutte), dei diritti televisivi (1 miliardo e 400 milioni di dollari ad Atene 2004), del profitto economico ottenuto attraverso la malversazione.

Le immagini costituite dal passaggio della fiaccola olimpica di Pechino 2008 in giro per il mondo, fra pestaggi a sangue dei contestatori, a Londra come a Parigi, come a San Francisco, non hanno nulla a che fare con lo sport, non si fanno portatrici di valori culturali e sportivi, ma semplicemente dimostrano l’assoluta vacuità di una manifestazione finalizzata a costruire business e nulla più.
Ricordo ancora con orrore il passaggio della fiaccola olimpica di Torino 2006 nei paesi della cintura torinese (la Valle di Susa fu estromessa dall’evento in quanto ritenuta a rischio) scortata da decine e decine di blindati della polizia e dei carabinieri, quasi si trattasse della sfilata del 2 giugno, e preceduta dai camion della Coca Cola sopra ai quali ballavano uno stuolo di giovani lavoratori precari assunti per l’occasione. Ai due lati della strada si mescolavano le bandiere NO TAV, tanti curiosi e le scolaresche che le maestre diligentemente avevano condotto ad assistere all’evento. I bimbi preventivamente muniti di bandierina con il logo Samsung da sventolare a tempo di musica come tanti piccoli “ometti sponsor” continuavano a domandarsi dove fosse la fiaccola, che ben pochi fra i presenti riuscirono a scorgere, sommersa fra camionette e blindati, agenti in tenuta antisommossa e ballerini interinali, ma in compenso portarono a casa i gadget degli sponsor estremamente utili per indirizzare i loro acquisti futuri.
Anche perché altri bambini nel mondo non debbano subire violenze psicologiche e indottrinamenti di questo genere, credo sarebbe opportuno spegnerla da subito questa fiaccola senza senso, prima che i militari del Nepal provvedano magari a sparare addosso ai contestatori, dimostrando con quanto spirito olimpico venga gestito il dissenso nel mondo dello sport globalizzato.

2 commenti:

Claudio Ughetto ha detto...

Paradossalmente, caro Marco, è proprio l'aspetto che tu hai rilevato e messo in discussione a essere rivendicato e difeso dai sostenitori di queste Olimpiadi assurde.
Persino il Dalai Lama invita, prevetivamente, a non boicottarle, poiché si recherebbe danno ai lavoratori cinesi. Che questo lavoro si basi sullo sfruttamento e serva al "progresso" di una nazione totalitaria poco importa. Facciamo le pulci alla storia, ma alla fine è come quano negli anni 30 dello scorso secolo si difendeva il lavoro dei lavoratori tedeschi anche se era la Germania nazista, oppure o stakanovismo dei lavoratori dell'URSS.
Tristezza, i fautori di simili argomentazioni sono (tra gli altri) Barbara Spinelli (figlia di un federalista) e Gianni Vattimo (sedicente compagno).
Anche ai compagni piacciono la Coca Cola e i Mc Donald's, se portano Progresso e soldi a una nazione come la Cina.
Il comucapitalismo è il futuro, peggio per quelli come me che non ci stanno.

marco cedolin ha detto...

Hai perfettamente ragione Claudio, anche quella farsa nella quale si sono ormai trasformate le Olimpiadi del consumo (a questo riguardo è illuminante "I Giochi del Potere" di Roberto Bosio)viene sostenuta esclusivamente in quanto portatrice (molto discutibile) di posti di lavoro.

Il comucapitalismo è la spina dorsale del sistema della crescita infinita, in quanto sia "padroni" che "compagni" mirano esclusivamente ad accrescere la produzione ed il consumo (che generano profitti e posti di lavoro)a detrimento di qualsiasi altra cosa. Ben vengano dunque Coca Cola e Mc Donald's che piacciono ad entrambi.

Chi non ci sta e magari parla di decrescita diventa un personaggio scomodo :-)