martedì 17 giugno 2003

Tutti contro tutti

Marco Cedolin

L'articolo 18 resta confinato alle imprese con più di 15 dipendenti.
Silvio Berlusconi si appresta a far approvare un disegno di legge che lo faccia scomparire totalmente e definitivamente, ma l'indicazione più grave che traspare da questa grottesca esperienza referendaria è un'altra.
La fotografia di un popolo italiano confuso, separato, privato di un'identità che non sia qualunquismo allo stato puro.
Un popolo italiano che sbanda paurosamente senza punti di riferimento, irretito da un mare di parole che gli scivolano addosso.
Italiani ormai privi di un'ideologia ed impermeabili ad ogni sorta di valore che non sia il "money to money" d'importazione statunitense.
Italiani attenti solo al proprio "particulare", asserviti al miraggio della convenienza, convinti che l'unico modo per sentirsi furbi consista nel fregare il prossimo.
Italiani che non hanno tempo di guardarsi intorno, di ragionare, impegnati come sono a sgomitare, ad interpretare quel confronto col prossimo divenuto ormai competizione senza senso.


La consultazione referendaria ha messo a nudo l'Italia delle divisioni, la triste regola del "tutti contro tutti" che tanto compiace la paritocrazia berlusconiana e non.
Gli italiani ancora una volta hanno evitato di ragionare con la propria testa, preferendo seguire le indicazioni di quei partiti e sindacati che li stanno conducendo sull'orlo del baratro, continuando a raccontar loro che tutto va bene.
Le "fabbrichette" ora che il pericolo è passato potranno continuare a sguazzare in quella crisi che le sta spazzando via a ritmo sempre più incalzante.
Gli "imprenditori", la metà dei quali guadagna oggi meno di un operaio Fiat, senza avere nessun ammortizzatore sociale che li salvaguardi sono andati al mare (anche se la banca non da più loro nemmeno il libretto degli assegni), tanto la cosa non li riguardava.
Gli operai delle grandi aziende già tutelati dall'articolo 18 non hanno ritenuto di doversi spendere per gli altri.
I lavoratori atipici che la riforma Biagi renderà sempre più atipici non hanno considerato la cosa di propria competenza, tanto l'articolo 18 non sarebbe arrivato fino a loro, per cui perchè mai fare un favore a degli sconosciuti?
I pensionati non preoccupati dal fatto che il valore reale delle loro pensioni sta calando a ritmi vertiginosi si sono sentiti "super partes" ed hanno in buona parte preferito defezionare.

Adesso che le urne sono chiuse e la farsa è stata consumata tutti i leader di maggioranza e opposizione, mai uniti come in questo momento dall'interesse comune di compiacere all'imprenditoria nostrana (quella delle Ferrari e delle barche in Costa Azzurra, non l'altra senza il libretto degli assegni) potranno dire che ha vinto il buon senso.
Berlusconi potrà continuare a catechizzare coloro che pensano di essere di destra, ma il capitalismo è una disgrazia che non ha colore e non è figlia di nessuna ideologia.
Fassino e Rutelli torneranno a fare i leader di una sinistra che sembra la defunta democrazia cristiana, condita da un'incapacità che non le apparteneva.
I sindacati che hanno svenduto i lavoratori nel vergognoso "patto per l'Italia" continueranno ad arringare le folle e a perpetrare danni inenarrabili con la superbia di chi siede su uno scranno per volontà divina.
Gli italiani purtroppo non hanno capito che questa consultazione trascendeva dalla pura risposta ai quesiti referendari.

Questo era un referendum contro!
Contro i partiti, contro la disastrosa politica del governo Berlusconi, contro l'immobilismo di un mondo sindacale asservito a Confindustria, contro la flessibilità che genererà lavoratori senza alcun diritto che non sia quello di avere paura.
Gli italiani hanno mancato un'occasione unica per dimostrare la presenza di un cervello non ancora devastato dalla pubblicità e dal consumismo, per chiedere rispetto, per avere il coraggio domani di guardare in faccia i loro figli. Invece hanno preferito andare al mare e sarà una gita che rimpiangeranno a lungo negli anni a venire.

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